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sabato, 31 maggio 2008

LO SFOGO DEI GIOVANI COMUNISTI

Ricevo e pubblico senza alcun commento lo sfogo del portavoce regionale calabrese dei giovani comunisti

SONO INCAZZATO!

 

Sono incazzato.

 

Sono incazzato con tutti.

 

Sono incazzato con la Chiesa.

 

Provo disprezzo per quello che dichiara il Papa (“Gioia per il clima politico”). Ma la Chiesa non dovrebbe essere per i credenti una guida morale? Per cosa prova gioia colui che il “Manifesto” definì “Pastore Tedesco”? Per i roghi nei campi rom? Perché quelli che non vogliono una discarica sotto casa per non morire di tumore e provano a protestare vengono picchiati dalla polizia e arrestati? Perché la Moratti usa i vigili urbani per rastrellare immigrati da espellere ed arrestare? Perché vengono sgomberati i centri sociali? Perché i fascisti hanno rialzato la testa e sono liberi di pestare e accoltellare? Perché finalmente c’è un sindaco di Roma che porta appesa al collo la svastica? Perché non c’è nessuno in Parlamento che difende gli ultimi? Perché finalmente si potrà mettere mano alla 194? Perché finalmente si potrà avere il controllo dei corpi? Che cosa ne sanno i preti (eccetto quelli che violentano i bambini, loro sì “deviati”) della sessualità?

 

Sono incazzato col Pd.

 

Perché continuare a rincorrere le destre? La società italiana si sta imbarbarendo, non lo vedete? Vi decidete a fare un minimo di opposizione?

 

Sono incazzato soprattutto col mio partito.

 

Rifondazione Comunista è alle prese con un congresso estremamente difficile, probabilmente il più difficile della sua storia. Il risultato delle ultime elezioni politiche non solo ha rivelato un consenso mai stato così basso, non solo ci ha cancellato dal Parlamento, ma ha prodotto lacerazioni profonde nella nostra comunità politica. La reazione naturale doveva essere quella di cercare le cause, comprenderle e individuare delle prospettive. Invece è partita la resa dei conti, fino a questo clima precongressuale scandaloso, una guerra senza limiti per impossessarsi del partito, una guerra fratricida che rischia di fare implodere Rifondazione.

No, grazie. A questa guerra non partecipo. Voterò al congresso, come fa anche il portavoce nazionale delle/i Giovani Comuniste/i Federico Tommasello, secondo coscienza, ma non sosterrò attivamente nessuna mozione. Non sto e non starò né con Vendola né con Ferrero. Sto e starò con Rifondazione Comunista per fare sopravvivere e crescere la sinistra italiana.

Il clima politico di caccia al diverso, sia esso di sinistra, migrante o omosessuale, ci chiede di reagire per difendere un minimo di civiltà e invece ci avvitiamo in discussioni che ci alienano dalla realtà. Non sono interessato, non contribuirò ad alimentare nessuno scontro interno.

 

Sono incazzato con la Calabria.

 

Perché ho imparato ad amare questa terra nonostante i suoi problemi e le sue asprezze.

Eppure dovrò lasciarla per emigrare. Da figlio di una terra in cui ‘ndrangheta e politica corrotta lasciano intorno a loro il deserto, anche a me tocca emigrare al nord in cerca di lavoro, sperando che l’ondata razzista e xenofoba contro rom e immigrati non si rivolga anche contro i terroni. Sono incazzato perché, come tanti altri, non posso restare qui. Sono incazzato perché non c’è opportunità lavorativa possibile senza chiedere aiuto ai boss e ai politici, che spesso vanno a braccetto, gli uni portano i voti, gli altri ricambiano con favori. E noi emigriamo.

 

Sono incazzato col mio partito in Calabria.

 

Dopo avere preso una decisione chiara e dovuta, quella di uscire dalla Giunta regionale e poi dalla maggioranza, si decide ora di votare il bilancio. La nostra opposizione in consiglio regionale assomiglia a quella del Pd in Parlamento, cioè non esiste. Avrei voluto avere la possibilità di esprimere la mia opinione nel Comitato Politico Regionale, di cui faccio parte di diritto in qualità di Portavoce Regionale delle/i Giovani Comuniste/i ma regolarmente non vengo convocato. Mi sembra una retromarcia, quella del PRC calabrese, senza giustificazioni.

 

Sono incazzato con me.

 

Perché le/i Giovani Comuniste/i calabresi in questo periodo non hanno svolto il ruolo che avrebbero dovuto.

 

 

Sono incazzato e non voglio che passi l’incazzatura, perché in certi momenti è la sola cosa che ti spinge ancora a lottare.

 

 

 

Il Portavoce delle/i Giovani Comuniste/i calabresi

Giovanni Maiolo

 

 

postato da: clandestino30 alle ore 15:23 | link | commenti (2)
categorie: comunicati stampa
mercoledì, 23 aprile 2008

No alla criminalizzazione delle lotte sociali, rilanciamo la lotta contro il ponte sullo stretto

Anche l’associazione Ottominuti sarà presente al presidio indetto per domani 24 aprile alle ore 9:30 presso il Tribunale di Cosenza.  

 

 In occasione della sentenza di primo grado, prevista per domani 24 aprile, contro i 13 attivisti della rete “Sud ribelle”, accusati di cospirazione politica volta a sovvertire l’ordine economico dello Stato, anche l’associazione Ottominuti sarà presente al presidio presso il tribunale di Cosenza.

Adesso più di prima dobbiamo impegnarci per rilanciare una conflittualità radicale nei nostri territori e per impedire la criminalizzazione del dissenso politico e sociale.

Ci vogliono tutti uguali e silenziosi, è questa la logica del pensiero unico capeggiato da Veltrusconi che già fa vedere le prime avvisaglie.

Infatti, ieri, a meno di 10 giorni dalla sconfitta elettorale, il Pd getta la maschera e le gravi dichiarazioni dell’ex prefetto ora senatore Desena favorevole assieme a Veltroni alla realizzazione del ponte sullo stretto lasciano intendere quale futuro ci attende.

Noi invece intendiamo rilanciare l’idea che il ponte sullo stretto è un opera inutile e dannosa, che non serve né alla Calabria, né alla Sicilia.

Faremo di tutto per rilanciare questa vertenza in modo che la lotta contro il ponte diventi come il No-Tav e il No dal Molin una vertenza nazionale, bisogna contestare l’apertura dei cantieri in modo che da questa vertenza possa crescere un sentimento di ribellismo che porti ad una nuova stagione di riscatto per tutto il meridione.

 

Reggio Calabria 23 aprile ’08

 

www.ottominuti.blogspot.com

8minuti@gmail.com

 

postato da: clandestino30 alle ore 14:54 | link | commenti
categorie: comunicati stampa
martedì, 15 aprile 2008

LA SINISTRA LA CALABRIA LE ELEZIONI

LA SINISTRA, LA CALABRIA, LE ELEZIONI

di Danilo Barreca

Più guardo i risultati elettorali e più sono stupito, non sembrano esserlo invece i dirigenti del mio partito che, ancora in queste ore, davanti ad una sconfitta senza precedenti per la sinistra e i comunisti, hanno il coraggio di riproporre il soggetto unitario e plurale.

Credo invece che questo sia il momento per guardare in faccia la realtà e ripartire velocemente perché è dopo i disastri che si deve ricostruire.

Guardare in faccia la realtà vuol dire prendere atto che i nostri elettori non ci hanno votato, perdiamo in totale tre milioni di voti e per intenderci la Sinistra Arcobaleno è ben al di sotto dei voti che Rifondazione comunista da sola aveva conquistato nelle precedenti elezioni politiche del 2006, perchè?

In modo schematico provo ad elencare alcune le ragioni:

 1) la presenza nel governo ha messo in crisi il rapporto che in questi anni avevamo costruito con i movimenti e con quell’eccedenza di donne e uomini che da Genova in aveva creduto in Rifondazione comunista vedendo in noi uno strumento per arginare la globalizzazione capitalistica e un mezzo per costruire un alternativa di società. Il punto di non ritorno è il voto favorevole dato in parlamento al protocollo sul welfare;

2) la costruzione della Sinistra arcobaleno è avvenuta in modo verticistico e in netta subalternità al Partito democratico. Inoltre chi lo ha portato avanti lo ha fatto sottovalutando l’intelligenza del nostro elettorat , con l’unico obiettivo di conservare il posto in Parlamento, anche imponendo candidature del tutto sconosciute alla base del partito; foto1sfondo

3) per quanto riguarda il mio territorio, Calabria, paghiamo una perdita di credibilità che è da imputare totalmente ai gruppi dirigenti nazionali, come ad esempio il sostegno a Latorre, poi confluito nel Pd alle primarie farsa del novembre 2005 o la nomina di Masella ad assessore regionale, poi confluito in Forza Italia.

Invece di costruire un nuovo gruppo dirigente che rompesse gli schemi del passato, come era stato stabilito al congresso di Venezia si è preferita la via delle scelte forzate e la logica del signor si a tutti i costi.

Si è guardato in questi anni alla Calabria come ad un serbatoio di voti utile nei congressi e nelle elezioni, chi non ha condiviso le scelte suicide proposte da Roma, come il sottoscritto, ha pagato personalmente.

Ora è il momento che chi ha ruoli di direzione politica si assuma le proprie responsabilità: si dimetta Giordano e tutto il gruppo dirigente, si dia la parola agli iscritti del Prc con la convocazione di un congresso straordinario.

 Per quanto mi riguarda con chi lo vorrà faro di tutto per rilanciare l’idea che la sinistra, i comunisti possono possono avere un ruolo in questa società indipendentemente dalla presenza nelle istituzioni o nei governi, ma per fare questo dobbiamo subito riconnetterci con quelle moltitudini di uomini e donne che assieme a noi hanno fatto un percorso perché credevano e vedevano Rifondazione comunista diversa dagli altri, per me è quella la strada da percorre già dai prossimi giorni.

 

postato da: clandestino30 alle ore 17:02 | link | commenti (5)
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mercoledì, 27 febbraio 2008

ASSURDA LA DECISIONE DEL GOVERNO!!

DICHIARAZIONE DI NINO DE GAETANO SU SCELTA DEL GOVERNO SUL RADDOPPIO INCENERITORE

“Trovo assurda la decisione del Consiglio dei Ministri di impugnare la legge regionale, che aveva come primi firmatari il sottoscritto e l’assessore all’Urbanistica, Michelangelo Tripodi e che bloccava i lavori del raddoppio dell’inceneritore di Gioia Tauro. Il Governo, ad eccezione del Ministro di Rifondazione comunista Paolo Ferrero, che ha espresso il suo forte dissenso votando contro, ha assunto una grave decisione che susciterà certo una nuova ondata di mobilitazione e di protesta nella piana di Gioia Tauro. Appena due mesi fa, proprio contro l’ipotesi del raddoppio dell’inceneritore, vi era stata una grande manifestazione di dissenso da parte delle popolazione locale, un chiaro segnale che l’ipotesi del raddoppio non incontrava affatto il favore dei cittadini. Ritengo che dietro la decisione del CdM si celi un grosso problema: dal punto di vista delle scelte in materia di politiche ambientali, le indicazioni del Pd, e il programma presentato da Veltroni, sono assolutamente identici a quelli del Popolo della Libertà; infatti, anche il Governo Berlusconi, nel 2005, impugnò la precedente legge sul blocco del raddoppio. L’idea di fondo del PD e del PDL, di cui la decisione sull’inceneritore di Gioia rappresenta un primo chiaro segnale esplicativo, è che Termovalorizzatori, Rigassificatori, Centrali a turbo-gas, non solo non producano alcun impatto ambientale, ma siano fonte di sviluppo economico. Immaginiamo cosa succederebbe alla nostra provincia, già indicata come pattumiera della Calabria e del Meridione, qualora dovessero realizzarsi tutti gli impianti previsti e prima citati (non dimentichiamo anche il progetto della centrale a carbone di Saline): le conseguenze sarebbero devastanti per la salute dei cittadini, per l’economia locale, per il tessuto produttivo della nostra provincia, che ha nella piana di Gioia Tauro uno dei punti di eccellenza con produzioni agricole di qualità.sacco di reggio1

 In materia di tutela dell’ambiente e della salute dei cittadini occorre, invece, dare un chiaro segnale di discontinuità non solo con le politiche attuate in passato dalla destra ma anche con le idee di Veltroni, che, da questo punto di vista, non si dimostra affatto innovativo. Occorre, a nostro avviso, elaborare una forte idea di sviluppo territoriale dove l’ambiente, vero bene comune per le popolazioni calabresi, sia valorizzato e non devastato in nome di un’ideologia produttivista e predatrice del territorio. Basti pensare all’idea alternativa di sviluppo che si è elaborata in questa ultimi mesi intorno all’area di Saline e che sarebbe realmente in grado di rilanciare un fetta di territorio, a differenza dell’industrializzazione forzata che, invece, ha prodotto solo danni al tessuto sociale e ambientale. Contro la decisione del Governo, sostenuto dal PD di Prodi e Veltroni, la Sinistra arcobaleno, unica e vera forza politica che in Italia si pone in netta discontinuità con le politiche ambientali del passato, è decisa ad andare sino in fondo. Chiederemo alla Regione Calabria di impugnare la decisione del Governo davanti alla Corte costituzionale e nello stesso tempo, continueremo a non far mancare il nostro appoggio alla popolazione della Piana e al Movimento per la Difesa del Territorio, al fine di tenere alta la mobilitazione ed evitare il raddoppio dell’inceneritore che rappresenterebbe una vera sciagura per il nostro territorio”.

postato da: clandestino30 alle ore 18:55 | link | commenti
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mercoledì, 06 febbraio 2008

LA POLIZIA CERCA DI INTIMIDIRE I LAVORATORI A GIOIA TAURO

PERCHE’ VENGONO PERQUISITE LE ABITAZIONI DEGLI SCIOPERANTI?

Le/i Giovani Comuniste/i sono sempre state/i vicino ai portuali di Gioia Tauro impegnati a difendere i propri diritti e a chiedere la riapertura del tavolo negoziale, che deve vedere un corretto rapporto tra l’Azienda e il coordinamento dei portuali, che si è dimostrato essere ampiamente rappresentativo a differenza dei sindacati confederali che sembrano avere rinunciato al loro ruolo di difensori dei lavoratori e delle lavoratrici.porto gioia tauro

Ci giunge voce in queste ore di perquisizioni effettuate da parte delle forze dell’ordine nelle abitazioni di dieci scioperanti aderenti al coordinamento dei portuali. Ignoriamo quali ragioni abbiano spinto a tale decisione, ma se si trattasse di questioni legate alla legittima lotta dei portuali e agli scioperi dei giorni scorsi e a quelli proclamati per il prossimo futuro si tratterebbe di avvenimenti di una gravità inaudita. Non si possono impedire le lotte dei lavoratori con questi metodi che ricordano altri tempi e non certo regimi democratici!!!

 

 

Il Portavoce delle/i Giovani Comuniste/i calabresi

Giovanni Maiolo

 

 

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martedì, 20 novembre 2007

Salvate il murales di Gioiosa!

Salvate il murales di Gioiosa!

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Arrivarono da Milano nell’estate del ’78, ospiti del Pci di Gioiosa Ionica. Creativi-militanti della Cgil meneghina e artisti locali gemellati nel nome di Rocco Gatto. Nacque così il murales di piazza Vittorio Veneto. È il Quarto Stato dell’anti-’ndrangheta, ricorda le vittime delle cosche e gli onesti che si sono opposti e ancora si oppongono alla mafia. È il simbolo dell’altra Calabria. Ma ora il murales rischia di scomparire, insieme alla memoria delle tante storie di resistenza che rappresenta.
L’associazione daSud e il “Comitato pro murales teatro Gioiosa” hanno promosso una campagna per il restauro, per dare un segnale forte in un momento delicato da Sud e il comitato civico (del quale fanno parte anche i familiari di Rocco Gatto) lanciano un appello e una sottoscrizione rivolti alle istituzioni, alla politica, alla società civile, al mondo della cultura e dello spettacolo regionali e nazionali: "Chiediamo di  sottoscrivere l'appello per rafforzare la campagna e la solidarietà nei confronti di chi in Calabria si batte contro le 'ndrine - commenta l'associazione daSud - Il contributo economico servirà a raggiungere la somma necessaria per realizzare il restauro".
All’appello hanno già aderito don Luigi Ciotti, presidente e fondatore di Libera, Francesco Forgione, presidente della commissione parlamentare antimafia, e Roberto Morrione, ex direttore di Rai News 24 e presidente della Fondazione Libera Informazione. Inoltre, il presidente della Camera Fausto Bertinotti ha voluto esprimere il plauso per l’iniziativa pro-murales di Gioiosa Ionica che gli è stata presentata a Montecitorio. Adesioni significative, che danno il segno dell’importanza della campagna lanciata da daSud e dal Comitato gioiosano.
Il mugnaio Rocco Gatto fu ucciso dalla ‘ndrangheta il 12 marzo del 1977. Ha sempre detto “no” al pizzo, resistendo a intimidazioni e danneggiamenti. Ha accusato pubblicamente gli ’ndranghetisti, si è battuto fino all’ultimo giorno. La denuncia ai giudici contro la cosca Ursini gli è costata la vita. “La reazione all’assassinio fu forte e decisa – sottolinea l’associazione daSud - i cortei per sfidare la ’ndrangheta, il murales per non dimenticare. Per ricordare tutti i calabresi ‘contro’ che il murales simbolicamente ritrae, come un album di famiglia dell’antimafia calabrese”.
“Conservare quel pezzo di memoria antimafia – sottolinea il comitato di Gioiosa - è un dovere, civile ed etico. Per Rocco Gatto, per tutti quelli che hanno combattuto la ’ndrangheta e hanno perso. E che l’hanno fatto per noi”.
l’associazione da Sud

 

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lunedì, 03 settembre 2007

LETTERA APERTA AL PRESIDENTE LOIERO

COORDINAMENTO REGIONALE - CALABRIA

 

 

 SE PROPRIO VUOLE L’ESERCITO IN CALABRIA LO PORTI IN CONSIGLIO REGIONALE!

 

 

Presidente Loiero,

la vede, Lei, l’ombra nera che si muove lungo la carcassa della Statale 106 e le rovine della Salerno – Reggio Calabria? La vede anche soffermarsi sui tetti di edifici scolastici disastrati e spiare gli alunni annoiati e riottosi? E proteggere con la sua oscurità le manovre fugaci di chi gestisce gerarchie? La nota quando si addensa impenetrabile nei bagni delle sedi istituzionali a celare padroni che tirano e padrini che vendono?

Lei, signor Presidente, sente l’eco della violenza? Riesce a percepire le voci delle donne nate in un regime familiare dispotico? Il demone della disoccupazione e l’avvoltoio della fame che impongono la loro volontà e dettano scelte di vita condizionate non La spaventano? Il sangue che viene versato da figli di questa terra che si ammazzano a vicenda ha lo stesso colore del sangue di tutti noi. E non è con l’arrivo dell’esercito che si riuscirà a porre fine a tutto questo.

L’eventuale intervento dell’esercito in Calabria potrebbe persino essere considerato un tentativo di sminuire la reale entità del problema (pensa sul serio che costruire la caserma dei carabinieri a San Luca sia una testimonianza della reale presenza dello Stato in Calabria?): dietro i crimini commessi dalla ‘ndrangheta si nasconde qualcosa di molto più grande della semplice ferocia o dell’incontinenza brutale, c’è una cultura, un modo di pensare difficilissimo da sradicare, interessi economici. E la soluzione non può essere un provvedimento ad effetto che getta fumo negli occhi dei calabresi e che in realtà non servirebbe a nulla se non a militarizzare ulteriormente un territorio già militarizzato.

Ma è molto più semplice dire ai giornali che per combattere la ‘ndrangheta si è disposti ad avere l’esercito che cercare di avviare un processo di cambiamento della società, non Le pare? Usando lo stesso metodo di quelli che per fingere di combattere la piccola criminalità fanno arrestare i lavavetri. La richiesta di avere l’esercito è figlia della stessa logica.

Come spiega continuamente il presidente della Commissione Antimafia Forgione per combattere le mafie bisogna uscire da qualunque ottica emergenziale. Bisogna promuovere l’antimafia sociale, quella concreta delle cooperative che utilizzano i beni confiscati alle cosche, quella dei tanti amministratori locali che nel silenzio subiscono intimidazioni.

I militari in mimetica, le riunioni a Polsi e i digiuni non servono a nulla svincolati da un progetto complessivo.

Bisogna prosciugare il brodo di coltura nel quale la ‘ndrangheta si perpetua e servono interventi seri.

Si deve incidere sui circuiti finanziari nei quali la mafia è inserita e con i quali acquista potenza, spesso spacciando quella droga che parlamentari italiano consumano. Bisogna impedirle di allungare le mani sugli appalti.

A Lei e alla sua giunta va un merito (purtroppo non ne avete molti); quello di volere il varo della stazione unica appaltante che potrà essere un utile strumento di controllo degli appalti pubblici. Noi Giovani Comunist* approviamo questa scelta.

In questa regione, in cui la composizione di questo Consiglio Regionale ha fatto tornare di enorme attualità la questione morale (ed è ininfluente che solo due consiglieri siano inquisiti per reati commessi dopo le elezioni regionali, che giustificazione assurda!) più che piazzare militari ai bordi delle strade bisogna spezzare l’intreccio tra criminalità organizzata e politica.

Paradossalmente, e se non avessi troppo rispetto per l’istituzione che lei rappresenta, mi verrebbe da dire che se c’è un luogo in Calabria in cui l’esercito dovrebbe andare, quello è il Consiglio Regionale.

 

Il Portavoce delle/i Giovani Comuniste/i

Giovanni Maiolo

 

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lunedì, 30 luglio 2007

GOVERNO PRODI A RISCHIO!

Damiano, o cambi l'accordo o noi non lo votiamorisarcimento-sociale-298x36

di Walter De Cesaris *

su Liberazione del 27/07/2007

C'è una questione di metodo che è di sostanza. Non possiamo girarci attorno e non possiamo eluderla. La questione chiama direttamente in causa i rapporti nella maggioranza e dentro il governo. I fatti parlano chiaro. Sullo scalone, è stato chiuso un accordo negativo. La posizione con la quale il governo ha svolto la fase finale convulsa di quella trattativa non è stata concordata dentro la maggioranza. Susseguentemente, il ministro Damiano ha concluso un accordo con le parti sociali sul mercato del lavoro, i cambiamenti da effettuare sulla legge 30, incentivi e così via. Anche in questo caso, il ministro si è mosso senza aver concordato, né in sede collegiale di governo, né in sede politica, le misure da sottoporre al tavolo del negoziato.
Basterebbe questa considerazione, per semplice e banale che sia, per affermare che le posizioni che il governo ha assunto non ci impegnano. Il fatto, poi, che il Presidente Prodi abbia voluto celebrare quegli accordi vantandone la continuità con la concertazione del 23 luglio del 1992, è un aggravante, un motivo in più, anche per ragioni più generali, per affermare che non sono stipulati in nostro nome. Quindi, lavoreremo nel Paese e nel Parlamento per cambiarle.
Le parole possono essere pietre. Non si tratta di fare gli spacconi o di fare minacce al vento. Le parole vanno misurate e io le misuro attentamente per quelle che sono. Il ministro Damiano sostiene che l'accordo sul mercato del lavoro non è modificabile? La nostra risposta è molto semplice e non abbiamo bisogno di urlarla. O è modificabile e si modifica oppure non avrà il nostro voto. Semplice, chiaro e diretto. C'è, infatti, una questione più di fondo. La si può chiamare il problema della collegialità o come si vuole. Il punto è chi e come decide dentro la maggioranza e dentro il governo.
Noi abbiamo contestato l'idea e la pratica di una tolda di comando riformista cui poi gli altri, recalcitranti o meno, seguono. O c'è una condivisione, anche un compromesso dopo una discussione comune, oppure salta la possibilità di una intesa. Chi persegue la rottura e lavora per consumarla è chi vuole imporre una linea che non è condivisa e non è conseguente a quello che dice il programma che tutti assieme abbiamo sottoscritto. Bisogna dire la verità ovvero che l'offensiva del Partito Democratico dentro il governo sta portando alla dissoluzione dell'Unione e alla crisi. Non possono esistere due pesi e due misure. I centristi dell'Unione possono tranquillamente fregarsene di quello che hanno sottoscritto nero su bianco e affermare che una legge sulle unioni civili non passerà mai. Sembra che ciò non determini alcuno scandalo. Ne dovremmo semplicemente prendere atto e, infatti, nessuno si permette di compiere alcun affondo. Si, c'è un iter legislativo, ma, nella pratica, è su un binario mezzo morto.
Lo stesso, più o meno, succede per il disegno di legge che deve sostituire la Bossi Fini e altro ancora che, in misura più o meno precisa, è comunque lungo le linee tracciate nel patto che l'Unione ha stabilito con il suo popolo.

foto1sfondoNon è, naturalmente, in questione lo sforzo fatto per portare a casa comunque dei risultati. Il caso delle pensioni è emblematico. Non dobbiamo sottacerli perché sono il frutto di un braccio di ferro tutto giocato sulla politica da parte di Rifondazione Comunista e degli scioperi operai direttamente convocati dalle fabbriche e con il supporto decisivo della Fiom, in assenza di un conflitto da parte del sindacato confederale che non ha effettuato alcuna pressione di mobilitazione. Se vi è stato qualche risultato è stato grazie alla convergenza di quei due fattori.
Ma questo non cambia il dato politico di fondo e non muta il segno regressivo socialmente delle decisioni assunte e degli accordi stipulati. Anzi, assistiamo pure al gioco delle tre carte del ministro che rimette in discussione anche quello che di buono vi era nell'accordo. Il punto è cosa fare, adesso.
Siamo in un passaggio decisivo e drammatico. La sinistra rischia di essere spazzata via, non nella prospettiva futura della capacità di rifondarsi, ma qui e ora se non è in grado di aprire un conflitto vero, deciso e fino in fondo su questi temi brucianti dell'attualità. Parliamoci chiaro. Questo ci riguarda direttamente perché è messa in gioco la nostra autonomia. Non è una partita a scacchi, né il gioco a chi rimane alla fine il cerino in mano.
Qui sta il senso dell'offensiva sociale dell'autunno, della manifestazione nazionale unitaria e della consultazione popolare che intendiamo promuovere come un vero evento partecipativo. Noi non ci faremo chiudere nell'angolo in cui la scelta che ci rimane è la corda con cui impiccarci: o la subalternità di chi recalcitra e poi beve o la chiusura settaria in una protesta senza sbocco, ugualmente incapace di incidere e produrre risultati. Sarà una offensiva unitaria e di popolo. Deve avere contenuti precisi anche di modifica degli accordi che una parte del governo ha fatto, arrogandosi il diritto a parlare in nome di tutti. Deve avere un obiettivo politico: una nuova stagione politica riformatrice fino a rivedere i rapporti dentro la maggioranza e il governo. Una offensiva senza ipocrisie e senza reti di protezioni. Nulla può essere escluso e l'esito non lo si scrive in precedenza. E' così in tutti i conflitti veri.

*Deputato Prc-Se, Segreteria Nazionale

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categorie: comunicati stampa
giovedì, 26 luglio 2007

In Calabria è emergenza democratica, Rifondazione deve assumersi la responsabilità di offrire un'alternativa

Emergenza democratica, in Calabria è emergenza democratica. Dopo la due giorni a Gioia Tauro e Reggio della commissione parlamentare antimafia nessuno può più fare finta di niente. Nessuno può equivocare le parole pronunciate dal presidente Francesco Forgione dopo le audizioni quando giudica «inquietante la pervasività della 'ndrangheta nel tessuto produttivo, sociale e nelle relazioni politiche», in ogni centimetro della Calabria. sacco di reggio1
E d'altra parte solo i (troppi) colpevolmente sordi o ciechi sinora hanno potuto ignorare che in questo Paese esiste un caso Calabria. In un territorio in cui la presenza delle cosche ha inciso profondamente su tutte le principali scelte "storiche" di (sotto)sviluppo, la ‘ndrangheta oggi - se possibile - fa ancora più paura. Le inchieste della magistratura hanno svelato che, ancora una volta, la ‘ndrangheta controllava gli appalti e i lavori dell'autostrada, hanno scoperto nuovi traffici di droga e intrecci di racket e usura che vedrebbero coinvolto anche il capogruppo dell'Udeur in consiglio regionale. E ancora ci sono stati sequestri milionari di imprese "regine" del ciclo del cemento, blitz ai danni di clan che gestivano i rifiuti. Per non parlare delle ultime due inchieste su Reggio Calabria che hanno acceso i riflettori sugli intrecci perversi tra il potentissimo clan Libri e il capogruppo in consiglio comunale di Alleanza nazionale, e la capacità di infiltrazione nel tessuto imprenditoriale e istituzionale della città della cosca Labate che riusciva a imporre le assunzioni nella principale industria della città, l' O.Me.Ca., e che conosceva in anticipo le mosse della polizia giudiziaria che la stava indagando.
Ne viene fuori un quadro allarmante, da ultimo stadio in cui, per dirla con il capo della distrettuale antimafia Salvatore Boemi, domina senza rivali la "borghesia mafiosa", ovvero «quei gruppi che hanno iniziato ad operare sul territorio reggino negli anni 70 e che, nonostante alcuni dei loro leader si trovino ristretti in carcere, continuano ad essere efficacemente operative in diversi settori».
In questa situazione, potrebbe, e dovrebbe, esercitare un ruolo fondamentale la politica. E non ci riesce. Anche perché è del tutto evidente la crisi di legittimità e legittimazione che sta attraversando. C'è oltre la metà di consiglieri regionali indagati per vari reati da concorso esterno in associazione mafiosa ad abuso di ufficio e pesanti sospetti che gravano su alcuni di loro, ci sono pezzi della giunta regionale che sono coinvolti in inchieste su lobby, affari e massoneria e c'è un forte sistema clientelare che si autoriproduce pericolosamente.
E c'è anche un problema di tipo propriamente culturale. Non si può non guardare con sospetto a quei partiti che fanno le barricate solo e soltanto per garantire gli assetti di potere ma sono del tutto incapaci di elaborare qualsiasi tipo di progettualità. Così come non si può non osservare con disgusto a quelle lotte di potere intestine, che hanno come conseguenza le inutili semplificazioni giornalistiche o i falsi stupori in tv in piazze vuote. Ma c'è un motivo se le piazze sono vuote.
Per Rifondazione comunista il potere e la capacità di reazione e indignazione devono essere altro. Il Prc deve assumersi la responsabilità di offrire un'alternativa, un nuovo punto di vista, una nuova idea della Calabria. Come sta facendo Libera con lo straordinario lavoro dei volontari e di chi senza chiedere niente in cambio ha deciso di combattere la sua battaglia contro la ‘ndrangheta.  foto1sfondo
Come Giovani comunisti diciamo che i comportamenti di chi si misura con questa realtà devono essere più che trasparenti, devono essere rigorosi e lungimiranti. Devono raccogliere le sfide lanciate dal sindacato con uno sciopero generale partecipatissimo da parte di cittadini che evidentemente non pensano che la giunta regionale sia stata capace di dare le risposte attese, di elaborare un'idea di futuro per la Calabria. Dobbiamo essere efficaci e dare una chiave per affrontare precarietà, disoccupazione, povertà, criminalità organizzata, emigrazione giovanile, crisi produttiva. Gli ultimi dati sulla disoccupazione giovanile forniti dalla Cgil di Reggio Calabria sono inquietanti (63,3% da 15 a 24 anni, 51,8% da 25 a 29), e sono terreno fertile per la ‘ndrangheta che proprio nella gestione del mercato del lavoro alimenta il suo prestigio e potere.
Non è facile. Anche perché, come dice ancora Forgione, sono probabilmente «affievoliti gli anticorpi sociali, politici e morali» di questa regione. Questo non significa che non bisogna misurarsi con questa realtà. Forgione promette che «non ci sono e non ci debbono essere zone franche» e annuncia che «l'impegno di tutta la Commissione è quello di produrre entro l'anno una relazione conclusiva sulla 'ndrangheta», ma anche di farsi carico «presso il governo che il Csm per ottenere risposte immediate ed adeguate», perché «non possono fare gli struzzi». Alla politica calabrese spetta fare chiarezza dentro se stessa, urge uno scatto di orgoglio e di trasparenza. A noi, a Rifondazione comunista, il compito di essere diversi. Innanzitutto, eticamente diversi.
    

  Celeste Costantino*
 *Esecutivo Nazionale Gc

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domenica, 03 giugno 2007

REPLICA A LAMBERTI

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Le affermazioni di Eduardo Lamberti-Castronuovo, rilasciate in una intervista a Il Quotidiano della Calabria di domenica 3 Giugno, secondo le quali PRC e PdCI avrebbero addirittura incoraggiato il voto disgiunto a favore di Scopelliti nelle recentissime elezioni comunali di Reggio Calabria, sono affermazioni assolutamente infondate e indecorose, pensieri di una gravità che ci indigna e che rigettiamo con la determinazione più piena.

Non comprendiamo il senso delle accuse di Lamberti-Castronuovo, la loro gratuità, la loro grottesca ingenerosità, il loro sapore di infantile vittimismo privo di dati numerici tangibili. Vogliamo considerarla una pessima caduta di stile, in un momento di difficoltà e di amarezza collettiva, da cancellare e/o da smentire al più presto.

Abbiamo profuso ogni impegno, umano e politico, per sostenere le nostre liste e la candidatura di Lamberti-Castronuovo. Sono stati con noi a Reggio Calabria, alle iniziative dei nostri partiti e dei nostri candidati (cui il candidato Sindaco ha sempre puntualmente partecipato), i segretari nazionali Franco Giordano e Oliviero Diliberto, oltre che capigruppo alla Camera dei Deputati o parlamentari e dirigenti nazionali vari: nessun altra forza della coalizione si è spesa così tanto e così intensamente. Peraltro, lo stesso Lamberti-Castronuovo ha pubblicamente riconosciuto il significativo ruolo dei partiti della cd. sinistra radicale, gli unici – a suo dire – “ad aver organizzato iniziative di piazza serie e partecipate”. E, allora, ci sorge un dubbio: che Lamberti-Castronuovo paghi la stanchezza di una lunga e faticosa campagna elettorale e, quindi, il relativo offuscamento del suo razionale equilibrio? Che Lamberti-Castronuovo necessiti di una rigenerante vacanza con la quale ricaricare le pile e uscire dalle proprie stridenti contraddizioni?

I comunisti sono militanti politici leali, dal grande spirito unitario, che sanno sempre porre il bene della coalizione al di sopra degli spesso ristretti interessi di bottega. E lo abbiamo anche dimostrato: pur di sostenere generosamente e fino in fondo la “nostra” coalizione e il “nostro” candidato Sindaco, abbiamo pagato anche un prezzo in termini di consensi elettorali riguardanti le nostre rispettive forze partitiche, un prezzo esiguo ma fisiologico, sostanziatosi sia nell’astensionismo che nel voto agli altri due candidati Sindaco Siclari e Caridi.

Forse, così come stiamo tentando umilmente di fare anche noi, Lamberti-Castronuovo dovrebbe interrogarsi lungamente e dettagliatamente sulla sua effettiva capacità di convincere l’elettorato di sinistra della città di Reggio Calabria, sulla sua efficacia nel presentarsi alla città come una credibile alternativa a Scopelliti, sull’impostazione politica e programmatica della sua campagna elettorale.

Abbiamo perso tutti, e tutti dobbiamo saperci assumere la nostra parte di responsabilità. Non servono a nulla le accuse, le elucubrazioni, i piagnistei. Occorre ripartire, mettendo in campo una sana e determinata opposizione a Scopelliti e al suo blocco di potere, senza alcun cedimento o alcuna collusione – come pure vi sono state nei precedenti cinque anni (e che di certo non hanno riguardato il PRC e il PdCI). E occorre soprattutto procedere alla ricostruzione della sinistra a Reggio Calabria, una sinistra che sappia tornare a parlare al suo popolo, che ricominci a lavorare umilmente nei quartieri e sul territorio, che smetta i panni dell’opportunismo e del “palazzo”. Noi su questa strada ci saremo, speriamo di poter incontrare anche Lamberti-Castronuovo (magari dopo la già suggerita vacanza rigenerante).

 

Antonio Larosa

Segr. Prov. Rifondazione Comunista

Federazione Reggio Calabria

 

Enzo Infantino

Segr. Prov. Partito dei Comunisti Italiani

Federazione Reggio Calabria

   

postato da: clandestino30 alle ore 15:33 | link | commenti
categorie: comunicati stampa