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martedì, 29 aprile 2008

NO ALLO SCIOGLIMENTO DI RIFONDAZIONE COMUNISTA

PUBBLICO PERCHE' LO CONDIVIDO L'INTERVENTO DI RAMON MANTOVANI USCITO DOMENICA SUL MANIFESTO.

RIFONDIAMO RIFONDAZIONE!!                                 foto1sfondo                    

La rifondazione tutta da fare
Ramon Mantovani

Quella di Nichi Vendola, nell'intervista di venerdì scorso al manifesto, mi sembra un'operazione che nasconde i veri problemi e sposta la discussione su un terreno ideologico, in un'auspicata contesa innovatori contro conservatori.
Insistere nel dire che ci sarebbe stata un resa dei conti e che la proposta del congresso a tesi sarebbe una furbizia, non è un bel modo per discutere. Chi non era d'accordo con la realizzazione degli annunci di Bertinotti, di Giordano e dello stesso Vendola, mai discussi prima nel partito, che avrebbero reso irreversibile il processo di dissoluzione del Prc, l'ha impedito con un voto e con una posizione limpida. Lo abbiamo fatto per restituire, prima che fosse troppo tardi, la parola agli iscritti e a quanti, nella sinistra, sono interessati a una discussione di prospettiva. Sarebbe interessante discutere della prospettiva piuttosto che di golpe o di contraddizioni tra i golpisti.
Come Nichi sa io mi sono opposto, fin dall'anno scorso, alla scorciatoia politicista dell'unità dall'alto. Mi sembrava e mi sembra un fuggire dal problema del governo in compagnia di forze che hanno sempre fatto della collocazione di governo il loro orizzonte strategico. Su questo Nichi non dice nulla e insiste, invece, a proporre di «ricostruire il campo della sinistra» con l'idea, curiosa, che si sa dove si comincia e non si deve sapere dove si finisce, anche nella relazione con il Pd.
Io non sono appassionato alle formulette organizzative. Mi interessa riprendere il cammino del «fare società» e dello stare «nei» movimenti, da dove è stato interrotto per l'esperienza di governo. Vorrei che l'idea dell'unità alla base della Sinistra Arcobaleno fosse completamente rovesciata. Non il «mettiamoci insieme», sorvolando su questioni strategiche come il governo, per poi vedere cosa viene fuori, bensì il ripartiamo dalle lotte, dal nostro insediamento sociale, che c'è ancora, da contenuti chiari, e su queste basi costruiamo l'unità. Per questo il patrimonio del Prc non deve essere disperso. L'innovazione che ci ha contraddistinti in questi anni non va perduta perché è indispensabile per affrontare il nostro tempo. E' l'averla ridotta a litania ripetuta, ma non praticata, a fiore all'occhiello da esibire per guadagnare l'apprezzamento di alcuni salotti buoni, che l'ha messa a rischio.
Il congresso su tesi emendabili dall'alto e dal basso, con la chiarezza del voto su opzioni politiche riguardanti il partito e la sinistra, e con una discussione libera su molte altre cose, comprese le culture politiche che sono un campo di ricerca e non uno strumento al servizio di questa o quella scelta immediata, è una proposta unitaria, non una furbizia. Sostenere che chi è per la non violenza deve per forza essere per la costituente e che chi vuole mantenere in vita il partito lo vuol fare cancellando la nonviolenza, questo sì è una furbizia. Possiamo davvero fare un congresso utile a noi e a tutta la sinistra proprio se, dopo una catastrofe di queste dimensioni, siamo capaci di rimetterci in discussione anche parlando, dolorosamente, degli errori commessi e di che cosa ci divide e di che cosa ci unisce, piuttosto che cercare una finta unità del gruppo dirigente, alla ricerca di un'autoassoluzione. Bisogna bandire le doppie verità, quelle per il gruppo dirigente e quelle per i militanti, quelle per la tv e quelle per i congressi, quelle per gli amici e quelle per i nemici. E bisogna parlare di politica e non di leader.
So bene quanto l'idea del leader salvifico, capace di comunicare in tv e di parlare suscitando emozioni, sia penetrata in un corpo politico confuso e reso impotente, proprio perché espropriato del diritto di decidere del proprio destino. Ma una discussione personalizzata fino al parossismo produrrebbe solo divisioni insanabili e un esodo di proporzioni ancor più grandi di quelle che abbiamo conosciuto nella nostra vita politica. Non si tratta di lapidare nessuno, caro Nichi, e comunque sono i mujaheddin del popolo a essere lapidati e impiccati dai seguaci dell'ayatollah che incarna l'unità indissolubile della cultura religiosa e della politica di stato.


postato da: clandestino30 alle ore 14:18 | link | commenti (3)
categorie: attivitĂ 
lunedì, 21 aprile 2008

RIFONDIAMO RIFONDAZIONE

Documento approvato dal Comitato Politico Nazionale del Partito della
Rifondazione Comunista.
19/20 aprile 2008

La sconfitta elettorale che abbiamo subito nelle elezioni del 13 e 14
aprile ha dimensioni storiche. Per la prima volta nell'Italia
repubblicana la sinistra non è rappresentata in Parlamento. Tutto
questo mentre la destra populista di Berlusconi vince con grande
consenso popolare e al suo interno una forza xenofoba come la Lega
raddoppia i suoi consensi cambiando ulteriormente il panorama politico
del nord Italia.
Le cause della nostra sconfitta vanno indagate a fondo perché
riguardano l'essenziale, cioè il nostro rapporto con la società,
con i
mutamenti sociali di fondo. Non si esce dalla situazione in cui siamo
senza un approfondito lavoro di inchiesta, di lettura partecipata
delle dinamiche sociali. Questo lavoro dovrà caratterizzare il nostro
impegno politico nella prossima fase. Riteniamo infatti che il punto
centrale che ha pesato sul negativo risultato elettorale è il fatto
che nel concreto contesto politico, istituzionale e sociale, non è
stata riconosciuto l'utilità sociale della sinistra.
E' quindi sulla nostra utilità sociale, sul ruolo che la sinistra
ha
nella società che occorre riflettere e proporre per rientrare in
gioco.
Nell'immediato non si può non vedere come abbia pesato
negativamente
la nostra incapacità di utilizzare la presenza in maggioranza e la
partecipazione al governo per dare una risposta ai principali problemi
sociali del paese. La risicata vittoria del 2006 non chiedeva solo,
per avere un senso, la sconfitta di Berlusconi, ma anche la sconfitta
delle politiche berlusconiane. Il governo e la maggioranza nel loro
operare concreto non hanno risposto a questa esigenza e si sono al
contrario piegati alle esigenze dei poteri forti su tutte le
principali questioni sociali: redistribuzione del reddito, lotta alla
precarietà, tassazione delle rendite, laicità dello stato per non fare
che alcuni esempi. La nostra azione politica si è mostrata inefficace
e in questo contesto è maturata la non percezione dell'utilità
sociale
della sinistra. Si è così consumata una crisi, la cui profondità non
abbiamo saputo vedere, del nostro rapporto con il paese reale e in
particolare con i movimenti e con le lotte. L'utilità
dell'esperienza
di governo come possibilità per invertire le politiche degli ultimi
quindici anni si è rivelata, alla luce dei fatti, impossibile da
realizzare e la nostra permanenza nel governo si è trasformata in un
problema sia per noi che per i movimenti.
A questo si è sommato il sistema elettorale bipolare e la campagna
mediatica sul voto utile portata avanti non solo dai PD e PdL ma dal
complesso dei mezzi di comunicazione di massa. Le elezioni sono state
cioè un punto di passaggio per la costruzione di quel bipolarismo tra
simili che è l'obiettivo delle classi dominanti di questo paese da
almeno un quindicennio. Rendere le istituzioni impermeabili al
conflitto sociale e rendere la politica uno strumento inservibile per
l'emancipazione degli strati subalterni è l'obiettivo di questo
bipolarismo che ha agito pesantemente nella campagna elettorale.
E' evidente inoltre che il modo in cui ci siamo presentati alle
elezioni non ha funzionato. Di questo mancato funzionamento si danno
letture tra di loro diverse e persino diametralmente opposte, ma il
punto politico fondamentale è che comunque l'operazione è fallita, e
che agli occhi di tutti è risultata una operazione politicista che non
ha intercettato la crisi sociale.
Il complesso di questi elementi, l'incapacità a trasmettere
l'utilità
sociale di una nostra affermazione, ha fatto si che noi abbiamo perso
voti in tutte le direzioni: verso il non voto da parte di chi pensa
che "siete tutti uguali".
Verso il PD da parte di chi, pur condividendo i nostri contenuti, ha
ritenuto quello un voto più utile per battere Berlusconi.
Addirittura verso la Lega da parte di ceti proletari che sentendosi
non difesi dalla sinistra hanno pensato che visto che non si riescono
a cambiare con un'azione generale le cose più importanti, almeno si
migliorano le cose "a casa propria".
Ripartire dal sociale
Questa sconfitta storica non è avvenuta in una fase di
stabilizzazione economica e sociale. Noi non siamo dentro un ciclo di
crescita economica che riduce le contraddizioni sociali. Al contrario
siamo in una fase di crisi, con una insicurezza sociale e personale
che sfiora l'angoscia. In quel sentirsi soli di fronte al pericolo
è
stato sconfitto il nostro progetto e la destra ha vinto le elezioni.
Il punto è però che queste contraddizioni nella prossima fase sono
destinate ad aumentare. Problemi di salario, precarietà, casa,
ristrutturazione mercantile del welfare, aggressione del territorio e
sua militarizzazione, sono destinati ad aumentare. Il nodo è se di
fronte a questo inasprirsi della crisi sociale sarà la destra
populista a farla da padrona con la proposta della guerra tra i poveri
e la costruzione di capri espiatori, oppure se saremo in grado di
ricostruire forme di solidarietà, di conflitto, di movimento, capaci
di ricostruire una identità e una utilità sociale della sinistra.
A partire da questo punto di fondo occorre definire attraverso quali
strumenti si riorganizza il campo politico della sinistra. E'
infatti
evidente che il rischio che stiamo correndo è che, dopo la sconfitta
nella società, ci sia la disgregazione del tessuto militante e l'
evaporazione della sinistra politica in una babele di linguaggi e di
proposte.
Il punto non è quindi l'accelerazione non si sa bene vero che cosa,
ma la definizione di percorsi concreti, che ridiano un senso di
appartenenza ad una comunità e che siano efficaci socialmente.
1 - In primo luogo occorre rilanciare il PRC come corpo collettivo.
Il tema della rifondazione comunista non sta dietro di noi ma dinnanzi
a noi nella sua dimensione di progetto politico, culturale, sociale e
nella sua dimensione comunitaria. Riattivare il Partito della
Rifondazione Comunista come progetto politico necessario alla sinistra
in Italia per l'oggi e per il domani è un punto decisivo da cui non
si
può prescindere, in tutti i suoi aspetti, dal tesseramento
all'iniziativa sociale, politica e culturale. Riattivare il Partito
della Rifondazione Comunista dando certezze alle donne e agli uomini
che hanno scelto di appartenere a questa comunità e dunque sgombrando
il campo dalle ipotesi di dissolvenza e superamento, che hanno
connotato la fase che abbiamo alle spalle, si sono esplicitate
durante la campagna elettorale, contribuendo al disorientamento e alla
demotivazione.
Riattivare Rifondazione Comunista, riaffermando un'etica della
politica, nella coerenza tra ciò che si enuncia e ciò che si pratica
come nel quotidiano esercizio e rafforzamento della democrazia
interna, rilanciando il percorso di Carrara. Riattivare il conflitto
di genere dentro il partito, perché diventi realmente un soggetto
sessuato in cui le donne non siano né fiori all'occhiello, né quote.
Un partito che assuma il femminismo come punto di vista da cui
rileggere il mondo e si faccia attraversare quotidianamente dalla
critica delle donne alla politica. Occorre sapere con precisione che
il PRC è strumento indispensabile ma non sufficiente per la
ricostruzione di una ampia sinistra anticapitalista in questo paese.
Indispensabile e non sufficiente: i due termini non delineano uno
spazio geometrico ma una cultura politica da cui siano banditi tanto
il settarismo quanto il liquidazionismo.
2 - Contemporaneamente occorre porsi il compito di riaggregare il
campo della sinistra. La domanda di unità che è emersa nel corso della
campagna elettorale e che emerge oggi va raccolta perché è una grande
risorsa per uscire dalla sconfitta. Il PRC è indispensabile ma non
sufficiente, sia perché la sinistra politica è più ampia dei soli
comunisti, sia perché le forme concrete di impegno a sinistra vanno
ben oltre quelle codificate dall'appartenenza ad un partito.
Movimenti, comitati, collettivi, associazioni, militanza sindacale,
vertenze territoriali ed ambientali: mille sono i modi in cui si fa
politica oggi a sinistra. Pensiamo solo a cos'è il No Dal Molin a
Vicenza o il No TAV in Val di Susa.
Aggregare quindi il campo della sinistra a partire dalla
valorizzazione di ciò che, a tutti i livelli, esiste e delle
esperienze innovative che in questi anni ci sono state: basti pensare
alla Sinistra Europea che proprio su questa idea è nata e ha fatto i
suoi primi passi in questi anni.
Ripartire dalla costruzione di spazi comuni della sinistra, di forme
concrete di lavoro di inchiesta, di lavoro politico sociale e
culturale sul territorio per costruire un percorso, non fagocitato da
scadenze elettorali, che punti alla costruzione. dell'unità
possibile
di tutte le forze disponibili sulla base di contenuti, obiettivi,
pratiche realmente condivisi. Un percorso unitario rivolto a tutti
coloro che hanno sostenuto la Sinistra Arcobaleno e non solo. Un
processo di aggregazione unitario che eviti la spaccatura tra chi
propone la costituente della sinistra e chi propone la costituente
comunista. Sono due proposte che frammenterebbero ulteriormente la
sinistra, avrebbero effetti disgregatori nello stesso corpo di
Rifondazione, il cui progetto politico è per noi prioritario
rilanciare, dividerebbero la nostra gente sulla base di riferimenti
ideologici privi di una consistente base politica. Due proposte che
non affrontano il nodo principale: come ricostruire l'utilità
sociale
della sinistra.
Occorre partire subito con un percorso di riaggregazione, le cui
forme e modalità saranno riconsegnate alla libera discussione di tutte
e di tutti nel percorso congressuale, che non commetta gli errori di
politicismo e di verticismo che abbiamo avuto nella fase precedente.
La sinistra può nascere solo come strumento di partecipazione, solo se
le sue organizzazioni sono guidate dai principi democratici e dalla
trasparenza, senza il predominio degli apparati, con le loro logiche
di cooptazione. Per questo indichiamo la costruzione di una
discussione, sia interna al partito che coinvolgente tutta l'area
della sinistra arcobaleno, come priorità politica delle prossime
settimane. Occorre riprendere la discussione.
Indichiamo parimenti la partecipazione a tutte le manifestazioni del
25 aprile e del 1° maggio presenti sul territorio con u messaggio
chiaro:
La destra populista cresce sui bassi salari, sulla precarietà, sulla
mancanza di case e di servizi.
Costruiamo l'opposizione sociale al governo Berlusconi.

Imma Barbarossa, Roberta Fantozzi, Loredana Fraleone, Fabio Amato, Ugo
Boghetta, Bianca Bracci Torsi, Stefania Brai, Alberto Burgio, Maria
Campese, Giovanna Capelli, Guido Cappelloni, Carlo Cartocci, Bruno
Casati, Aurelio Crippa, Paolo Ferrero, Eleonora Forenza, Claudio
Grassi, Ramon Mantovani, Laura Marchetti, Citto Maselli, Giovanni
Russo Spena, Bruno Steri, Luigi Vinci

postato da: clandestino30 alle ore 16:25 | link | commenti (1)
categorie: attivitĂ 
domenica, 13 aprile 2008

APPELLO: PER UNA DISCUSSIONE DENTRO E FUORI IL PRC

Siamo compagne e compagni che in questi anni hanno lavorato nei conflitti sociali, nei movimenti e in Rifondazione Comunista.

Abbiamo condiviso un percorso, che aveva fatto di Rifondazione Comunista un progetto originale, sia nel campo delle forze politiche italiane che in quello internazionale.

Abbiamo visto nel progetto della Sinistra Europea il tentativo di costruire una soggettività nella quale le identità politico-culturali potevano arricchirsi, contaminarsi, ma anche rilanciarsi senza essere cancellate o dichiarate “fuori corso”. foto1sfondo

Abbiamo condiviso la scelta, dopo i grandi movimenti locali e nazionali da Genova in poi, di provare la strada del governo per tentare di invertire le tendenze dell’ultimo ventennio. Ma lo abbiamo fatto consapevoli che era una possibilità e che sarebbe stato necessario lottare per vincere le resistenze dei poteri forti e dei nostri stessi alleati di governo.

Per tutti questi motivi siamo critici sia sul modo con il quale siamo stati al governo e nelle istituzioni sia sulla natura politicista dell’attuale processo di unità della sinistra.

Ormai è chiaro che nell’esperienza di governo abbiamo finito con il praticare la “riduzione del danno” ed abbiamo introiettato l’idea, che mai ci era appartenuta, che non ci fosse la possibilità di rompere. E’ così che nella crescente separazione fra politica e società ci siamo trovati dalla parte sbagliata. Ed è così che di fronte ad un tale fallimento è comparsa la scorciatoia del superamento di Rifondazione Comunista e di un’unità verticistica con altre forze dal chiaro impianto governista ed elettoralista. Proposta che ha finito con inibire maggiormente e definitivamente la possibilità di presentare il conto al governo in occasione del decreto sul welfare e sulle pensioni, come pure avevamo deciso di fare, anche prevedendo un referendum di massa sulla nostra permanenza al governo nell’autunno scorso.

Il ventilato “superamento” di Rifondazione Comunista, la politica dei fatti compiuti senza una discussione partecipata, l’ambiguità, su questioni dirimenti, del processo unitario, hanno gettato nello sconforto molte/i compagne/i dentro e fuori il PRC.

Noi non ci riconosciamo nella formula ambigua “soggetto unitario e plurale”, dietro alla quale si nascondono posizioni diverse e forse perfino contrapposte, con la quale il gruppo dirigente nazionale del partito ha conservato l’apparente unità necessaria a fare, in modo oligarchico, scelte fondamentali senza nessuna discussione.

Siamo, invece, interessati ad una discussione congressuale chiara, senza reticenze, in modo che ogni iscritto/a possa veramente decidere del futuro, della linea strategica del PRC e della sua stessa esistenza.

Non ci proponiamo di dare vita ad una cordata nella maggioranza o ad una ennesima corrente di minoranza.

Pensiamo si possano unire coloro che, avendo condiviso e sostenuto negli ultimi congressi le scelte della maggioranza, sono critici con le scelte del gruppo dirigente di questi ultimi due anni. Vogliamo partecipare al dibattito congressuale con l’esplicito obiettivo di riprendere e rilanciare la rifondazione comunista.

Non consideriamo l’autonomia politico-organizzativa del PRC come un impedimento o un freno al processo unitario a sinistra. Al contrario vogliamo che il processo vada avanti su solide basi politiche e partecipative, ma senza rimuovere e ignorare le differenze profonde sul piano politico e teorico che esistono su temi fondamentali come il governo e il rapporto con il Partito Democratico.

Siamo consapevoli che il nostro partito vive una crisi e non ne vogliamo ignorare i limiti. Ci era sembrato, con la conferenza d’organizzazione di Carrara, che si fosse imboccata la strada giusta per cominciare ad affrontarli e risolverli. Ma abbiamo visto, con preoccupazione crescente, negare nei fatti quanto deciso a Carrara, in favore di una gestione, da parte del gruppo dirigente, improntata ad un uso strumentale del partito e della militanza per fini decisi da pochi, come si è ben visto in occasione della formazione delle liste elettorali.

Ma sappiamo per esperienza, e per nostra stessa testimonianza, che sempre le compagne e i compagni di Rifondazione, nei momenti più difficili, hanno saputo trovare energie inaspettate e la voglia di esistere collettivamente.

Facciamo appello a tutte/i le compagne/i interessate/i a salvare e rilanciare il PRC, il suo progetto innovativo ed originale, a lavorare per l’unità di una sinistra antagonista ad unirsi dal basso per discutere insieme, liberamente, fuori dalle ristrette logiche delle cordate della maggioranza  e dalle correnti di minoranza che, fino ad ora, hanno impedito una vera e partecipata discussione dentro e fuori il PRC.

L’analisi della globalizzazione capitalistica, la partecipazione alla nascita del movimento mondiale altermondista, l’individuazione di una profonda crisi della rappresentanza e più in generale della politica, la critica del potere, l’idea dei limiti di un partito politico, la critica dello stalinismo e del concetto di formazione di avanguardia, la non violenza e la disobbedienza come pratica del conflitto, ed altre cose ancora, ci hanno arricchiti/e e ci hanno fatto sperare nella possibilità di cominciare a praticare veramente la rifondazione comunista.

Metteremo quindi a disposizione questo sito/forum aperto per riprendere la discussione generale e tematica su questi temi.

Dopo la campagna elettorale, nella quale siamo state/i tutte/i impegnate/i, troveremo insieme i modi e i tempi per continuare la discussione e per preparare la battaglia congressuale.

Chiunque voglia partecipare a questa discussione e alla battaglia può, fin d’ora, sottoscrivere questo appello e iscriversi a questo sito.

Grazie e buon lavoro.

(Seguono firme)

 

Tiziano Loreti – segretario provinciale PRC/SE Bologna

Alessandro Bernardi – responsabile movimenti PRC/SE Bologna

Ramon Mantovani - direzione nazionale PRC/SE

Pamela Conti - resp. comm. lavoro e segr. circolo tlc PRC/SE Bologna

Luca Marini - PRC/SE Montemurlo (PO)

Italo Di Sabato - resp. Osservatorio nazionale sulla repressione PRC/SE

Ferdinando Napolitano - Impiegato Gruppo Unicredit Paderno Dugnano (MI)

Antonio Corrado - capogruppo PRC/SE Comune di Busto A. (VA)

Marica Porta - Circolo PRC/SE "Palestina Libera" Molfetta (BA)

Salvo Scuderi - PRC/SE Catania e membro CPR Sicilia

Mario Gabrielli Cossu - segr. Circolo PRC/SE "E. Berlinguer" Bruxelles

Roberto Ferrario - Circolo PRC/SE di Parigi 

Marco Sironi - già segretario Federazione Bergamo PRC/SE ora candidato alla Camera per la Sinistra Arcobaleno

Luca Fontana - segretario Circolo "Che Guevara" PRC/SE Roma

Emanuele Modugno - membro segreteria provinciale PRC/SE Brindisi

Alessandro Bonacchi - consigliere PRC/SE Circoscrizione Prato Sud e membro Cpf

Danilo Barreca - Fed. PRC/SE Reggio Calabria

Alessandro Vinci - consigliere prov. PRC/SE Oristano e membro del Cpf 

Giuseppe Pelli - segr. Circolo PRC/SE "R. Menchu" Roma X Municipio

Enrico Mandelstam - Direttivo Circolo "Karl Marx" - Londra (UK)

Eleonora Casula - segreteria regionale PRC/SE della Sardegna, area diritti civili e migrazioni, e CPF Oristano

Aldo Binosi - Segretario PRC/SE Mola di Bari e Cpf Bari

Federico "Ciaccio"- Federazione PRC/SE Oristano

Andrea Ronchi - membro Cpf  PRC/SE Bologna

Andrea Lai - segr. Circolo "E. Berlinguer" PRC/SE Sassari

Mauro Rossetti - Prc Rho

Paolo Pntaleoni Resp. movimenti segr. fed. PRC Rimini

Gianluca Rossi - segretario PRC Lagonegro(PZ)

Odorici Marco, Capogruppo Consigliare PRC Comune Casalecchio di Reno (Bo)

PER ADERIRE

www.sxm.splinder.com

 

postato da: clandestino30 alle ore 15:20 | link | commenti (1)
categorie: attivitĂ 
venerdì, 18 gennaio 2008

Le cose vanno molto male

La direzione, la verifica e l'infame decreto sicurezza

tratto da: www.ramonmantovani.wordpress.com/

La verifica prende corpo. Dopo la riunione della direzione del PRC (si possono leggere il resoconto di Angela Mauro su Liberazione di martedì 15 e lÂ’odg conclusivo sul sito di rifondazione) il quadro è più chiaro. CÂ’è una bozza di piattaforma unitaria dei 4 partiti di sinistra (appena reperisco un link lo inserisco qui) sulla quale sarà avviata prestissimo una consultazione di massa. La piattaforma è, a mio giudizio, un buon testo, sufficiente nei contenuti affinché la verifica sia reale. La consultazione verterà non solo sul testo per dire se va bene o no ma anche e soprattutto per individuare fra tutti i contenuti della piattaforma le priorità e i punti irrinunciabili. Infatti, il documento approvato dalla direzione recita: “EÂ’ necessario che il partito, nel corso della consultazione, stabilisca, tra i tanti punti che saranno presenti, quali sono quelli decisivi perché, ove accolti, la verifica si possa considerare positiva”. Questo è un punto importante affinché la consultazione sia incisiva. Rimane il problema che ho sollevato anche in una parte del mio intervento in direzione e nel mio precedente articolo su questo blog. Se è un bene che ci sia una buona piattaforma unitaria della sinistra sarebbe necessario che ci fosse un preciso impegno di tutti e quattro i partiti nel considerare la verifica aperta anche allÂ’esito della rottura. Penso che altrimenti la verifica si concluderà inevitabilmente in un brodino generico per mantenere in vita il governo ad ogni costo. Se da una parte Rifondazione ha assunto questo impegno come è scritto chiaramente nellÂ’odg della direzione: “la verifica che abbiamo chiesto e dal cui esito finale dipenderà il prosieguo del percorso nella maggioranza e nel governo” dallÂ’altra non cÂ’è traccia di simili posizioni da parte degli altri tre partiti. Né mi risulta che sia stata posta formalmente questa questione in nessuna delle riunioni unitarie di questi ultimi giorni. Non lo dico per puntiglio bensì perché dovrebbe essere chiaro a tutti che, se cÂ’è una piattaforma comune ed una trattativa con Prodi condotta unitariamente, dovrebbe esserci anche la sufficiente determinazione ad andare fino in fondo. Comunque spero che nel corso della consultazione, negli ordini del giorno dei circoli, dei comitati federali ecc. sia ben presente questa questione, oltre alle priorità programmatiche. Alla fine di questo processo la direzione del Partito trarrà una sintesi della consultazione e discuterà le date e le modalità del referendum che avrà la parola definitiva sulla nostra permanenza o meno al governo. foto1sfondo

Ovviamente ci sarà lÂ’occasione per tornare su questo punto. Nel corso della direzione è emerso, durante il dibattito perché Giordano non aveva fatto alcun cenno nella relazione, il problema del secondo decreto sicurezza varato dal governo il 28 dicembre. Sui contenuti del decreto ho già detto che sono completamente dÂ’accordo con lÂ’articolo di Giuliano Pisapia pubblicato su Liberazione del 29 dicembre. Ho conseguentemente chiesto che ci fosse un mandato ai gruppi parlamentari a votare contro tale decreto. Proposta rifiutata con però la decisione di percorrere il tentativo di modifica del decreto alla Camera e di rimandare la decisione finale, sul voto da esprimere, ad una riunione dei gruppi parlamentari e della direzione. Continuo a pensare che il decreto sia inemendabile e che si sia seguita una linea completamente sbagliata ispirata dallÂ’idea della “riduzione del danno”. Fin dal primo momento ebbi modo di dire negli organismi competenti che era un errore gravissimo aver votato in consiglio dei ministri un decreto varato la sera stessa di un orribile fatto di cronaca, sulla spinta delle richieste di Veltroni e dei sindaci sceriffi, Cofferati e Dominici in testa. In politica ogni atto è figlio del contesto nel quale si colloca e delle intenzioni di chi lo produce. Quel decreto, oltre a stravolgere pesantemente lo stato di diritto del nostro paese e ad avere contenuti discriminatori verso i cittadini comunitari immigrati, si proponeva esplicitamente di cavalcare lÂ’ingiustificato allarme sociale sulla sicurezza e di lisciare il pelo alle peggiori pulsioni razziste. Tralascio di esprimere giudizi sulle modificazioni del decreto apportate dal Senato e fra le quali spicca lÂ’idea perniciosa di aggiungere una norma contro le discriminazioni e le violenze sugli omosessuali. Come se introdurre una norma antidiscriminatoria per una categoria sociale potesse essere scambiata con le discriminazioni per unÂ’altra! EÂ’ noto che, per giunta, questa bella idea si è realizzata con un errore contenuto nel testo (secondo me non casuale) che la rendeva totalmente inefficace. Evito, per carità di patria, di soffermarmi sul come si sia arrivati poi alla Camera ad annunciare un voto favorevole al decreto, esattamente un giorno prima che fosse chiaro che il Presidente della Repubblica non avrebbe firmato il decreto, con il conseguente ritiro del decreto da parte del governo. Rimane il fatto che di nuovo il nostro ministro il 28 dicembre ha votato il testo di un nuovo decreto ulteriormente e gravemente peggiorato rispetto al primo. E rimane il fatto che, insieme ad altre/i compagne/i continuerò a proporre in tutte le sedi di votare contro, costi quello che costi.

postato da: clandestino30 alle ore 14:04 | link | commenti
categorie: attivitĂ 
giovedì, 03 gennaio 2008

A REGGIO CALABRIA SI APRE LA VERTENZA CASA!!

ANCHE A REGGIO CALABRIA SI APRE LA VERTENZA CASA

La situazione è ormai insostenibile. Anche a Reggio Calabria il problema casa è suciramente tra i più sentiti dai cittadini.

Rispetto all'indifferenza delle istituzioni locali l'unica cosa da fare è autorganizzarsi. Nei prossimi giorni apriremo una vertenza in città per mettere in piedi una vera e proria agenzia organizattiva informale per garantire, a chi ne ha veramente bisogno una abitazione degna.reggio cal vista dall

Lanceremo un appello in tutti i quartieri popolari e organizzeremo un'assemblea.

OBIETTIVO: UNA CASA PER TUTTI E TUTTE!! DIGNITA' E DIRITTI!!

postato da: clandestino30 alle ore 12:16 | link | commenti
categorie: attivitĂ 
domenica, 23 dicembre 2007

G8. Una sentenza contro le garanzie costituzionali

Una prima analisi sulla deriva autoritaria che ha preso il via con la repressione del movimento a Genova

di Italo di Sabato*

Il tribunale di Genova ha emesso la sentenza di primo grado nel processo contro 25 manifestanti accusati di devastazione e saccheggio per i fatti del G8 di Genova nel luglio del 2001. 102 anni complessivi di carcere per 24 manifestanti invece dei 225 richiesti dai pubblici ministeri Anna Canepa e Andrea Canciani.

La sentenza, nonostante non abbia accolto totalmente le richieste dei Pm è pericolosa sotto il profilo delle garanzie democratiche, perché il reato di devastazione e saccheggio, condanna inflitta a 10 imputati, ora che è stato  applicato a manifestazioni politiche, diventa uno strumento adatto a logiche autoritarie di appianamento del dissenso e del conflitto sociale. Oltretutto e' una figura di reato sfuggente e assai opinabile. Chi può infatti fissare con certezza il confine fra il “semplice” danneggiamento, punito con pene ragionevoli, e la devastazione e saccheggio? Si tratta di una norma civetta, celata nell'ordinamento democratico, ma può essere impugnata secondo una logica che democratica non è.

Che ne siano consapevoli o meno, il Tribunale di Genova ha avallato una concezione autoritaria della pena. I 10 imputati e condannati per il reato di devastazione e saccheggio sono stati individuati a molti mesi di distanza, tramite foto e filmati, e si è loro contestato un reato che nessuno ricordava più nelle aule di giustizia, visto che negli ultimi decenni è stato utilizzato solo in rari casi riguardanti azioni teppistiche di gruppi di tifosi e mai per manifestazioni di piazza. E' stata una pietanza servita a freddo.

Qui si arriva alla “vendetta preventiva”. In questi lunghi sei anni abbiamo detto di chiamare le cose con il loro nome e allora diciamo senz'altro che i processi genovesi sono processi politici. Lo sono perché il G8 del 2001 è stato un punto di svolta nella storia recente d'Italia e perché chiamano in causa i massimi vertici delle forze dell'ordine e il potere politico per palesi e reiterate violazioni dell'ordinamento costituzionale. Ebbene, fra i giudici e gli avvocati da tempo corre una voce: si dice che per arrivare a condanne contro gli oltre 70 agenti imputati per l’irruzione e la “macelleria messicana” alla scuola Diaz e le torture alla caserma Bolzaneto, è necessaria,  prima, una “sentenza esemplare” per i giovani manifestanti. Solo a questa condizione per il potere politico e giudiziario è “accettabile” la condanna, sia pure solo in primo grado, degli alti funzionari e dirigenti di polizia imputati (i quali, è bene ricordarlo, saranno comunque salvati dalla prescrizione). Se questa è la logica, siamo all'aberrazione.  Si è giocato così con la vita di 24 persone. Allora, ha senso che per arrivare a un'eventuale condanna a cinque, massimo sette anni con le aggravanti, per i capi dei picchiatori della Diaz (questi ultimi, com'è noto, non sono fra gli imputati e non hanno subito nemmeno conseguenze disciplinari per la loro impresa), si debba passare per 24 condanne a complessivi 102 anni di carcere?

Arrivo all'ultimo punto, che è poi la mia riposta a questa domanda. Tutto quanto sta avvenendo in tribunale a Genova e, sul piano politico, intorno ai fatti i Genova, è un palese tradimento della lettera e dello spirito della Costituzione. A Genova per più giorni furono soppresse le garanzie costituzionali, fu abiurato lo stato di diritto. Se la Costituzione fosse cosa viva, animatrice giorno per giorno della nostra vita pubblica, il dopo Genova sarebbe stato un cataclisma giudiziario e politico. Avremmo visto ministri e presidenti del consiglio chiedere scusa alla cittadinanza e alle vittime di tutte le violazioni compiute dalle forze dell'ordine. Tutti gli operatori coinvolti nelle operazioni sarebbero stati sospesi, i massimi dirigenti allontanati. Qualcuno sarebbe stato anche licenziato. Il parlamento avrebbe avviato un'inchiesta e progettato leggi di riforma delle forze dell'ordine. Il tema delle libertà civili e del diritto al dissenso sarebbe stato percepito come un'autentica emergenza democratica. Come ben sappiamo, niente di tutto questo e' avvenuto

La verità , temo.  è che la nostra Costituzione è come morta. Non anima più la vita istituzionale, non è il il faro che illumina il parlamento, i tribunali, la vita di tutti i giorni. C'è ancora tempo per rimediare? Tutti noi lo speriamo, ma dobbiamo davvero chiamare le cose con il loro nome ed essere tutti consapevoli della posta in gioco: il futuro, se non il presente, delle garanzie costituzionali.

*Responsabile osservatorio sulla repressione Prc/Se

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giovedì, 15 novembre 2007

QUESTO NON E' E NON SARA' MAI UNO STATO DI POLIZIA

G8: IN PIAZZA SABATO A GENOVA PER GIULIANI E LA VERITA'

"Tornare a Genova si rende necessario. Per Carlo, per noi, per il nostro futuro". Lo affermano gli organizzatori della manifestazione di sabato nel capoluogo ligure per ricordare le tragiche giornate del G8 2001 e rilanciare la difesa dei manifestanti oggi sotto processo, dopo quella che anche un funzionario di polizia in tribunale ha definito la "macelleria messicana". La manifestazione partira' alle ore 14,30 dalla Comunita' di San Benedetto al porto e si concludera' con un happening musicale in piazza De Ferrari. "Se il processo per l'omicidio di Carlo Giuliani - dicono i promotori dell'appuntamento, che vedra' in piazza anche i partiti della 'Cosa rossa' - si e' concluso con un'archiviazione e se i vari procedimenti relativi alle violenze poliziesche marciano serenamente verso la prescrizione, le richieste di condanna per i manifestanti sono andate oltre ogni piu' nefasta previsione: un cumulo di 225 anni di reclusione, da un minimo di 6 a un massimo di 16". E ancora: "L'incredibile pretesa di piu' di due secoli di carcerazione poggia su reati che, dopo Genova, sono stati sistematicamente contestati in numerosissime occasioni di conflitto, con particolare riferimento alle azioni contro i Cpt. E' un messaggio lanciato a tutte le aggregazioni in lotta, da chi ferma treni in Val di Susa a chi blocca discariche in Campania, passando per aeroporti di guerra in Veneto e lager per migranti da Gradisca a Lampedusa". Tra le richieste che vengono da Rifondazione comunista, Verdi, Pdci e Sd c'e' innanzittutto quella per il rispetto del programma dell'Unione, che prevede l'istituzione di una commissione parlamentare di inchiesta per indagare le responsabilita' politico-istituzionali nei fatti del G8 e nella repressione delle manifestazioni no global.

IN PARTENZA ANCHE DA REGGIO CALABRIA E VILLA SAN GIOVANNI TRENI SPECIALI PER LA MANIFESTAZIONE DI GENOVA

NO ALLO STATO DI POLIZIA

NO ALLE LEGGI SPECIALI

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venerdì, 09 novembre 2007

TUTTI A GENOVA IL 17 NOVEMBRE

*INVITO ALLA MOBILITAZIONE PER IL 17 NOVEMBRE 2007*

*LA STORIA SIAMO NOI*
Perché un evento storico come la mobilitazione contro il G8 del 2001,
di straordinaria potenza e di innovazione delle forme di partecipazione
politica, non venga riscritto nelle aule di tribunale.
Per impedire che 25 persone a Genova e 13 a Cosenza paghino, con secoli
di carcere e milioni di euro, la volontà di rivalsa sul fatto che
300.000 persone scesero in piazza nel 2001 contro i padroni del mondo. foto1sfondo
Perché questi processi con imputazioni assurde e anacronistiche come
il reato di "devastazione e saccheggio" e con le loro prossime sentenze,
non diventino un'ipoteca sulla libertà di manifestare di tutti i
movimenti.
Perché Genova, come nel 2001, si faccia portatrice di un mondo senza
frontiere, contro ogni forma di razzismo, contro politiche securitarie
ed espulsioni di massa che mettono a rischio le libertà di tutti.
Le promozioni di De Gennaro e di molti altri dirigenti delle
forze dell'ordine coinvolti nei fatti di Genova, la sicura prescrizione
dei processi contro i poliziotti imputati per il massacro della scuola
Diaz e le torture della caserma di Bolzaneto, l'archiviazione del
processo per l'omicidio di Carlo Giuliani, così come la bocciatura
della commissione parlamentare d'inchiesta sulla gestione dell'ordine
pubblico in quelle giornate, rappresentano un'ulteriore offesa ai
movimenti e uno schiaffo alla città di Genova.
*Invitiamo a ripartire da Genova per mobilitarci contro chi devasta la
nostra storia e saccheggia le nostre vite*.


Chiediamo a chi di competenza che siano rimossi tutti gli
ostacoli per un accesso a tariffa sociale dei servizi delle F.S. come
sempre stato per simili occasioni fino al 2006.


PER ADERIRE:

lastoriasiamonoi@sanbenedetto.org

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lunedì, 22 ottobre 2007

20 OTTOBRE NON UN PASSO INDIETRO

Di lotta e di governo proprio perché lo chiede la nostra base.

 

Chi aveva dubbi o era perplesso sulla necessità di manifestare il 20 ottobre ha avuto una risposta netta ed inequivocabile. La sinistra sociale che sabato ha sfilato sabato a Roma non farà nessun passo indietro.

La politica in questi ultimi anni si è trasformata, questo ha portato anche ad una modifica delle relazione tra le forze politiche, quindi si può essere tranquillamente “di lotta e di governo” per costruire conflitto sociale.

Questo è il risultato che emerge dal corteo di sabato, è evidente che un milione di persone non vanno in piazza se il governo opera bene, ma è altrettanto evidente che chi ha manifestato lo ha fatto per chiedere l’attuazione del programma.

foto1sfondo Tra i manifestanti c’era una netta critica alla precarietà e una forte delusione verso chi, invece di attuare il programma dell’Unione, pensa a fare le scalate bancarie o tenta di insabbiare le inchieste di De Magistris.

È evidente che applicando la cultura maggioritaria il governo non andrà da nessuna parte, infatti chi nella maggioranza sostiene che la legge 30 va bene e servono solo alcune modifiche è in perfetta sintonia con Forza Italia, questa è una posizione moderata e neocentrista che mette a rischio seriamente il governo.

Cambiare il protocollo sul welfare, netta inversione sui temi della precarietà a partire dalla legge 30, reddito di cittadina e tassazione delle rendite, questi sono stati i punti centrali della manifestazione,  su questi temi hanno sfilato compatti migliaia di cittadini e cittadine provenienti da tutta Italia.

Una vittoria dunque di chi a voluto questo corteo, ma anche una grossa responsabilità per la sinistra sociale presente in piazza che da qui in avanti dovrà avere la capacità di raccogliere la domanda di unità e di cambiamento che è stata espressa da chi ha manifestato per le vie di Roma.

Piazza San Giovanni gremita di bandiere rosse è la conferma che la linea è quella giusta, a tutti noi adesso il compito di declinare anche sui nostri territori una nuova idea di politica che passa attraverso la costruzione di una nuova sinistra: sociale, inclusiva, ribelle e disubbidiente per costruire quel mondo nuovo che a me piace ancora chiamare comunismo.  

 

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venerdì, 19 ottobre 2007

VERIFICA ALLA REGIONE CALABRIA

LE RAGIONI DI RIFONDAZIONE COMUNISTA

Pubblichiamo l'intervento di Michele De Palma - segreteria nazionale del Prc- durante l'incontro che il Prc ha avuto con Loiero in merito alla verifica regionale.

Per una svolta in Calabria.

La crisi del rapporto tra cittadini e politica in Calabria pone a tutta l’Unione e a noi stessi un problema di fondo: la fiducia. Fiducia è parola importante in una terra permeata dalla criminalità organizzata in cui cittadini,sindacalisti, amministratori sono minacciati ogni giorno. A tutti noi spetta il compito di solidarizzare con loro e di far conseguire atti che incoraggino la rottura del sistema. Il Prc con tutta la sinistra calabrese ha responsabilità enormi, anche per il ruolo di governo che ricopre a più livelli. C’è bisogno di ripartire dalla coerenza tra programma e azione di governo, tra parole e fatti. Gli antidoti alla corruzione e alla permeabilità di ampi settori della politica e dell’economia alle culture mafiose risiede nella lotta per la riaffermazione dei diritti contro i favori, della dignità contro la prevaricazione, insomma dobbiamo dare seguito alle richieste avanzate in due distinte manifestazioni: quella di Polistena e di Catanzaro, organizzate rispettivamente da Libera e dalle confederazioni sindacali.

La Calabria non può essere separata da una nuova questione meridionale. Il sud sembra essere diventato invisibile e le risorse vengono trasferite per le infrastrutture nel nord. Caso emblematico è quello del ponte sullo stretto, dopo una giusta battaglia è giunta la decisione di non costruirlo, ma le risorse sono state usate per altre opere pubbliche nel nord.

È nostra responsabilità metterci al servizio della società meridionale e della società civile calabrese: ascoltare e organizzare la domanda di diritti, legalità e disobbedienza alle leggi consuetudinarie della ‘ndrangheta e di tutti i poteri che espropriano i cittadini della democrazia.

Il miglioramento delle condizioni di vita dei calabresi dipende da molti fattori, primo fra tutti il lavoro. Lavoro deve essere senza successive qualificazioni (nero, determinato, ecc) che squalifica la politica e il sistema delle imprese. Lavoro materiale e immateriale utile a mettere a valore natura e paesaggio. Lavoro che investe braccia e testa del popolo calabrese alla ricerca di una dignità negata dalle classi dirigenti. Energia pulita, riassetto del territorio e del patrimonio idrico, distruzione degli ecomostri sono solo alcuni interventi di un piano straordinario utile a occupare giovani in partenza verso le regioni del nord. Far tornare i giovani specializzati altrove è utile a riqualificare la vita pubblica, far crescere la ricerca delle università, riqualificare l’amministrazione dello stato, far crescere le imprese che rispettano il lavoro e l’ambiente.

L’irresponsabilità della politica sempre più autocentrata e incapace di governare deve scegliere atti di discontinuità rispetto al passato. L’Unione deve ritornare ad avere una credibilità che oggi sembra persa. C’è bisogno di cominciare dalla rappresentanza, senza alimentare populismo utile alle destre, bisogna puntare a un cambiamento delle classi dirigenti attraverso atti concreti. Un programma di riforma della politica che affronti la “questione morale”. Il Prc insieme a tutti i partiti, le associazioni, i sindacati, la società civile, si fa promotore dell’elaborazione di un “codice etico” per gli eletti e i nominati nella pubblica amministrazione a tutti i livelli (dai consigli di circoscrizione alla giunta regionale), che impone a tutti gli eletti che dovessero essere rinviati a giudizio per reati di mafia, di voto di scambio, contro la pubblica amministrazione, corruzione e concussione, le immediate dimissioni dall’incarico e l’incandidabilità.

Quello che chiediamo è una scelta d’autoregolamentazione, una scelta etica che ponga le premesse per un rilancio della dignità pubblica della politica come possibilità di cambiare le condizioni di vita delle cittadine e dei cittadini.

Proponiamo un secondo atto di svolta: rilanciamo la proposta di una commissione etica e di trasparenza sui fondi strutturali europei. I dati che ci sono offerti dalle inchieste di questi anni da magistratura e forze dell’ordine ci consegnano un quadro drammatico di sperpero delle risorse. Clientele, lavori incompiuti, sfruttamento dei lavoratori, devastazione del territorio, sono solo alcuni dei risultati raggiunti dalla pioggia di denaro europeo e statale giunti in Calabria.

Il rapporto Svimez ci offre dati freddi che inchiodano i governi regionali a responsabilità gravi, incapacità di programmazione, controllo e sviluppo degli obiettivi. Dal ’07 al ’13 saranno investiti in Calabria 9 miliardi di euro che devono inderogabilmente servire a far crescere il lavoro a tempo indeterminato. E’ per questo motivo che riteniamo utile una “commissione etica regionale” con pieni poteri di controllo e indirizzo da affiancare alle autorità di gestione e controllo già previste dalla legge. Una commissione di donne e uomini di “buona volontà” (a prestazione gratuita) con una disponibilità di mezzi e risorse per compiere il loro lavoro. Le persone facenti parte della commissione devono rispondere a caratteristiche precise. Magistrati, sindacalisti, docenti universitari, donne e uomini delle forze dell’ordine e delle associazioni di volontariato, che ristabiliscano fiducia, partecipazione e coerenza tra la politica e i cittadini.

Codice e commissione etica sono la premessa alla svolta di cui c’è bisogno in Calabria per noi e per tutta l’unione, se fossi indagato io per reati di quel tipo mi dimetterei. Oggi dobbiamo avviare una rivoluzione morale. La politica deve ritornare ad essere dei cittadini. Codice e commissione devono essere la premessa ad essere parte del governo del territorio che ridoni alle persone la possibilità di poter decidere della propria terra e vita.

A chi ci chiede come possiamo essere al governo e lottare contemporaneamente rispondiamo con le parole di Pio La Torre “solo un grande movimento di popolo, opinione e cultura può sconfiggere la mafia”. Così pensiamo anche noi. Questa verifica vogliamo condividerla con tutti i partiti della sinistra, ma ancora più importante è la partecipazione di tutti coloro che vorranno esserci e la sua chiusura dipende dalle scelte che il presidente Loiero vorrà prendere. Abbiamo bisogno di una svolta; commissione e codice sono le premesse alla nostra presenza nella giunta.

RIFONDAZIONE DEVE LASCIARE LA GIUNTA LOIERO SI O NO, IN QUESTO BLOG POTETE DIRE LA VOSTRA LIBERAMENTE! 

   

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