LA SINISTRA, LA CALABRIA, LE ELEZIONI
di Danilo Barreca
Più guardo i risultati elettorali e più sono stupito, non sembrano esserlo invece i dirigenti del mio partito che, ancora in queste ore, davanti ad una sconfitta senza precedenti per la sinistra e i comunisti, hanno il coraggio di riproporre il soggetto unitario e plurale.
Credo invece che questo sia il momento per guardare in faccia la realtà e ripartire velocemente perché è dopo i disastri che si deve ricostruire.
Guardare in faccia la realtà vuol dire prendere atto che i nostri elettori non ci hanno votato, perdiamo in totale tre milioni di voti e per intenderci
In modo schematico provo ad elencare alcune le ragioni:
1) la presenza nel governo ha messo in crisi il rapporto che in questi anni avevamo costruito con i movimenti e con quell’eccedenza di donne e uomini che da Genova in aveva creduto in Rifondazione comunista vedendo in noi uno strumento per arginare la globalizzazione capitalistica e un mezzo per costruire un alternativa di società. Il punto di non ritorno è il voto favorevole dato in parlamento al protocollo sul welfare;
2) la costruzione della Sinistra arcobaleno è avvenuta in modo verticistico e in netta subalternità al Partito democratico. Inoltre chi lo ha portato avanti lo ha fatto sottovalutando l’intelligenza del nostro elettorat , con l’unico obiettivo di conservare il posto in Parlamento, anche imponendo candidature del tutto sconosciute alla base del partito; 
3) per quanto riguarda il mio territorio, Calabria, paghiamo una perdita di credibilità che è da imputare totalmente ai gruppi dirigenti nazionali, come ad esempio il sostegno a Latorre, poi confluito nel Pd alle primarie farsa del novembre 2005 o la nomina di Masella ad assessore regionale, poi confluito in Forza Italia.
Invece di costruire un nuovo gruppo dirigente che rompesse gli schemi del passato, come era stato stabilito al congresso di Venezia si è preferita la via delle scelte forzate e la logica del signor si a tutti i costi.
Si è guardato in questi anni alla Calabria come ad un serbatoio di voti utile nei congressi e nelle elezioni, chi non ha condiviso le scelte suicide proposte da Roma, come il sottoscritto, ha pagato personalmente.
Ora è il momento che chi ha ruoli di direzione politica si assuma le proprie responsabilità: si dimetta Giordano e tutto il gruppo dirigente, si dia la parola agli iscritti del Prc con la convocazione di un congresso straordinario.
Per quanto mi riguarda con chi lo vorrà faro di tutto per rilanciare l’idea che la sinistra, i comunisti possono possono avere un ruolo in questa società indipendentemente dalla presenza nelle istituzioni o nei governi, ma per fare questo dobbiamo subito riconnetterci con quelle moltitudini di uomini e donne che assieme a noi hanno fatto un percorso perché credevano e vedevano Rifondazione comunista diversa dagli altri, per me è quella la strada da percorre già dai prossimi giorni.
