Di lotta e di governo proprio perché lo chiede la nostra base.
Chi aveva dubbi o era perplesso sulla necessità di manifestare il 20 ottobre ha avuto una risposta netta ed inequivocabile. La sinistra sociale che sabato ha sfilato sabato a Roma non farà nessun passo indietro.
La politica in questi ultimi anni si è trasformata, questo ha portato anche ad una modifica delle relazione tra le forze politiche, quindi si può essere tranquillamente “di lotta e di governo” per costruire conflitto sociale.
Questo è il risultato che emerge dal corteo di sabato, è evidente che un milione di persone non vanno in piazza se il governo opera bene, ma è altrettanto evidente che chi ha manifestato lo ha fatto per chiedere l’attuazione del programma.
Tra i manifestanti c’era una netta critica alla precarietà e una forte delusione verso chi, invece di attuare il programma dell’Unione, pensa a fare le scalate bancarie o tenta di insabbiare le inchieste di De Magistris.
È evidente che applicando la cultura maggioritaria il governo non andrà da nessuna parte, infatti chi nella maggioranza sostiene che la legge 30 va bene e servono solo alcune modifiche è in perfetta sintonia con Forza Italia, questa è una posizione moderata e neocentrista che mette a rischio seriamente il governo.
Cambiare il protocollo sul welfare, netta inversione sui temi della precarietà a partire dalla legge 30, reddito di cittadina e tassazione delle rendite, questi sono stati i punti centrali della manifestazione, su questi temi hanno sfilato compatti migliaia di cittadini e cittadine provenienti da tutta Italia.
Una vittoria dunque di chi a voluto questo corteo, ma anche una grossa responsabilità per la sinistra sociale presente in piazza che da qui in avanti dovrà avere la capacità di raccogliere la domanda di unità e di cambiamento che è stata espressa da chi ha manifestato per le vie di Roma.
Piazza San Giovanni gremita di bandiere rosse è la conferma che la linea è quella giusta, a tutti noi adesso il compito di declinare anche sui nostri territori una nuova idea di politica che passa attraverso la costruzione di una nuova sinistra: sociale, inclusiva, ribelle e disubbidiente per costruire quel mondo nuovo che a me piace ancora chiamare comunismo.
