Assemblee calde, il No cresce tra gli operai
Nelle grandi fabbiche proteste e fischi contro il protocollo. I tre segretari di Cgil, Cisl e Uil prendono atto e annunciano: modifiche possibili. Il governo possibilista. Ma da Confindustria arriva il diktat: accordo intoccabile. Martedì il "Precary Day" una consultazione alternativa sugli accordi di luglio rivolta a precari e senza diritti
di Fabio Sebastiani
Il muro attorno al protocollo di luglio comincia a sgretolarsi. I tre segretari di Cgil, Cisl e Uil Epifani, Bonanni e Angeletti hanno cominciato a far cadere qualche rigidità. Del resto, la pressione del fronte del "No" anche ieri si è fatta sentire. Nei luoghi di lavoro, a cominciare dalla Piaggio di Pontedera, il "fischiometro" è tornato su valori alti. Intanto, dal governo arrivano segnali positivi. Per il ministro Ferrero, se il testo rimane tale e quale «non ci sono le condizioni per votarlo». Gli fa eco il segretario del Prc Franco Giordano: «Il giudizio è negativo e con le altre forze della sinistra chiediamo modifiche sia sulla parte previdenziale sia sulla parte del lavoro». Anche il presidente del Consiglio Romano Prodi è incappato, in qualche modo, nella contestazione. E' accaduto a Torino dove un prete-operaio, don Gianni Oderda, delegato Fiom dell'Avio, gli ha consegnato il documento in cui il "Comitato Rsu per il no" ribadisce la sua contrarietà al protocollo sul welfare.
Usando un sindacalese stretto, il leader della Cgil ha detto che «se dal referendum dovesse arrivare un consenso largo all'ipotesi di accordo, si eviterà un peggioramento del testo in Parlamento e se si userà il buon senso potremo forse, però con il sì di coloro che l'hanno sottoscritto, vedere dove rendere ancora più efficace» l'accordo.
Sulla stessa linea Bonanni, secondo il quale, «se tutte le parti sociali, ma proprio tutte, sono d'accordo e lo ritengono conveniente, possono fare quello che vogliono». Il sottosegretario Letta annuisce e portavoce dei Ds Fassino indica nel Parlamento la sede per eventuali modifiche.
Il leader della Cisl lancia una puntatina polemica contro Cremaschi, che aveva ravvisato nel disgelo della Cisl «una ragione in più per votare no». «L'accordo non lo modificherà certo una minoranza rumorosa», dice Bonanni. Secondo Angeletti, «la cosa più importante è che il Governo porti in Parlamento solo il testo concordato o, eventualmente, modificato con le parti. Questo è l'unico atteggiamento coerente. Se invece nel Governo pensano di fare un supplemento di trattativa al proprio interno - avverte il numero uno della Uil - allora hanno capito male».
Confindustria non vuole sentir parlare di cambiamenti. La proposta, dice il direttore Maurizio Beretta, è «da respingere al mittente». Secondo l'associazione degli imprenditori, inoltre, «quando si parla di una modifica vogliamo capire come: se fosse lo scalone, anche noi saremmo interessati, ma se si tratta di capitoli delicati per la competitività delle imprese, allora credo che sia da respingere al mittente». Ovviamente si riferisce al mercato del lavoro e alla decontribuzione degli straordinari.
La giornata di ieri era cominciata con le ennesime contestazioni dell'accordo. Teatro del rumoroso dissenso, questa volta, la Piaggio di Pontedera dove in mille al primo turno hanno subissato di fischi la segretaria nazionale della Cgil Marigia Maulucci. Problemi grossi per il Sì ci sono stati anche alle acciaierie di Piombino , alla Fincantieri di Marghera , all' Alfa di Pomigliano e alla Sevel di Atessa . Al porto di Gioia Tauro , invece, il Coordinamento dei portuali, che aderisce al Sul (Sindacato unitario dei lavoratori), ha tenuto un'assemblea direttamente a favore del "No" che ha visto la partecipazione di circa 500 lavoratori. Anche l'assemblea dei lavoratori della sede nazionale dell' Arci ha dato il suo piccolo contributo respingendo all'unannimità l'accordo di luglio. «Sono riuscita a dire quello che dovevo - ha spiegato la Maulucci ai giornalisti (l'assemblea nella sala mensa della Piaggio è stata a porte chiuse).
La tensione saliva quando pronunciavo parole come scalone, giovani, coefficienti. Sì, ci sono stati fischi, non so dire di quanti. Ma è utile fare campagna: non contano i fischi ma il voto finale». David, rappresentante Fiom-Cgil nella Rsu Piaggio, a finei giornata fornisce i numeri: «Nelle due assemblee, dei 17 interventi dei lavoratori, soltanto uno è stato a favore dell'accordo». «I temi maggiormente criticati sono quelli dello scalone e della legge 30», anche se «la speranza è che il governo capisca i motivi del no e che riveda le sue posizioni, non che cada». L'accordo tra Cgil, Cisl e Uil e governo del 23 luglio su previdenza, lavoro e competitività sarà oggetto di consultazione anche da parte dei lavoratori precari. L'iniziativa, coinvolge - si legge in una nota - decine di centri sociali, ma i seggi saranno allestiti anche nelle sedi di alcune associazioni e nelle piazze di tutt'Italia. La consultazione - si precisa - si affianca, senza contrapporsi, a quella ufficiale indetta dai sindacati confederali. «La nostra intenzione - dicono gli organizzatori della consultazione, una rete di associazioni e movimenti che va dai centri sociali meridionali ai Giovani comunisti del Prc, da Action di Roma ai comitati dei precari - è dare voce ai senza voce, rendere visibili gli invisibili. A noi interessa far partecipare coloro i quali subiranno gli effetti nefasti del protocollo del 23 luglio: i giovani, i precari, i disoccupati, i senza casa, i non garantiti». Il 9 ottobre, inoltre, ci sarà il "precarity day": «Fino al 12 ottobre - annunciano - ci mobiliteremo e violeremo i santuari della precarietà: call center e centri commerciali, per farli diventare luoghi e punti di raccolta per la consultazione». Per la parlamentare di Sd Titti Di Salvo , «la cosa più importante, rispetto al protocollo, è il giudizio dei lavoratori, delle lavoratrici e dei pensionati». «Naturalmente questo non ci esime da una valutazione autonoma né, tantomeno, dall'immaginare un'azione realistica per migliorarlo. Al contrario siamo tutti esentati dal compiere qualsiasi azione che consenta ad altri di peggiorarlo». Il segretario generale Fiom Gianni Rinaldini, ha tenuto l'assemblea alla Sevel.
Il primo problema nel voto referendario, ha detto, è la partecipazione. sul protocollo d'intesa governo-sindacati in materia di welfare di luglio scorso. Giunto in Abruzzo, alla «Sevel» di Atessa (Chieti) - produttrice del furgone Ducato - per le assemblee, Rinaldini ha poi ribadito la necessità di un'informazione esatta su tutto l'accordo. «Ai lavoratori bisogna dare tutti gli strumenti per decidere, spiegandogli tutta la piattaforma, non solo la parte positiva o solo quella più discutibile, come pensioni, mercato del lavoro, competitività, straordinari, contratti a tempo determinato. Bisognava spiegargli bene tutte le parti, così saranno in grado di decidere se votare sì o no». «E' evidente, da questa assemblea Sevel, e tante altre, compresa Mirafiori, che c'è un disagio sociale evidente». «Non faccio propaganda e inviti ai lavoratori di votare no, solo illustrare e spiegare che Cgil, Cisl, Uil invitano a votare sì - ha concluso Rinaldini -, dopodichéi delegati esercitano un diritto democratico, quello di pronunciarsi rispetto al voto».
(Liberazione, 6 Ottobre 2007)