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sabato, 21 luglio 2007

'NDRANGHETA. IL PROCURATORE BOEMI: REGGIO PARTE OFFESA

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L’attività delle forze di polizia non conosce stop anche in questi giorni di caldo torrido e le ultime importanti operazioni portate a conclusione invitano alla riflessione e ad un cauto ottimismo nella lotta alla criminalità organizzata. Operazioni alle quali gli inquirenti annettono una particolare importanza. La locride, come anche il territorio reggino, non sono affatto abbandonati, sottolinea il procuratore Boemi. L’operazione testamento – spiega - rientra in quella più vasta attività dedicata alla borghesia mafiosa, ovvero a quei gruppi che hanno iniziato ad operare sul territorio reggino negli anni 70 e che, nonostante alcuni dei loro leader si trovino ristretti in carcere, continuano ad essere efficacemente operative in diversi settori. Quello della Dda è chiaramente un progetto più ampio ed articolato, come sottolinea il procuratore Domenico Galletta, un’attività che nei prossimi anni ci porterà a passare sotto la lente d’ingrandimento tutti coloro che di queste famiglie fanno parte. “non crediamo nei magistrati-sceriffi – ha detto Boemi – sottolineando la valenza del pool, di un gruppo di giovani magistrati che apprezzano il gusto di lavorare insieme, per stare più adeguatamente dietro alle nuove strategie criminali, in un continuo rapporto di conoscenza e studio delle organizzazioni, che è però reciproco. Per Galletta è il momento di fare delle scelte. Reggio è sottoposta ad una sorta di stato d’assedio, perciò se la parte onesta della città si mettesse a disposizione delle forze dell’ordine, i risultati verrebbero in tempi brevi moltiplicati. Occorre allora uno scuotimento delle coscienze per la riconquista del territorio, occorre – per citare Rousseau – una vera rivoluzione antropologica. Ma è anche necessario che non ci siano vuoti investigativi, che l’azione di contrasto sia costante e che i tempi di risposta giudiziaria siano ridotti. E’ questa forse la principale sfida che il pool reggino della Dda è disposto ad accettare e di offrire in risposta alla sinergia con tutte le forze buone presenti sul territorio. E ad una domanda sulla reale esistenza di una pax mafiosa nel reggino Salvo Boemi ribadisce che la mafia non conosce la pace, ma solo la tregua, quella stessa tregua messa in atto per meglio definire e far fruttare gli affari economici. La città – ha aggiunto – è la vera parte offesa di queste indagini.

A questo punto dico solo due cose:

1) IL COMUNE DI REGGIO CALABRIA DEVE ESSERE SCIOLTO A CAUSA DI PALESI INFILTRAZIONI MAFIOSE;

2) SE IL COMUNE NON SARA' SCIOLTO IL SINDACO SCOPELLITI E LA GIUNTA DEVONO COSTITUIRSI PARTE CIVILE NEI PROCESSI CONTRO LE COSCHE.

postato da: clandestino30 alle ore 12:55 | link | commenti
categorie: news

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