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venerdì, 29 giugno 2007

G8, tutti i dubbi di Manganelli

Dalle carte dell'inchiesta, le perplessità del futuro numero uno
della polizia sui fatti di Genova. Espresse direttamente al suo capo

da repubblica.it


"A De Gennaro dissi: ne usciamo male"

FERITIG8


 GENOVA - ""Io credo che tu abbia visto un altro G8", gli dissi scherzosamente... "noi ne usciamo male e insomma, a me non sembrano pregresse quelle ferite". Credo di essere stato io, e il capo della polizia Gianni De Gennaro me ne dà atto ancora oggi, quello che gli ha richiamato l'attenzione sulla gravità degli incidenti... erano circa le 10 del mattino di domenica 22 luglio e fino a quel punto, guardando la televisione, mi era sembrato di cogliere dal capo della polizia una sensazione di "esito positivo"".

È uno dei passaggi contenuti nelle 60 pagine di interrogatorio cui venne sottoposto, in qualità di testimone, Antonio Manganelli, il 16 dicembre 2002 a Roma, dai pm Enrico Zucca e Francesco Cardona Albini. I magistrati che iniziavano la difficile inchiesta sull'irruzione alla scuola Diaz di Genova, avvenuta l'ultima notte del G8, il 21 luglio 2001. Ecco il pensiero, le valutazioni, i dubbi, sulla vicenda Diaz espresse dall'allora direttore centrale della polizia criminale e futuro numero uno della Ps, uno che quella notte come ricorda lui stesso "stava andando a letto" e si ritrova "in una delle pagine storiche".

Le frasi più dure sono nei confronti dell'episodio delle due bottiglie molotov, infiltrate nella scuola dalla stessa polizia e poi usate come prove a carico dei 93 no global arrestati, scagionati e oggi parti offese al processo. "Mi è sembrato che alla perquisizione Diaz ci fossero un po' troppi generali senza contestuale distribuzione di compiti e di livelli di responsabilità... poi tutto va storicizzato... debbo dire che la cosa che mi ha colpito di più in assoluto, che non riesco a digerire è la provenienza illegale delle molotov. Perché guardi, io ne ho viste tante, mi spiace dirlo al registratore, ma ne ho anche fatte tante... situazioni complicate difficili... la Uno Bianca, le stragi a Palermo, i sequestri a Nuoro... ma la bustina in tasca allo spacciatore... insomma l'avevo vista nei film ma non credevo potesse succedere".

I pm sottolineano che non è solo la questione delle molotov in gioco, ma "l'anomalia pare risiedere in tutto l'atto di polizia giudiziaria", e Manganelli concorda: "Su questo siamo assolutamente d'accordo. Guardare con particolare disapprovazione una scelta operativa non significa approvare il resto".

Molte domande riguardano il ruolo di Francesco Gratteri, allora direttore del Servizio Centrale Operativo, uno degli imputati che secondo l'allora vice capo della polizia Ansoino Andreassi "già dal mattino del sabato aveva assunto direttamente il controllo di alcune operazioni che avevano portato ad arresti...".
Manganelli ricorda le telefonate scambiate dalla sua casa romana con Gratteri e le parole che gli disse il suo ospite, l'ex direttore dell'unità e deputato Ds Giuseppe Caldarola a proposito dei disordini di strada "... e l'intellettuale impegnato mi faceva notare "ma tu guarda che rischi di tornare dieci anni indietro" e non c'era stata ancora la Diaz...".

I pm ricordano che Andreassi parla di due riunioni prima del blitz alla Diaz, e alla seconda, quella operativa, il vice di De Gennaro non partecipa. "Lo trovo perfettamente coerente con la nostra organizzazione... il prefetto è il prefetto... magari se ci fossi stato io - dice Manganelli - mi sarei intrufolato nella riunione operativa, perché c'è ancora la matrice sbirresca che mi motiva... Andreassi è di un'altra formazione, non è quello che si mette a pianificare...". E poco prima sulle modalità del blitz: "Come pianificazione delle modalità operative, da come è andata credo che, insomma, abbia lasciato un po' a desiderare...". E infine sulla contestata conferenza stampa in questura il mattino dopo l'irruzione: "Io l'avrei organizzata meglio".
postato da: clandestino30 alle ore 11:52 | link | commenti
categorie: news

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