
I temi politici di questi giorni chiamano tutti noi ad una seria riflessione a sinistra. In questi ultimi anni sono cambiate tante cose. Questo vale sia per le organizzazioni, partiti, sindacati, associazioni, ma anche per i singoli soggetti.
Il nascente Partito democratico si è autoattribuito il ruolo di guida della coalizione, la prima domanda che mi pongo è: a che titolo si sono dati questo ruolo?
Il Pd in realtà è un partito di centro, l’uscita dei vari Mussi, Angius, Salvi, per citare i nomi più noti, dimostra che il progetto di Fassino di costruire la sinistra all’interno del Pd è già fallito!
Al contrario, anche questa campagna elettorale ha dimostrato che c’è una forte volontà del "diffuso" popolo della sinistra di rideterminarsi. In ogni iniziativa, in questi giorni, c’era qualcuno dei Ds, dei Verdi, del Pdci, del Prc che chiedeva: che aspettate a tornare insieme? Ma questo cantiere della sinistra quando comincia?
Sono profondamente convinto che bisogna costruire un grande processo unitario a sinistra. Questo si costruisce con un rapporto di apertura al mondo del lavoro, alla società, ai movimenti, bisogna stare proprio nel vivo dei conflitti sociali, dentro le vertenze, è su queste battaglie che si può e si deve delineare un’alternativa di società.
Sicuramente oggi ci sono le condizioni per creare nella società una sinistra radicale ed unita, per fare questo si deve partire da due punti che mi sembrano irrinunciabili e che sintetizzano le battaglie che abbiamo condotto in questi anni: antiliberismo, pacifismo.
La contaminazione con il movimento dei movimenti è stata per tutti noi fondamentale. Dopo Seattle, era il 1999, è cresciuto un movimento globale, che è divenuto concreto anche in Italia, oltre ad ottenere importanti vittorie (Melfi, Scanzano, la tav, il ponte, solo per citarne alcune), ha cambiato in modo originale i rapporti anche a sinistra.
L’alternativa di società passa quindi attraverso la costruzione di una sinistra alternativa, questo non vuol dire che Rifondazione comunista o altri partiti si scioglieranno per dar vita ad un nuovo partito, ma al contrario sarà proprio la sinistra alternativa e radicale in modo unitario, mettendo assieme più soggetti: associazioni, sindacati, movimenti, a portare avanti temi importanti, come quello del risarcimento sociale o delle pensioni (vedi anche www.rifondareggio.splinder.com), per spostare a sinistra l’asse del governo che altrimenti è destinato a cadere.
In questo quadro ben delineato assume quindi grande rilievo l’assemblea nazionale della Sinistra europea che si terrà a Roma il 16 e 17 giugno, un iniziativa che concretizza un percorso lungo, cominciato a Genova nel 2001 e che intende parlare a tutta la sinistra. La Sinistra europea non rappresenta la sommatoria di chi non va nel partito democratico, ma è il processo unitario di chi si ritrova dentro i grandi temi della lotta al liberismo e per la pace.
È evidente che occorre investire su processi unitari anche nei nostri territori, si deve fare uno sforzo anche a Reggio Calabria, lo chiedono i nostri iscritti, i nostri simpatizzanti, i nostri elettori.
La recente candidatura alle primarie dell’Unione di Nuccio Barillà, e l’ottimo risultato ottenuto, ci dice che a sinistra del Partito democratico, anche a Reggio Calabria, c’è uno spazio politico lasciato vuoto dalla deriva moderata dei Ds che può essere occupato per ottenere maggiori consensi.
Tutto dipende da noi, è necessario ritrovarsi subito dopo il voto e discutere della sinistra di domani anche nella nostra città, sapendo che oggi siamo solo una piccola parte di ciò che potremo essere in futuro.
Per concretizzare la volontà unitaria a sinistra faccio una proposta: costituiamo gruppi politici unitari di tutti gli eletti di sinistra in consiglio comunale e nelle circoscrizioni. Un patto d’azione e di consultazione sui grandi temi che riguardano la città. Un tentativo che può servire a riportare la politica all’attenzione dei cittadini, fuori dai palazzi, perché senza il rapporto con il popolo no c’è possibilità di successo.
