Minacce di rappresaglia, toni da ventennio, ma una faccia che non fa paura a nessuno. Antonio Franco, già dirigente di Alleanza Nazionale e più volte trombato dall'elettorato reggino, ha nostalgie squadriste. Per tentare di assomigliare allo zio Ciccio Franco, campione di neofascismo, non trova di meglio che minacciare a freddo i Giovani Comunisti. Parole velate ma chiarissime: a chi nel settembre del 2004 coprì la stele dedicata ai moti del '70, con un innocuo ma eloquente sacco della spazzatura, Franco non le manda a dire. Afferma chiaramente che i fascisti reggini hanno le "scatole piene" e avverte e che sono pronti a farsi giustizia da soli. "Nulla resterà impunito", ammonisce. Sappia Antonio Franco, e sappiano i fascisti di cartone che la storia è una cosa seria, e che a volte si ripete. Non basteranno tentavi d'incendio e minacce a fermare l'antifascismo militante.
I Giovani Comunisti e del movimento non sono attratti dalle sirene dell'estremismo, lottano a viso scoperto dentro l'alveo democratico. A chi democratico non è, ricordiamo solo che l'antifascismo non si processa.
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