I lavoratori di Gioia Tauro come quelli di Melfi.
Ricordiamo Melfi? In quei giorni negli impianti Fiat di Melfi è accaduto che i giovani operai si sono ribellati al lavoro durissimo, ai bassi salari, all'organizzazione del lavoro fondata su tempi e metodi imposti da uffici imperscrutabili (sostituiti oggi da computer parimenti imperscrutabili), il controllo opprimente dell'apparato azienda su ogni istante della giornata lavorativa. A Melfi i lavoratori hanno vinto.
La risposta che il neoliberismo ha pensato di dare alla disoccupazione giovanile nel mezzogiorno è stata quella della precarizzazione e della flessibilità totale.
Melfi e Gioia Tauro due facce della stessa medaglia.
In questi giorni capita che anche i giovani lavoratori del porto di Gioia Tauro, uno dei più grandi porti del Mediterraneo, si ribellino.
I lavoratori, dipendenti della società MTC scioperano, con un’adesione del 90%, per contrastare il contratto di secondo livello firmato dalle organizzazioni sindacali confederali, ma sonoramente bocciato dalle assemblee dei lavoratori.
“Un contratto che, affermano i lavoratori, ha appesantito notevolmente i carichi di lavoro, che ha modificato negativamente l’organizzazione del lavoro a fronte di aumenti economici assolutamente irrisori”.
La loro rabbia, i lavoratori la hanno manifestata tutta in un’assemblea, contestando radicalmente l’atteggiamento tenuto da C.G.I.L.-C.I.S.L.-U.I.L, che non ha tenuto in alcuna considerazione il voto negativo sul contratto di secondo livello.
In questo modo, affermano, “il sindacato non tutela più gli interessi dei lavoratori”.
Per questi motivi hanno raccolto centinaia e centinaia di firme in calce ad una pesante nota d’accusa nei confronti dei dirigenti locali dei sindacati confederali, inviandole ai dirigenti nazionali a Roma.
Anche al porto di Gioia Tauro rinasce il conflitto operaio meridionale "dentro e contro" la globalizzazione; appaiono i materiali che si sono formati sotto la crosta di dieci anni di silenzio operaio, d’incubazione di una ribellione. È questo che leggi nei visi determinati e gioiosi di questi giovani lavoratori: con le gabbie salariali, con una gerarchia autoritaria e militarista, con condizioni di lavoro disumane, ci hanno privato di senso, ci hanno tolto la dignità. Ora, ti dicono, vogliamo riconquistarla, con un percorso di lotta.
Noi saremo con loro. Come siamo stati a Scanzano ed a Melfi.
