Per una nuova stagione di lotte sociali e per il rilancio di Rifondazione comunista
SOLIDARIETA' AI COMPAGNI E ALLE COMPAGNE REGGINE
Nei giorni scorsi, ancora una volta, la Digos di Reggio Calabria ha eseguito diverse perquisizioni nelle case di diversi militanti reggini.
Gli agenti, hanno eseguito le perquisizioni senza un mandato della Procura della Repubblica, ma in quanto erano certi che nella abitazioni da perquisire ci fossero armi o materiale esplondete. Naturalmente nulla di compromettente o pericoloso è stato trovato nelle abitazioni.
Ma davvero gli abili investigatori della Questura reggina non hanno di meglio da fare. Non sono forse a conoscenza che la città di Reggio Calabria è dominata dalla 'ndrangheta che è onnipresente in ogni apparato istituzionale, a partire dalle assemblee elettive fin'anche all'ultimo dei condomini?
Bisogna mobilitarsi e riflettere su quanto accade in questa città: mentre la 'ndrangheta domina la città sono diverse le inchieste aperte da parte della Procura di Reggio Calabria sui compagni e le compagne di Reggio Calabria, si sta sviluppando un clima pesante, che tenta di mettere in discussione gli stili di vita e il modo di condurre le lotte che da sempre molti di noi hanno portato avanti. 
Il teme della repressione è un tema che non va sottovalutato, soprattutto in questo periodo, mentre si sperimentano orami da tanti anni leggi che di fatto sono anticostituzionali contro gli ultrà è molto facile che queste leggi vengano estese anche nella gestione dell’ordine pubblico.
Ma cosa vuol dire oggi ordine pubblico a Reggio Calabria, in una città, la terza d’Italia dopo Roma e Milano per rapporto forze dell’ordine-cittadino, voglio qui ricordare che la media nazionale è di un operatore di pubblica sicurezza ogni 261 cittadini, in Calabria invece è di un operatore ogni 175 cittadini. Reggio Calabria è inoltre la terza Procura d’Italia per intercettazioni telefoniche e inchieste aperte contro ignoti, mi chiedo com’è possibile che nonostante tutto questo controllo da parte delle forze dell’ordine la ‘ndrangheta non venga minimamente scalfita da queste attività?
Dico questo perché il superprefetto De Sena, oggi senatore del Pd/L che era stato mandato a Reggio Calabria subito dopo l’omicidio Fortugno per combattere la ‘ndrangheta, ha dichiarato nello scorso mese di giugno alla commissione parlamentare antimafia che la criminalità organizzata in Calabria è un fenomeno strutturale e che si sviluppa a causa della mancanza di infrastrutture.
Ma come mai il prefetto De Sena non ha detto nulla dell’intreccio perverso che esiste in Calabria tra criminalità organizzata, partiti politici, pubblica amministrazione, burocrazia? Adesso che De Sena è stato premiato per il suo impegno contro la 'ndrangheta tanto che è stato pure eletto senatore la mia domanda è la ‘ndrangheta è più forte o più debole di prima? Visto che la prima dichiarazione di De Sena è stata quella di affermare che il Ponte sullo Stretto si farà mi chiedo questo rendere più forte o più debole la 'ndrangheta?
Comunque siano le cose, pur attendendo una risposta chiarificatrice non si può non osservare che la ‘ndrangheta è più forte. Dall’uccisione di Fortugno in poi come sono stati aggrediti i patrimoni mafiosi, come si è intervenuto nella pubblica amministrazione per rompere i condizionamenti e soprattutto come sono state condotte le inchieste?
Dico questo perché questi argomenti non riescono ad emergere nel dibattito politico. Nello scorso mese di luglio, quando venne arrestato a Reggio Calabria il consigliere comunale di Alleanza nazionale Massimo Labate, con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa, poliziotto della squadra mobile di Reggio Calabria e primo degli eletti in Alleanza nazionale con oltre 1300 voti di preferenza, il sindaco della città, Giuseppe Scopelliti, dichiarò durante un consiglio comunale che il Labate si rese protagonista di alcune leggerezze. Bene, io vorrei chiedere al sindaco della città, perché nessuno fino ad oggi lo ha chiesto, se ha intenzione, come Amministrazione comunale di Reggio Calabria, di costituirsi parte civile nei processi con la ‘ndrangheta.
Voglio sottolineare che bisogna capire che oramai a Reggio Calabria, ma credo ormai in tutto il meridione si sia davvero persa la misura della differenza tra legalità ed illegalità.
In ogni caso dobbiamo mobilitarci, senza farci intimidire e continuare le nostre lotte!
Militantenonpoliticante
CICLONE GIUDIZIARIO SULLA SORICAL
Un nuovo terremoto giudiziario scuote la Calabria, scatenato dalle inchieste del pm De Magistris: questa volta, sotto inchiesta, gli affari sommersi della Sorical, la società mista che gestisce il complesso acquedottistico regionale ed il cui 46,5% del capitale è detenuto dalla francese Veolia.
Truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, turbata libertà degli incanti, abuso di ufficio, in concorso tra loro, il tutto consumato nel settore delle acque: questi sono i reati ipotizzati dal pm, secondo cui la gran parte degli appalti affidati direttamente dalla Sorical sarebbero andati ad un gruppo di società, sempre le stesse, ricollegabili tra loro e che “avevano interesse anche con persone preposte a uffici pubblici”.
Coinvolti nell’inchiesta imprenditori, dirigenti della Regione, i responsabili della Sorical. Tra le undici persone raggiunte da avvisi di garanzia figurano Raimondo Luigi Besson, ex a.d. della Sorical (carica dalla quale si era dimesso dopo il coinvolgimento nell’inchiesta “Acqualatina”), Felice Maria Filocamo, ex presidente della Sorical, Claudio Caruso, responsabile dell’Ufficio Gare regionale, ed una serie di imprenditori legati al consorzio “Giordano Grical”, tra cui la moglie di Antonio Longo, ucciso in un agguato lo scorso 26 marzo e presidente del consiglio direttivo dello stesso consorzio.
Il consorzio “Giordano Grical”, che raggruppa 23 società, è stato fondato il 12 aprile del 2003, e nel suo oggetto sociale si legge che ha come obiettivo la “fornitura di servizi amministrativi, tecnici e logistici alla società denominata Sorical, a tutti gli Ato”: questo due mesi prima dell’atto costitutivo della stessa Sorical, datato 13 giugno 2003. Da questa “premonizione”, l’ipotesi di un vero e proprio sistema dentro cui le varie gare, alle quali partecipavano solo aziende direttamente o indirettamente legate al consorzio, venivano aggiudicate con ribassi non superiori al 3%, concordati tra le ditte stesse. Un vero e proprio “cartello”, secondo l’accusa, capace di decidere la percentuale di ribasso e il soggetto aggiudicatario di decine e decine di appalti: piccoli lavori, interventi di ordinaria manutenzione, messa in sicurezza degli impianti, spesso con importi non stellari (inferiori a 200mila euro per rientrare nella normativa della somma urgenza) ma capaci di generare un businness milionario.
Parte dell’inchiesta è dedicata anche ai controlli, carenti secondo il pm, della Regione Calabria sulla Sorical e dei rapporti tra partner pubblico e privato, a partire dalla stessa costituzione della società, quando l’allora Ati tra Enel Hidro e Acquedotto Pugliese si aggiudicò la gestione idrica grazie ad una fidejussione di 400 miliardi di lire garantiti dall’Enel: garanzia che però non risulta agli atti. Ne consegue quindi che garanzie e impegni ricadrebbero sul socio di maggioranza: la Regione Calabria.
Ancora un’inchiesta quindi, l’ennesima, a cercare di smascherare le dinamiche “solite” che le grandi lobbies politico-affaristico-criminali usano per accaparrarsi fondi pubblici e “potere”, e per le quali a farne le spese sono sempre i cittadini, che ci rimettono in salute e in denaro.
L’ESALTAZIONE DELLA VIOLENZA E LA CIRCOLAZIONE DI ARMI
La gravissima aggressione di Verona, nella notte tra il 30 aprile e il 1° Maggio, rappresenta solo l’ultimo episodio in ordine di tempo che ha visto protagoniste bande neofasciste. Secondo il monitoraggio condotto dal sito www.ecn.org/antifa (promosso nell’ambito dell’associazione Isole nella Rete), sulla base della semplice consultazione dei media locali e nazionali, oltre che delle sempre più numerose segnalazioni, tra il gennaio 2005 e l’aprile 2008 si sono verificati in Italia almeno 262 episodi di violenza fascista e più di un centinaio di atti vandalici ai danni di sedi di partito, centri sociali, lapidi e monumenti partigiani. Le aggressioni hanno riguardato in particolare militanti di sinistra e giovani dei centri sociali, a seguire immigrati extracomunitari, omosessuali e rom. Dati parziali in cui non compaiono i fatti di minor entità, decisamente in numero superiore. 
Solo nel 2005 sono stati almeno cinque i tentati omicidi, ovvero i pestaggi in cui gli aggressori hanno cercato di colpire organi vitali e i feriti sono stati ricoverati in gravi condizioni. Nel corso di una di queste circostanze, il 27 agosto 2006, rimaneva ucciso a Focene, nei pressi di Roma, Renato Biagetti di 26 anni, raggiunto da più coltellate all’uscita da una festa reggae. Già nel “Rapporto sulla criminalità 2006” del Ministero dell’Interno, come nella successiva “Relazione sulla politica informativa e della sicurezza” del secondo semestre 2006, approntata dalla Segreteria generale del Cesis (l’ex comitato di coordinamento dei servizi segreti), si erano dedicate diverse pagine alle organizzazioni neofasciste, denunciando, da un lato, “lo spiccato profilo aggressivo con il compimento di atti di intimidazione violenta” e di “deriva oltranzista”, dall’altro, “atteggiamenti razzisti sfociati in episodi ed atti di vandalismo d’impronta antislamica”, nonché “rinnovate pulsioni antisemite”. Nell’ultima “Relazione sulla politica informativa e della sicurezza”, presentata a Roma il 29 febbraio 2008, si era, infine, portata l’attenzione sulle “saldature” in corso tra estremisti di destra e ultras delle curve, all’origine, a loro volta, di gravissimi fatti di violenza. Il 17 aprile scorso la polizia di Bolzano ha arrestato 16 naziskin meranesi di lingua tedesca per incitamento all’odio razziale, etnico e religioso. Altre 62 persone, tra cui 17 minorenni, sono state indagate. Il gruppo, di ispirazione irredentista, faceva riferimento al nome di una precedente formazione terroristica sudtirolese, “Ein Tirol”, in italiano Un solo Tirolo, operante negli anni Ottanta. Almeno venti gli episodi di violenza contestati ai suoi membri, tutti ai danni di italiani e di migranti. Nel corso delle perquisizioni sono stati rinvenuti drappi inneggianti al Reich tedesco. Un fenomeno, quest’ultimo, che è ormai comune anche al neofascismo italiano. Dalle numerose indagini giudiziarie in corso riguardanti l’estrema destra è infatti possibile ricavare alcune tendenze. In primo luogo l’adesione in modo trasversale da parte dei militanti delle organizzazioni della destra radicale italiana a posizioni esplicitamente razziste e antisemite, ma anche l’acquisizione di miti e modelli non più solo provenienti dalla storia della Rsi, ma direttamente dal nazismo, con l’utilizzo sempre più marcato di effigi e simboli tratti dalle Ss e dal Terzo Reich. Ricorrente nei documenti acquisiti dagli inquirenti l’esaltazione della violenza nei confronti degli avversari politici, degli immigrati e degli omosessuali, ma soprattutto la circolazione all’interno dell’area neofascista di oggetti atti a offendere, coltelli, asce e mazze, e con maggior frequenza di armi da fuoco e di materiali esplodenti. Evidente anche l’accentuarsi dei rapporti con il sottobosco della criminalità comune. Dati su cui riflettere. Citiamo solo alcuni episodi recenti che non hanno avuto l’attenzione dovuta.
A Rimini, il 10 dicembre scorso, sono stati rinviati a giudizio dieci esponenti di Forza Nuova, tra loro il segretario provinciale, arrestati la notte del 25 settembre mentre si accingevano a compiere un attentato al centro sociale “Paz”, progettando il sequestro del custode e l’incendio dei locali con nitro-diluente. Nel corso delle perquisizioni sono saltate fuori tre pistole a gas, baionette, pugnali e tirapugni. Prima ancora, il 12 ottobre, era stato sequestrato a Imola, nell’abitazione di un naziskin, un arsenale con armi ed esplosivi. Ad Ancona, il 23 ottobre, erano invece state ritrovate, nel corso di altrettante perquisizioni a sette teste rasate, armi da sparo e da taglio, pure una mannaia. Ritrovati anche giubbotti con il logo di alcune divisioni delle Waffen-Ss e t-shirt con scritte antisemite sovrastate dalla foto dell’ingresso del campo di Auschwitz. Il 16 febbraio del 2008 a Sesto Calende, in provincia di Varese, sono finiti in manette due naziskin per duplice tentato omicidio e spaccio di stupefacenti.
A Salerno, il 18 marzo scorso, sono stati invece condannati alcuni esponenti di Forza nuova per detenzione di ordigni incendiari, per altro occultati nella stessa sede dell’organizzazione. Il segretario provinciale di Forza nuova e un suo collaboratore avevano dal canto loro già provveduto a patteggiare la pena. Quasi sconosciuto il caso di Siracusa, dove il 18 febbraio, la Corte di appello di Catania ha condannato a quattro anni e sei mesi Andrea Acquaviva, autore di una serie di attentati dinamitardi compiuti nel 2005 a Siracusa, tra l’altro alla sede della Cgil, alla redazione di alcune televisioni locali e all’ospedale Umberto I. La Corte ha riconosciuto all’imputato l’aggravante di aver agito a scopi terroristici. Acquaviva era stato candidato a sindaco di Siracusa per Forza nuova. Le azioni, per depistare, erano state rivendicate dai “Nuclei comunisti combattenti”, ma le indagini avevano accertato le sue responsabilità. Episodi gravi che si aggiungono agli arresti nel settembre 2007 per associazione a delinquere e lesioni gravi di undici appartenenti al gruppo dei Bulldog di Lucca, alcuni poi condannati, il cui simbolo era costituito da un fascio littorio, e alla cattura il 26 febbraio di quest’anno di venti estremisti a Roma, accusati anche dell’irruzione con coltelli e bastoni al concerto rock di Villa Ada il 9 ottobre.
Un fenomeno sempre più in crescita, quello delle violenze fasciste, continuamente sottovalutato.
Ricevo e pubblico dai compagni di base
Riflessioni sul dopo elezioni .
Come ricostruire un discorso ed una
pratica di opposizione per la difesa della democrazia.
sabato 10 maggio assemblea pubblica
presso libreria Happy place via Zecca 11 reggio calabria .
sono invitati tutti coloro che credono nell'importanza dei valori e degli ideali del movimento dei lavoratori.
Reggio Calabria: qual'è il confine tra legalita ed illegalità?
Operazioni di valutazione delle candidature: "l'amministrazione ha fatto autogol, altro che operazione verità! Dai verbali che sono stati consegnati a chi è riuscito ad accedere agli atti, si evince che la commissione di valutazione ha dedicato circa 30 ore, su 36 complessive verbalizzate, per valutare le 11.000 candidature.
Ci chiediamo se il presidente della Provincia, che intende rasserenare gli animi mettendo a disposizione lo sportello informativo, abbia letto i verbali e cosa ne pensi di tutto ciò. 
Se il Presidente Morabito non ha avuto ancora tempo di farlo, gli suggeriamo quanto prima di leggerli.
Ai candidati, inoltre, sono state consegnate delle superficiali tabelle che la commissione ha utilizzato per escludere o ammettere i candidati dove c'è scritto, nero su bianco, che i criteri sono difformi da quanto stabilito sul bando e sono stati adottati arbitrariamente dai tre componenti della commissione, in barba al bando che loro stessi dovevano rispettare.
Inoltre non vi è specificato il motivo per cui corsi e Master non siano stati ritenuti idonei, e quindi non considerati ai fini della valutazione.
Ribadiamo ulteriormente il concetto che, per la Provincia, l’unica cosa sensata da fare, per mettere fine a questa umiliazione delle nostre intelligenze che sta perseverando ormai da giorni, è annullare questo bando e riassumere gli ex collaboratori.
Gli ex collaboratori della Provincia di Reggio Calabria
|
8a Million Marijuana March |
3 Maggio 2008 - Roma
DEDICATA AD ALDO BIANZINO http://veritaperaldo.noblogs.org ORE 16.00 PIAZZA ESEDRA La million marijuana march è un'iniziativa mondiale lanciata nel 1999 dal sito statunitense http://www.cures-not-wars.org. Sbarcò nel nostro paese il 5 maggio 2001 con la campagna di autodenuncia di massa "Signor giudice ho piantato un seme" (info alla pag http://www.ilmanifesto.it/piantailseme/campagna2001.htm) che raccolse circa 1100autodenunce tra Palermo, Milano e Roma dove il 05-05-01 furono consegnate 645 autodenunce assieme ad alcune piantine di cannabis alla caserma dei carabinieri di piazza Venezia da una delegazione di nove persone al termine di una street antiprò partita da piazza della Repubblica e aperta da una delegazione di indiani Lakota. Il giudice per le indagini preliminari prosciolse i nove in istruttoria preliminare stabilendo che non vi era reato e la vicenda si concluse quindi senza conseguenze penali oltre che per la delegazione anche per tutti gli autodenunciati nei confronti dei quali non fù mai iniziata nessuna azione legale. Da allora ogni anno il primo fine settimana di maggio l'Italia partecipa con Roma all'iniziativa mondiale che partita dalle poche decine di città del 1999, coinvolge ormai più di 220 città su tre punti rivendicativi da sempre uguali in tutto il mondo: 1) fine delle persecuzioni per i consumatori. 2) diritto all'uso terapeutico della Cannabis per i Pazienti 3) diritto a coltivare liberamente una pianta che è parte del patrimonio botanico del Pianeta. La ultime edizioni, sabato 6 Maggio 2006 e sabato 5 Maggio 2007 hanno attraversato Roma da Piazza della Repubblica a Piazza Bocca della Verità con una partecipazione di alcune decine di migliaia di consumatori e consumatrici danzanti dietro ai camion sound. Per la prossima edizione, sabato 3 Maggio 2008 (la ottava italiana a Roma e la decima per il resto del mondo) ci aspettiamo una partecipazione ancora maggiore dato il carattere esponenziale dell'iniziativa mondiale. In questa ottava edizione la Million avrà inizio alle ore 16.00 a P.zza della Repubblica e terminerà improrogabilmente entro le ore 23,30 a P.zza Bocca della Verità. Per quanti volessero partecipare con carri sound è necessario leggere e accettare il codice d'autoregolamentazione 2008 e inviare una mail a:
|
PUBBLICO PERCHE' LO CONDIVIDO L'INTERVENTO DI RAMON MANTOVANI USCITO DOMENICA SUL MANIFESTO.
RIFONDIAMO RIFONDAZIONE!!
Quella di Nichi Vendola, nell'intervista di venerdì scorso al manifesto, mi sembra un'operazione che nasconde i veri problemi e sposta la discussione su un terreno ideologico, in un'auspicata contesa innovatori contro conservatori.
Insistere nel dire che ci sarebbe stata un resa dei conti e che la proposta del congresso a tesi sarebbe una furbizia, non è un bel modo per discutere. Chi non era d'accordo con la realizzazione degli annunci di Bertinotti, di Giordano e dello stesso Vendola, mai discussi prima nel partito, che avrebbero reso irreversibile il processo di dissoluzione del Prc, l'ha impedito con un voto e con una posizione limpida. Lo abbiamo fatto per restituire, prima che fosse troppo tardi, la parola agli iscritti e a quanti, nella sinistra, sono interessati a una discussione di prospettiva. Sarebbe interessante discutere della prospettiva piuttosto che di golpe o di contraddizioni tra i golpisti.
Come Nichi sa io mi sono opposto, fin dall'anno scorso, alla scorciatoia politicista dell'unità dall'alto. Mi sembrava e mi sembra un fuggire dal problema del governo in compagnia di forze che hanno sempre fatto della collocazione di governo il loro orizzonte strategico. Su questo Nichi non dice nulla e insiste, invece, a proporre di «ricostruire il campo della sinistra» con l'idea, curiosa, che si sa dove si comincia e non si deve sapere dove si finisce, anche nella relazione con il Pd.
Io non sono appassionato alle formulette organizzative. Mi interessa riprendere il cammino del «fare società» e dello stare «nei» movimenti, da dove è stato interrotto per l'esperienza di governo. Vorrei che l'idea dell'unità alla base della Sinistra Arcobaleno fosse completamente rovesciata. Non il «mettiamoci insieme», sorvolando su questioni strategiche come il governo, per poi vedere cosa viene fuori, bensì il ripartiamo dalle lotte, dal nostro insediamento sociale, che c'è ancora, da contenuti chiari, e su queste basi costruiamo l'unità. Per questo il patrimonio del Prc non deve essere disperso. L'innovazione che ci ha contraddistinti in questi anni non va perduta perché è indispensabile per affrontare il nostro tempo. E' l'averla ridotta a litania ripetuta, ma non praticata, a fiore all'occhiello da esibire per guadagnare l'apprezzamento di alcuni salotti buoni, che l'ha messa a rischio.
Il congresso su tesi emendabili dall'alto e dal basso, con la chiarezza del voto su opzioni politiche riguardanti il partito e la sinistra, e con una discussione libera su molte altre cose, comprese le culture politiche che sono un campo di ricerca e non uno strumento al servizio di questa o quella scelta immediata, è una proposta unitaria, non una furbizia. Sostenere che chi è per la non violenza deve per forza essere per la costituente e che chi vuole mantenere in vita il partito lo vuol fare cancellando la nonviolenza, questo sì è una furbizia. Possiamo davvero fare un congresso utile a noi e a tutta la sinistra proprio se, dopo una catastrofe di queste dimensioni, siamo capaci di rimetterci in discussione anche parlando, dolorosamente, degli errori commessi e di che cosa ci divide e di che cosa ci unisce, piuttosto che cercare una finta unità del gruppo dirigente, alla ricerca di un'autoassoluzione. Bisogna bandire le doppie verità, quelle per il gruppo dirigente e quelle per i militanti, quelle per la tv e quelle per i congressi, quelle per gli amici e quelle per i nemici. E bisogna parlare di politica e non di leader.
So bene quanto l'idea del leader salvifico, capace di comunicare in tv e di parlare suscitando emozioni, sia penetrata in un corpo politico confuso e reso impotente, proprio perché espropriato del diritto di decidere del proprio destino. Ma una discussione personalizzata fino al parossismo produrrebbe solo divisioni insanabili e un esodo di proporzioni ancor più grandi di quelle che abbiamo conosciuto nella nostra vita politica. Non si tratta di lapidare nessuno, caro Nichi, e comunque sono i mujaheddin del popolo a essere lapidati e impiccati dai seguaci dell'ayatollah che incarna l'unità indissolubile della cultura religiosa e della politica di stato.

Gli stessi che hanno sperperato oltre tre milioni di euro, sbandierando all’intero paese, una formidabile operazione antiterrorismo, curata nei minimi dettagli e pronta a smantellare la pericolosa nascente cellula sovversiva. Tutto questo, mentre in città si consumavano ben altri misfatti.
Ma ora, sentenza in mano, abbiamo il diritto di sapere: perché questa inchiesta, sebbene scartata da svariate procure, è stata accettata proprio a Cosenza? Quali oscure trame hanno tessuto questo canovaccio? Quali loschi interessi da coprire? Ma soprattutto, abbiamo ragione di pretendere le dimissioni dei vertici inquirenti che hanno guidato questa inchiesta? Che questo “castello” non stava in piedi, la città lo aveva capito da subito e lo aveva ampiamente affermato con calorosa partecipazione alle diverse mobilitazioni costruite nel corso di questi lunghi sette anni, assolvendo di fatto tutti gli imputati e bocciando l’operato della Fiordalisi&Co.
Agli interrogativi sulle reali motivazioni che hanno portato all’apertura di questa inchiesta, ognuno si sarà dato delle risposte, rimane sicuramente il tentativo di criminalizzare un intero movimento con accuse infondate e infamanti, volte a coprire le vere vergogne di Genova: la morte di Carlo Giuliani, i pestaggi e le torture delle forze dell’ordine comandate dai vertici militari e politici. E ancora, di deviare l’attenzione generale dai veri allarmi sociali di cui questa città soffre.
Questa assoluzione giunge a riprova del fatto che la storia di chi rifiuta le logiche neoliberiste e produce conflitto sociale non può essere scritta dentro un’aula di tribunale. E se ce ne fosse ancora bisogno, ribadisce che la libertà di espressione e di opinione devono essere garantite in nome di quelle libertà conquistate il 25 aprile del 1945 e che ancora dobbiamo difendere.
Anche l’associazione Ottominuti sarà presente al presidio indetto per domani 24 aprile alle ore 9:30 presso il Tribunale di Cosenza.
In occasione della sentenza di primo grado, prevista per domani 24 aprile, contro i 13 attivisti della rete “Sud ribelle”, accusati di cospirazione politica volta a sovvertire l’ordine economico dello Stato, anche l’associazione Ottominuti sarà presente al presidio presso il tribunale di Cosenza.
Adesso più di prima dobbiamo impegnarci per rilanciare una conflittualità radicale nei nostri territori e per impedire la criminalizzazione del dissenso politico e sociale.
Ci vogliono tutti uguali e silenziosi, è questa la logica del pensiero unico capeggiato da Veltrusconi che già fa vedere le prime avvisaglie.
Infatti, ieri, a meno di 10 giorni dalla sconfitta elettorale, il Pd getta la maschera e le gravi dichiarazioni dell’ex prefetto ora senatore Desena favorevole assieme a Veltroni alla realizzazione del ponte sullo stretto lasciano intendere quale futuro ci attende.
Noi invece intendiamo rilanciare l’idea che il ponte sullo stretto è un opera inutile e dannosa, che non serve né alla Calabria, né alla Sicilia.
Faremo di tutto per rilanciare questa vertenza in modo che la lotta contro il ponte diventi come il No-Tav e il No dal Molin una vertenza nazionale, bisogna contestare l’apertura dei cantieri in modo che da questa vertenza possa crescere un sentimento di ribellismo che porti ad una nuova stagione di riscatto per tutto il meridione.
Reggio Calabria 23 aprile ’08
8minuti@gmail.com