Il “pacchetto sicurezza” mette in seriamente in pericolo la libertà d’ognuno di noi. Nel pacchetto sicurezza vi è una norma che colpisce esplicitamente la libertà d’espressione in rete. L’emendamento del Sen. Giacomo D’Alia dell’UDC è stato pensato per imbavagliare quanti usano internet per costruire momenti di comunicazione critica e non omologata
La norma è inutile e dannosa. Inutile perché viene introdotta in nome della lotta contro i reati di istigazione a delinquere via internet quando esistono già numerose misure giuridiche atte a perseguire eventuali abusi e reati commessi tramite internet.
La norma è pericolosa perché prevede di perseguire chi “invita a disobbedire alle leggi”, una formulazione così vaga da consentire di colpire qualunque espressione critica, qualunque informazione che possa “disturbare il manovratore”, qualunque linguaggio non in sintonia con quello del potere dominante e del pensiero unico.
E’ necessario avviare subito una campagna di sensibilizzazione, dentro e fuori il web, che metta in guardia contro i seri pericoli di incursione dell’esecutivo nei confronti della libertà di espressione in internet. Giornali on line, siti di comunicazione orizzontale, blog, tutti saranno tenuti sotto stretta sorveglianza e minacciati. Si vuole demandare il controllo e il filtraggio preventivo ai fornitori di connessione con il pericolo che, a fronte di “rischio eventuale” vengano sospesi interi siti e link, il tutto a discrezione del Ministero dell’Interno e non della magistratura.
Il provvedimento mira a colpire la libertà di espressione e introduce una vera e propria “censura preventiva”. Esso si inquadra perfettamente nella filosofia del “pacchetto sicurezza” che limita fortemente la libertà di stampa (vedi la vicenda delle ‘intercettazioni’), introduce zone grigie nella separazione dei poteri dello Stato come nel caso delle “ronde”. E’ facile immaginare “ronde telematiche” dove presunti “vigilantes” denunceranno il pericolo di “reati possibili” chiedendo al governo di oscurare interi siti.
Serve una larga mobilitazione, dentro la rete e nella società, per far conoscere e respingere questo ennesimo attacco alla libertà di espressione e informazione. Serve una mobilitazione che chieda l’immediato ritiro della norma (ex emendamento D’Alia) che consente la censura preventiva in internet.
di Saverio Cuoco* - da strill.it
Dopo la trasmissione televisiva “presa diretta” andata in onda su Rai Tre Domenica sera 08.03.2009, sul problema dell’acqua a Reggio Calabria è ora di fare chiarezza, infatti si è potuto assistere durante il corso del programma, ad un ampio ed articolato servizio televisivo sulla carenza atavica dell’acqua a Reggio Calabria e sulla continua mancanza dei parametri previsti dalla normativa di riferimento (D.Lgs. 31 del 2001).
Chiunque abbia seguito tale programma televisivo si è reso ampiamente conto dei disservizi legati all’erogazione del servizio idrico, che l’Unione Nazionale Consumatori Calabria, ha più volte denunciato con articoli apparsi sulla stampa locale a far data dal 2006, infatti il dato sorprendente è legato alla circostanza che tale servizio giunge a seguito delle dichiarazioni trionfalistiche diramate nei giorni scorsi dal Comune di Reggio Calabria sulla buona qualità dell’acqua erogata.
Le dichiarazioni rilasciate dal responsabile A.R.P.A.CAL. di Reggio Calabria, nel corso della sopra citata trasmissione televisiva, non lasciano alcun dubbio in merito, i parametri rilevati nell’acqua erogata a decorrere dall’anno 2001 ed ininterrottamente, hanno fino ad oggi evidenziato uno sforamento, in particolar modo sui contenuti relativi all’elevato tasso di salinità che hanno reso l’acqua erogata non adatta per un “consumo umano”, la normativa di riferimento prevede infatti che le acque destinate al consumo umano devono essere salubri e pulite e non devono contenere microrganismi e parassiti, ne' altre sostanze, in quantita' o concentrazioni tali da rappresentare un potenziale pericolo per la salute umana.
Inoltre, qualora la fornitura di acque destinate al consumo umano rappresenti un potenziale pericolo per la salute umana, l'azienda sanitaria locale informa l'autorita' d'ambito, affinche' la fornitura sia vietata o sia limitato l'uso delle acque ovvero siano adottati altri idonei provvedimenti a tutela della salute, tenendo conto dei rischi per la salute umana che sarebbero provocati da un'interruzione dell'approvvigionamento o da un uso limitato delle acque destinate al consumo umano.
Tutto ciò è stato ampiamente e più volte denunciato pubblicamente dall’Unione Nazionale Consumatori Calabria che ha chiesto ripetutamente di conoscere i valori di salinità contenuti nell’acqua che fuoriesce dai rubinetti della città, con l’obbligo di avvisare, (a tutela del diritto costituzionalmente garantito della salute pubblica), pubblicamente i cittadini dei rischi che potrebbero correre adoperando per uso potabile l’acqua corrente ricca di sale, in particolar modo in presenza di specifiche patologie quali ipertensione, o comunque in tutte quelle patologie in cui viene prescritta una dieta iposalinica.
L’Amministrazione comunale a tale proposito non solo non ha dichiarato inidonea l’acqua erogata per un uso umano della stessa, ma ha continuato a percepire regolarmente il canone, nonostante le peripezie alle quali sono costretti i cittadini di Reggio Calabria per approvvigionarsi del prezioso liquido, o presso alcune fontane pubbliche o ricorrendo all’acquisto dell’acqua minerale.
Quanto sia sentito il problema in città, lo si evince anche dai numerosi ricorsi pendenti (circa 18 mila), presso il Giudice di Pace di Reggio Calabria, che costituiscono un onere economico gravoso per l’intera comunità reggina.
Invitiamo quindi per l’ennesima volta le Istituzioni competenti a visionare il programma televisivo di cui sopra, facilmente reperibile su internet, al fine di voler predisporre gli opportuni provvedimenti in merito, sia a tutela della salute pubblica che del dispendio economico a danno della comunità reggina, costretta a dover ricorrere all’Autorità Giudiziaria per tutelare i propri diritti.
*Il Presidente Regionale Unione Nazionale Consumatori
RIFONDAZIONE COMUNISTA: PONTE UTILE SOLO A CHI LO COSTRUISCE
Roma, 6 mar - ''La decisione presa oggi dal governo di destinare 17,8 miliardi di euro per le infrastrutture e' gravissima. Si usa una quantita' enorme di risorse per progetti inutili o dannosi, come il Ponte sullo stretto di Messina. Opere utili a chi le costruisce e sulle quali si svilupperanno disastri ambientali e dalla cui realizzazione scatutiranno solo malaffare e infiltrazioni mafiose''.
Ad affermarlo e' il segretario del Prc Paolo Ferrero che aggiunge: ''Come Rifondazione comunista proponiamo di usare i soldi destinati dal governo al Ponte sullo Stretto per fare l'unica grande opera necessaria, la ristrutturazione di tutti gli edifici scolastici in modo che non crollino sugli alunni delle scuole italiane come e' gia' successo tragicamente diverse volte e che le scuole vengano rese autosufficienti sul piano energetico attraverso il ricorso all'energia solare''.
''Questo piano di ristrutturazione, da fare a partire dalle scuole del Sud del Paese, produrrebbe posti di lavoro, risparmio energetico, possibilita' di aprire nuove aziende per la produzione di pannelli solari.
Sarebbe cioe' -conclude Ferrero- una grande opera utile, al contrario del Ponte sullo Stretto''.
IL PREZZO POLITICO PER I GENERI ALIMENTARIIl segretario del Prc Paolo Ferrero ha consegnato oggi al ministro dell'Economia Giulio Tremonti, nella sede ministeriale di via XX Settembre, uno dei 100mila filoni di pane da 1 kg distribuito da Rifondazione Comunista al prezzo di 1 euro, nell'ambito di una campagna partita tre mesi fa contro il carovita e per stabilire prezzi calmierati su un paniere di prodotti alimentari di prima necessita' come pane, pasta, riso e olio d'oliva in particolare. I Gap (gruppi di acquisto popolari), nati su impulso del Prc, si sono costituiti in molte città, tra cui Roma, Piacenza, Torino e Perugia.
'Se Rifondazione e' in grado di distribuire il pane a 1 euro - ha detto Ferrero - il ministro dell'Economia potrebbe stabilire un paniere a listini calmierati, prendendo i soldi dai ricchi e dai grandi profitti. Il pane lo distribuiamo a prezzo politico sulla base di un accordo con i fornai. Cio' significa che stabilire un prezzo politico si puo' fare e che - ha sottolineato il segretario del Prc - la nostra iniziativa e' realistica. Ma per farla bisogna aver voglia di lottare contro le speculazioni e rimettersi in moto, Comune per Comune, e creare panieri con gli enti di consumo'.
'Vogliamo cosi' segnalare - ha concluso Ferrero - la vergogna della gente che non arriva a fine mese e che i generi alimentari costano troppo cari, bisogna calmierarli e introdurre un nuovo paniere per i prezzi, ma per farlo il governo dovrebbe avere voglia di lottare contro la speculazione sui prezzi, invece non lo fa'.