Due giorni di assemblee e dibattiti per rilanciare l’azione di Rifondazione comunista a Reggio ed in Calabria
Più opposizione, soprattutto al comune di Reggio Calabria, più attenzione ai temi sociali, soprattutto per quanto riguarda le vertenze sociali.
Di questi argomenti si discuterà sabato 7 e domenica 8 febbraio presso la sala “Giuditta Levato” del Consiglio regionale. Il partito sociale infatti vuole essere uno strumento di inchiesta, di controinformazione, di apertura di vertenzialità, di contrasto attivo alle politiche securitarie, che vengono proposte sia dalla destra, ma anche dal pd.

Quanto sta accadendo in queste ore è gravissimo. Lo sbarramento al 4% è il secondo tentativo di Veltroni e Di Pietro di uccidere la sinistra.
L'ipotesi di introdurre lo sbarramento elettorale per le elezioni europee è con ogni evidenza un favore che il governo intende fare a Veltroni e Di Pietro.
E' infatti evidente che non vi sarebbero le condizioni politiche per una modifica della legge fatta dalla sola maggioranza ed è altrettanto evidente che Berlusconi è interessato molto di più all'abolizione delle preferenze, che però non è prevista.
Quella sulla legge elettorale è quindi una manovra antidemocratica voluta da Veltroni e da Di Pietro per provare a distruggere definitivamente la sinistra. Una vera e propria legge ad personam voluta dall'opposizione parlamentare per i propri tornaconti di bottega. Una operazione che rompe il tradizionale e consolidato legame tra sinistra moderata e democrazia e che ci consegna una Italia dove il berlusconismo ha evidentemente permeato anche lo schieramento di centrosinistra.
Alla elezioni europee non sarà eletto alcun governo, non vi è quindi la necessità di premi di maggiornaza per garantire la governabità. Perchè succede questo? E' facile da comprendere, l'auspicio degli eversori del PD è quello che in Italia, riducendo gli spazi di democrazia, si ritorni agli anni di piombo, magari per spostare l'attenzione dalla questione morale, che specie nel meridione d'Italia sta travolgendo l'intera classe dirigente del Pd.
Nel capoluogo partenopeo Rifondazione non va al governo della città con Iervolino e “valuterà atto per atto” l’eventuale sostegno. Il ceto politico verso la scissione, ma la base resta con il Prc
NAPOLI - Dopo la tempesta dello scandalo Global Service, che ha visto indagati ed arrestati alcuni assessori della Giunta Iervolino ed il suicidio dell’assessore Nugnes vi è stato, agli inizi di gennaio, l’elezione di un nuovo esecutivo cittadino. Rifondazione Comunista ridefinisce il proprio rapporto con il centro-sinistra e lo fa alla presenza del segretario nazionale del partito Paolo Ferrero.
La conferenza stampa, convocata per oggi alle 11.30 presso la sala multimediale del Palazzo Comunale in via Verdi, ha visto la partecipazione, ovviamente, dei consiglieri comunali Fucito e Carotenuto, ma anche di altri rappresentanti istituzionali del PRC, a partire dall’Assessore regionale Corrado Gabriele e dal capogruppo alla provincia Mario Guida.
La delibera del Comune di Napoli sulla gestione del patrimonio abitativo ebbe la forte opposizione dei consiglieri comunali Fucito e Carotenuto, che chiesero una commissione di inchiesta sulla gestione degli alloggi pubblici da parte di Romeo, ma fino ad oggi negli echi di cronaca non vi è stata nessuna traccia di ciò. La denuncia dei consiglieri comunali è passata sotto silenzio.
A Napoli si è evidenziato una forte crisi della politica, determinata dall’esplosione della questione morale. Il partito di Ferrero aveva chiesto un forte segnale di discontinuità per recuperare il rapporto con la città. Nessun posto in Giunta ma alcuni punti qualificati di programma, tra cui il risanamento ambientale di Bagnoli con la rimozione della colmata a mare. Questo non è avvenuto e l’appoggio che il PRC darà alla Iervolino verrà valutato caso per caso. “Il Prc non è più in giunta a Napoli e non chiederà di entrare. Valuteremo atto per atto”, ha dichiarato Ferrero.Un ruolo da cerniera, quello che il PRC vuole esercitare tra le questioni sociali e l’amministrazione comunale.
Si è chiuso un ciclo di governo della città; da più parti si richiede la riapertura di una discussione per ricostruire un’alternativa. Riaprire uno spazio pubblico con le forze sociali e culturali partenopee per rimettere a tema la trasformazione della città. Il governo degli enti locali non può tener conto della crisi economica in atto. Nei Comuni non è indolore se si attuano politiche che impediscono l’innalzamento delle tariffe pubbliche o che mantengano i beni comuni sotto il controllo dell’ente, scongiurandone la privatizzazione.
La discussione a Napoli sull’esperienza della Giunta di centrosinistra risente, ovviamente, della scissione dal PRC di parte dei sostenitori di Vendola, che si sta consumando in queste ore. Dal partito di Napoli se ne vanno l’assessore comunale Riccio, il segretario provinciale De Martino e quello regionale De Cristofaro. Il segretario nazionale, dopo aver puntualizzato che “non è una emorragia, è una scissione”, ha poi aggiunto che questa scelta di una parte dell’ex mozione due “indubbiamente indebolisce il Prc. Ed è per questo che è una scissione sbagliata”. D’altro canto, secondo Ferrero, “la nostra collocazione politica attuale ci consente però di avere un profilo chiaro” e, oltretutto, “La nuova formazione [di Vendola ndr. ] non ha alcuno spazio, cerca di costruirne uno artificialmente. Qualcuno, infatti, già fa il tifo per D'Alema segretario...”.
Tornando a Napoli, l’esodo da Rifondazione riguarderà un ceto politico ristretto, ma non la base. La stragrande maggioranza degli iscritti, quasi tutti gli ottanta Circoli della federazione napoletana si sono infatti espressi per la continuazione dell’esperienza di Rifondazione Comunista.
Un percorso politico che vuole coniugare la lotta per i diritti sociali con quelli civili; continuando e rinnovando il processo della rifondazione comunista, dal basso a sinistra.
L'agente di polizia Luigi Spaccarotella è stato rinviato a giudizio: è accusato di omicidio volontario, per aver sparato l'11 novembre del 2007 al giovane tifoso laziale Gabriele Sandri. Lo ha deciso il gup di Arezzo Luciana Cicerchia, che ha fissato la prima udienza di fronte alla Corte d'Assise per il 20 di marzo. La decisione è stata accolta con commozione dai familiari del ragazzo ucciso. "Aspetterò magari un anno, un anno e mezzo, mi auguro di meno, ma voglio che questo individuo paghi per quello che ha fatto", ha detto il padre, Giorgio Sandri. E ha pianto Daniela, la madre, che ha ribadito: "Gabriele non c'è più e non posso perdonare". Ora i Sandri si auspicano che "quantomeno venga preso un provvedimento disciplinare e che Spaccarotella venga allontanato dalla Polizia". Stamattina il giudice ha respinto la richiesta di rito abbreviato avanzata dai legali dell'agente della Polstrada, Francesco Molino e Federico Bagattini. "Un rito abbreviato - aveva spiegato Bagattini prima di entrare in aula - condizionato all'approfondimento del tema della deviazione del proiettile con una richiesta di sopralluogo nell'area di servizio di Badia Al Pino". L'altra richiesta dei difensori era il confronto dei periti sulla perizia balistica. Il pubblico ministero Giuseppe Ledda si era opposto al sopralluogo, ma non al confronto fra i periti. Mentre la famiglia di Sandri, assistita dall'avvocato Michele Monaco, si era detta contraria a entrambi gli accertamenti. La deviazione del proiettile sarà un elemento decisivo del processo. Ne è convinto il legale: "Se verrà confermata l'ipotesi del video è evidente come la traiettoria originaria fosse lontanissima dalla macchina e se era così non c'era alcuna volontà di uccidere". La procura ha ricostruito con il computer in una serie di filmati la dinamica dell'accaduto. Ma, se per l'accusa Spaccarottella ha sparato dalla parte opposta della carreggiata in direzione di Sandri, la difesa sostiene che il proiettile ha colpito il tifoso dopo essere stato deviato da una rete metallica.
Oggi l'agente ha deciso di non comparire in aula perché, come ha spiegato l'avvocato Bagattini, "è una persona che sta soffrendo, sa perfettamente che ha causato la morte di un giovane e questo gli procura una enorme sofferenza e poi ci sono anche problemi di carattere familiare". "Verrà in aula", ha assicurato l'altro difensore, Molino, dopo il rinvio a giudizio. E poi ha precisato che il gup non è entrato "nel merito del dolo eventuale o del colposo". L'assenza dell'indagato ha provocato la rabbia della famiglia di Sandri. "Evidentemente non ha il coraggio di guardarci negli occhi e sa bene che quello che ha fatto lo ha fatto non perché è inciampato'', ha commentato il padre, entrando in tribunale. "Voglio vedere il faccia l'assassino di mio figlio - si è sfogato poi l'uomo - Spero soltanto che la prossima volta lo vedrò, a meno che non abbia paura degli Ufo. La prima volta erano le minacce da Roma, la seconda l'effetto mediatico, la terza saranno gli Ufo". Sarcastiche le parole del fratello della vittima, Cristiano: "Spaccarotella non c'è? Avrà incontrato qualche problema sull'autostrada''. Il ragazzo, infatti, fu colpito mentre si trovava nell'area di servizio di Badia al Pino, sull'autostrada A1. In mattinata i familiari e gli amici di Sandri si sono fermati nell'area di servizio per deporre un mazzo di rose e il padre ha notato con amarezza come sia stato tolto il palo a cui i tifosi attaccavano i ricordi per Gabriele. Davanti al tribunale c'erano anche alcuni tifosi della Lazio con gli striscioni: ''E' ora che sia fatta giustizia per Gabriele'', recitava una scritta. ''Per sempre con noi'', il messaggio per "Gabbo.
fonte: repubblica.iy
Sono passati ormai dieci gironi da quando la protezione civile regionale, per bocca dei suoi funzionari, annunciò che in 48 ore avrebbe predisposto un intervento umanitario per mettere fine alla drammatica vicenda dei migranti che vivono nell’ ex “cartiera” di Rosarno.
Non avevo dubbi, e, pur ritenendo le misure insufficienti, di tutte le iniziative annunciate non si è visto nulla.
Vorrei dire a Loiero che il problema dei migranti della piana di Rosarno non si risolve attraverso la messa in campo di politiche emergenziali o con proclami a mezzo stampa, ci vuole invece una nuova politica di accoglienza.
Noi di Rifonazione comunista vogliamo dare una risposta concreta alla deriva securitaria dei sindaci sceriffi che propongono pacchetti sicurezza per sconfiggere un nemico che non esiste. Per queste ragioni, domani, domenica 18 gennaio a Rosarno presenteremo lo “Sportello per i diritti dei migranti”, uno strumento che vuol essere luogo di inchiesta, di controinformazione, di apertura di vertenzialità, di contrasto attivo alle politiche securitarie, che vengono proposte sia dalla destra, ma anche dal pd.
E’ necessario un impegno maggiore, a partire dall’assessore regionale di Rifondazione comunista che detiene anche la delega all’immigrazione e che su questa vicenda fin’oggi non è stato in grado di dire nulla.
Quindi, se la Regione, vuole avere un ruolo convochi al più presto una conferenza dei servizi, coinvolgendo la Provincia, i Comuni della piana di Gioia Tauro, le associazioni e le strutture che in questi anni, spesso nel silenzio e in solitudine hanno già fatto tanto per cercare di sanare questa drammatica situazione.
Sostituito Piero Sansonetti alla direzione di Liberazione. Ma i motivi della divisione sono tutti politici. I “vendoliani” operano per dar vita a un altro partito. Il primo passo è fatto
ROMA -Lo psicodramma dura quasi sei ore. Se ci mettiamo anche le ore di riunione della maggioranza e della minoranza della Direzione di Rifondazione comunista e un po’di tempo trascorso davanti alla sede del giornale a dimostrare solidarietà a Piero Sansonetti da parte di un gruppo di redattori e di alcuni lettori di Liberazione, se ve quasi una giornata intera.
IL PRC CALABRESE SUBALTERNO A LOIERO.
PRC in movimento: "Si convochi subito il comitato regionale"
La Giunta Loiero, incassata l'emanazione delle linee-guida da parte del Consiglio regionale, ha approvato stamattina il Piano di dimensionamento regionale per l'anno scolastico 2009-2010. L'esecutivo calabrese si è, quindi, dimostrato "ligio" e "puntuale" nell'applicare i diktat della controriforma scolastica del Ministro Gelmini, dando il via libera alle misure di razionalizzazione – leggasi tagli e accorpamenti – nei confronti degli istituti scolastici della nostra regione. Misure che andranno a penalizzare ulteriormente, negli anni a venire, i livelli occupazionali e le condizioni di studio delle popolazioni calabresi, specie quelle residenti nei centri più disagiati.
In Calabria, rammentiamo, dove gli effetti della controriforma saranno ancora più devastanti che nel resto d’Italia bisognava opporsi fortemente, anche per rimanere in connessione con gli studenti che hanno manifestato, in questi mesi, a migliaia per li vie delle città calabresi.
Una regione, la nostra, nella quale le strutture scolastiche non sono mai stati alla pari di quelle delle regioni del centro e del nord del paese.
Da noi decine di scuole restano inagibili, a rischio crollo, inaccessibili ai portatori di handicap. Spesso i riscaldamenti non funzionano, in molte aule piove, le biblioteche, i laboratori linguistici, le postazioni internet, le palestre, gli scuolabus sono un miraggio.
Siamo d’altronde la regione con la peggiore istruzione d’Europa.
L'esecutivo del Presidente Agazio Loiero ha voluto, quindi, rispettare fino in fondo il crono-programma concertato col Governo Berlusconi, nonostante i forti dissensi manifestati da più parti nei confronti degli effetti previsti del Piano.
In tale contesto, riteniamo grave l'atteggiamento tenuto in Giunta dall'Assessore del Prc, Damiano Guagliardi, che – senza discutere della posizione con il partito calabrese – ha votato acriticamente il Piano di dimensionamento, a differenza del Pdci, che non ha partecipato al voto in segno di dissenso. Ricordiamo che Rifondazione Comunista aveva avanzato forti perplessità verso le misure di razionalizzazione anche nel corso dell'ultima seduta del Consiglio regionale. In quella sede il capogruppo a Palazzo Campanella, Nino De Gaetano, si era astenuto sulle linee-guida, esprimendo fondate critiche di merito e di metodo. Un atteggiamento analogo ha tenuto il Prc in seno alla Giunta provinciale di Reggio Calabria dove, assieme al Pdci, non ha partecipato al voto sul piano di competenza territoriale.
Alla luce di questa grave posizione assunta dal nostro rappresentante in Giunta regionale, non è più rinviabile una riunione del Comitato Politico Regionale.
Per questo chiediamo al Presidente del Collegio Regionale di Garanzia di convocare la riunione urgentemente, per impedire così che chi sta nelle istituzioni diventi un corpo separato dal partito e si arroghi il diritto di decidere per tutte e tutti.