Rifondazione comunista in Calabria non può più vivere all’ombra del Pd, deve rilanciare una politica di opposizione vera.
Mai come in questo momento c’è un abisso tra il nostro partito e la società, è oramai inutile discutere sulle ragioni che hanno prodotto il nostro arretramento sociale, ma credo che sia più utile sollecitare una discussione su come ridare fiato all’opposizione.
Le questioni dei salari, del caro vita e soprattutto della scuola sono le priorità. Il governo Berlusconi infatti propone un sistema educativo selettivo che produrrà ulteriori disuguaglianze sociali, che determinerà un arretramento qualitativo del sistema scolastico, privando la scuola pubblica del contributo di tanti insegnati specializzati e tagliando importanti servizi come le mense, il tempo pieno, e riducendo le ore di sostegno.
Rifondazione comunista sul territorio in Calabria non può continuare a vivere all’ombre del Partito democratico, deve ricominciare a produrre una politica autonoma di opposizione sociale, dobbiamo cercare di ricucire un rapporto con la società e dobbiamo abbandonare prima che sia troppo tardi il vizio del barone di Munchausen, cioè la presunzione di sollevarsi da se stessi, di essere autosufficienti, l’abitudine all’autoreferenzialità.
Ricominciamo a fare opposizione, adesso, a partire dal comune di Reggio Calabria, dove la giunta Scopelliti oggi gode di un forte consenso grazie soprattutto alla finta opposizione del Partito democratico. Ogni tanto guardiamo anche fuori dal nostro orticello, pure Sinistra democratica nei giorni scorsi ha criticato aspramente la giunta Loiero, così come lo avevamo fatto noi, voce minoritaria ed inascoltata all’interno di Rifondazione in Calabria, quando lo scorso mese di agosto abbiamo criticato la scelta di ritornare nella giunta regionale calabrese.
Sinistra democratica propone la necessità della costruzione di un polo alternativo in Calabria. Concordo con questa scelta, ma aggiungo che la costruzione di tale opzione politica non va delegata alle segreterie dei partiti o alle burocrazie politiche ma va fatta crescere nella società, fomentando e facendo crescere tutte le vertenze sociali sparse sul territorio calabrese a partire dalla emergenze ambientali, e contrastando nettamente l’idea della costruzione del rigassificatore all’interno del porto di Gioia Tauro.
Credo che su questi temi si deve costruire la mobilitazione in Calabria anche in vista della manifestazione dell’11 ottobre che segnerà il ritorno dell’opposizione nelle piazze contro il governo Berlusconi.
APPELLO PER LA MANIFESTAZIONE UNITARIA DELL'11 OTTOBRE
Per aderire all'appello:
Un'altra Italia Un'altra Politica
Le politiche aggressive del Governo di centrodestra, sostenute in primo luogo da Confindustria, disegnano il quadro di un'Italia ripiegata su se stessa e che guarda con paura al futuro, un Paese dove pochi comandano, in cui il lavoro viene continuamente umiliato e mortificato, nel quale l'emergenza evocata costantemente per giustificare la restaurazione di una società classista razzista e sessista. Che vede nei poveri, nei marginali e nei differenti, i suoi principali nemici. Che nega, specie nei migranti, il riconoscimento di diritti di cittadinanza con leggi come la Bossi Fini che non solo generano clandestinità e lavoro nero, ma calpestano fondamentali valori di umanità.
Questa la risposta delle destre alla crisi profonda, di cui quella finanziaria solo un aspetto, che attraversa il processo di globalizzazione e le teorie liberiste che l'hanno sostenuto. Una risposta che, naturalmente, ignora il fatto che solo un deciso mutamento del modello economico oggi operante può risolvere problemi drammatici, dei quali il pi grave la crisi ecologica planetaria. Spetta alla sinistra contrapporre un'altra idea di società e un coerente programma in difesa della democrazia e delle condizioni di vita delle persone. E' una risposta che non può tardare ed l'unico modo per superare le conseguenze della sconfitta elettorale e politica. Ci proponiamo perciò di contribuire alla costruzione di un'opposizione che sappia parlare al Paese a partire dai seguenti obiettivi:
1. riprendere un'azione per la pace e il disarmo di fronte a tutti i rischi di guerra, oggi particolarmente acuti nello scacchiere del Caucaso.
La scommessa ridare prospettiva a un ruolo dell'Europa quale principale protagonista di una politica che metta la parola fine all'unilateralismo dell'amministrazione Bush, al suo programma di scudo spaziale e di estensione delle basi militari nel mondo, all'occupazione in Iraq e Afghanistan (dove la presenza di truppe italiane non ha ormai alcuna giustificazione), ma anche alla sindrome da grande potenza che sta impossessandosi della Russia di Putin;
2. imporre su larga scala un'azione di difesa di retribuzioni e pensioni falcidiate dal caro vita, il quale causa un malessere che la destra tenta di trasformare in egoismo sociale, guerra tra poveri, in un protezionismo economico del tutto insensibile al permanere di gravi squilibri tra il Nord e il Sud del mondo. Di fronte alla piaga degli "omicidi bianchi" necessario intensificare i controlli e imporre l'applicazione delle sanzioni alle imprese. Si tratta inoltre di valorizzare tutte le forme di lavoro: lottando contro precariato e lavoro nero, anche attraverso la determinazione di un nuovo quadro legislativo; sostenendo il reddito dei disoccupati e dei giovani inoccupati; ottenendo il riconoscimento di forme di lavoro informale e di economia solidale;
3. respingere l'attacco alla scuola pubblica, all'Università alla ricerca e alla cultura, al servizio sanitario nazionale, ai diritti dei lavoratori e alla contrattazione collettiva. E' una vera e propria demolizione attuata attraverso un'azione di tagli indiscriminati e di licenziamenti, l'introduzione di processi di privatizzazione, e un'offensiva ideologica improntata a un ritorno al passato di chiaro stampo reazionario (maestro unico, ecc.). L'obiettivo della destra al governo colpire al cuore le istituzioni del welfare che garantiscono l'esercizio dei diritti di cittadinanza. L'affondo costituito da un'ipotesi di federalismo fiscale deprivato di ogni principio di mutua solidarietà
4. rispondere con forza all'attacco contro le politiche volte a contrastare la violenza degli uomini contro le donne, riconoscendo il valore politico della lotta a tutte le forme di dominio patriarcale, dell'autodeterminazione delle donne e della libertà femminile nello spazio pubblico e nelle scelte personali;
5. sostenere il valore della laicità dello stato e riconoscere diritto di cittadinanza alle richieste dei movimenti per la libera scelta sessuale e per quelle relative al proprio destino biologico;
6. sostenere le vertenze territoriali (No Tav, No Dal Molin, ecc.) che intendono intervenire democraticamente su temi di grande valore per le comunità, a partire dalle decisioni collettive sui temi ambientali, sulla salute e sui beni comuni., prima fra tutti l'acqua. Quella che si sta affermando con la destra al governo un'idea di comunità corporativa, egoista, rozza e cattiva, un'idea di società che rischia di trasformare le nostre città e le loro periferie nei luoghi dell'esclusione. Bisogna far crescere una capacità di cambiamento radicale delle politiche riguardanti la gestione dei rifiuti e il sistema energetico. Con al centro la massima efficienza nell'uso delle risorse e l'uso delle fonti rinnovabili. Superando la logica dei megaimpianti distruttivi dei territori, del clima e delle risorse in via di esaurimento. E' fondam entale sostenere una forte ripresa del movimento antinuclearista che respinga la velleitaria politica del governo in campo energetico.
7. contrastare tutte le tentazioni autoritarie volte a negare o limitare fondamentali libertà democratiche e civili, a partire dalle scelte del governo dai temi della giustizia, della comunicazione e della libertà di stampa. O in tema di legge elettorale mettendo in questione diritti costituzionali di associazione e di rappresentanza. Si tratta anche di affermare una cultura della legalità contro le tendenze a garantire l'immunità dei forti con leggi ad personam e a criminalizzare i deboli.
Per queste ragioni e con questi obiettivi vogliamo costruire insieme un percorso che dia voce ad un'opposizione efficace, che superi la delusione provocata in tanti dal fallimento del Governo Prodi e dalla contemporanea sconfitta della sinistra, e raccolga risorse e proposte per questo paese in affanno. L'attuale minoranza parlamentare non certo in grado di svolgere questo compito, e comunque non da sola, animata com' da pulsioni consociative sul piano delle riforme istituzionali, e su alcuni aspetti delle politiche economiche e sociali (come tanti imbarazzati silenzi dimostrano, dal caso Alitalia all'attacco a cui sottoposta la scuola, dalla militarizzazione della gestione dei rifiuti campani alle ordinanze di tante amministrazioni locali lesive degli stessi principi costituzionali).
Bisogna invece sapere cogliere il carattere sistematico dell'offensiva condotta dalle destre, sia sul terreno democratico, che su quelli civile e sociale, per potere generare un'opposizione politica e sociale che abbia l'ambizione di sconfiggere il Governo Berlusconi. Quindi, proponiamo una mobilitazione a sinistra, per "fare insieme", al fine di suscitare un fronte largo di opposizione che, pur in presenza di diverse prospettive di movimenti partiti, associazioni, comitati e singoli, sappia contribuire a contrastare in modo efficace le politiche di questo governo.
Al tal fine proponiamo la convocazione per lÂ’11 ottobre di un'iniziativa di massa, pubblica e unitaria, rivolgendoci a tutte le forze politiche, sociali e culturali della sinistra e chiedendo a ognuna di esse di concorrere a un'iniziativa che non sia di una parte sola. Il nostro intento contribuire all'avvio di una nuova stagione politica segnata da mobilitazioni, anche territorialmente articolate, sulle singole questioni e sui temi specifici sollevati.
Prime Adesioni:
Anna Picciolini, Bianca Pomeranzi, Maurizio Acerbo, Andrea Agostini, Mario Agostinelli, Vittorio Agnoletto, Andrea Alzetta, Fabio Amato, Bianca Dacomo Annoni, Ciro Argentino, Giorgio Arlorio, Giuseppe Albanese, Stefano G. Azzar, Andrea Bagni, Rossana Ballino, Paola Baraffi, Imma Barbarossa, Gianni Belloni, Alessandro Biasoli, Bianca Mara, Carlo Baldini, Maria Luisa Boccia, Gabriele Bollini, Elio Bonfanti, Carlo Borriello, Mara Bianca, Benedetta Buccellato, Alberto Burgio, Sergio Bellucci, Gabriele Bollini, Nerina Benuzzi, Maddalena Berrino, Fausto Bertinotti, Stefano Bianchi, Marina Bosco, Giacinto Botti, Augustin Breda, Antonio Bruno, Gloria Buffo, Oriella Busetto, Bianca Bracci Torsi, Paolo Cacciari, Daniele Calli, Maria Campese, Giovanna Capelli, Mauro Cannoni, Antonio Castronovi, Francesca Cavarocchi, Maria Grazia Campus,Sergio Caserta, Wilma Casavecchia, Cesare Chiazza, Elena Canali, Giuseppe Chiarante, Luciana Castellina, Guido Cappelloni, Bruno Ceccarelli, Stefano Ciccone ,Aurelio Crippa, Mario Cena, Luigi Cerini, Gianpiero Ciambotti, Paolo Ciofi, Anna Cotone, Eros Cruccolini, Claudio Cugusi, Rosa Maria Cutrufelli, Sandro Curzi, Flavio Cogo, Luisella De Filippi, Elettra Deiana, Nunzio D'Erme, Dante De Angelis, Loredana De Checchi, Paolo De Nardis, Piero Di Siena, Antonella Del Conte, Walter De Cesaris, Elena Del Grosso, Jose Luis Del Roio, Gemma De Rosa, Valeria Di Blasio, Pippo Di Marca , Mauro Di Marco, Dalma Domeneghini, Ferruccio Danini, Eugenio Donise, Erminia Emprin, Roberta Fantozzi, Pietro Folena, Riccardo Ferraro, Ciccio Ferrara, Eleonora Forenza, Loredana Fraleone, Mercedes Frias, Francesco Francescaglia, Davide Franceschini, Francesca Foti , Matteo Gaddi, Stefano Galieni, Don Gallo, Clara Gallini, Rocco Giacomino, Matteo Gerardo, Alfonso Gianni, Dino Greco, Fosco Giannini, Paul Ginsborg, Franco Giordano, Sergio Giovagnoli , Claudio Grassi, Cristina Grandi, Heidi Giuliani, Chiara Giunti, Alfiero Grandi, Giuseppe Gonnella, Celeste Grossi, Rita Guglielmetti, Paolo Halacia, Margherita Hack, Giuseppe Joannas, Igor Kocijancic, Pietro Ingrao, Donata Ingrilli, Beniamino Lami, Antonio Lareno, Rita Lavaggi, Gigi Livio, Salvatore Lihygm, Mirko Lombardi, Roberto Latella, Umberto Lauren, Piero Leonesio, Carlo Leoni, Orazio Licandro, Lia Losa , Salvatore Lihard , Dora Maffezzoli, Ramon Mantovani, Laura Marchetti,Gerardo Marletto, Graziella Mascia, Roberto Mastroianni, Corrado Mauceri, Filippo Miraglia, Sergio Mirimao, Citto Maselli, Giorgio Mele, Paolo Menichetti, Lidia Menapace, Gennaro Migliore, Gianni Min, Siliano Mollitti, Mario Monicelli, Valerio Monteventi, Giorgio Molin, Emilio Molinari, Andrea Morniroli, Andrea Montagni, Sandro Morelli, Roberto Musacchio, Gianni Naggi, Amalia Navoni, Fabrizio Nizi, Alfio Nicotra, Simone Oggionni, Andrea Occhipinti, Franco Ottaviano, Manuela Palermi, Mario Palermo, Gianni Palumbo, Simona Panzino , Luigi Pegolo, Elisabetta Piccolotti, Silvana Pisa, Francesco Piobbichi, Marina Pivetta, Giuseppe Prestipino, Giovanni Prezioso, Ciro Pesacane, Renata Puleo, Carla Ravaioli, Luigi Regolo, Fausto Razzi, Simona Ricotti, Tiziano Rinaldini, Giorgio Riolo, Anna Maria Riviello, Mino Ronzitti, Rossano Rossi, Giovanni Russo Spena, Francesco Saccomano, Mario Sai, Don Roberto Sardelli, Antonia Sani, Pino Sgobio, Ersilia Salvato, Pasquale Scimeca, Arturo Scotto, Luigi Servo, Anita Sonego, Claudia Sacconi, Raffaele Salinari, Consiglia Salvino, Davide Scagliante, Paola Scarnati, Aldo Semeraro, Patrizia Sentinelli,Antonio Sgr, Graziella Silipo, Massimiliano Smeriglio, Niko Somma, Gabriella Stramaccioni, Maria Luisa Severi, Bruno Steri, Gigi Sullo, Luigi Tamburino, Federico Tommasello, Patrizio Tonon, Massimo Torelli, Stefano Tassinari, Aldo Tortorella , Sergio Tosini, Luca Trevisan, Mauro Valiani, Mauro Vannoni, Fulvio Vassallo Paleologo, Benedetto Vertecchi, Nichi Ve ndola, Jacopo Venier, Pasquale Voza, Sergio Zampini, Renato Zanoli, Maurizio Zipponi, Angelo Zola, Katia Zanotti.
Aderiscono
Barbara Valmorin - Simonetta Bruschini - Elena De Rocco - Francesco Di Cataldo
Segretario Sez. PdCI Chirignago - Zelarino (VE) Ori Mario - Angeli Federico - Vincenzo Cal - Alessandro Squizzato, coordinatore regionale veneto FGCI - sezione "Salvador Allende" del PdCI della Castellana (federazione di Treviso) - Raffaele Coppola - PdCI di Salerno - PdCI San Lorenzo Pina Rozzo - Roma Genovali Andrea Fedeli Stefano Michele Starnini - Sezione "L. Longo" Pdci Genzano di Roma - ASSOCIAZIONE PUNTOCRITICO - Maggi Paola Giorgio Fasan Alessandro Pignatiello Dino Tibaldi - Jean Claude Saroufim - Pellegrini Paola FGCI ROMA Nicola Atalmi - Fabio Bracciantini - Mauro Chessa - Alessandro Longhi Riccardo Messina FGCI nazionale - Maurizio Musolino, direttore del settimanale La Rinascita Massimo Taddia - Fgci Alghero (SS) Sardegna Orazio Licandro Mauro Valiani - Paolo Chiappe - Fabio Nobile Segretario PdCI Roma. - Mirella Balliana - Paolo Fo rnelli segretario provinciale PdCI Pavia Simone Marconato Daniela polenghi Flavio Arzarello Maria Giovanna Bencist Luciano Carotti Diletta Carotti - Lorenzo Ferrari, Giuseppe Mura, Massimo Agostinelli, Paciello Salvatore, Candoli Maria Teresa Sez. PDCI Cesenatico Carlo Lucchesi Paola Giaccone Atalmi Nicola -
Per aderire all'appello:
Secondo “Carta”, nel Veronese alcuni nomadi sarebbero stati pestati a sangue e minacciati di morte
VERONA. Rom picchiati a sangue dai carabinieri. La denuncia arriva da “Carta” giornale on-line di Rifondazione Comunista e riferisce di accuse pesantissime che ora dovranno essere provate in tribunale. Tutto comincia a Bussolengo, quando tre famiglie percheggiano le roulotte nel piazzale per mangiare. Ci sono Angelo e Sonia Campos con i loro cinque figli (quattro minorenni), il figlio maggiorenne con la moglie e altri due minori e il cognato Cristian Udorich con la sua compagna e i loro tre bambini.
Tra le roulotte parcheggiate c’è già quella di Denis Rossetto, un loro amico. Sono tutti cittadini italiani di origine rom. «E’ arrivata una pattuglia di vigili urbani - racconta Cristian - per dirci di sgomberare entro un paio di ore. Abbiamo risposto che saremmo ripartiti dopo pranzo. Dopo alcuni minuti arrivano due carabinieri. Ci dicono di sgomberare subito. Mio cognato chiede se quella era una minaccia.
Poi cominciano a picchiarci, minorenni compresi». Il racconto prosegue riferendo un’escalation di violenze fisiche e verbali che arrivano fino alle minacce di morte. Un incubo culminato nella caserma dei carabinieri. «Appena siamo entrati - dice Cristian, predicatore evangelista - ci hanno ammanettati e fatti sdraiare per terra. Oltre ai calci e i pugni, hanno cominciato a usare il manganello, anche sul volto.
Mia sorella e i ragazzi perdevano molto sangue». Stando al racconto delle presunte vittime, il pestaggio sarebbe finito attorno alle 19 circa, dopo cinque ore: tutti sarebbero stati rilasciati, tranne Angelo e Sonia Campos e Denis Rossetto, accusati di resistenza a pubblico ufficiale. Giorgio e Michele, prima di essere rilasciati, sono trasferiti alla caserma di Peschiera del Grada per rilasciare le impronte.
Cristian con la compagna e i ragazzi vanno a farsi medicare all’ospedale di Desenzano. Sabato mattina la prima udienza per direttissima contro i tre «accusati», che avevano evidenti difficoltà a camminare per le violenze. «L’avvocato ci ha detto che potrebbero restare in carcere per tre anni» riferisce Cristian a Carta.

DOMENICA 14 SETTEMBRE ORE 9,30
TUTTI A ROMA - TEATRO BRANCACCIO
ASSEMBLEA NAZIONALE
PER LANCIARE LA CAMPAGNA D'AUTUNNO
RICOMINCIAMO DALL'OPPOSIZIONE
CON PAOLO FERRERO
Squadristi in città con spranghe e coltelli
di Paolo Persichetti
su Liberazione del 31/08/2008
Allarmi siam fascisti... Era negli anni venti lo slogan delle squadracce nere all'attacco delle case del popolo, delle camere del lavoro, delle sedi dei partiti del movimento operaio e della lega delle cooperative, devastate, bruciate, chiuse con la forza. Qualcosa del genere sta tornando in Italia? 
La domanda ha raggiunto recentemente l'onore delle cronache grazie ad un articolo di Asor Rosa che ha fatto scorrere un po' d'inchiostro. Il professore però non si riferiva alla violenza squadristica. Il suo ragionamento era più complesso. Si trattava di un drastico giudizio di valore sulla destra politica attuale, da lui ritenuta peggiore del fascismo perché priva del progetto di società che l'ideale "totalitario" fascista conteneva. Secondo Asor Rosa la destra attuale, sommatoria di spinte diverse e contraddittorie, offre uno spettacolo decadente. Nel fascismo c'era una risposta alla terribile crisi che aveva travolto il vecchio mondo liberale. Una modernizzazione autoritaria dell'economia, una nazionalizzazione totalitaria delle masse. Visione tragica, dittatoriale, ma pur sempre visione. Oggi forse presente, ma solo in rapidi squarci, in qualche trovata di Tremonti. Altri hanno preferito ricorrere a formule nuove: c'è chi ha scelto «regime dolce».
Il filoso Alain Badiou ha parlato di «petenismo trascendentale» a proposito del sarkozismo. In realtà ciò che è venuto meno è l'antifascismo. L'effetto domino provocato dalla caduta del muro di Berlino ha ridato forza all'anticomunismo e reso evanescente l'antifascismo. A seppellire definitivamente "l'arco costituzionale", cioè quel complesso di forze politiche che avevano partecipato alla fondazione della repubblica e alla scrittura del compromesso costituzionale, è stato l'attacco delle procure della repubblica in nome di un giustizialismo populista e di un emergenzialismo penale che ha sdoganato la destra. La vecchia destra neofascista uscita definitivamente dall'angolo, liberata dai complessi del minoritarismo e del reducismo storico e "obbligata" così a divenire destra europea, destra di governo. Altre destre sono apparse dalle pieghe del territorio, dalle valli del Nord. Destre identitarie, rancorose.
Va detto che a questo bel risultato ha largamente contribuito il "partito storico dei giudici", cioè quel Pci-Pds-Ds-Pd che della via penale alla politica e dell'alleanza con le procure aveva fatto l'asse centrale della sua strategia. Ma questa è un'altra storia che andrà prima o poi raccontata.
La fine dell'antifascismo ha prodotto l'effetto "zoo liberato". Si sono aperte le gabbie, o forse scoperte le pattumiere, insomma sono riemersi dalla storia chincaglierie, cimeli, reliquie che sopravvivevano nelle catacombe del paese. Ma poi si è scoperto che tanto catacombe non erano. La costruzione del sistema politico bipolare, l'introduzione del maggioritario ha fatto il resto. Per vincere ogni voto era buono. Berlusconi è stato il più abile e spregiudicato. Ha messo insieme tutto ciò che esisteva a destra e alla sua destra comprando, finanziando apertamente o sottotraccia.
La destra ha persino messo fine ai suoi anni di piombo. Ha messo fuori tutti (meno due o tre) i militanti dei suoi gruppi eversivi, alcuni li ha arruolati, altri eletti. E' questo contesto politico che ha rilegittimato valori del passato prerepubblicano e preantifascista e ridato alla violenza politica proveniente da destra una nuova legittimazione sociale che si traduce in disattenzione, sottovalutazione se non comprensione e connivenza. Forse altri Novecento sono finiti ma quel Novecento lì c'è ancora e ha superato il giro di boa, tanto che dal 2000 si registrano 2 morti, due giovani di sinistra uccisi da mani fasciste. Chi contesta queste etichette, lo fa in nome di una rappresentazione della politica che non c'è più. Nessuno tra gli aggressori, come tra gli aggrediti, ha più tessere politiche in tasca perché le forme della partecipazione sono cambiate.
Alla vecchie sedi si sono sostituiti i centri sociali, le occupazioni non conformi, le curve degli stadi. Sono cambiati i luoghi di aggregazione ed anche la fisionomia della partecipazione. Tutto è più confuso e approssimativo, le idee sono anche più rozze ma le coltellate sono vere, le lame di puro acciaio e il sangue non è pomodoro. Davide Cesare (Dax) e Renato Biagetti sono stati uccisi nel 2003 e nel 2006. Dal 2005 almeno 262 le aggressioni recensite attribuibili alla destra: 88 attacchi a sedi e centri sociali di sinistra; 76 aggressioni razziste e 98 gli atti vandalici. Senza dimenticare Carlo Giuliani e Federico Aldovrandi. Anch'essi da annoverare in questa tragica contabilità. Vittime di un clima di violenza che è tornata pratica diffusa negli apparati di polizia, come i fatti di Genova del 2001 hanno dimostrato al mondo intero.