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martedì, 29 aprile 2008

NO ALLO SCIOGLIMENTO DI RIFONDAZIONE COMUNISTA

PUBBLICO PERCHE' LO CONDIVIDO L'INTERVENTO DI RAMON MANTOVANI USCITO DOMENICA SUL MANIFESTO.

RIFONDIAMO RIFONDAZIONE!!                                 foto1sfondo                    

La rifondazione tutta da fare
Ramon Mantovani

Quella di Nichi Vendola, nell'intervista di venerdì scorso al manifesto, mi sembra un'operazione che nasconde i veri problemi e sposta la discussione su un terreno ideologico, in un'auspicata contesa innovatori contro conservatori.
Insistere nel dire che ci sarebbe stata un resa dei conti e che la proposta del congresso a tesi sarebbe una furbizia, non è un bel modo per discutere. Chi non era d'accordo con la realizzazione degli annunci di Bertinotti, di Giordano e dello stesso Vendola, mai discussi prima nel partito, che avrebbero reso irreversibile il processo di dissoluzione del Prc, l'ha impedito con un voto e con una posizione limpida. Lo abbiamo fatto per restituire, prima che fosse troppo tardi, la parola agli iscritti e a quanti, nella sinistra, sono interessati a una discussione di prospettiva. Sarebbe interessante discutere della prospettiva piuttosto che di golpe o di contraddizioni tra i golpisti.
Come Nichi sa io mi sono opposto, fin dall'anno scorso, alla scorciatoia politicista dell'unità dall'alto. Mi sembrava e mi sembra un fuggire dal problema del governo in compagnia di forze che hanno sempre fatto della collocazione di governo il loro orizzonte strategico. Su questo Nichi non dice nulla e insiste, invece, a proporre di «ricostruire il campo della sinistra» con l'idea, curiosa, che si sa dove si comincia e non si deve sapere dove si finisce, anche nella relazione con il Pd.
Io non sono appassionato alle formulette organizzative. Mi interessa riprendere il cammino del «fare società» e dello stare «nei» movimenti, da dove è stato interrotto per l'esperienza di governo. Vorrei che l'idea dell'unità alla base della Sinistra Arcobaleno fosse completamente rovesciata. Non il «mettiamoci insieme», sorvolando su questioni strategiche come il governo, per poi vedere cosa viene fuori, bensì il ripartiamo dalle lotte, dal nostro insediamento sociale, che c'è ancora, da contenuti chiari, e su queste basi costruiamo l'unità. Per questo il patrimonio del Prc non deve essere disperso. L'innovazione che ci ha contraddistinti in questi anni non va perduta perché è indispensabile per affrontare il nostro tempo. E' l'averla ridotta a litania ripetuta, ma non praticata, a fiore all'occhiello da esibire per guadagnare l'apprezzamento di alcuni salotti buoni, che l'ha messa a rischio.
Il congresso su tesi emendabili dall'alto e dal basso, con la chiarezza del voto su opzioni politiche riguardanti il partito e la sinistra, e con una discussione libera su molte altre cose, comprese le culture politiche che sono un campo di ricerca e non uno strumento al servizio di questa o quella scelta immediata, è una proposta unitaria, non una furbizia. Sostenere che chi è per la non violenza deve per forza essere per la costituente e che chi vuole mantenere in vita il partito lo vuol fare cancellando la nonviolenza, questo sì è una furbizia. Possiamo davvero fare un congresso utile a noi e a tutta la sinistra proprio se, dopo una catastrofe di queste dimensioni, siamo capaci di rimetterci in discussione anche parlando, dolorosamente, degli errori commessi e di che cosa ci divide e di che cosa ci unisce, piuttosto che cercare una finta unità del gruppo dirigente, alla ricerca di un'autoassoluzione. Bisogna bandire le doppie verità, quelle per il gruppo dirigente e quelle per i militanti, quelle per la tv e quelle per i congressi, quelle per gli amici e quelle per i nemici. E bisogna parlare di politica e non di leader.
So bene quanto l'idea del leader salvifico, capace di comunicare in tv e di parlare suscitando emozioni, sia penetrata in un corpo politico confuso e reso impotente, proprio perché espropriato del diritto di decidere del proprio destino. Ma una discussione personalizzata fino al parossismo produrrebbe solo divisioni insanabili e un esodo di proporzioni ancor più grandi di quelle che abbiamo conosciuto nella nostra vita politica. Non si tratta di lapidare nessuno, caro Nichi, e comunque sono i mujaheddin del popolo a essere lapidati e impiccati dai seguaci dell'ayatollah che incarna l'unità indissolubile della cultura religiosa e della politica di stato.


postato da: clandestino30 alle ore 14:18 | link | commenti (3)
categorie: attività
sabato, 26 aprile 2008

LE LOTTE SOCIALI NON SI PROCESSANO

Trovare parole appropriate per commentare l’intera vicenda, non è cosa facile. Perché sono tanti gli aspetti farseschi e tali le assurdità delle accuse, che rischieremmo sicuramente di dimenticare qualcuna delle illuminanti considerazioni formulate dal PM Fiordalisi.
Chi in questi anni si è trovato a dover costruire solidarietà rispetto alla vicenda, ha dovuto soprattutto difendersi da quella parte di città che, parliamoci chiaro, ci avrebbe voluto vedere in galera. Probabilmente, parte degli stessi che hanno contribuito a montare questo teorema. Ebbene, possiamo finalmente dire che costoro rimangono in un angolo a rosicare. L’assoluzione di oggi è una pesante sconfitta per gli organi inquirenti che hanno confezionato questa inchiesta.    catene1


Gli stessi che hanno sperperato oltre tre milioni di euro, sbandierando all’intero paese, una formidabile operazione antiterrorismo, curata nei minimi dettagli e pronta a smantellare la pericolosa nascente cellula sovversiva. Tutto questo, mentre in città si consumavano ben altri misfatti.
Ma ora, sentenza in mano, abbiamo il diritto di sapere: perché questa inchiesta, sebbene scartata da svariate procure, è stata accettata proprio a Cosenza? Quali oscure trame hanno tessuto questo canovaccio? Quali loschi interessi da coprire? Ma soprattutto, abbiamo ragione di pretendere le dimissioni dei vertici inquirenti che hanno guidato questa inchiesta? Che questo “castello” non stava in piedi, la città lo aveva capito da subito e lo aveva ampiamente affermato con calorosa partecipazione alle diverse mobilitazioni costruite nel corso di questi lunghi sette anni, assolvendo di fatto tutti gli imputati e bocciando l’operato della Fiordalisi&Co.
Agli interrogativi sulle reali motivazioni che hanno portato all’apertura di questa inchiesta, ognuno si sarà dato delle risposte, rimane sicuramente il tentativo di criminalizzare un intero movimento con accuse infondate e infamanti, volte a coprire le vere vergogne di Genova: la morte di Carlo Giuliani, i pestaggi e le torture delle forze dell’ordine comandate dai vertici militari e politici. E ancora, di deviare l’attenzione generale dai veri allarmi sociali di cui questa città soffre.
Questa assoluzione giunge a riprova del fatto che la storia di chi rifiuta le logiche neoliberiste e produce conflitto sociale non può essere scritta dentro un’aula di tribunale. E se ce ne fosse ancora bisogno, ribadisce che la libertà di espressione e di opinione devono essere garantite in nome di quelle libertà conquistate il 25 aprile del 1945 e che ancora dobbiamo difendere.

postato da: clandestino30 alle ore 15:30 | link | commenti
categorie: news
mercoledì, 23 aprile 2008

No alla criminalizzazione delle lotte sociali, rilanciamo la lotta contro il ponte sullo stretto

Anche l’associazione Ottominuti sarà presente al presidio indetto per domani 24 aprile alle ore 9:30 presso il Tribunale di Cosenza.  

 

 In occasione della sentenza di primo grado, prevista per domani 24 aprile, contro i 13 attivisti della rete “Sud ribelle”, accusati di cospirazione politica volta a sovvertire l’ordine economico dello Stato, anche l’associazione Ottominuti sarà presente al presidio presso il tribunale di Cosenza.

Adesso più di prima dobbiamo impegnarci per rilanciare una conflittualità radicale nei nostri territori e per impedire la criminalizzazione del dissenso politico e sociale.

Ci vogliono tutti uguali e silenziosi, è questa la logica del pensiero unico capeggiato da Veltrusconi che già fa vedere le prime avvisaglie.

Infatti, ieri, a meno di 10 giorni dalla sconfitta elettorale, il Pd getta la maschera e le gravi dichiarazioni dell’ex prefetto ora senatore Desena favorevole assieme a Veltroni alla realizzazione del ponte sullo stretto lasciano intendere quale futuro ci attende.

Noi invece intendiamo rilanciare l’idea che il ponte sullo stretto è un opera inutile e dannosa, che non serve né alla Calabria, né alla Sicilia.

Faremo di tutto per rilanciare questa vertenza in modo che la lotta contro il ponte diventi come il No-Tav e il No dal Molin una vertenza nazionale, bisogna contestare l’apertura dei cantieri in modo che da questa vertenza possa crescere un sentimento di ribellismo che porti ad una nuova stagione di riscatto per tutto il meridione.

 

Reggio Calabria 23 aprile ’08

 

www.ottominuti.blogspot.com

8minuti@gmail.com

 

postato da: clandestino30 alle ore 14:54 | link | commenti
categorie: comunicati stampa

Un buco nelle casse della Regione da 900 milioni di euro e una serie impressionante di leggi.

Un buco nelle casse della Regione da 900 milioni di euro ("una previsione di difetto") e una serie impressionante di leggi.

Un buco nelle casse della Regione da 900 milioni di euro ("una previsione di difetto") e una serie impressionante di leggi violate. Così le cifre economiche nel dossier sulla sanità calabrese redatto dalla commissione d'indagine guidata dal Prefetto Silvana Riccio (subentrata ad Achille Serra) e già inviato ai ministeri dell'Interno, della Salute e dell'Economia. sacco di reggio1

Dalla relazione risaltano questi dati: spese esorbitanti a favore della sanità privata (30% di posti letto accreditati in più rispetto alla media italiana); una sanità che occupa una quota di Pil (8,77%) maggiore a tutte le altre regioni italiane; l'ultimo posto in Italia per ricavi da attività intra moenia; bilanci delle aziende sanitarie scarsamente veritieri. Tra le "chicche" riscontrate dalla commissione, il costo di dieci religiosi che lavorano in convenzione con l'Asp di Catanzaro:924 mila euro all'anno. Per quanto riguarda, invece, i drammi accaduti nel 2007 con le morti evitabili di almeno tre giovani vite, nella relazione si legge che "la Commissione è addivenuta alla conclusione che questi eventi si siano verificati per il concorso di specifici comportamenti di negligenza e imperizia adottati da parte degli operatori". (Apcom)

postato da: clandestino30 alle ore 12:01 | link | commenti
categorie: news
lunedì, 21 aprile 2008

RIFONDIAMO RIFONDAZIONE

Documento approvato dal Comitato Politico Nazionale del Partito della
Rifondazione Comunista.
19/20 aprile 2008

La sconfitta elettorale che abbiamo subito nelle elezioni del 13 e 14
aprile ha dimensioni storiche. Per la prima volta nell'Italia
repubblicana la sinistra non è rappresentata in Parlamento. Tutto
questo mentre la destra populista di Berlusconi vince con grande
consenso popolare e al suo interno una forza xenofoba come la Lega
raddoppia i suoi consensi cambiando ulteriormente il panorama politico
del nord Italia.
Le cause della nostra sconfitta vanno indagate a fondo perché
riguardano l'essenziale, cioè il nostro rapporto con la società,
con i
mutamenti sociali di fondo. Non si esce dalla situazione in cui siamo
senza un approfondito lavoro di inchiesta, di lettura partecipata
delle dinamiche sociali. Questo lavoro dovrà caratterizzare il nostro
impegno politico nella prossima fase. Riteniamo infatti che il punto
centrale che ha pesato sul negativo risultato elettorale è il fatto
che nel concreto contesto politico, istituzionale e sociale, non è
stata riconosciuto l'utilità sociale della sinistra.
E' quindi sulla nostra utilità sociale, sul ruolo che la sinistra
ha
nella società che occorre riflettere e proporre per rientrare in
gioco.
Nell'immediato non si può non vedere come abbia pesato
negativamente
la nostra incapacità di utilizzare la presenza in maggioranza e la
partecipazione al governo per dare una risposta ai principali problemi
sociali del paese. La risicata vittoria del 2006 non chiedeva solo,
per avere un senso, la sconfitta di Berlusconi, ma anche la sconfitta
delle politiche berlusconiane. Il governo e la maggioranza nel loro
operare concreto non hanno risposto a questa esigenza e si sono al
contrario piegati alle esigenze dei poteri forti su tutte le
principali questioni sociali: redistribuzione del reddito, lotta alla
precarietà, tassazione delle rendite, laicità dello stato per non fare
che alcuni esempi. La nostra azione politica si è mostrata inefficace
e in questo contesto è maturata la non percezione dell'utilità
sociale
della sinistra. Si è così consumata una crisi, la cui profondità non
abbiamo saputo vedere, del nostro rapporto con il paese reale e in
particolare con i movimenti e con le lotte. L'utilità
dell'esperienza
di governo come possibilità per invertire le politiche degli ultimi
quindici anni si è rivelata, alla luce dei fatti, impossibile da
realizzare e la nostra permanenza nel governo si è trasformata in un
problema sia per noi che per i movimenti.
A questo si è sommato il sistema elettorale bipolare e la campagna
mediatica sul voto utile portata avanti non solo dai PD e PdL ma dal
complesso dei mezzi di comunicazione di massa. Le elezioni sono state
cioè un punto di passaggio per la costruzione di quel bipolarismo tra
simili che è l'obiettivo delle classi dominanti di questo paese da
almeno un quindicennio. Rendere le istituzioni impermeabili al
conflitto sociale e rendere la politica uno strumento inservibile per
l'emancipazione degli strati subalterni è l'obiettivo di questo
bipolarismo che ha agito pesantemente nella campagna elettorale.
E' evidente inoltre che il modo in cui ci siamo presentati alle
elezioni non ha funzionato. Di questo mancato funzionamento si danno
letture tra di loro diverse e persino diametralmente opposte, ma il
punto politico fondamentale è che comunque l'operazione è fallita, e
che agli occhi di tutti è risultata una operazione politicista che non
ha intercettato la crisi sociale.
Il complesso di questi elementi, l'incapacità a trasmettere
l'utilità
sociale di una nostra affermazione, ha fatto si che noi abbiamo perso
voti in tutte le direzioni: verso il non voto da parte di chi pensa
che "siete tutti uguali".
Verso il PD da parte di chi, pur condividendo i nostri contenuti, ha
ritenuto quello un voto più utile per battere Berlusconi.
Addirittura verso la Lega da parte di ceti proletari che sentendosi
non difesi dalla sinistra hanno pensato che visto che non si riescono
a cambiare con un'azione generale le cose più importanti, almeno si
migliorano le cose "a casa propria".
Ripartire dal sociale
Questa sconfitta storica non è avvenuta in una fase di
stabilizzazione economica e sociale. Noi non siamo dentro un ciclo di
crescita economica che riduce le contraddizioni sociali. Al contrario
siamo in una fase di crisi, con una insicurezza sociale e personale
che sfiora l'angoscia. In quel sentirsi soli di fronte al pericolo
è
stato sconfitto il nostro progetto e la destra ha vinto le elezioni.
Il punto è però che queste contraddizioni nella prossima fase sono
destinate ad aumentare. Problemi di salario, precarietà, casa,
ristrutturazione mercantile del welfare, aggressione del territorio e
sua militarizzazione, sono destinati ad aumentare. Il nodo è se di
fronte a questo inasprirsi della crisi sociale sarà la destra
populista a farla da padrona con la proposta della guerra tra i poveri
e la costruzione di capri espiatori, oppure se saremo in grado di
ricostruire forme di solidarietà, di conflitto, di movimento, capaci
di ricostruire una identità e una utilità sociale della sinistra.
A partire da questo punto di fondo occorre definire attraverso quali
strumenti si riorganizza il campo politico della sinistra. E'
infatti
evidente che il rischio che stiamo correndo è che, dopo la sconfitta
nella società, ci sia la disgregazione del tessuto militante e l'
evaporazione della sinistra politica in una babele di linguaggi e di
proposte.
Il punto non è quindi l'accelerazione non si sa bene vero che cosa,
ma la definizione di percorsi concreti, che ridiano un senso di
appartenenza ad una comunità e che siano efficaci socialmente.
1 - In primo luogo occorre rilanciare il PRC come corpo collettivo.
Il tema della rifondazione comunista non sta dietro di noi ma dinnanzi
a noi nella sua dimensione di progetto politico, culturale, sociale e
nella sua dimensione comunitaria. Riattivare il Partito della
Rifondazione Comunista come progetto politico necessario alla sinistra
in Italia per l'oggi e per il domani è un punto decisivo da cui non
si
può prescindere, in tutti i suoi aspetti, dal tesseramento
all'iniziativa sociale, politica e culturale. Riattivare il Partito
della Rifondazione Comunista dando certezze alle donne e agli uomini
che hanno scelto di appartenere a questa comunità e dunque sgombrando
il campo dalle ipotesi di dissolvenza e superamento, che hanno
connotato la fase che abbiamo alle spalle, si sono esplicitate
durante la campagna elettorale, contribuendo al disorientamento e alla
demotivazione.
Riattivare Rifondazione Comunista, riaffermando un'etica della
politica, nella coerenza tra ciò che si enuncia e ciò che si pratica
come nel quotidiano esercizio e rafforzamento della democrazia
interna, rilanciando il percorso di Carrara. Riattivare il conflitto
di genere dentro il partito, perché diventi realmente un soggetto
sessuato in cui le donne non siano né fiori all'occhiello, né quote.
Un partito che assuma il femminismo come punto di vista da cui
rileggere il mondo e si faccia attraversare quotidianamente dalla
critica delle donne alla politica. Occorre sapere con precisione che
il PRC è strumento indispensabile ma non sufficiente per la
ricostruzione di una ampia sinistra anticapitalista in questo paese.
Indispensabile e non sufficiente: i due termini non delineano uno
spazio geometrico ma una cultura politica da cui siano banditi tanto
il settarismo quanto il liquidazionismo.
2 - Contemporaneamente occorre porsi il compito di riaggregare il
campo della sinistra. La domanda di unità che è emersa nel corso della
campagna elettorale e che emerge oggi va raccolta perché è una grande
risorsa per uscire dalla sconfitta. Il PRC è indispensabile ma non
sufficiente, sia perché la sinistra politica è più ampia dei soli
comunisti, sia perché le forme concrete di impegno a sinistra vanno
ben oltre quelle codificate dall'appartenenza ad un partito.
Movimenti, comitati, collettivi, associazioni, militanza sindacale,
vertenze territoriali ed ambientali: mille sono i modi in cui si fa
politica oggi a sinistra. Pensiamo solo a cos'è il No Dal Molin a
Vicenza o il No TAV in Val di Susa.
Aggregare quindi il campo della sinistra a partire dalla
valorizzazione di ciò che, a tutti i livelli, esiste e delle
esperienze innovative che in questi anni ci sono state: basti pensare
alla Sinistra Europea che proprio su questa idea è nata e ha fatto i
suoi primi passi in questi anni.
Ripartire dalla costruzione di spazi comuni della sinistra, di forme
concrete di lavoro di inchiesta, di lavoro politico sociale e
culturale sul territorio per costruire un percorso, non fagocitato da
scadenze elettorali, che punti alla costruzione. dell'unità
possibile
di tutte le forze disponibili sulla base di contenuti, obiettivi,
pratiche realmente condivisi. Un percorso unitario rivolto a tutti
coloro che hanno sostenuto la Sinistra Arcobaleno e non solo. Un
processo di aggregazione unitario che eviti la spaccatura tra chi
propone la costituente della sinistra e chi propone la costituente
comunista. Sono due proposte che frammenterebbero ulteriormente la
sinistra, avrebbero effetti disgregatori nello stesso corpo di
Rifondazione, il cui progetto politico è per noi prioritario
rilanciare, dividerebbero la nostra gente sulla base di riferimenti
ideologici privi di una consistente base politica. Due proposte che
non affrontano il nodo principale: come ricostruire l'utilità
sociale
della sinistra.
Occorre partire subito con un percorso di riaggregazione, le cui
forme e modalità saranno riconsegnate alla libera discussione di tutte
e di tutti nel percorso congressuale, che non commetta gli errori di
politicismo e di verticismo che abbiamo avuto nella fase precedente.
La sinistra può nascere solo come strumento di partecipazione, solo se
le sue organizzazioni sono guidate dai principi democratici e dalla
trasparenza, senza il predominio degli apparati, con le loro logiche
di cooptazione. Per questo indichiamo la costruzione di una
discussione, sia interna al partito che coinvolgente tutta l'area
della sinistra arcobaleno, come priorità politica delle prossime
settimane. Occorre riprendere la discussione.
Indichiamo parimenti la partecipazione a tutte le manifestazioni del
25 aprile e del 1° maggio presenti sul territorio con u messaggio
chiaro:
La destra populista cresce sui bassi salari, sulla precarietà, sulla
mancanza di case e di servizi.
Costruiamo l'opposizione sociale al governo Berlusconi.

Imma Barbarossa, Roberta Fantozzi, Loredana Fraleone, Fabio Amato, Ugo
Boghetta, Bianca Bracci Torsi, Stefania Brai, Alberto Burgio, Maria
Campese, Giovanna Capelli, Guido Cappelloni, Carlo Cartocci, Bruno
Casati, Aurelio Crippa, Paolo Ferrero, Eleonora Forenza, Claudio
Grassi, Ramon Mantovani, Laura Marchetti, Citto Maselli, Giovanni
Russo Spena, Bruno Steri, Luigi Vinci

postato da: clandestino30 alle ore 16:25 | link | commenti (1)
categorie: attività
giovedì, 17 aprile 2008

Dal Manifesto del 16 aprile

Questo articolo fotografa perfettamente la situazione del partito!!

IL MANIFESTO 16 aprile 08

di Sara Menafra

I «giovani» del Prc passati dal movimento no global agli scranni della Camera. Ora che il partito va alla conta potrebbero essere le prime vittime
I Berti-boys sull'orlo del baratro. Sperando in Vendola
Gli anti Fausto all'attacco: «Si sono bruciati rapidamente». Nicola Fratoianni: «Ma in parlamento eravamo una garanzia per tutti i movimenti»

Cascasse il mondo, a fine giornata c'era la playstation. In quella casa al quarto piano di via Farini, dietro piazza Vittorio, che i Giovani comunisti continuano a passarsi di generazione in generazione. I trentenni bertinottiani che ora rischiano di essere le prime vittime sacrificali della catarsi interna a Rifondazione, si vedevano tutti là, per impazzire di joystick fino a nottefonda. Nel 2004, quando il più bravo di tutti, Nicola Fratoianni, è stato nominato segretario della Puglia, l'appuntamento s'è perso.
Ma il gruppo, quello no, è rimasto compatto, più che una fronda politica un clan che negli ultimi sette anni ha bruciato tutte le tappe, passando dal movimento no global alla gestione del partito. Quelli della passione per l'arte contemporanea e la musica classica, dell'«antiproibizionismo». Quelli che hanno condiviso praticamente tutto, stessi amori (a fasi alterne, ovviamente), stesso abbigliamento pariolfreak e persino il vezzo di comprare le cravatte da Bomba, costoso e bel negozio del centro di Roma, fra i prediletti del capo, Bertinotti. Ora, con un pezzo di partito in rivolta e molti dirigenti che premono per andare alla conta, rischiano tutto, dopo aver già alcuni posti sicuri in parlamento: «Non sono convinto che prendere i cocci di quel che è successo e tirarceli l'uno contro l'altro sia una soluzione, la verità è che siamo tutti dentro una sconfitta colossale - spiega proprio Fratoianni - Spero che il Cpn sia un luogo in cui discutere insieme di una sconfitta colossale, capire dove si riparte per un progetto di lavoro aperto».
Tra loro e Fausto c'è sempre stato un legame speciale. Il primo segretario dei giovani comunisti, Gennaro Migliore, nominato a metà degli anni '90, fino a ieri era il capogruppo di una delegazione di quaranta deputati alla camera. Un bel salto, per un dirigente nato nel 1969, tra i più giovani deputati del parlamento italiano. E la chiave era soprattutto in quel abbraccio tra i giovani e il segretario, rimasto solido col passare degli anni e delle svolte politiche.
All'epoca del legame col «movimento dei movimenti», fino al g8 di Genova, il rapporto tra Rifondazione e no global passava attraverso i Giovani comunisti, che indossavano la tuta bianca e condividevano pane e companatico con Casarini ed i suoi, stessa età, stessa origine nei movimenti universitari dei primi anni '90, stessa fascinazione per le teorie di Toni Negri. Poi, dopo Firenze (2002) e la manifestazione contro la guerra a Roma (2003), Fausto Bertinotti decide di rompere con le teorie negriane e sposare la «non violenza». I Giovani comunisti seguono compatti e la rottura viene siglata poco prima della svolta «governista» del congresso di Venezia.
Il gruppo dei giovani, scala a grandi balzi il cursus honorum della carriera nel partito. Il segretario dei giovani comunisti che succede a Gennaro Migliore, Peppe De Cristofaro, è stato deputato fino all'altro ieri ed è segretario regionale della Campania. Fratoianni, oggi è il leader indiscusso in Puglia e avrebbe dovuto essere candidato sicuro alla Camera. E Michele De Palma è nella segreteria del partito insieme a Daniela Santroni e Fabio Amato. Persino il tesoriere del partito, Sergio Boccadutri, viene dal clan della playstation.
Ora che Bertinotti dice addio, sono in molti a pensare che debbano cadere dalla torre con lui: «Hanno una responsabilità gravissima per quello che è successo», attacca Ramon Mantovani, tra i più agguerriti antibertinottiani: «La loro carriera politica è stata stroncata in giovane età. Sono stati i fanatici del processo che ha portato a questo risultato politico. Non gli piaceva questo partito, pensavano che Rifondazione fosse un ferro vecchio da lasciare in soffitta».
La guerra è aperta. Molto, peseranno le scelte di Nichi Vendola, leader naturale della Sinistra arcobaleno che avrebbe potuto guidare la scorsa campagna elettorale e che col suo carisma potrebbe essere decisivo nella discussione del partito. Quel che farà, quanto aspetterà, non è ancora chiaro. Nicola Fratoianni, però, respinge l'accusa di aver abbandonato il movimento: «E' vero, eravamo nelle istituzioni. Ma è anche vero che erano i deputati del Prc quelli che si presentavano di notte davanti ai Cpt se c'era qualche problema e che mediavano con la polizia nelle manifestazioni. Senza questo cuscinetto, gli spazi saranno ancora più ristretti».
postato da: clandestino30 alle ore 12:09 | link | commenti (1)
categorie: news
martedì, 15 aprile 2008

LA SINISTRA LA CALABRIA LE ELEZIONI

LA SINISTRA, LA CALABRIA, LE ELEZIONI

di Danilo Barreca

Più guardo i risultati elettorali e più sono stupito, non sembrano esserlo invece i dirigenti del mio partito che, ancora in queste ore, davanti ad una sconfitta senza precedenti per la sinistra e i comunisti, hanno il coraggio di riproporre il soggetto unitario e plurale.

Credo invece che questo sia il momento per guardare in faccia la realtà e ripartire velocemente perché è dopo i disastri che si deve ricostruire.

Guardare in faccia la realtà vuol dire prendere atto che i nostri elettori non ci hanno votato, perdiamo in totale tre milioni di voti e per intenderci la Sinistra Arcobaleno è ben al di sotto dei voti che Rifondazione comunista da sola aveva conquistato nelle precedenti elezioni politiche del 2006, perchè?

In modo schematico provo ad elencare alcune le ragioni:

 1) la presenza nel governo ha messo in crisi il rapporto che in questi anni avevamo costruito con i movimenti e con quell’eccedenza di donne e uomini che da Genova in aveva creduto in Rifondazione comunista vedendo in noi uno strumento per arginare la globalizzazione capitalistica e un mezzo per costruire un alternativa di società. Il punto di non ritorno è il voto favorevole dato in parlamento al protocollo sul welfare;

2) la costruzione della Sinistra arcobaleno è avvenuta in modo verticistico e in netta subalternità al Partito democratico. Inoltre chi lo ha portato avanti lo ha fatto sottovalutando l’intelligenza del nostro elettorat , con l’unico obiettivo di conservare il posto in Parlamento, anche imponendo candidature del tutto sconosciute alla base del partito; foto1sfondo

3) per quanto riguarda il mio territorio, Calabria, paghiamo una perdita di credibilità che è da imputare totalmente ai gruppi dirigenti nazionali, come ad esempio il sostegno a Latorre, poi confluito nel Pd alle primarie farsa del novembre 2005 o la nomina di Masella ad assessore regionale, poi confluito in Forza Italia.

Invece di costruire un nuovo gruppo dirigente che rompesse gli schemi del passato, come era stato stabilito al congresso di Venezia si è preferita la via delle scelte forzate e la logica del signor si a tutti i costi.

Si è guardato in questi anni alla Calabria come ad un serbatoio di voti utile nei congressi e nelle elezioni, chi non ha condiviso le scelte suicide proposte da Roma, come il sottoscritto, ha pagato personalmente.

Ora è il momento che chi ha ruoli di direzione politica si assuma le proprie responsabilità: si dimetta Giordano e tutto il gruppo dirigente, si dia la parola agli iscritti del Prc con la convocazione di un congresso straordinario.

 Per quanto mi riguarda con chi lo vorrà faro di tutto per rilanciare l’idea che la sinistra, i comunisti possono possono avere un ruolo in questa società indipendentemente dalla presenza nelle istituzioni o nei governi, ma per fare questo dobbiamo subito riconnetterci con quelle moltitudini di uomini e donne che assieme a noi hanno fatto un percorso perché credevano e vedevano Rifondazione comunista diversa dagli altri, per me è quella la strada da percorre già dai prossimi giorni.

 

postato da: clandestino30 alle ore 17:02 | link | commenti (5)
categorie: comunicati stampa
domenica, 13 aprile 2008

APPELLO: PER UNA DISCUSSIONE DENTRO E FUORI IL PRC

Siamo compagne e compagni che in questi anni hanno lavorato nei conflitti sociali, nei movimenti e in Rifondazione Comunista.

Abbiamo condiviso un percorso, che aveva fatto di Rifondazione Comunista un progetto originale, sia nel campo delle forze politiche italiane che in quello internazionale.

Abbiamo visto nel progetto della Sinistra Europea il tentativo di costruire una soggettività nella quale le identità politico-culturali potevano arricchirsi, contaminarsi, ma anche rilanciarsi senza essere cancellate o dichiarate “fuori corso”. foto1sfondo

Abbiamo condiviso la scelta, dopo i grandi movimenti locali e nazionali da Genova in poi, di provare la strada del governo per tentare di invertire le tendenze dell’ultimo ventennio. Ma lo abbiamo fatto consapevoli che era una possibilità e che sarebbe stato necessario lottare per vincere le resistenze dei poteri forti e dei nostri stessi alleati di governo.

Per tutti questi motivi siamo critici sia sul modo con il quale siamo stati al governo e nelle istituzioni sia sulla natura politicista dell’attuale processo di unità della sinistra.

Ormai è chiaro che nell’esperienza di governo abbiamo finito con il praticare la “riduzione del danno” ed abbiamo introiettato l’idea, che mai ci era appartenuta, che non ci fosse la possibilità di rompere. E’ così che nella crescente separazione fra politica e società ci siamo trovati dalla parte sbagliata. Ed è così che di fronte ad un tale fallimento è comparsa la scorciatoia del superamento di Rifondazione Comunista e di un’unità verticistica con altre forze dal chiaro impianto governista ed elettoralista. Proposta che ha finito con inibire maggiormente e definitivamente la possibilità di presentare il conto al governo in occasione del decreto sul welfare e sulle pensioni, come pure avevamo deciso di fare, anche prevedendo un referendum di massa sulla nostra permanenza al governo nell’autunno scorso.

Il ventilato “superamento” di Rifondazione Comunista, la politica dei fatti compiuti senza una discussione partecipata, l’ambiguità, su questioni dirimenti, del processo unitario, hanno gettato nello sconforto molte/i compagne/i dentro e fuori il PRC.

Noi non ci riconosciamo nella formula ambigua “soggetto unitario e plurale”, dietro alla quale si nascondono posizioni diverse e forse perfino contrapposte, con la quale il gruppo dirigente nazionale del partito ha conservato l’apparente unità necessaria a fare, in modo oligarchico, scelte fondamentali senza nessuna discussione.

Siamo, invece, interessati ad una discussione congressuale chiara, senza reticenze, in modo che ogni iscritto/a possa veramente decidere del futuro, della linea strategica del PRC e della sua stessa esistenza.

Non ci proponiamo di dare vita ad una cordata nella maggioranza o ad una ennesima corrente di minoranza.

Pensiamo si possano unire coloro che, avendo condiviso e sostenuto negli ultimi congressi le scelte della maggioranza, sono critici con le scelte del gruppo dirigente di questi ultimi due anni. Vogliamo partecipare al dibattito congressuale con l’esplicito obiettivo di riprendere e rilanciare la rifondazione comunista.

Non consideriamo l’autonomia politico-organizzativa del PRC come un impedimento o un freno al processo unitario a sinistra. Al contrario vogliamo che il processo vada avanti su solide basi politiche e partecipative, ma senza rimuovere e ignorare le differenze profonde sul piano politico e teorico che esistono su temi fondamentali come il governo e il rapporto con il Partito Democratico.

Siamo consapevoli che il nostro partito vive una crisi e non ne vogliamo ignorare i limiti. Ci era sembrato, con la conferenza d’organizzazione di Carrara, che si fosse imboccata la strada giusta per cominciare ad affrontarli e risolverli. Ma abbiamo visto, con preoccupazione crescente, negare nei fatti quanto deciso a Carrara, in favore di una gestione, da parte del gruppo dirigente, improntata ad un uso strumentale del partito e della militanza per fini decisi da pochi, come si è ben visto in occasione della formazione delle liste elettorali.

Ma sappiamo per esperienza, e per nostra stessa testimonianza, che sempre le compagne e i compagni di Rifondazione, nei momenti più difficili, hanno saputo trovare energie inaspettate e la voglia di esistere collettivamente.

Facciamo appello a tutte/i le compagne/i interessate/i a salvare e rilanciare il PRC, il suo progetto innovativo ed originale, a lavorare per l’unità di una sinistra antagonista ad unirsi dal basso per discutere insieme, liberamente, fuori dalle ristrette logiche delle cordate della maggioranza  e dalle correnti di minoranza che, fino ad ora, hanno impedito una vera e partecipata discussione dentro e fuori il PRC.

L’analisi della globalizzazione capitalistica, la partecipazione alla nascita del movimento mondiale altermondista, l’individuazione di una profonda crisi della rappresentanza e più in generale della politica, la critica del potere, l’idea dei limiti di un partito politico, la critica dello stalinismo e del concetto di formazione di avanguardia, la non violenza e la disobbedienza come pratica del conflitto, ed altre cose ancora, ci hanno arricchiti/e e ci hanno fatto sperare nella possibilità di cominciare a praticare veramente la rifondazione comunista.

Metteremo quindi a disposizione questo sito/forum aperto per riprendere la discussione generale e tematica su questi temi.

Dopo la campagna elettorale, nella quale siamo state/i tutte/i impegnate/i, troveremo insieme i modi e i tempi per continuare la discussione e per preparare la battaglia congressuale.

Chiunque voglia partecipare a questa discussione e alla battaglia può, fin d’ora, sottoscrivere questo appello e iscriversi a questo sito.

Grazie e buon lavoro.

(Seguono firme)

 

Tiziano Loreti – segretario provinciale PRC/SE Bologna

Alessandro Bernardi – responsabile movimenti PRC/SE Bologna

Ramon Mantovani - direzione nazionale PRC/SE

Pamela Conti - resp. comm. lavoro e segr. circolo tlc PRC/SE Bologna

Luca Marini - PRC/SE Montemurlo (PO)

Italo Di Sabato - resp. Osservatorio nazionale sulla repressione PRC/SE

Ferdinando Napolitano - Impiegato Gruppo Unicredit Paderno Dugnano (MI)

Antonio Corrado - capogruppo PRC/SE Comune di Busto A. (VA)

Marica Porta - Circolo PRC/SE "Palestina Libera" Molfetta (BA)

Salvo Scuderi - PRC/SE Catania e membro CPR Sicilia

Mario Gabrielli Cossu - segr. Circolo PRC/SE "E. Berlinguer" Bruxelles

Roberto Ferrario - Circolo PRC/SE di Parigi 

Marco Sironi - già segretario Federazione Bergamo PRC/SE ora candidato alla Camera per la Sinistra Arcobaleno

Luca Fontana - segretario Circolo "Che Guevara" PRC/SE Roma

Emanuele Modugno - membro segreteria provinciale PRC/SE Brindisi

Alessandro Bonacchi - consigliere PRC/SE Circoscrizione Prato Sud e membro Cpf

Danilo Barreca - Fed. PRC/SE Reggio Calabria

Alessandro Vinci - consigliere prov. PRC/SE Oristano e membro del Cpf 

Giuseppe Pelli - segr. Circolo PRC/SE "R. Menchu" Roma X Municipio

Enrico Mandelstam - Direttivo Circolo "Karl Marx" - Londra (UK)

Eleonora Casula - segreteria regionale PRC/SE della Sardegna, area diritti civili e migrazioni, e CPF Oristano

Aldo Binosi - Segretario PRC/SE Mola di Bari e Cpf Bari

Federico "Ciaccio"- Federazione PRC/SE Oristano

Andrea Ronchi - membro Cpf  PRC/SE Bologna

Andrea Lai - segr. Circolo "E. Berlinguer" PRC/SE Sassari

Mauro Rossetti - Prc Rho

Paolo Pntaleoni Resp. movimenti segr. fed. PRC Rimini

Gianluca Rossi - segretario PRC Lagonegro(PZ)

Odorici Marco, Capogruppo Consigliare PRC Comune Casalecchio di Reno (Bo)

PER ADERIRE

www.sxm.splinder.com

 

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categorie: attività
mercoledì, 09 aprile 2008

Un comitato di controllo delle forze dell'ordine

da carta.org

Presentato a Bologna il pacchetto di proposte di legge: controllo parlamentare sulle forze dell'ordine e introduzione del reato di tortura. Cento: "Vogliamo evitare altri G8 come a Genova o casi come quello di Federico Aldrovandi"

Un comitato parlamentare per controllare l’operato delle forze dell’ordine e l’introduzione del reato di tortura nel codice penale italiano. Sono queste le due due proposte di legge presentate ieri mattina a Bologna, in una conferenza stampa indetta dall’On. Paolo Cento, candidato per la Sinistra Arcobaleno al Senato. “Il nostro obiettivo – ha spiegato Cento – è ristabilire la fiducia tra istituzione, forze dell’ordine e cittadini. La nostra proposta, aperta a tutte le forze politiche, non è contro la stragrande maggioranza degli operatori delle forze dell’ordine che fanno il loro mestiere nel rispetto della legge, ma vuole essere una garanzia di controllo e tutela dopo i troppi episodi che hanno fatto venire meno questa fiducia”. Un riferimento esplicito al G8 di Genova “per il quale il centrosinistra, in maniera grave, non è stato capace di istituire una commissione di inchiesta, e per la quale oggi vogliamo guardare avanti anche con questa proposta”. Ma anche agli episodi di contestazione al comizio di Giuliano Ferrara dell’altro giorno a Bologna conclusi con 15 contusi tra i manifestanti ed una ragazza che ha denunciato di essere stata colpita da un manganello tenuto al contrario. “Un fatto grave – ha continuato Cento – perché deve essere assicurato il diritto di manifestare pacificamente a chiunque. Quello che è successo in piazza lo abbiamo visto da foto e video, per questo è inaccettabile la strumentalizzazione di chi parla di un ritorno agli anni ‘70”.
Tecnicamente la prima proposta riguarda l’istituzione di un comitato parlamentare formato da 5 deputati e 5 senatori con il compito di “controllo, monitoraggio, informazione” sulla gestione delle forze dell’ordine “con particolare riferimento a manifestazioni politiche, sportive e comunque in luoghi pubblici”. Il comitato si riunirebbe all’inizio della legislatura per definire entro 90 giorni direttive volte a “garantire forme di riconoscibilità” degli operatori delle forze dell’ordine e sulla loro dotazione di “strumenti necessari alla tutela dell’ordine pubblico”. Il comitato avrebbe anche il potere di accertare violazioni, segnalandole alle autorità giudiziari, e “richiedere al parlamento la rimozione e o sostituzione del Capo della polizia” che si pronuncerebbe con un voto a maggioranza assoluta in ciascuna delle due camere. La seconda proposta invece riguarda l’introduzione del reato di tortura nel codice penale aggiunto come art. 593 bis che nell’ultimo comma prevede la non prescrizione del reato. Un tema importante viste le difficoltà che ha avuto la magistratura di Genova nel trovare dei capi di imputazione per il processo sui fatti di Bolzaneto, come sa bene Marco Poggi, ex infermiere che poi denunciò tutto e che oggi appoggia questa iniziativa “Quello che è successo è sotto gli occhi di tutti. I manifestanti sono stati tutti prosciolti, mentre quello che hanno subito dimostra che abbiamo bisogno di una democrazia compiuta anche tra le forze dell’ordine”. Forze dell’ordine che sono state chiamate in causa anche da Patrizia Moretti, madre di Federico Aldrovandi, morto durante un controllo di polizia a Ferrara quasi tra anni fa. I quattro poliziotti coinvolti nella vicenda ora sono sotto processo. “Eppure – spiega – non sono mai stati sospesi dal servizio anche se spostati ad altri incarichi. Il problema è che sappiamo che quello che è successo a mio figlio non è un caso isolato, per fortuna noi siamo arrivati ad un processo, ma vogliamo giustizia anche perché queste cose non accadano più”. Simile il caso di Riccado Rasman, un ragazzo di 34 anni, con qualche problema psichico, morto a Trieste il 26 Ottobre del 2006 dopo un intervento della polizia. “Sono entrati in casa – ha raccontato la sorella Giuliana – solo perché stava festeggiando un nuovo lavoro lanciando qualche petardo. Ha sempre avuto paura delle divise, durante la leva ha subito anche episodi di nonnismo. Invece mio fratello era una persona buona e sensibile”. Il 12 giugno il pubblico ministero potrebbe decidere l’archiviazione e per questo il consigliere Alessandro Metz sta chiedendo che sul caso non cali il silenzio (tutta la documentazione su
http://www.alessandrometz.it)

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categorie: iniziative
martedì, 08 aprile 2008

UNA SCELTA DI PARTE

NOI FACCIAMO UNA SCELTA DI PARTE

Noi sosteniamo le liste de “La Sinistra, l’Arcobaleno”, e il candidato-premier Fausto Bertinotti, per quattro buone ragioni.

1.  Perché è un voto utile alla democrazia italiana e alla rinascita della politica. La contesa elettorale non può ridursi a una partita a due, o a un referendum tra leadership spettacolari.  E il futuro del paese non può essere affidato al “modello americano” , che per definizione e vocazione storica cancella la sinistra dalla rappresentanza  istituzionale.  Per battere la destra, la sinistra resta essenziale. Per vincere la sfida della pace che muove milioni di persone, ci vuole una sinistra forte. Per superare la crisi di fiducia, e i pericoli di declino morale dell’Italia, le idee e la forza della sinistra restano imprescindibili.

2.  Perché è un voto di parte. Dalla parte dei lavoratori e dei diritti del lavoro, operaio, precario, intellettuale, sfruttato, sottopagato, umiliato. Dalla parte delle donne, dei giovani e dei nuovi cittadini e cittadine migranti in cerca di libertà. Dalla parte del rispetto per l’ambiente, minacciato da un’idea di sviluppo cieca e squilibrata. Dalla parte del valore non mercificabile del sapere e della conoscenza.  Fuori da questa parzialità, che rivendichiamo come una risorsa preziosa, non c’è vera possibilità di cambiamento. E tutto si “concilia”, si omologa, si appiattisce, in un clima di conformismo dilagante.

3.  Perché è un voto laico. Per fermare l’invadenza interventista delle alte gerarchie vaticane e le tentazioni neo-temporaliste della Chiesa cattolica. Per arginare le insorgenze fondamentaliste, che attaccano leggi come la 194, bloccano l’allargamento dei diritti civili, diffondono omofobia, tentano di ricondurre le donne ad un ruolo antico di soggezione.  Noi non vogliamo né “guerre di religione” né antistorici  steccati tra credenti e non credenti. Crediamo piuttosto che la laicità dello Stato e il primato del Parlamento siano il fondamento più solido della libertà di tutti.

4.  Perché è un voto di speranza: per una sinistra capace di rigenerare se stessa, il suo modo di essere e di agire, i suoi progetti. Un obiettivo  difficile, ma assolutamente necessario, che può cominciare un percorso positivo nel fuoco di queste elezioni, il 13 e 14 aprile. Noi, a questa speranza non possiamo rinunciare.

 

 

 

Primi firmatari

Pietro Ingrao; Marco Bellocchio, regista; Luciana Castellina, giornalista e scrittrice; Mario Ceroli, scultore; Marcello Cini , filosofo della scienza; Luciano Gallino , sociologo; Paul Ginsborg ; Margherita Hack, astronoma; Lea Melandri, saggista e femminista; Mario Monicelli, regista; Achille Occhetto; Valentino Parlato, giornalista; Tamar Pitch, docente Univ. Perugia; Rosanna Praitano, presidente circolo Mario Mieli; Giuseppe Prestipino, filofoso; Marco Revelli , storico; Gianni Rinaldini , segretario generale Fiom; Rossana Rossanda; Paolo Rossi, attore, da anarchico; Edoardo Sanguineti, poeta e saggista; Aldo Tortorella; Mario Tronti, flosofo; Dario Vergassola, attore.

Arti, letteratura e mondo dello spettacolo

Francesco Baccini, cantautore; Nanni Balestrini, scrittore; Achille Bonito Oliva, critico d'arte; Edoardo Bruno , critico cinematografico; Sergio Cammariere, musicista; Ascanio Celestini, regista e attore; Pippo Delbono, regista e attore teatrale; Marco Gastini, pittore; Leo Gullotta, attore; Wilma Labate , regista; Citto Maselli , regista; Lea Massari, attrice; Roy Paci, cantante; Paolo Pietrangeli , regista; Paolo Poli, attore; Andrea Rivera , attore e musicista; Pasquale Scimeca, regista; Tiziano Sclavi, scrittore; Daniele Segre, regista; Daniele Silvestri, cantautore; Ambrogio Sparagna, editore e vignettista; Statuto, gruppo musicale; Bebo Storti, attore e autore teatrale; Tiziana Donati Tosca, cantante; Daniele Vicari, regista; Gilberto Zorio, scultore; Uccio Aloisi, musicista; Carmine Amoroso, regista; Fabrizio Apolloni, attore; Gianluca Arcopinto, produttore cinematografico; Marcello Argilli, scrittore; Giorgio Arlorio, sceneggiatore; Gino Auriuso, attore e presidente FedItArt; Davide Barletti, regista; Paolo Benvenuti, regista; Mauro Berardi , produttore cinematografico; Cloris Brosca , attrice; Sylvano Bussotti, musicista; Francesca Calvelli, montatrice cinematografica; Enrico Capuano, musicista; Giuseppe Casa, direttore artistico Martelive; Pasquale Catalano, compositore; Daniele Cenci, critico letterario; Nando Citarella, musicista; Anna Cochetti, critico d'arte; Ludovico Corrao, presidente Orestiadi; Ninni Cutaia, direttore ETI; Maria Rosa Cutrufelli, scrittrice; Toni D'Angelo, regista; Felice De Maria, direttore della fotografia; Ivan Della Mea, cantante; Ugo Delucchi, artista e vignettista; Marco Dentici, scenografo; Francesco Di Giacomo, cantante Banco del Mutuo Soccorso; Pippo Di Marca, regista teatrale; Gaspare Di Stefano, attore; Don Pasta, musicista; Ennio Fantastichini, attore; Andrea Frezza , regista e scrittore; Roberto Giannarelli, regista; Francesco Gnerre, scrittore; Giovanni Greco , direttore artistico Teatro Lido; Fabio Grossi, regista e attore; Giovanni Guidi , musicista; Alessandro Kokocinski, pittore; Alessio Lega, musicista; Giampiero Lisarelli, attore; Sebastiano Lo Monaco, attore; Fabiomassimo Lozzi, regista; Carla Marcotulli, cantante; Pino Marino, cantautore; Gerardo Mastrodomenico, attore; Magda Mercatali, attrice; Pippo Mezzapesa, regista; Lucia Mirisola, costumista; Raffaella Misiti, cantante Acustimantico; Vincenzo Monaci , Teatro Eliseo; Elisa Montessori, disegnatrice e pittrice; Nidi d'Arac, gruppo musicale; Antonio Nocera, pittore e scultore; Alessandro Occhipinti, scrittore e autore teatrale; Mirko Pagliacci, pittore; Rocco Papaleo, attore; Fausto Paravidino, regista; Renzo Paris, poeta e critico letterario; Parto delle nuvole pesanti, gruppo musicale; Ulderico Pesce , attore e autore teatrale; Luigi Pestalozza, musicologo; Carlo Pestelli, cantautore; Massimo Piesco, regista; Alessandro Piva, regista; Rocco Quaglia, ballerino; Radici nel cemento, gruppo musicale; Fausto Razzi, compositore; Alessandro Rossetti, sceneggiatore; Giuliana Ruggerini, scrittrice; Nino Russo , regista; Massimo Sani, regista; Andrea Satta , musicista dei Tete de Bois; Paola Scarnati, dirigente Unione Circoli Cinematografici Arci; Angelo Schiavi, musicista; Pino Strabioli, regista e conduttore tv; Aldo Terlizzi, regista; Barbara Valmorin, attrice; Netta Vespigani, artista.

Saperi, università e ricerca

Piergiovanni Alleva, giuslavorista Univ. Politecnica Marche; Vezio De Lucia , urbanista; Angelo D'Orsi, storico; Gianni Ferrara , costituzionalista Univ. La Sapienza; Carlo Flamigni, docente Univ. Bologna; Francesco Garibaldo, sociologo; Augusto Graziani , docente Univ. La Sapienza; Francesco Indovina, urbanista; Gianni Mattioli, fisico Univ. La Sapienza; Giorgio Parisi, fisico Univ. La Sapienza; Franco Piperno, docente Univ. Cosenza; Giuliano Pisapia , giurista; Edoardo Salzano, urbanista; Amos Andreoni, giuslavorista Univ. La Sapienza; Andrea Bagni, insegnante; Vincenzo Bavaro, giuslavorista Univ. Bari; Piergiorgio Bellagamba, docente Univ. Ascoli Piceno; Fabio Bentivoglio, filosofo e scrittore; Piero Bevilacqua, docente Univ. La Sapienza; Flavia Bianchi, urbanista; Francesco Bilancia, docente Univ. Chieti-Pescara; Olivia Bonardi, giuslavorista Univ. Statale Milano; Bruno Bosco, docente Univ. Milano Bicocca; Caterina Botti, docente Univ. Roma; Emiliano Brancaccio , docente Univ. del Sannio; Sergio Brenna , urbanista; Yuri Brunello, docente Univ. Federal de Bahia; Luca Cafiero, filosofo; Maria Grazia Campari, giurista e avvocata; Pietro Paolo Cannistraci, docente storia dell'architettura; Francesco Carchedi, ricercatore sociale; Aldo Carra, osservatorio IRES Cgil; Valerio Cerretano, docente Univ. Glasgow; Lido Chiusano, storico della filosofia; Stefano Ciccone , docente Univ. Tor Vergata; Nicola Cipolla, presidente CEPES; Federico Coen, direttore "Lettera Internazionale"; Gastone Cottino, docente universitario; Marco Cuniberti, giuspubblicista Univ. Statale Milano ; Alessandro Dal Lago , docente Univ. Genova; Paolo De Nardis, sociologo; Fabio De Nardis, sociologo; Elisa Del Chierico, ricercatrice universitaria; Elena Del Grosso, biologa femminista; Arturo Di Corinto, docente universitario; Alfonso Di Giovine, costituzionalista; Ferdinando Di Orio, rettore Univ. L’Aquila; Andrea Fasullo, docente Univ. Camerino; Pino Ferraris, sociologo; Franco Focareta, giuslavorista Univ. Bologna; Carlo Formenti, docente Univ. Lecce; Mauro Gamboni, CNR; Mario Giovanni Garofalo, giuslavorista Univ. Bari; Fausto Gentili, L'officina della memoria Foligno; Monica Giansanti, insegnante; Massimo Ilardi, sociologo; Carlo Innocenti, ricercatore; Eugenio Iorio, docente Univ. Bari; Andrea Lassandari, giuslavorista Univ. Bologna; Fabrizio Lemme, docente Univ. Siena; Guido Liguori, storico del pensiero politico; Paolo Lucchesi, docente Univ. Roma Tre; Giorgio Lunghini, economista; Fabio Marcelli, docente Univ. La Sapienza; Oscar Marchisio, economista; Graziosi Marina, insegnante femminista; Carlo Marino, docente Univ. Palermo; Grado Marletto, economista; Luigi Mascilli Migliorini, storico; Pietro Masina, docente Univ. Orientale; Corrado Mauceri, Ass. Per la Scuola della Repubblica; Giovanni Mazzetti, economista; Danielle Mazzonis , ricercatrice; Monica Mc Britton, giuslavorista Univ. Salento; Lodovico (Lodo) Meneghetti, urbanista; Sandro Morelli, direttore rivista “Quale Stato”; Giovanni Naccari, giurista; Luca Nivarra, giuslavorista Univ. Palermo; Alberto Olivetti , docente Univ. Siena; Maurizio Oliviero , docente Univ. Perugia; Guido Ortona, docente Univ. Piemonte Orientale; Stefano Ossicini, fisico Univ. Modena e Reggio Emilia; Renzo Paris, poeta, narratore e saggista; Tonino Perna , docente Univ. Messina; Riccardo Petrella , docente Univ. Lovanio; Roberto Felice Pizzuti, economista; Gabriella Poli, presidente IRES Verona; Alessandro Portelli, docente Univ. La Sapienza; Michele Prospero, docente Univ. La Sapienza; Enrico Pugliese, sociologo; Emilio Raimondi, docente Univ. Strasburgo; Giulietta Rak, ricercatrice; Riccardo Realfonzo , docente Univ. Sannio; Massimo Roccella, giuslavorista Univ. Torino; Bernardo Rossi Doria, urbanista; Massimo Ruffini, economista; Marino Ruzzenenti, insegnante; Raffaele Salinari, docente Univ. Urbino; Antonia Sani, Ass. Per la Scuola della Repubblica; Mario Santostasi, pubblicista; Enzo Scanduzza, docente Univ. Sassari; Ernesto Screpanti, docente universitario; Carla Sepe , giurista; Luigi Spedicato, docente Univ. Sannio; Marcello Strazzeri, preside Scienze sociali e Politiche Univ. Sannio; Claudio Strinati, sovrintendente Beni culturali Roma; Francesca Stroffolini, docente universitario; Massimo Taddia, formatore; Gianni Tamino, docente Univ. Padova; Maria Vittoria Tessitore, docente Univ. Roma Tre; Monica Toraldo di Francia, Comitato Nazionale di Bioetica; Carlo Vallauri, storico; Roberto Veneziani, docente University of London; Bruno Veneziani, giuslavorista Univ. Bari; Pasquale Voza, docente Univ. Bari.

Movimenti sociali e politici

Giorgio Airaudo, segr. gen. Fiom Piemonte; Gian Franco Benzi, dirigente Cgil; Marco Bersani , Attac Italia; Massimo Brancato, segr. gen. Fiom Napoli; Giuseppe Chiarante, ARS; Susan George, presidente onorario Attac Francia; Giuliano Giuliani, Comitato Verità e Giustizia per Genova; La Karl du Pignè, drag queen; Fabrizio Nizzi , Action; Mimmo Pantaleo, segr. gen. Cgil Puglia; Bianca Pomeranzi , Rete femminista ; Carla Ravaioli , giornalista e ambientalista; Massimo Serafini, dirigente Legambiente; Paola Agnello Modica, segretaria nazionale Cgil; Vittorio Agnoletto , parlamentare europeo; Andrea Agostani, Legambiente Genova; Mario Agostinelli, unaltra lombardia; Andreina Albano , dirigente Arci; Giancarlo Albori, segreteria nazionale Slc - Cgil; Andrea Allamprese , dirigente Cgil; Roberto Allotta, dirigente Arci; Andrea  Amaro, dirigente Cgil; Andrea Amendola, segr. prov. Fiom Napoli; Franco Argada , coordinamento ARS; Vincenzo Argentato, segr. gen. Fiom Benevento; Luigi Attenasio , presidente Psichiatria Democratica Lazio; Fulvio Aurora, Medicina Democratica; Asghari Bahram, dirigente Cgil; Carlo Baldini, dirigente Cgil; Gino Barsella, dirigente Punto Critico; Paolo Belloni, dirigente Cgil; Giovanni Berlinguer , europarlamentare; Rosalinda Brucculeri , ecologa; Antonio Bruno , Comitato Verità e Giustizia per Genova; Franco Bruno , segr. prov. Fiom Napoli; Cesare Caiazza, dirigente Cgil;Silvio Canapé, Spi - Cgil Piemonte; Elisabetta Cancellieri, dirigente Cgil; Michele Cappiello, dirigente Arci; Wilma Casavecchia, dirigente Cgil; Sergio Caserta, ARS; Salvatore Cavallo, Rsu AnsaldoBreda Napoli; Lilli Chiaromonte, dirigente Cgil; Raffaella Chiodo, operatrice cooperazione internazionale; Carmen Cordaro, dirigente Arci; Renzo Craighero, mediatore culturale; Roberto Cresca , ambientalista; Michele Curto, presidente ong Terra del Fuoco; Roberto D’Andrea, segr. nazionale Nidil - Cgil; Ferruccio Danini, dirigente Cgil; Luciano De Vescovi, dirigente Arci; Sandro Del Fattore, dirigente Cgil; Gianni Di Cesare, dirigente Cgil Abruzzo; Mario Di Costanzo, Rsu Fiat Pomigliano; Angelo Di Gennaro, Psichiatria Democratica Lazio; Andrea Di Stefano, direttore di "Valori"; Tommaso Fattori, ambientalista; Marco Fenaroli, segr. gen. Cgil Brescia; Antonio Filippi, dirigente Cgil; Maurizio Filipponi, Comitato 1° maggio; Alfio Foti , dirigente Arci; Luigi Giannattasio , Libera associazione; Roberto Giordano, dirigente Cgil; Sergio Giovagnoli, dirigente Arci; Patrizio Gonnella, Ass. Antigone; Stefania Grasso, Ass. Familiari vittime di mafia; Dino Greco, dirigente Cgil; Renato Grimaldi , ambientalista; Sally Kane, dirigente Cgil; Rachid Khay, dirigente Arci; Adriano Labbucci, presidente consiglio provinciale Roma; Enzo Lacorte, dirigente Cgil; Gaetano Lamanna, dirigente Cgil; Maurizio Landini, segr. naz. Fiom; Rita Lavaggi, Forum Ambientalista Genova; Salvo Leonardi, Ires - Cgil; Nicola Maiolino, segr. naz. Fisac - Cgil; Gigi Malaroda, glbtq Torino; Francesco Manganiello, Rsu Fiat Pomigliano; Michele Mangano, presidente naz. Auser; Maurizio Mascoli, segr. gen. Fiom Campania; Eugenio Melandri, Chiama l’Africa; Filippo Miraglia , dirigente Arci; Emilio Molinari, Contratto mondiale per l'acqua; Andrea Montagni, dirigente Cgil; Luisa Morgantini, europarlamentare; Franco Mungari, Spi - Cgil Calabria; Pasquale Nappa, segr. gen. Spi - Cgil Verona; Antonio Nasti, Rsu Alenia Pomigliano; Nicola Nicolosi, dirigente Cgil; Diego Novelli, ex sindaco di Torino; Gaia Pallottino, ambientalista; Massimo Paolicelli, presidente ass. Obiettori non violenti; Francesco Percuoco, Rsu Fiat Pomigliano; Ciro Pesacane , presidente Forum Ambientalista; Ornella Pucci, dirigente Arci; Bruno Ravasio, dirigente Cgil Lombardia; Gian Franco Riccò, dirigente Cgil; Riccardo Rifici , esperto acque; Paolo Righetti, segreteria Cgil Verona; Tiziano Rinaldini , dirigente Cgil; Alessandro Rizzo, Sinistra Rossoverde ; Angela Ronca, dirigente Cgil; Maria Letizia Sabatino, ambientalista; Giancarlo Saccoman, segreteria nazionale Spi - Cgil; Mario Sai, dirigente Spi - Cgil; Umberto Saleri, dirigente Cgil; Antonio Santorelli, Rsu Avio Pomigliano; Anna Schiavoni, giornalista e esperta di cooperazione internazionale; Maria Luisa Severi , Rialto occupato; Piero Soldini, dirigente Cgil; Anita Sonego, Libera Università delle Donne; Massimiliano Sport Bianchini, dirigente Arci; Claudio Stacchini, segr. Cgil Torino; Stefano Sylos Labini, Ass. Nuovo Municipio; Cecilia Taranto, dirigente Cgil; Leopoldo Tartaglia, dirigente Cgil; Salvatore Tassinari, Ass. per la Sinistra unita e plurale; Laura Testoni, dirigente Arci; Croce Teti, dirigente Cgil; Sergio Tosini, dirigente Cgil; Claudio Treves, dirigente Cgil; Rita Turati, segreteria nazionale Spi - Cgil; Vincenzo Valentino, segr. gen. Spi - Cgil Puglia; Rossana Vallino, ambientalista e animalista; Luciano Vecchia, segr. gen. Fiom Avellino; Stefano Vicini, operatore sociale; Ugo Zamburru, dirigente Arci; Giovanna Zunino, dirigente Cgil.

Mondo delle professioni

Ritanna Armeni, giornalista; Loris Campetti, giornalista; Sandro Curzi , cda RAI; Manuela Fraire, psicoanalista; Roberto Tesi Galapagos, giornalista; Aldo Garzia , giornalista e scrittore; Darwin Pastorin , giornalista e scrittore; Piero Sansonetti , direttore di Liberazione; Giuliana Sgrena, giornalista; Carlo Amabile, giornalista; Fabrizio Ammirati, primario cardiologo; Sergio Arena , primario cardiologo; Angela Azzaro, giornalista; Alba Balestra, presidente Associazione Internazionale Incisori; Roberto Balma, dirigente aziendale; Paolo Berdini, architetto; Carlo Bianchini; Patrizia Bianconi, libero professionista; Stefano Bocconetti, giornalista; Luca Bonaccorsi, editore; Stefano Cardinali, giornalista; Paolo Ciofi, saggista; Wilma Cipriani, psicologa arteterapeuta; Simonetta Cossu , giornalista; Anubi D'Avossa Lussurgiu, giornalista; Ercole De Masi , primario gastroenterologo; Fiore De Rienzo, giornalista; Aldo Del Vescovo, primario chirurgo; Piero Di Siena, giornalista; Massimo Fagioli, neuropsichiatra; Antonella Fantò, giornalista; Laura Gallucci, architetta; Michele Gallucci, primario urologo; Giuseppe Gentili , dirigente RAI; Franca Gonella, imprenditrice; Carlo Guglielmi, avvocato; Claudio Jampaglia , giornalista; Luigi Lalloni, medico; Gianni Lanzinger, avvocato; Carlo Lefevre; Gianni Lucini, giornalista e autore; Piero Manni, editore; Elisa Marincola, giornalista; Paolo Mazzotto; Loredana Mozzillo, architetta; Nello Pacifico, giornalista e saggista; Pierluigi Panici, avvocato; Fausto Pellegrini, giornalista; Elma Pierantoni, documentarista; Anna Pizzo , giornalista; Jean Marie Pouget, editore; Bia Sarasini, giornalista; Donatella Scatena, architetto; Pier Scolari, giornalista; Ettore Torregiani, tecnico informatico; Gianfranco Turchetti, primario malattie vascolari; Rino Vaccaro, giornalista e ambientalista.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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