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lunedì, 31 marzo 2008

Da Rifondazione a PdL: l'avventura dell'ex assessore Masella

CLAMOROSO!! MA NON TROPPO.....
Egidio Masella, ex assessore al Lavoro per conto di Rifondazione comunista della Regione Calabria, ha aderito al Popolo della liberta'. La notizia dell'adesione di Masella al Pdl, riportata dal quotidiano 'La Provincia cosentina', e' stata confermata dall'ex assessore.
Masella, nel 2006, si era dimesso dalla Giunta regionale della Calabria, presieduta da Agazio Loiero, in seguito al suo coinvolgimento in un'inchiesta della Procura della Repubblica di Catanzaro dopo che aveva assunto nel suo staff la moglie.
''Per il momento - ha detto Masella - non intendo commentare la mia adesione al Pdl. Ricordo, comunque, che l'inchiesta avviata a suo tempo nei miei confronti dalla Procura di Catanzaro si e' conclusa col mio proscioglimento''.
Si conferma così quanto il nostro gruppo dirigente, regionale e nazionale ha visto lontano. E' in tutti noi vivo il ricordo di quel comitato politico regionale, Patrizia Sentinelli della segreteria nazionale, sostenuta pure da Zuccherini propose il talentuoso  Masella come assessore al lavoro.
Complimenti! Ma quando si sbaglia si paga o no??
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categorie: news
domenica, 30 marzo 2008

GIOIA TAURO COORDINAMENTO PORTUALI

Rosarno, lì 27 marzo 2008

Comunicato Stampa

 

GIOIA TAURO SFRUTTATA, NON IN DIFFICOLTA’.

 

Le problematiche dei portuali gioiesi vengono da lontano ed i vari governi che si sono succeduti, di destra e di sinistra, non sono intervenuti a difesa dei lavoratori.

Non per fare polemica – dichiara Antonio Pronestì – ma la dichiarazione del senatore di An G. Valentino sa tanto di campagna elettorale, si preoccupa di tutto e nessuna parola a difesa dei lavoratori.

Nessun politico calabrese si è accorto che in questo decennio i propri corregionali sono stati oggetto di sfruttamento da una multinazionale che ha solo interessi economici e che in modo colonialista gestisce il porto di Gioia Tauro.

La speranza di un lavoro stabile, per i giovani della piana, è un caro prezzo che  pagano sia i lavoratori già occupati e sia i molti giovani precari che vengono sfruttati ogni anno.

Il sindacato ha scelto la linea dell’occupazione stabile ed in questo senso sta lavorando per garantire: sicurezza nel lavoro, ritmi umani,  straordinari non obbligatori e organico funzionale ( quindi più assunzioni stabili).

La cosa più difficile è sensibilizzare le istituzioni ed i politici.

I portuali, che hanno subito accuse addirittura dal clero della piana, si domandano quale sia realmente l’interesse di tutti questi “potenti”, se l’interesse reale è lo sviluppo del territorio o altro.

Come si può tacere o far finta di non vedere sullo sfruttamento dei lavoratori?

I portuali gioiesi sono rimasti soli in questa battaglia, tutti  - politici, istituzioni, autorità portuale e clero – uniti a difendere un’azienda che  grazie ai finanziamenti pubblici ed alla professionalità dei lavoratori portuali ha costruito una fortuna.

Dove potrà trovare una fortuna simile la sig. ra Battistello? Facile, a Tangeri (come tiene a sottolineare) una terra fertile per lo sfruttamento della manodopera come lo è stato la Piana di Gioia Tauro. Ma siamo veramente tutti irragionevoli? Pensiamo veramente che Tangeri possa essere la strada che McT possa sfruttare per servire il traffico delle merci per l’Europa? NO.

Confermiamo,  lo stile non cambia: ricatti, infamie e ricerca di guadagno facile è l’identikit di McT.

Noi non possiamo cadere nella trappola e volgiamo chiarezza.

Bisogna incentivare lo sviluppo della Calabria e della Piana aprendo alla concorrenza lo scalo di Gioia Tauro, non è possibile che McT possa agire in regime di monopolio ed è necessario aprire l’area agli investimenti di altri colossi addetti al trasporto delle merci ed agli investimenti di tutti gli imprenditori che volessero contribuire a tale progetto.

Il SUL  che pone la fiducia nella magistratura quale unico soggetto deputato a fare chiarezza sulle infamie e sulle denigrazioni a danno dei lavoratori e del sindacato, auspica  una presa di coscienza generale che possa contribuire a ristabilire un rapporto di leale confronto che possa ridare la dignità ai lavoratori calabresi.

 porto gioia tauro

 

Rosarno, lì 28 marzo 2008

Comunicato Stampa

 

LA POLITICA SI ACCUSA, I PROBLEMI DEI PORTUALI RESTANO.

 

         Farebbero bene tutti a non speculare in questo periodo di campagna elettorale.

Lo sviluppo del Porto di Gioia Tauro, in termini di traffico, è stato negli anni molto soddisfacente e specialmente in questo ultimo periodo MCT vanta un incremento rispetto all’anno scorso di ben il 20% grazie anche all’approdo di MSC.

         Le aspettative erano tante sia da parte dei lavoratori, sia da parte del sindacato e sia da parte della politica, ma l’amara realtà è che le assunzioni che servivano per far fronte all’aumento di traffico sono state meno della metà e con contratti a termine (quindi assunzioni di precari), i lavoratori stabili costretti ad effettuare straordinari obbligatori, forti guadagni per MCT e nessun premio di risultato per i lavoratori.

         Questa è la verità e nessuno ha voluto sentire fino ad oggi il grido dei portuali gioiesi che cercano da più di 2 anni di porre fine allo sfruttamento che dura ormai da più di un decennio.

         Vorremmo che si intervenisse a garantire lo sviluppo del porto e del territorio tramite l’occupazione stabile, salari dignitosi, orario di lavoro ordinario e buoni  livelli di sicurezza. Pensiamo che nessuno possa speculare specialmente in campagna elettorale sullo stato in cui versa il porto ed i portuali.

         Vorremmo, da parte di politici ed istituzioni, impegni certi ed esigibili che possano garantire ai lavoratori ed ai giovani precari tutele normative ed economiche. Vorremmo che tutti quelli che possono contribuire allo sviluppo del porto e del territorio abbiano le stesse possibilità.

         Vorremmo che un’azienda come MCT, che si ostina a non voler sentire le sollecitazioni del sindacato sia in termini di occupazione stabile sia in termini di sicurezza, possa essere messa in competizione ponendo fine alla gestione dello scalo in regime di monopolio. Vorremmo che il diritto dei lavoratori di pretendere il confronto con l’azienda e con le istituzioni possa essere garantito.

        

         I portuali, forse, vogliono troppo.

È bene fare chiarezza: non ci faremo abbindolare dagli opportunisti della politica e continueremo a lottare per restituire la dignità ai portuali gioiesi.

 

 

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categorie: news
mercoledì, 26 marzo 2008

Da De Gennaro a Doria, tutte le promozioni accordate ai protagonisti delle mattanze

dal comitato verità e giustizia

LE PROMOZIONI DEL DOPO GENOVA....

In questi anni abbiamo raccolto un piccolo elenco, sicuramente incompleto, delle promozioni accordate ai maggiori protagonisti dei processi alle forze dell'ordine scaturiti dai fatti del G8: Gianni De Gennaro , capo della polizia dal 2000, indagato al processo Diaz per induzione alla falsa testimonianza, nel 2007 diventa capo di gabinetto del ministro dell'Interno Giuliano Amato e all'inizio del 2008 è nominato commissario straordinario per l'emergenza rifiuti in Campania. Francesco Gratteri , imputato al processo Diaz, capo dello Sco, nel 2007 è divenuto capo del Dipartimento nazionale anticrimine. Il suo vice all'epoca del G8, Gilberto Caldarozzi , imputato Diaz, gli è succeduto come direttore dello Sco. Giovanni Luperi , imputato Diaz, nel 2001 vice capo dell'Ucigos, è dal 2007 capo del dipartimento analisi dell'ex Sisde. Spartaco Mortola , imputato Diaz, già capo della Digos di Genova, è vice questore vicario di Torino. Filippo Ferri , imputato Diaz, già capo della squadra mobile della Spezia, ora ricopre lo stesso incarico a Firenze. genova g8Vincenzo Canterini , imputato Diaz, già capo del VII reparto mobile di Roma, è divenuto vice questore ed è impegnato in Romania in una struttura investigativa internazionale. Fabio Ciccimarra , imputato Diaz e anche al processo a Napoli per gli abusi nella caserma Raniero (durante le manifestazioni del marzo 2001), già commissario capo a Napoli, è ora capo della squadra mobile di Cosenza. Alessandro Perugini , imputato per Bolzaneto e per il calcio in faccia a un minorenne già arrestato e picchiato, da vice capo della Digos è divenuto vice questore. Oronzo Doria , imputato per Bolzaneto, già colonnello di polizia penitenziaria, è divenuto generale. E' un elenco che si commenta da solo.Valerio Onida, presidente emerito della Corte costituzionale, ha scritto pochi giorni fa che «uno Stato che vessa e maltratta le persone private della libertà non è uno Stato democratico». E commentando la certezza della prescrizione per gli imputati eventualmente condannati al processo per i fatti di Bolzaneto, ha aggiunto questa osservazione: «Un governo degno di questo nome non potrebbe mantenere tranquillamente nei ranghi delle forze dell'ordine coloro che risulteranno aver commesso questi fatti, senza perdere ancora una volta di credibilità. Non basta una ventata di indignazione passeggera: occorre coerenza di comportamenti per il futuro».Il nostro Comitato fin dalla sua nascita (luglio 2002) chiede alle istituzioni coerenza di comportamenti (...). Nel luglio 2001 le forze dell'ordine rinnegarono i valori costituzionali, minando la credibilità delle istituzioni. C'è un solo modo, come ci insegna fra gli altri Valerio Onida, per recuperare la dignità perduta, e cioè avviare una rigorosa operazione di pulizia e di trasparenza. Le nostre istituzioni hanno invece agito in direzione contraria. Il Parlamento non ha istituito una commissione d'inchiesta, i vertici di polizia non si sono fatti da parte e hanno anzi ostacolato l'azione della magistratura, come più volte denunciato dagli inquirenti. Nel processo per i fatti della Diaz - una della pagine più nere nella storia recente della polizia italiana - sono imputati alcuni altissimi dirigenti che sono arrivati in giudizio con gradi più alti e ruoli ancor più delicati di quelli che occupavano all'epoca dei fatti. In aggiunta quasi tutti gli imputati (27 su 29) si sono avvalsi della facoltà di non rispondere alle domande dei pm, diritto che spetta agli imputati, ma di dubbia moralità per alti dirigenti delle forze dell'ordine.Ogni imputato, lo sappiamo bene, è innocente fino al terzo grado di giudizio, ma non è questo il punto: esistono ragioni etiche, professionali, di cultura costituzionale che dovrebbero imporre, in determinate circostanze, ad altissimi dirigenti dello Stato di fare un passo indietro. E toccherebbe ai rappresentanti dei cittadini, quindi agli uomini di governo, stabilire la priorità dei valori etici e costituzionali dello Stato di diritto rispetto alle carriere dei singoli funzionari. Perciò riteniamo sbagliato, ingiusto e pericoloso che i massimi dirigenti non siano stati rimossi e anzi siano state accordate così tante promozioni per i funzionari coinvolti nei fatti di Genova. Queste promozioni, sommate all'impunità giudiziaria garantita dalle prescrizioni, hanno mandato ai cittadini e agli stessi lavoratori delle forze dell'ordine un messaggio sbagliatissimo: si è fatto capire che di fronte a fatti incancellabili e intollerabili come gli abusi e le violenze della Diaz, di Bolzaneto, di Forte San Giuliano, piazza Alimonda, di via Tolemaide, di corso Italia, di piazza Manin e via elencando, lo Stato risponde con un nulla di fatto. Tutti assolti gli imputati, nessuna punizione disciplinare per gli autori degli abusi, promozioni per funzionari e dirigenti. La credibilità delle istituzioni in questo modo viene azzerata.


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categorie: news
sabato, 22 marzo 2008

L'IPOCRISIA DEL PD SU GENOVA...

SOLO ADESSO IL PD SI ACCORGE DEI CRIMINI COMMESSI A GENOVA DALLE FORZE DELL'ORDINE, COME MAI?

«Poche ore dopo la morte di Carlo, i DS avevano invitato la cittadinanza a non raggiungere i manifestanti a Genova. Pareva davvero un invito a non intralciare le forze dell'ordine, che in quel modo avrebbero potuto finire l'opera. Soltanto dopo il grande corteo di sabato e dopo Bolzaneto (un'infrazione della legalità davvero troppo eclatante) il centrosinistra aveva criticato il governo Berlusconi, ricorrendo anche a similitudini col Cile, non soltanto tardive, ma anche ipocrite, alla luce di tutte le nefandezze centrosinistre di cui sopra».
A proposito delle recenti dichiarazioni di Veltroni sulla necessità di individuare "eventuali responsabilità politiche" nella notte cilena di Bolzaneto, vale la pena di rileggere l'articolo scritto nel 2006 da Wu Ming 1 su Carmilla, ove si dimostra quanto tali dichiarazioni siano demagogiche, ipocrite e tardive oggi, esattamente come lo furono le critiche dei DS al governo dopo il grande corteo con cui il popolo di Genova rispose all'omicidio di Carlo Giuliani nel 2001.
Purtroppo l'Italia è un paese senza memoria e senza speranza, in cui i demagoghi hanno gioco facile.
Questo scrive OneMoreBlog.org
Aggiungiamo noi: Veltroni chiede di accertare le responsabilità politiche e non dubitiamo che sia in buona fede, ma il suo partito ha fatto ben poco, per varare la commissione di inchiesta. La cosa è stata tenuta nascosta, il più possibile, e quando parte della maggioranza non ha voluto votarla, Luciano Violante si è astenuto.

da www.rossodisera.info


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mercoledì, 19 marzo 2008

Calabria, 'ndrangheta e politica, arrestato consigliere regionale

Franco La Rupa è accusato di voto di scambio. Eletto nel 2005 con l'Udeur si era autodimesso dopo essere stato coinvolto nell'operazione Nepetia

La Dda lo aveva accusato di aver avuto i voti della cosca del boss Tommaso Gentile


CATANZARO - Scambio elettorale politico-mafioso. Con questa accusa, su ordine della direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, è stato arrestato e messo agli arresti domiciliari il consigliere regionale della Calabria Franco La Rupa, 49 anni. La Rupa, eletto in occasione delle elezioni regionali del 2005 con l'Udeur e poi dimessosi, era già indagato per lo stesso reato nell'inchiesta che qualche giorno prima di Natale portò all'operazione Nepetia. In quell'occasione, però, non ebbe misure cautelari personali (a favore del politico c'era stato il pronunciamento della Corte di Cassazione sulla non carcerazione per un altro procedimento). reggio cal vista dall

La Direzione distrettuale antimafia lo aveva accusato di aver ricevuto i voti della cosca del presunto boss Tommaso Gentile, che opera nell'amanteano, in cambio di favori. Nell'operazione era finito in carcere un assessore comunale di Amantea (Cosenza) Tommaso Signorelli.

Nel contesto della stessa operazione era stato sequestrato il porto di Amantea insieme con quote azionarie di una società mista che opera nel settore della raccolta dei rifiuti, per presunte infiltrazioni criminali. Nei mesi scorsi il Gico di Catanzaro ha proseguito le indagini sul conto del consigliere regionale fino ad arrivare all'arresto di oggi.

La Rupa è stato arrestato sulla base di un'ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip di Catanzaro Antonio Giglio, su richiesta del procuratore aggiunto della Dda, Mario Spagnuolo, e dei Pm Domenico Fiordalisi e Raffaella Sforza. Oltre che di voto di scambio il consigliere regionale è accusato di avere nascosto, insieme al boss Tommaso Gentile, la reale proprietà di una motonave che, secondo quanto emerso dagli accertamenti della Dda di Catanzaro, era di proprietà degli stessi La Rupa e Gentile. Tutto ciò al fine di evitare la la confisca dell'imbarcazione utilizzata dalla cosca Gentile per effettuare viaggi da Amantea alle isole Eolie.

Nell'ambito della stessa inchiesta sono stati arrestati anche un sottufficiale dei carabinieri, Armando Mendicino, 46 anni, ed un appuntato della Guardia di finanza, Domenico De Luca, 42 anni. I due appartenenti alle forze dell'ordine dalla Dda di Catanzaro sono accusati di concorso esterno in associazione mafiosa. Inoltre è stata arrestata Concetta Schettini, 54 anni, dirigente dell'ufficio tecnico del Comune di Amantea, anche lei accusata di concorso esterno in associazione mafiosa. Secondo l'accusa la Schettini è coinvolta nell'inchiesta perché avrebbe favorito la concessione della gestione del porto di Amantea da parte del Comune ad una società collegata al boss Tommaso Gentile. Tutti e tre sono stati messi agli arresti domiciliari.

da www.repubblica.it

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martedì, 18 marzo 2008

PER RICORDARE GABRIELE SANDRI

Il derby nel ricordo di Sandri
inviate lo striscione del match

Non sarà il solito derby. Sarà - nelle intenzioni delle società e dei protagonisti - il derby dell'amicizia, dell'intesa tra i tifosi, del ricordo. Il ricordo di Gabriele Sandri, il tifoso della Lazio morto l'11 novembre nella stazione di Badia al Pino, sull'A1, vittima di un colpo di arma di fuoco esploso da un agente di polizia. E così, mai come stavolta, le tifoserie giallorosse e biancocelesti saranno vicine in nome di "Gabbo", l'ultrà amante del calcio e della musica.

L'appuntamento all'Olimpico è per mercoledì 19 alle 21,15. Un orario condizionato dagli obblighi dei diritti televisivi. Ma che, a dimostrazione di una tensione pre-partita che si prevede meno drammatica del solito, ha ricevuto anche il via libera del ministero degli Interni. I capitani di Roma e Lazio, Francesco Totti e Tommaso Rocchi, deporranno i fiori in curva Nord - culla della tifoseria biancoceleste - in memoria di Sandri. E saranno proprio il papà e il fratello dell'ultrà morto che seguiranno la partitissima uno in Curva Sud, circondato dai supporter romanisti, e l'altro in Curva Nord, e che scambieranno poi i posti nell'intervallo tra il primo e il secondo tempo.

Per una volta, così, l'attenzione sul big match cittadino non avrà soltanto un risvolto sportivo. La rincorsa della Roma sull'Inter, l'obiettivo posto Uefa per la Lazio saranno temi e aspettative che terranno alta l'attenzione dei tifosi insieme alla nuova, drammatica riflessione sull'emergenza della violenza nel mondo del calcio.

Ma che cosa rappresenta questo derby per la città? Come viene vissuto dagli appassionati di calcio? I lettori di Repubblica possono inviare le loro opinioni. Ma anche inventare uno slogan per la partittissima.

Inviate i vostri striscioni, gli slogan che volete pubblicare in questo spazio per raccontare il senso dell'appuntamento sportivo. Utilizzate lo spazio dei commenti per pubblicare il vostro messaggio. Oppure create in grafica il vostro striscione virtuale.

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categorie: news
lunedì, 17 marzo 2008

Genova G8: Nei guai anche cinque agenti dell'ufficio matricola

Genova G8: Nei guai anche cinque agenti dell'ufficio matricola della caserma di Bolzaneto. Oggi le richieste dell'accusa.

Battute finali della requisitoria dei pm Patrizia Petruzziello e Vittorio Ranieri Miniati nel processo per le violenze che si consumarono nella caserma di Bolzaneto durante il G8 genovese. Dopo il colpo di scena dell'ultima udienza con la richiesta di trasmissione degli atti per falsa testimonianza nei confronti di una decina di carabinieri, ieri i pm hanno illustrato le posizioni degli addetti all'ufficio matricole e dei cinque medici che a Bolzaneto ebbero a che fare con i manifestanti arrestati. I primi sono accusati di falso ideologico, mentre per i medici il capo d'imputazione parla di abuso d'ufficio e omissione di refertazione. Per oggi sono attese, invece, le richieste di pena per i 45 imputati. A loro, i due pm contestano ben 120 capi d'accusa. La maggior parte dei reati però cadrà in prescrizione già nel gennaio del 2009, il che significa che la sentenza, qualsiasi essa sia, non potrà mai superare i tre gradi di giudizio. Dopo aver analizzato nelle passate udienze le presunte responsabilità di funzionari della polizia di Stato e di quella Penitenziaria, i pm sono passati dunque ieri ad illustrare le accuse nei confronti degli addetti all'ufficio matricola, sei in tutto e tutti accusati di falso ideologico per aver "accomodato" le dichiarazioni di primo ingresso degli arrestati alla Diaz.In sostanza, in particolare gli stranieri, sarebbero stati costretti a firmare dei modelli precompilati nei quali dichiaravano di non voler avvisare del fermo né i famigliari, né il consolato competente. Imputati sono i tre esecutori materiali (Giovanni Amoroso, Michele Sabia Colucci, Marcello Mulas) che stilarono i fogli d'ingresso dei detenuti, usando - secondo l'accusa - delle fotocopie per sveltire il lavoro; il sovrintendente Egidio Nurchis che li siglò tutti e quindi non poteva non essere a conoscenza di quanto vi era scritto, e due ispettori, il capo matricola Paolo Tolomeo e Giuseppe Fornasiri, per il quale però Petruzziello e Miniati hanno chiesto il proscioglimento «in quanto non è stato possibile dimostrare che fosse a conoscenza dei fatti».Paradossalmente il falso ideologico è uno dei reati più gravi contestati nel processo per i fatti di Bolzaneto e con i tempi di prescrizione più lunghi.I pm sono passati quindi ad analizzare le posizioni dei cinque medici che nella caserma si occuparono dei detenuti: Giacomo Toccafondi, Adriana Mazzoleni, Sonia Sciandra, Aldo Amento e Marilena Zaccardi. Nei loro confronti l'accusa è abuso d'ufficio e omissione di referto. Alla dottoresa Sciandra viene contestato anche il falso ideologico per non aver riportato nel diario clinico, le dichiarazioni di una paziente su un suo problema fisico. Dopo le richieste di pena la parola passerà ai difensori delle parti civili. Il primo a parlare sarà l'avvocato Stefano Bigliazzi

fonte: secolo xix

 

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categorie: news
giovedì, 13 marzo 2008

DALLA VALSUSA RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO

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Se Oltre al modulo ed ai chiarimenti si vogliono conoscere
le motivazioni dell'iniziativa o acquisire il modulo di acquisto
per procura:
http://www.notav.eu/sections-listarticles-5.html

Se desiderate conoscere solo i chiarimenti (FAQ):
http://www.notavtorino.org/documenti/compra-primafila-istruz-TO--25-2-08.pdf


Solo il modulo di sottoscrizione:
http://www.notavtorino.org/documenti/compra-primafila-mod-TO-25-2-08.pdf



--
I migliori saluti, Scrivi a:
Ambientevalsusa info@ambientevalsusa.it

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categorie: iniziative
mercoledì, 12 marzo 2008

APPELLO PER L'ISTITUZIONE DI UNA COMMISSIONE D'INCHIESTA SUI FATTI DI GENOVA 2001

L’Unione, ormai archiviato schieramento del centrosinistra che vinse le elezioni nel 2006, proponeva nel suo programma la costituzione di una commissione parlamentare sui fatti di Genova. Il documento elettorale si spingeva oltre, obbligandosi alla "definizione di regole per migliorare la riconoscibilità degli operatori delle forze dell'ordine nel corso delle operazioni di ordine pubblico, per una maggiore efficacia e trasparenza di queste attività". E’ noto che questi impegni non sono stati rispettati, per il crearsi di condizioni politiche che ora non vogliamo rivangare. Appare però paradossale che essi non siano presenti oggi nelle 14 priorità della Sinistra Arcobaleno, apparendo unicamente (peraltro solo come fugace accenno) nel programma esteso, come rilevato anche dal Comitato Verità e Giustizia per Genova nella propria lettera al presidente Bertinotti. Paradossale in quanto si pensava che il nuovo soggetto politico della sinistra, grazie alla sua autonomia e non dovendo più sottostare a compromessi con forze meno interessate a tali tematiche, potesse permettersi uno slancio diverso e maggiore coraggio; al contrario abbiamo assistito ad un passo indietro.

Siamo consapevoli dei limiti imposti da una campagna elettorale inattesa e condotta inevitabilmente in tempi ristretti. Questo può spiegare – ma non giustificare – l’assenza della “questione Genova” dai punti prioritari della Sinistra Arcobaleno; contemporaneamente rileviamo che Genova non è sparita “solo” dall’agenda delle urgenze, ma in generale dalla discussione interna alla sinistra che si appresta a chiedere il voto alle prossime elezioni. E a poco serve rilevare oggi, in occasione della richiesta di condanna avanzata dai pm per 44 imputati nel processo su Bolzaneto, i commenti di alcuni esponenti della sinistra. Troppo poco: la rimozione del G8 genovese sembra un’onda lenta ma inesorabile; dopo aver attraversato il Paese ha investito pure la neonata sinistra unita.

 

I procedimenti giudiziari che su Genova stanno arrivando a conclusione sono sicuramente importanti, ma nulla centrano con la definizione di quelle vicende sul piano delle garanzie costituzionali e dei diritti. In Italia la magistratura è stata spesso criticata per presunte ingerenze nella politica, salvo poi delegarle una ricerca “miracolosa” della verità su questioni che la politica non sa o non vuole affrontare. Genova non fa eccezione a questa regola; anzi, ne è esempio paradigmatico. Negli ultimi mesi le voci uscite dalle aule dei tribunali sono state sempre più alte e inquietanti. Abbiamo rivissuto l’indegna perquisizione della Diaz, le minacce e le vessazioni (fisiche e psicologiche) subite dai fermati a Bolzaneto, abbiamo visto sancita come ingiustificata la carica ai manifestanti di via Tolemaide, il ministero dell’Interno è stato condannato a risarcire alcune persone ferite negli scontri. Purtroppo sulla morte di Carlo Giuliani anche la magistratura si è uniformata alla “grande rimozione” di Genova, archiviando il procedimento, ferma restando l’attesa per il ricorso presentato dalla famiglia alla Corte Europea di Strasburgo.

Di fronte a queste voci – come detto, e nonostante i molti anni passati dal luglio 2001, sempre più forti – è stato stridente il contrasto con il silenzio opposto dalla politica, fino ad arrivare alla sensazione che persino la sinistra guardi ad altro come priorità. In questi sette anni l’abbiamo capito: le forze di polizia non sono interessate a rapportarsi autonomamente coi propri errori. Non credevamo però che la politica avesse introiettato questa situazione come un dato di fatto immutabile, senza considerarne le conseguenze future o quelle già evidenti nei sette anni successivi il luglio genovese.

Oltre allo stucchevole elenco dei funzionari promossi, in assoluta e trasversale continuità fra i due governi succedutisi dal 2001 ad oggi e che abbiamo più volte condannato, abbiamo assistito ad altri fatti inquietanti. Da un censimento avviato circa un anno fa, sono circa 11.500 le persone che sono oggi sottoposte a procedimento penale per lotte sociali. La casistica è piuttosto varia sia considerando le iniziative incriminate che le fattispecie penali individuate dagli inquirenti, ma esiste un filo che unisce tutte queste vicende: la volontà, inaccettabile per uno Stato Democratico, di delegare al diritto e alla magistratura penale la soluzione di problemi sociali e politici importanti e complessi. Tutto questo senza pensare a casi eclatanti, che peraltro escono dalla sfera delle lotte sociali, per integrarsi comunque con quella relativa al controllo dell’operato delle forze dell’ordine (pensiamo a Federico Aldrovandi o Riccardo Rasman) e della polizia penitenziaria (due esempi per tutti il caso di Aldo Bianzino e quello di Marcello Lonzi). E non è certo tranquillizzante la corsa di molti partiti a candidare per le prossime elezioni esponenti delle forze di polizia, solleticando in modo acritico e populista l’ansia securitaria di settori dell’elettorato.

 

Nel 2001 le garanzie costituzionali furono calpestate, ma a sette anni di distanza l’eco di quelle violazioni non solleva alcun dibattito politico, riuscendo a malapena a bucare il silenzio dei media.

La Repubblica per Bolzaneto ha parlato di “girone infernale”; La Stampa di “Guantanamo italiana”.

Sulla Diaz è ormai divenuta celebre la definizione dell’allora vicequestore Michelangelo Fournier: “una macelleria messicana”.

Secondo Amnesty International durante il G8 2001 si è verificata “la più grave sospensione dei diritti democratici in un paese occidentale dopo la seconda guerra mondiale”.

Non possiamo rimanere in silenzio e lasciare la storia di Genova solo alle aule di tribunale.

 

Noi siamo ancora a chiedere:

- l’istituzione di una commissione parlamentare d’inchiesta sui fatti avvenuti nel 2001, durante il vertice G8 di Genova (dalle cariche ai manifestanti alla morte di Carlo Giuliani, dalla Diaz a Bolzaneto) e, precedentemente, il Global Forum di Napoli;

- la definizione di regole per consentire la riconoscibilità degli operatori delle forze dell'ordine;

- il varo di una legge che preveda il reato di tortura;

- l’istituzione di un organismo “terzo” che vigili sull’operato dei corpi di polizia;

- l’aggiornamento professionale delle forze dell'ordine circa i principi della nonviolenza;

- l’impegno alla esclusione dell'utilizzo nei servizi di ordine pubblico di sostanze chimiche incapacitanti e l'impegno circa una moratoria nell'utilizzo dei GAS CS;

 

Ma, soprattutto, chiediamo al candidato premier della Sinistra Arcobaleno, e ai segretari dei 4 partiti coalizzatisi in essa, di dire chiaramente se queste istanze, peraltro solo sinteticamente riportate e a cui potrebbero sommarsi altre, siano ancora prioritarie per l’autodefinitasi forza unitaria della sinistra. Precisiamo che questa parola di chiarezza non la chiediamo solo oggi, né ci basterebbe venisse espressa col solo intento di recuperare una parte di potenziale elettorato, ormai disorientato e disilluso dal vostro silenzio: la chiediamo come inequivocabile scelta di campo, culturale e civile prima che politico-elettorale.

 

Analoga domanda la rivolgiamo a tutte le altre forze politiche che in passato si sono dette vicine a tali istanze e che, mentre si apprestano a presentarsi alla prossima tornata elettorale, sulle tematiche sopra esposte hanno scelto in questi giorni un ambiguo silenzio.

 

12 marzo 2008

 

Francesco “baro” Barilli (coordinatore www.reti-invisibili.net) e Italo Di Sabato (responsabile Osservatorio sulla Repressione PRC/SE)

 

Haidi Gaggio Giuliani

Enrica Bartesaghi

Stefania Zuccari (madre di Renato Biagetti)

Natascia Casu (figlia di Giuseppe Casu)

Maria Iannucci (Associazione Familiari e amici di Fausto e Iaio)

postato da: clandestino30 alle ore 19:09 | link | commenti
categorie: iniziative

CONFINDUSTRIA CALABRIA RICHIESTA CONDANNE

Processo Puma: chiesti 10 anni di reclusione per vice presidente Confindustria Calabria

 

Dieci anni di reclusione: questa la condanna chiesta dal pm Pierpaolo Bruni per Raffaele Vrenna, vice presidente di Confindustria Calabria, presidente degli industriali crotonesi e presidente del Crotone Calcio, al termine della requisitoria nell'ambito del processo con rito abbreviato denominato Puma. L'inchiesta, condotta dalla Dda di Catanzaro, si riferisce a presunti rapporti tra politici, imprenditori e appartenenti a cosche della 'ndrangheta del crotonese. Oltre che per Vrenna, il pm ha chiesto la condanna a dieci anni di reclusione anche per l'ex assessore alla Forestazione della Regione Calabria, Dionisio Gallo, in carica nell'esecutivo di centrodestra della passata legislatura; per Giovanni Puccio, sindaco di Botricello, dei Ds; per suo fratello Giuseppe Puccio, ex assessore alla Provincia di Crotone, del Prc. Complessivamente sono 48 le richieste di condanna avanzate dal pm.

 
postato da: clandestino30 alle ore 14:37 | link | commenti
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