CALABRIA: NON SI DISTINGUE Più IL CONFINE TRA LEGALITA’ ED ILLEGALITA'
Ma che cosa sta succedendo in Calabria? Niente di nuovo, come al solito le inchieste giudiziarie ci descrivono una triste realtà: la ‘ndrangheta domina incontrastata la regione.
È facile constatare che gli arresti dei giorni scorsi, che hanno coinvolto, tra gli altri, l’assessore regionale al turismo, Pasquale Tripodi, dell’Udeur, accusato di associazione mafiosa, al quale il governatore Agazio Loiero il giorno prima aveva revocato l’incarico, perché lo stesso Tripodi aveva dichiarato alla stampa locale che avrebbe seguito il percorso politica di Mastella e dell’Udeur, non rappresentano una novità.
La Calabria non era mai caduta così in basso, neanche negli anni 80’, quando altre inchieste giudiziarie decimarono una intera classe politica, altri tempi, altri uomini.
I calabresi onesti si chiedono oggi quale sia il confine tra legalità ed illegalità, perché francamente questo confine è diventato troppo labile. Lo scorso mese di giugno, il superprefetto De Sena, che era stato mandato in Calabria all’indomani dell’omicidio Fortugno per combattere la ‘ndrangheta, dichiarò alla commissione parlamentare antimafia che la criminalità organizzata in Calabria è un fenomeno strutturale. Ma come mai De Sena nulla ha detto dell’intreccio perverso che esiste in Calabria tra criminalità organizzata, partiti politici, pubblica amministrazione, burocrazia? E ancora, perchè l’attuale capo del Pd calabrese nonché viceministro dell’interno ha voluto il suo trasferimento, senza spiegarne ai calabresi le ragioni?
L’aria che si respira in Calabria è pesante, senza andare troppo indietro con la memoria si può affermare che dall’uccisione di Fortugno in poi la ‘ndrangheta si è rafforzata: come sono stati aggrediti i patrimoni mafiosi? come si è intervenuto nella pubblica amministrazione per rompere i condizionamenti e soprattutto come sono state condotte le inchieste?
Purtroppo questi argomenti non riescono ad emergere nel dibattito politico calabrese. Nello scorso mese di luglio, quando venne arrestato a Reggio Calabria il consigliere comunale di Alleanza nazionale Massimo Labate, con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa, poliziotto della squadra mobile di Reggio Calabria e primo degli eletti in Alleanza nazionale con oltre 1300 voti di preferenza, il sindaco della mia città, Giuseppe Scopelliti, dichiarò durante un consiglio comunale che il Labate si rese protagonista di alcune leggerezze. Bene, io vorrei chiedere al sindaco della mia città, perché nessuno fino ad oggi lo ha chiesto, se ha intenzione, come Amministrazione comunale di Reggio Calabria, nel caso il Labate venisse rinviato a giudizio, di costituirsi parte civile nei processi con la ‘ndrangheta.
Il degrado morale e politco in cui versa la Calabria va ricercato nel modo di “fare politica” che si è diffuso nella regione: la prassi del malaffare ha ormai legittimato la pratica della clientela politica come metodo per ottenere il consenso elettorale, la ragione che alimenta questo meccanismo è la mancanza di lavoro: un diritto sancito dalla nostra Carta Costituzione, viene utilizzato in Calabria, per ottenere consensi elettorali.
Gli arresti di questi giorni credo ch ci devono fare riflettere su alcuni dati: Reggio Calabria è la terza città d’Italia dopo Roma e Milano per rapporto forze dell’ordine-cittadino, voglio qui ricordare che la media nazionale è di un operatore di pubblica sicurezza ogni 261 cittadini, in Calabria invece è di un operatore ogni 175 cittadini. Reggio Calabria è inoltre la terza Procura d’Italia per intercettazioni telefoniche e inchieste aperte contro ignoti, mi chiedo com’è possibile che nonostante tutto questo controllo da parte delle forze dell’ordine la ‘ndrangheta non venga minimamente scalfita da queste attività?
Nei prossimi giorni si riunirà il consiglio regionale calabrese, in quella sede Loiero potrebbe staccare la spina. Al di là dei facili moralismi che anche a sinistra sono molto gettonati in queste ore, senza una vera presa di coscienza del popolo calabrese, senza un impegno concreto dei partiti che devono farsi carico dell’esigenza di pulizia morale tra le forze politiche calabresi perche' si recuperi trasparenza e perche' la lotta alla 'ndrangheta sia prioritaria, senza un scatto in avanti del popolo calabrese non c’è alcuna possibilità di invertire questa triste realtà.