Una prima analisi sulla deriva autoritaria che ha preso il via con la repressione del movimento a Genova
di Italo di Sabato*
Il tribunale di Genova ha emesso la sentenza di primo grado nel processo contro 25 manifestanti accusati di devastazione e saccheggio per i fatti del G8 di Genova nel luglio del 2001. 102 anni complessivi di carcere per 24 manifestanti invece dei 225 richiesti dai pubblici ministeri Anna Canepa e Andrea Canciani.
La sentenza, nonostante non abbia accolto totalmente le richieste dei Pm è pericolosa sotto il profilo delle garanzie democratiche, perché il reato di devastazione e saccheggio, condanna inflitta a 10 imputati, ora che è stato applicato a manifestazioni politiche, diventa uno strumento adatto a logiche autoritarie di appianamento del dissenso e del conflitto sociale. Oltretutto e' una figura di reato sfuggente e assai opinabile. Chi può infatti fissare con certezza il confine fra il “semplice” danneggiamento, punito con pene ragionevoli, e la devastazione e saccheggio? Si tratta di una norma civetta, celata nell'ordinamento democratico, ma può essere impugnata secondo una logica che democratica non è.
Che ne siano consapevoli o meno, il Tribunale di Genova ha avallato una concezione autoritaria della pena. I 10 imputati e condannati per il reato di devastazione e saccheggio sono stati individuati a molti mesi di distanza, tramite foto e filmati, e si è loro contestato un reato che nessuno ricordava più nelle aule di giustizia, visto che negli ultimi decenni è stato utilizzato solo in rari casi riguardanti azioni teppistiche di gruppi di tifosi e mai per manifestazioni di piazza. E' stata una pietanza servita a freddo.
Qui si arriva alla “vendetta preventiva”. In questi lunghi sei anni abbiamo detto di chiamare le cose con il loro nome e allora diciamo senz'altro che i processi genovesi sono processi politici. Lo sono perché il G8 del 2001 è stato un punto di svolta nella storia recente d'Italia e perché chiamano in causa i massimi vertici delle forze dell'ordine e il potere politico per palesi e reiterate violazioni dell'ordinamento costituzionale. Ebbene, fra i giudici e gli avvocati da tempo corre una voce: si dice che per arrivare a condanne contro gli oltre 70 agenti imputati per l’irruzione e la “macelleria messicana” alla scuola Diaz e le torture alla caserma Bolzaneto, è necessaria, prima, una “sentenza esemplare” per i giovani manifestanti. Solo a questa condizione per il potere politico e giudiziario è “accettabile” la condanna, sia pure solo in primo grado, degli alti funzionari e dirigenti di polizia imputati (i quali, è bene ricordarlo, saranno comunque salvati dalla prescrizione). Se questa è la logica, siamo all'aberrazione. Si è giocato così con la vita di 24 persone. Allora, ha senso che per arrivare a un'eventuale condanna a cinque, massimo sette anni con le aggravanti, per i capi dei picchiatori della Diaz (questi ultimi, com'è noto, non sono fra gli imputati e non hanno subito nemmeno conseguenze disciplinari per la loro impresa), si debba passare per 24 condanne a complessivi 102 anni di carcere?
Arrivo all'ultimo punto, che è poi la mia riposta a questa domanda. Tutto quanto sta avvenendo in tribunale a Genova e, sul piano politico, intorno ai fatti i Genova, è un palese tradimento della lettera e dello spirito della Costituzione. A Genova per più giorni furono soppresse le garanzie costituzionali, fu abiurato lo stato di diritto. Se la Costituzione fosse cosa viva, animatrice giorno per giorno della nostra vita pubblica, il dopo Genova sarebbe stato un cataclisma giudiziario e politico. Avremmo visto ministri e presidenti del consiglio chiedere scusa alla cittadinanza e alle vittime di tutte le violazioni compiute dalle forze dell'ordine. Tutti gli operatori coinvolti nelle operazioni sarebbero stati sospesi, i massimi dirigenti allontanati. Qualcuno sarebbe stato anche licenziato. Il parlamento avrebbe avviato un'inchiesta e progettato leggi di riforma delle forze dell'ordine. Il tema delle libertà civili e del diritto al dissenso sarebbe stato percepito come un'autentica emergenza democratica. Come ben sappiamo, niente di tutto questo e' avvenuto
La verità , temo. è che la nostra Costituzione è come morta. Non anima più la vita istituzionale, non è il il faro che illumina il parlamento, i tribunali, la vita di tutti i giorni. C'è ancora tempo per rimediare? Tutti noi lo speriamo, ma dobbiamo davvero chiamare le cose con il loro nome ed essere tutti consapevoli della posta in gioco: il futuro, se non il presente, delle garanzie costituzionali.
*Responsabile osservatorio sulla repressione Prc/Se
CARUSO(PRC): INTERROGAZIONE PARLAMENTARE PER BLOCCO RADDOPPIO INCENERITORE GIOIA TAURO
"Bloccare il raddoppio dell?inceneritore di Gioia Tauro,
richiedere la Valutazione di Impatto Ambientale e tutelare la salute
dei cittadini della Piana di Gioia Tauro".
Sono queste le richieste avanzate dal deputato di Rifondazione
Comunista Francesco Caruso attraverso un'interrogazione
parlamentare al ministro dell'ambiente Alfonso Pecoraro Scanio e
ministro dello sviluppo economico Pierluigi Bersani.
Nel testo dell'interrogazione, il parlamentare del PRC, eletto in
Calabria, sottolinea come "il progetto di raddoppio
dell'inceneritore di Gioia Tauro, con lo smaltimento previsto di
270.000 tonnellate annue di rifiuti urbani e speciali,
rappresenterebbe un colpo letale allo sviluppo turistico e
agroalimentare della piana, gli unici settori oggi in grado di frenare
la crescita inarrestabile dei tassi di disoccupazione ed emigrazione
dei giovani calabresi.
Inoltre Caruso denuncia nell'interrogazione ai ministri competenti
alcune anomalie riguardo il procedimento autorizzativo del raddoppio
dell?inceneritore. "E' lo stesso Prefetto Antonio Ruggiero -
si legge nel testo - , ex Commissario all?emergenza rifiuti in
Calabria, che nella sua relazione inviata alla Corte dei Conti ha
affermato che il raddoppio dell?inceneritore di Gioia Tauro è stato
concluso in violazione della normativa comunitaria perché si è
proceduto a trattativa privata attribuendo l?appalto al precedente
aggiudicatario; inoltre la stessa società che gestisce il primo
inceneritore TEC Spa risulta avere un rilevante partecipazione
azionaria all?interno della società Piana Ambiente che gestisce la
raccolta differenziata: è evidente il conflitto di interessi tra la
società TEC Spa e Piana Ambiente ed è probabilmente per questo che la
raccolta differenziata nei comuni della piana di Gioia Tauro si
attesta su una media percentuale pari allo 0,07 % per comune. Una
raccolta differenziata che, secondo il deputato del PRC, oltre ad
avere un forte impatto ambientale, potrebbe essere anche un importante
sbocco occupazionale per migliaia di giovani.
Il deputato infine denuncia la già forte concentrazione nella Piana di
impianti inquinanti e chiede ai ministri di porre in essere
provvedimenti tesi alla salvaguardia della salute dei cittadini della
Piana. "Per questo motivo - annuncia Francesco Caruso - sabato 22
dicembre sarò in piazza con le popolazioni della Piana di Gioia Tauro
in occasione dello sciopero generale e della manifestazione nazionale
indetta dal Movimento Difesa del Territorio a Gioia Tauro per
sostenere le rivendicazioni legittime di chi vuol costruire e lottare
per un futuro migliore per la propria terra, per i propri figli.
SEGUE TESTO DELL'INTERROGAZIONE PARLAMENTARE A RISPOSTA SCRITTA
al Ministro dell?ambiente, al Ministro dello sviluppo economico
Per sapere, Premesso che:
con ordinanza n. 6294 del 30.10.2007, pubblicata nel Bollettino
Ufficiale Regione Calabria del 14.11.2007, il Commissario
all?emergenza rifiuti Prefetto Montanaro ha deciso il raddoppio
dell?inceneritore di Gioia Tauro;
il raddoppio dell?unico inceneritore previsto nel territorio calabrese
dalla predetta ordinanza Commissariale, quello di Gioia Tauro,
comporterà lo smaltimento dei rifiuti dell?intera Calabria pari a
240.000 tonn./annue più 30.000 tonn./annue di rifiuti speciali, con un
passaggio all?interno
dei centri abitati di Gioia Tauro e Rosarno di oltre 350 camion al
giorno, che comporteranno ulteriore aumento di inquinamento da gas di
scarico e da
contatto gomma asfalto;
il sito dell?impianto del primo inceneritore già in funzione
dall?inizio del 2005 e il suo raddoppio sono stati individuati al
confine tra i
comuni di Gioia Tauro e Rosarno, precisamente in C.da Cicerna, in linea
d?aria a 500 metri dall?abitato della frazione Bosco di Rosarno, a 1,5
Km dal Porto e a meno di 3 Km dai centri abitati di Gioia Tauro,
Rosarno e San Ferdinando;
Contrada Cicerna si trova esattamente a ridosso della popolosa e
lussureggiante area del Bosco di Rosarno: una terra ricca di verde e
di agrumi di circa 400 ettari che con i suoi fertili agrumeti, la cui
produzione di "clementine" della zona risulta tra le più
qualitative dell?intera produzione nazionale, e le migliaia di
esemplari di ulivi secolari, è stata definita "il polmone verde
della Piana di Gioia Tauro".
In questa fascia di territorio, tra i centi di Gioia Tauro, Rosarno,
San Ferdinando e Rizziconi, vivono circa 50 mila abitanti, ovvero
quasi il 40% dell?intera popolazione della Piana;
la costruzione del secondo inceneritore era stata prevista dal piano
regionale dei rifiuti nella zona Nord della Calabria ma, dopo la
protesta dei residenti, non se ne fece nulla;
il primo inceneritore è in funzione dall?inizio del 2005 a pieno ritmo
nonostante non sia mai stata (a tutt?oggi) rilasciata una valutazione
di impatto ambientale (V.I.A.) a tutela della salute pubblica dei
cittadini, della fauna, dell?acqua e della flora;
inoltre, non è dato a sapere se vi è una valutazione d?impatto
ambientale per il raddoppio e, qualora vi fosse, com?è stato possibile
rilasciarla in assenza di una VIA per il primo impianto in funzione;0
la stessa società che gestisce il primo inceneritore TEC Spa risulta
avere un rilevante partecipazione azionaria all?interno della società
Piana Ambiente che gestisce la raccolta differenziata e pertanto è
evidente il conflitto di interesse tra la società TEC Spa e Piana
Ambiente.
Infatti la TEC ha interesse a bruciare più rifiuti possibili e nello
stesso tempo quale socia di Piana Ambiente dovrebbe avere l?interesse
contrario ossia fare la raccolta differenziata; che nei fatti poi la
raccolta differenziata non viene svolta a regola d?arte e la raccolta
nei comuni della piana di Gioia Tauro si attesta su una media
percentuale pari allo 0,07 % per comune (cfr dati Comune di Laureana
di Borrello), tutto ciò favorito dall?assurda convenzione tra Piana
Ambiente ed i Comuni della Piana (a loro volta compartecipi della
stessa società) in base alla quale questi ultimi pagano quote fisse
mensili a Piana Ambiente a prescindere dall?effettiva quantità di
raccolta effettuata;
va tenuto presente che la costruzione del raddoppio dell?inceneritore
di Gioia Tauro è solo uno degli ultimi esempi di scelte miopi e
irresponsabili nei confronti della popolazione della Piana. Infatti
sempre in quel fazzoletto di terra di 400 ettari sono già presenti:
- un inceneritore da 120.000 tonnellate di rifiuti annui;
- un mega-depuratore collocato addirittura all?interno del centro
abitato di Gioia Tauro, impianto mal funzionante che in svariati
periodi dell?anno emana odori nauseabondi e terrificanti
compromettendo la salute e la tranquillità dei residenti;
- una mega-discarica satura.
Sono in fase di realizzazione:
- un altro inceneritore da 120.000 tonnellate ;
- una centrale turbo gas da 800 MW;
- un?altra discarica da costruire;
- un mega-elettrodotto da 380.000 V.
Sono stati approvati i progetti per:
- un rigassificatore da 12 Gmc annui;
- altre due centrali elettriche;
- un?isola ecologica per il trattamento di rifiuti ospedalieri
speciali;
studi di personalità di spicco della comunità medico-scientifica
nazionale ed internazionale, hanno da tempo lanciato l'allarme
sulle emissioni altamente tossiche emesse da questi impianti, primi
tra tutti gli inceneritori.
va, altresì, ricordato che la Piana di Gioia Tauro, per altro contigua
ai due Parchi nazionali d?Aspromonte e delle Serre, è una zona a
vocazione
eminentemente agricola e turistica e che, deve essere valorizzata quale
area di eccellenza ambientale;
il movimento per la difesa del territorio calabria, movimento di
cittadini della Piana, forti di ben 8.000 firme di cittadini che hanno
firmato in pochi mesi una petizione contro il raddoppio
dell?inceneritore di Gioia Tauro, i 33 sindaci dei Comuni del
territorio, le parti sociali CGIL, Cisl e Uil, le O.P. di agrumi e di
olive ed il Consiglio provinciale di Reggio Calabria, si sono
decisamente opposti al raddoppio dell?inceneritore dei rifiuti di
GioiaTauro;
in particolare i Sindaci della piana di Gioia Tauro, riuniti in
Conferenza il 21/11/2007, in Palmi presso l?ex Asl 10, per discutere
il seguente O.D.G.: "PROBLEMATICHE GENERALI RELATIVE AI RISCHI DI
INQUINAMENTO AMBIENTALE NELLA PIANA DI GIOIA TAURO CON PARTICOLARE
RIFERIMENTO ALLA SECONDA LINEA DEL TERMOVALORIZZATORE DI C.DA CICERNA
DEL COMUNE DI GIOIA TAURO ED EVENTUALI INIZIATIVE DA ASSUMERE A TUTELA
DELLA SALUTE DEI CITTADINI" hanno approvato all?unanimità un
documento con il quale hanno deciso di chiedere al Commissario per
l?emergenza Ambientale l?immediato congelamento del piano per i
rifiuti ed al Presidente della
Giunta Regionale, agli Assessori Regionali, ai Capigruppo del Consiglio
Regionale, al Presidente del Consiglio Regionale, l?immediata
sospensione
di ogni attività amministrativa diretta alla realizzazione di del
raddoppio del termovalorizzatore;
sempre in tale documento i Sindaci hanno deciso di chiedere al
Commissario per l?emergenza Ambientale ed al Presidente della Giunta
Regionale un
tavolo di concertazione che affronti i problemi complessivi del piano
energetico e dei rifiuti , nonché ogni problematica che investe
l?ambiente sul territorio ed in particolar modo quelle relative alla
rigassificatore, alla centrale turbo-gas e, da ultimo, anche alle
problematiche relative al depurazioni delle acque con particolare
riferimento al depuratore di Gioia Tauro;
l?intero procedimento autorizzativo del raddoppio dell?inceneritore è
stato caratterizzato da sostanziali anomalie, a tal proposito è lo
stesso Prefetto Antonio Ruggiero, ex Commissario all?emergenza rifiuti
in Calabria, che nella sua relazione inviata alla Corte dei Conti ha
affermato che il raddoppio dell?inceneritore di Gioia Tauro è stato
concluso in violazione della normativa comunitaria perché si è
proceduto a trattativa privata attribuendo l?appalto al precedente
aggiudicatario;
sempre il Prefetto Ruggiero ha specificato che per tale raddoppio il
Commissario pro tempore ha provveduto ad assegnare al concessionario
un contributo di circa 40 milioni di euro, a valere su fondi
comunitari, la cui erogazione è diventata problematica per la
violazione predetta, con le possibili conseguenze sulla sostenibilità
economica e finanziaria dell?opera;
è dello scorso 5 luglio 2007 la notizia che l?Arpa Calabria, agenzia
regionale per la protezione dell?ambiente e l?Amministrazione
provinciale
di Reggio Calabria, durante un seminario tenutosi presso la sala
consiliare del Comune di Gioia Tauro, hanno dichiarato, dopo rilievi
svolti, che l?aria nella c.d. Piana non è salubre e che le verifiche
non sono adeguate;
in particolare gli stessi hanno affermato che dai rilievi svolti per
diversi fattori l?aria che si respira nella Piana di Gioia Tauro è
inquinata oltre le soglie minime e, rispetto ai rilevamenti delle
emissioni nocive prodotte dall?inceneritore di rifiuti, la pubblica
amministrazione e l?operatore privato che da tre anni gestisce
l?impianto d?incenerimento non hanno ancora adeguato il sistema di
verifica incrociata dei dati;
sempre in tale occasione l?Arpacal ha dichiarato, ufficialmente e
pubblicamente, in relazione ai rilievi effettuati dei fattori
inquinanti nei primi sei mesi del 2007, che vi sono stati degli
sforamenti dei limiti soglia come registrati presso le postazioni di
Polistena ben 11 volte e Laureana di Borrello ben 16 volte ed ancora,
cosa più grave, vi è un buco di 15 gg nel mese di febbraio 2007 in cui
i dati mancano completamente;
l?Amministrazione provinciale dal canto suo ha dichiarato che sono due
i limiti principali che si riscontrano nel sistema: la società che
gestisce l?inceneritore non comunica all?amministrazione i dati
completi di tutti i parametri e soprattutto l?amministrazione
provinciale non conosce la situazione in tempo reale. Inoltre, per
quest?ultima, la società che gestisce l?inceneritore dei rifiuti di
Gioia Tauro, ha violato la convenzione che obbliga tale società a
installare altre quattro postazioni, due per la Provincia e l?Arpacal
e due divulgative con informazioni ai cittadini che non risultano
essere stati sistemati; i cittadini della Piana rilevano e registrano
il tutto, sbalorditi e preoccupati, dopo tre anni che l?inceneritore
di Gioia Tauro è già in funzione;
il primo impianto d?incenerimento rifiuti di Gioia Tauro è in funzione
a pieno ritmo sin dall?inizio dell?anno 2005 senza una valutazione
d?impatto ambientale (V.I.A). A tal proposito si significa che in data
5 luglio 2007 la Corte di Giustizia europea ha condannato lo Stato
italiano per la mancata VIA alla Terza linea dell?inceneritore Asm di
Brescia e per non aver comunicato gli atti al pubblico, ritenendo
evidentemente di nessun valore una procedura di VIA espletata ad
impianto già autorizzato e già funzionante;
in ogni l?autorizzazione a procedere al raddoppio, emessa in assenza di
una valutazione d?impatto ambientale per il primo inceneritore, appare
palesemente lesiva del disposto di cui all? art. 32 della
Costituzione, secondo il quale "La Repubblica tutela la salute
come fondamentale diritto dell? individuo e interesse della
collettività";
in attuazione del fondamentale "principio di precauzione" di
derivazione comunitaria, che dovrebbe improntare ogni scelta in questo
campo, compete all?Amministrazione dimostrare l?assoluta innocuità
degli impianti e se vi era anche il minimo dubbio circa la loro
pericolosità sulla stessa incombesse procedere ad ulteriori
approfondimenti, in contraddittorio con i professionisti (medici) e
associazioni ambientaliste che tali dubbi avevano e stanno sollevando;
la Suprema Corte di Cassazione (Cass., sez. unite, 27 luglio 2000, n.
9893), legittima ad agire ? anche in via preventiva, ossia in presenza
di un mero pericolo di lesione ? per la tutela della salute (intesa
come integrità psico ? fisica) e per la tutela del diritto a vivere in
un ambiente salubre nonché a richiedere il risarcimento del cd.
"danno esistenziale", consistente nel turbamento psichico
determinato dalla preoccupazione per il rischio, con le conseguenti
limitazioni del normale svolgimento della vita (cfr. Cass., sez.
unite, 21.12.2002 n. 2515,; 11 gennaio 2001, n. 329, etc?);
a tutt?oggi, nonostante l?inceneritore di Gioia Tauro sia in funzione
dall?inizio 2005, non è dato a sapere dove vengono smaltite le ceneri
residue dalla termodistruzione dei rifiuti, altamente cancerogene e
per legge da conferire in una discarica di tipo B1 non presente né a
Gioia Tauro né in provincia di Reggio Calabria;
per ben tre volte i lavoratori portuali sono stati costretti ad
interrompere la loro attività all?interno del terminal containers per
la presenza di nubi gassose e aria che ha comportato loro malesseri
vari e irritazione alle vie respiratorie.
quali iniziative intendano porre in essere per procedere immediatamente
alla sospensione cautelativa del progetto di raddoppio
dell'inceneritore di Gioia Tauro;
quali iniziative intendano attuare, per le parti di competenza, al fine
di tutelare la salute pubblica dei cittadini residenti nella piana di
Gioia Tauro, dei lavoratori portuali e degli abitanti di C.da Cicerna;
quali iniziative intedano porre in essere per fare cessare l?emergenza
rifiuti in Calabria e rimettere in discussione il piano dei rifiuti
regionale e piano energetico di cui in premessa.
On. Francesco Caruso
di Mario Meliadò tratto da www.liberainformazione.org
Una terra di paradossi. Taurianova, Calabria. E’ quella terra che ha dato i natali al prode Agostino Saccà. Già direttore di Raiuno, attualmente direttore di RaiFiction, Saccà è ispiratore di sceneggiati in salsa bruzia tipo Gente di mare, oppure L’uomo che sognava con le aquile, per non parlare di Ma il cielo è sempre più blu. Ancor più attualmente, Saccà è direttore autosospeso. La vicenda è quella nota come “caso Berlusconi” e riguarda tutta una serie di devoti funzionari di mamma Rai che, dicono i soliti maligni, sarebbero stati devoti sì, ma al Cavaliere e alla causa di Mediaset, duopolista con tendenze a inglobare il competitor, scomodo per il solo fatto di esserci.
Saccà si autosospende, sì. Una decisione spontanea come poteva esserlo quella di dare ampia fiducia alle agenzie di rating, dopo il crac dei mutui subprime… «Mi sembra chiaro che, data la situazione, il dottor Saccà non può continuare a svolgere la sua attività»: è la frase, in stile-epitaffio da 110 & lode che manco Spoon River…, con cui il presidente della tv di Stato Claudio Petruccioli condannava l’Agostino nostro (senza processo e) senza appello, dopo l’avviso di garanzia pervenuto al direttore di RaiFiction. Il garantismo, in questo caso, non vale e il direttore di RaiFiction ha dovuto congelare la sua posizione di vertice.
Ma torniamo in provincia di Reggio Calabria. Anzi, siamo proprio nel capoluogo di provincia, giorno 14 dicembre. A Palazzo Campanella, il governatore calabrese Agazio Loiero firma un Protocollo per la legalità col Superprefetto di Reggio Calabria, Franco Musolino.
Dietro la criptoburocrazia parolaia (tipo «incrementare l’efficienza, l’interoperabilità…»
Il tutto, in soldoni (pubblici, appunto) costa un milione di euro, per un anno.
Be’, certo, anche se il Superprefetto è uno, poi le Prefetture sono cinque… e 70mila euro servono per avviare la fantasmatica «interoperabilità», ovviamente.
Mah.
Certo, le istituzioni in una terra a così forte rischio-‘ndrangheta ci avranno pensato bene, a chi far gestire una posta di bilancio così emblematica. Talmente emblematica da essere inserita nel capitolo di spesa relativo all’accordo di programma quadro che prende il nome da Antonino Scopelliti, il magistrato della Corte di Cassazione ucciso per volontà di Cosa Nostra a Campo Calabro, nel ’91.
E in effetti i criteri parlano chiaro: a gestire questo milioncino di euro e l’intero Apq “Scopelliti” sarà uno che su fondi pubblici e appalti pare saperla lunga, e che presumibilmente di milioni di euro ne gestisce parecchi: il capo del Dipartimento regionale Attività produttive (il relativo Assessorato è appena transitato nelle mani di Francesco Sulla, baffuto esponente crotonese del Pd).
Meno male.
Senonché…
Se il sonno della ragione genera mostri, la cultura del sospetto cosa genera? Be’, chiedetevelo.
Intanto che vi date una risposta affidabile, noi vi diciamo che il dirigente in questione si chiama Francesco De Grano. E forse questo nome vi dirà qualcosa.
Sì, ricordate bene. E’ lui.
E’ lo stesso dirigente regionale d’origini romane, già dirigente generale al dipartimento Fondi comunitari (posto-chiave oggi retto da Salvatore Orlando), raggiunto da uno dei 20 avvisi di garanzia inviati dal pm della Procura di Catanzaro Luigi De Magistris il 18 giugno scorso nell’ambito dell’inchiesta “Why Not?”, poi avocata dalla Procura generale. E allargando l’affare alla famiglia, per la verità, gli “avvisi” diventano due, visto che una seconda comunicazione d’indagine in quello stesso finale di primavera giunse alla sorella del dirigente regionale, Maria Angela De Grano, presidentessa della Fidapa di Vibo Valentia, socia della locale Associazione industriali, destinataria di vari incarichi in diverse società private.
Sarà il caso di ricordare quanto scritto da De Magistris nel decreto di perquisizione per l’accesso della polizia giudiziaria negli uffici e negli alloggi a Palazzo Campanella di alcuni consiglieri regionali: «Emerge una pervicace volontà di depredare le risorse pubbliche pur di raggiungere lucrosi interessi criminali (…) comuni colleganze affaristiche (…) tra società e persone riconducibili, anche indirettamente, ad amministratori pubblici facenti parte di “opposti schieramenti” in tal modo delineandosi un controllo, si potrebbe dire, “blindato” di fette rilevanti della spesa pubblica in settori determinanti per lo sviluppo. E’ emersa la costituzione di vere e proprie lobby affaristiche costituite con modalità tali da rimanere occulte, con attività dirette a interferire sull’esercizio delle funzioni d’istituzioni, amministrazioni pubbliche e di servizi pubblici essenziali d’interesse nazionale»
Ma per De Grano il teorema-Saccà non è scattato. E nessuno gli ha detto che «data la situazione», avrebbe dovuto fare altro…
I fondi per sviluppare la legalità in Calabria, per fortuna, sono in buone mani.
Meno male.
IL CASO VIGILI SI ALLARGA,
STA PER DIVENTARE UN CASO NAZIONALE
di Alessio Magro
Di quelle graduatorie in pochi sapevano. Giusto in 110, quei 110 che poi sono stati assunti, come interinali, muniti di paletta e fischietto e spediti nelle trincee del traffico di Reggio Calabria, coi galloni di vigile urbano. E adesso quei 110, sospetti di assunzione clientelare, sono stati declassati a semplici ausiliari.
I dubbi sui criteri di selezione sono forti. Ma che a pagare siano solo i lavoratori non va giù all'associazione Otto minuti. "Nei mesi scorsi - sostegno quelli dell'associazione - avevamo sollevato dei dubbi in merito alla vicenda dei 110 vigili urbani assunti poco prima delle elezioni della scorsa primavera attraverso le agenzie di lavoro interinale “Obiettivo lavoro” e Ali spa”.
L'interrogativo sull'opportunità delle assunzioni è pungente: "Ci eravamo posti, come tanti altri, una domanda banale: si può assumere del personale con compiti di polizia giudiziaria - continua Otto minuti - senza emettere né un bando di selezione, né un pubblico concorso? Tutte queste procedure possono essere gestite da una qualsiasi agenzia di lavoro interinale?".
Dubbi che hanno alimentato sospetti, veleni, ma anche un'indagine giudiziaria: la procura ha ordinato il sequestro degli atti delle 110 assunzioni, sono stati emezzi quattro avvisi di garanzia (ci sono anche il sindaco Giuseppe Scopelliti e un assessore comunale). Dopo l'intervento della magistratura, "solo dopo, è bene sottolinearlo", il dipartimento della funzione pubblica presso la presidenza del consiglio dei ministri ha espresso parere negativo sulla legittimità delle assunzioni. Fatti che hanno spinto il comandante della polizia municipale reggina Alfredo Priolo a declassare i 110 vigili urbani a semplici ausiliari del traffico.
Adesso l'associazione Otto minuti ritorna sulla vicenda e chiede chiarezza, assunzione di responsabilità, trasparenza. A partire dal sindaco, al quale si chiede di esprimersi su "quale sia a Reggio Calabria il confine tra legalità ed illegalità". Ma anche a quei giovani vigili, "ai quali va tutta la nostra solidarietà", ma ai quali si chiede "come hanno fatto a sapere delle assunzioni, visto che la totalità dei giovani disoccupati reggini non ne sapeva nulla". Senza risparmiare l’opposizione al Comune di Reggio Calabria: "Come mai questo silenzio assordante? Forse anche qualche forza politica d’opposizione ha partecipato alla spartizione della torta?".
Un caso sul quale Otto minuti promette battaglia: "Su questi temi intendiamo aprire a Reggio Calabria una vera e propria vertenza partendo dalla “questione morale”, perché il lavoro è un diritto e non un favore che il padrone o il politico di turno possono concedere a proprio piacimento".
110 VIGILI SOSPESI A REGGIO CALABRIA!!
Finalmente una buona notizia.
Il Dipartimento di funzione pubblica presso la Presidenza del Consiglio ha inviato una lettera, firmata dal Direttore Francesco Verbano, indirizzata al ministro dell'interno e per conoscenza al prefetto di Reggio Calabria Musolino nella quale si esprimono forti dubbi sull'assunzione di 110 giovani reggini, assunti nei mesi scorsi, senza partecipare nè ad un concorso pubblico, nè ad un bando, con compiti di polizia muncipale da due agenzie di lavoro interinale.
Avevamo espresso seri dubbi sulla trasparenza e sul metodo seguito per l'assunzione di queste persone.
La domanda che ci poniamo é la seguente:
a Reggio Calabria qual'è il confine tra legalità ed illegalità? Cosa è legale e cosa non lo è?
Licenza d'ufficio, questa è la formula adottata dal Comando della Polizia Municipale di Reggio Calabria che ha sospeso i 110 giovanotti e furbetti che pensano forse che avere qualche amico potente sia l'unico modo di avere un lavoro.
GIOVANI REGGINI CHI VI PROMETTE UN LAVORO VI PRENDE IN GIRO!!
RIBELLATEVI A QUESTE LOGICHE MAFIOSE E CLIENTELARI!!
NEI PROSSIMI GIORNI ORGANIZZIAMO UNA GRANDE MOBILITAZIONE A REGGIO CALABRIA PER LA DIGNITA' DEI LAVORATORI E DEI GIOVANI CHE NON MERITANO DI ESSERE PRESI IN GIRO!!
VERSO IL 22 DICEMBRE...
QUALE FUTURO PER QUESTO TERRITORIO?
Giovedì 13 dicembre, alle ore 18, presso il Cinema DLFLa Piana di Gioia Tauro rappresenta oggi l'esempio più significativo di quella logica che vorrebbe la Calabria, e più in generale il Sud, svenduto per favorire gli interessi delle grandi multinazionali! E' qui che vengono ad impossessarsi a basso costo di risorse preziose come l'acqua, è qui che vengono ad impiantare cicli produttivi inquinanti i cui benefici si vedranno lontano dalla Calabria, è qui che vengono a distruggere fette di territorio per accrescere le loro ricchezze!
Per ragionare insieme su qual è il futuro al quale ci vogliono costringere e per invitare alla mobilitazione del 22 dicembre a Gioia Tauro contro lo scempio che si sta realizzando, l'MDT incontrerà la cittadinanza reggina giovedì 13 dicembre, alle ore 18, presso il Cinema del DLF, via Nino Bixio; parteciperanno il prof. Alberto Ziparo, del Dipartimento di Urbanistica e Pianificazione del Territorio dell'Università di Firenze, e il dr. Ferdinando Laghi, primario del reparto di medicina interna dell'ospedali di Castrovillari.
MDT-Calabria
DA SUD VERSO L’ASSEMBLEA GENERALE DELLA SINISTRA
Sinistra Europea Italiana parteciperà all’assemblea generale della sinistra e degli ecologisti che si terrà a Roma l’8 e il 9 dicembre.
Si tratta di un appuntamento fondamentale per la costruzione di una sinistra unitaria e plurale in Italia a cui Sinistra Europea intende intervenire portando il contributo della propria elaborazione politica e culturale, il proprio profilo, la ricchezza e l’autonomia delle differenti culture ed esperienze che la attraversano.
Il punto di fondo su cui intendiamo intervenire è la natura e la prospettiva del processo.
Se tutto si riducesse a una sommatoria, più o meno a freddo, dei gruppi dirigenti nazionali o locali dei 4 partiti proponenti l’assemblea o a una federazione tra di essi, saremmo di fronte a un fatto politico, sicuramente non trascurabile, ma, secondo noi, del tutto inadeguato a creare un nuovo spazio pubblico della sinistra che permetta la cittadinanza attiva di quanto di più vitale si muove nella società, nel fermento associativo che la innerva, nei grandi movimenti che l’attraversano.
Non si tratta di un fatto meramente quantitativo: quanto c’è fuori dai partiti o non rappresentato da essi. Si tratta di un fatto qualitativo: le culture politiche, le istanze sociali, quelle di libertà, le nuove dimensioni delle lotte comunitarie (non solo come questioni specifiche, ma come forma nuova di decisionalità dal basso), le grandi e piccole vertenze che animano i territori.
Una sinistra nuova non nasce se non ripensa il tema di come è stato impostato fino ad ora il rapporto tra partiti e movimenti, non rompe il diaframma, la separatezza, la vecchia pratica per la quale ai movimenti spetta la radicalità di un interesse specifico e ai partiti la moderazione e/o mediazione dentro un presunto interesse generale. Significa, in altre parole, l’assunzione della politicità forte espressa dai movimenti dentro l’ispirazione generale del movimento altermondialista del nuovo mondo possibile.
Per questo, pensiamo sia decisivo che questa apertura sia chiara e netta , a partire dalle modalità stesse con le quali saranno costruite le giornate dell’8 e 9 dicembre. Deve essere, secondo quanto dice lo stesso nome che i promotori hanno dato all’evento, una vera assemblea, un luogo aperto, nei workshop e nella plenaria, alle differenti culture, ai diversi linguaggi espressi dalle realtà associative, le organizzazioni dei lavoratori, le esperienze dei movimenti.
Ancora più decisivo, sarà il percorso che partirà dall’8 e 9 dicembre.
Nulla può restare o tornare come prima. Dai contenuti di una più incisiva azione sociale e politica, alla decisione delle forme con le quali questa soggettività unitaria e plurale della sinistra si organizzerà, come discuterà, come assumerà decisioni, come agirà.
Una vera apertura vuol dire che anche su questi aspetti decisivi debbano, non essere ascoltati o consultati, ma coinvolti alla pari, nella discussione e nelle decisioni, associazioni e movimenti interessati.
Ancora più in fondo, occorre decidere come possano avere piena cittadinanza, attiva e passiva, realtà non organizzate secondo la forma partito e anche donne e uomini singoli che condividono l’idea della costruzione di una nuova sinistra.
Sinistra Europea non ha modelli da imporre o da proporre. Siamo tutti dentro una ricerca e una sperimentazione di forme nuove della politica.
Riteniamo, però, che punti di fondo della nostra elaborazione, della nostra carta di intenti e della carta generale delle regole, possano essere, assieme ad altri, contributi utili a questa impresa.
La nonviolenza come scelta dell’agire politico e la disobbedienza con il suo portato di sperimentazione di conflitti costituenti un’altra idea di società; la connessione tra diritti sociali e diritti civili; la differenza di genere come elemento sovraordinatore, dalle scelte politiche e a quelle delle modalità di funzionamento e dell’individuazione dei gruppi dirigenti; le case della sinistra come connessione a livello territoriale tra le reti organizzate verticalmente sul territorio nazionale e le esperienze concrete, luoghi aperti al confronto reciproco, alla contaminazione tra culture e linguaggi differenti, popolari, in quanto vissuti e partecipati da realtà organizzate e singoli; il metodo del dialogo e del consenso come metodo di assunzione delle decisioni e così via.
Quei contenuti vogliamo affermare, innanzitutto nella pratica della nostra esperienza collettiva che intendiamo proseguire anche dentro la costruzione unitaria più larga, in secondo luogo come nostro specifico intervento nei luoghi delle discussioni comuni che saranno individuati.
Noi chiediamo, quindi, che l’8 e il 9 si avvia in concreto questo percorso e che vengano definiti congiuntamente gli appuntamenti e le tappe di questa costruzione aperta e innovativa.
In questa direzione, pensiamo che l’assemblea generale della sinistra e degli ecologisti debba concludersi:
In questo percorso, vogliamo contribuire anche con approfondimenti politici su crinali di fondo.
Come prime proposte operative, pensiamo, entro i primi mesi del prossimo anno, a due specifiche iniziative: una sulle case della sinistra, la dimensione culturale, le esperienze, le pratiche, il modello organizzativo che propone; uno sulla connessione tra diritti sociali e diritti civili, l’innovazione di cultura politica, le conseguenze anche nelle specifiche proposte programmatiche.
INTERPELLANZA DEPUTATI PRC AL MINISTRO AMATO: CHIUDERE CPT DI LAMEZIA TERME E INQUISIRE GESTORI
Chiudere il Centro di Permanenza Temporanea di Lamezia Terme (Cz) e
aprire
un inchiesta sulla gestione del centro da parte della cooperativa
"Malgrado
Tutto". E' questa la richiesta avanzata dal gruppo
parlamentare di
Rifondazione Comunista attraverso un'interpellanza urgente al
ministro
degli Interni Giuliano Amato.
La denuncia nasce in seguito ad alcune ispezioni parlamentari svolte dai
deputati Caruso, Sperandio e Frias nel mese di novembre all'interno
del CPT
che ospita decine di migranti.
Nel testo dell'interpellanza, sottoscritto anche dal capogruppo
alla Camera
del PRC Gennaro Migliore, si denunciano un livello assurdo e vergognoso
di
sporcizia e di condizioni igieniche precarie, la mancanza assoluta di
assistenza medica e legale, stanze con anche 14 persone ammassate e
buttate
per terra su lerci materassi di gomma piuma sporchi e consumati, i
servizi
igienici murati, l'assenza totale del personale della cooperativa
durante
tutte le fasi della visita parlamentare.
Siamo convinti - afferma il deputato del PRC Francesco Caruso - che
nella
gestione scellerata del cpt di Lamezia Terme ci siano fin troppe
analogie
con la vicenda scandalosa dell'istituto Papa Giovanni di Serra
D'Aiello che
portò all'arresto del prete che gestiva i fondi del centro. Così
come per
Serra d'Aiello, non possiamo tollerare le speculazioni di chi si
arricchisce sulle disgrazie della povera gente; non importa se si
tratta di
uomini della chiesa, come nel caso di Serra D'Aiello, o personaggi
inquietanti come il gestore del CPT Raffaello Conte che ha finanche il
coraggio di autoproclamarsi di sinistra: anzi proprio per questo, a
maggior
ragione, non possiamo tacere.
p.s.: il testo dell'interpellanza urgente (non quindi una semplice
interrogazione parlamentare) lo trovate qui:
http://banchedati.camera.it/sindacatoispettivo_15/showXhtml.Asp?idAtto=18659