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mercoledì, 31 ottobre 2007

REGES: ENNESIMO BUCO NERO DELL'AMMINISTRAZIONE COMUNALE

RESES: ENNESIMO BUCO NERO DELL'AMMINISTRAZIONE COMUNALE

Il caso Reges, che in questi ultimi giorni è stato al centro dell’attenzione mediatica merita sicuramente qualche approfondimento.

Innanzi tutto credo che si doveroso chiedere scusa a tutti i nostri concittadini che nelle ultime settimane hanno ricevuto le tanto famigerate cartelle pazze.

È opportuno inoltre chiarire fin da subito che non basta bacchettare i vertici della Reges, oppure annunciare che sarà dimezzato il pagamento di quanto dovuto.

A questo punto credo che sia indispensabile un chiarimento pubblico tra l’Amministrazione comunale e la Reges.

Quello che è accaduto ha dell’incredibile e non è un fatto casuale. Adesso è importante fare seguire i fatti alle parola. palazo s. giorgio - rc

Ci vuole più trasparenza su tutti gli atti amministrativi a cominciare proprio dalla Reges, ma ancheda tutte le società miste che si sono create in questi anni e che sono state volute in modo particolare dal Sindaco Scopelliti.

Che ruolo ha avuto l’Amministrazione comunale nell’organizzazione della riscossione dei canoni dell’acqua per gli anni 2002, 2003, 2004? Si tratta di un semplice equivoco provocato da qualche dirigente della Reges oppure c’è dietro una strategia per fare cassa?

È opportuno pubblicamente fare sapere ai reggini, anche per prevenire in futuro situazioni di questo tipo, come è stato gestito tutto l’iter burocratico che ha portato all’invio delle cartelle pazze, ed inoltre già che ci siamo vorremmo sapere con quali criteri è stato assunto il personale che lavora presso gli uffici della Reges, se gli stessi impiegati dalla Reges non svolgano contemporaneamente altra attività lavorativa.

L’Amministrazione comunale è chiamata a questo punto a dare risposte precise, se così non sarà, a breve presenteremo un interrogazione parlamentare per chiarire nel più breve tempo possibile l’ennesimo buco nero che attraversa l’attività di questa Amministrazione comunale.

postato da: clandestino30 alle ore 19:19 | link | commenti
categorie: news
lunedì, 22 ottobre 2007

20 OTTOBRE NON UN PASSO INDIETRO

Di lotta e di governo proprio perché lo chiede la nostra base.

 

Chi aveva dubbi o era perplesso sulla necessità di manifestare il 20 ottobre ha avuto una risposta netta ed inequivocabile. La sinistra sociale che sabato ha sfilato sabato a Roma non farà nessun passo indietro.

La politica in questi ultimi anni si è trasformata, questo ha portato anche ad una modifica delle relazione tra le forze politiche, quindi si può essere tranquillamente “di lotta e di governo” per costruire conflitto sociale.

Questo è il risultato che emerge dal corteo di sabato, è evidente che un milione di persone non vanno in piazza se il governo opera bene, ma è altrettanto evidente che chi ha manifestato lo ha fatto per chiedere l’attuazione del programma.

foto1sfondo Tra i manifestanti c’era una netta critica alla precarietà e una forte delusione verso chi, invece di attuare il programma dell’Unione, pensa a fare le scalate bancarie o tenta di insabbiare le inchieste di De Magistris.

È evidente che applicando la cultura maggioritaria il governo non andrà da nessuna parte, infatti chi nella maggioranza sostiene che la legge 30 va bene e servono solo alcune modifiche è in perfetta sintonia con Forza Italia, questa è una posizione moderata e neocentrista che mette a rischio seriamente il governo.

Cambiare il protocollo sul welfare, netta inversione sui temi della precarietà a partire dalla legge 30, reddito di cittadina e tassazione delle rendite, questi sono stati i punti centrali della manifestazione,  su questi temi hanno sfilato compatti migliaia di cittadini e cittadine provenienti da tutta Italia.

Una vittoria dunque di chi a voluto questo corteo, ma anche una grossa responsabilità per la sinistra sociale presente in piazza che da qui in avanti dovrà avere la capacità di raccogliere la domanda di unità e di cambiamento che è stata espressa da chi ha manifestato per le vie di Roma.

Piazza San Giovanni gremita di bandiere rosse è la conferma che la linea è quella giusta, a tutti noi adesso il compito di declinare anche sui nostri territori una nuova idea di politica che passa attraverso la costruzione di una nuova sinistra: sociale, inclusiva, ribelle e disubbidiente per costruire quel mondo nuovo che a me piace ancora chiamare comunismo.  

 

postato da: clandestino30 alle ore 12:57 | link | commenti
categorie: attività
venerdì, 19 ottobre 2007

ESTATE REGGINA MA QUANTO CI COSTI??

ESTATE REGGINA E LEONIA MA QUANTO CI COSTI?

pubblichiamo alcune delibere della giunta comunale che riguardano i costi dell'estate reggina e della Leonia s.p.a.

ma quanto è costata ai reggini la notte bianca?

come mai i servizi della Leonia hanno un aumento generalizzato del 53%?

1                                       

3

 

 

                                                                                                                                                                                                     

4567  prossimamente altre notizie..........                                                                                                        

 

postato da: clandestino30 alle ore 17:12 | link | commenti
categorie: news

VERIFICA ALLA REGIONE CALABRIA

LE RAGIONI DI RIFONDAZIONE COMUNISTA

Pubblichiamo l'intervento di Michele De Palma - segreteria nazionale del Prc- durante l'incontro che il Prc ha avuto con Loiero in merito alla verifica regionale.

Per una svolta in Calabria.

La crisi del rapporto tra cittadini e politica in Calabria pone a tutta l’Unione e a noi stessi un problema di fondo: la fiducia. Fiducia è parola importante in una terra permeata dalla criminalità organizzata in cui cittadini,sindacalisti, amministratori sono minacciati ogni giorno. A tutti noi spetta il compito di solidarizzare con loro e di far conseguire atti che incoraggino la rottura del sistema. Il Prc con tutta la sinistra calabrese ha responsabilità enormi, anche per il ruolo di governo che ricopre a più livelli. C’è bisogno di ripartire dalla coerenza tra programma e azione di governo, tra parole e fatti. Gli antidoti alla corruzione e alla permeabilità di ampi settori della politica e dell’economia alle culture mafiose risiede nella lotta per la riaffermazione dei diritti contro i favori, della dignità contro la prevaricazione, insomma dobbiamo dare seguito alle richieste avanzate in due distinte manifestazioni: quella di Polistena e di Catanzaro, organizzate rispettivamente da Libera e dalle confederazioni sindacali.

La Calabria non può essere separata da una nuova questione meridionale. Il sud sembra essere diventato invisibile e le risorse vengono trasferite per le infrastrutture nel nord. Caso emblematico è quello del ponte sullo stretto, dopo una giusta battaglia è giunta la decisione di non costruirlo, ma le risorse sono state usate per altre opere pubbliche nel nord.

È nostra responsabilità metterci al servizio della società meridionale e della società civile calabrese: ascoltare e organizzare la domanda di diritti, legalità e disobbedienza alle leggi consuetudinarie della ‘ndrangheta e di tutti i poteri che espropriano i cittadini della democrazia.

Il miglioramento delle condizioni di vita dei calabresi dipende da molti fattori, primo fra tutti il lavoro. Lavoro deve essere senza successive qualificazioni (nero, determinato, ecc) che squalifica la politica e il sistema delle imprese. Lavoro materiale e immateriale utile a mettere a valore natura e paesaggio. Lavoro che investe braccia e testa del popolo calabrese alla ricerca di una dignità negata dalle classi dirigenti. Energia pulita, riassetto del territorio e del patrimonio idrico, distruzione degli ecomostri sono solo alcuni interventi di un piano straordinario utile a occupare giovani in partenza verso le regioni del nord. Far tornare i giovani specializzati altrove è utile a riqualificare la vita pubblica, far crescere la ricerca delle università, riqualificare l’amministrazione dello stato, far crescere le imprese che rispettano il lavoro e l’ambiente.

L’irresponsabilità della politica sempre più autocentrata e incapace di governare deve scegliere atti di discontinuità rispetto al passato. L’Unione deve ritornare ad avere una credibilità che oggi sembra persa. C’è bisogno di cominciare dalla rappresentanza, senza alimentare populismo utile alle destre, bisogna puntare a un cambiamento delle classi dirigenti attraverso atti concreti. Un programma di riforma della politica che affronti la “questione morale”. Il Prc insieme a tutti i partiti, le associazioni, i sindacati, la società civile, si fa promotore dell’elaborazione di un “codice etico” per gli eletti e i nominati nella pubblica amministrazione a tutti i livelli (dai consigli di circoscrizione alla giunta regionale), che impone a tutti gli eletti che dovessero essere rinviati a giudizio per reati di mafia, di voto di scambio, contro la pubblica amministrazione, corruzione e concussione, le immediate dimissioni dall’incarico e l’incandidabilità.

Quello che chiediamo è una scelta d’autoregolamentazione, una scelta etica che ponga le premesse per un rilancio della dignità pubblica della politica come possibilità di cambiare le condizioni di vita delle cittadine e dei cittadini.

Proponiamo un secondo atto di svolta: rilanciamo la proposta di una commissione etica e di trasparenza sui fondi strutturali europei. I dati che ci sono offerti dalle inchieste di questi anni da magistratura e forze dell’ordine ci consegnano un quadro drammatico di sperpero delle risorse. Clientele, lavori incompiuti, sfruttamento dei lavoratori, devastazione del territorio, sono solo alcuni dei risultati raggiunti dalla pioggia di denaro europeo e statale giunti in Calabria.

Il rapporto Svimez ci offre dati freddi che inchiodano i governi regionali a responsabilità gravi, incapacità di programmazione, controllo e sviluppo degli obiettivi. Dal ’07 al ’13 saranno investiti in Calabria 9 miliardi di euro che devono inderogabilmente servire a far crescere il lavoro a tempo indeterminato. E’ per questo motivo che riteniamo utile una “commissione etica regionale” con pieni poteri di controllo e indirizzo da affiancare alle autorità di gestione e controllo già previste dalla legge. Una commissione di donne e uomini di “buona volontà” (a prestazione gratuita) con una disponibilità di mezzi e risorse per compiere il loro lavoro. Le persone facenti parte della commissione devono rispondere a caratteristiche precise. Magistrati, sindacalisti, docenti universitari, donne e uomini delle forze dell’ordine e delle associazioni di volontariato, che ristabiliscano fiducia, partecipazione e coerenza tra la politica e i cittadini.

Codice e commissione etica sono la premessa alla svolta di cui c’è bisogno in Calabria per noi e per tutta l’unione, se fossi indagato io per reati di quel tipo mi dimetterei. Oggi dobbiamo avviare una rivoluzione morale. La politica deve ritornare ad essere dei cittadini. Codice e commissione devono essere la premessa ad essere parte del governo del territorio che ridoni alle persone la possibilità di poter decidere della propria terra e vita.

A chi ci chiede come possiamo essere al governo e lottare contemporaneamente rispondiamo con le parole di Pio La Torre “solo un grande movimento di popolo, opinione e cultura può sconfiggere la mafia”. Così pensiamo anche noi. Questa verifica vogliamo condividerla con tutti i partiti della sinistra, ma ancora più importante è la partecipazione di tutti coloro che vorranno esserci e la sua chiusura dipende dalle scelte che il presidente Loiero vorrà prendere. Abbiamo bisogno di una svolta; commissione e codice sono le premesse alla nostra presenza nella giunta.

RIFONDAZIONE DEVE LASCIARE LA GIUNTA LOIERO SI O NO, IN QUESTO BLOG POTETE DIRE LA VOSTRA LIBERAMENTE! 

   

postato da: clandestino30 alle ore 15:42 | link | commenti (1)
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mercoledì, 10 ottobre 2007

RISULTATI CONSULTAZIONE PRECARIA

A REGGIO CALABRIA I PRECARI BOCCIANO L'ACCORDO

L’associazione “Ottominuti” rende noto i risultati della consultazione precaria che si è svolta in questi giorni a Reggio Calabria presso la facoltà di architettura, presso il liceo classico, presso la stazione centrale di Reggio Calabria e presso il centro per l’impiego.

La consultazione precaria ci ha dato la possibilità di intercettare le moltitudine di invisibili: precari, disoccupati, lavoratori in nero che vivono con estremo disagio la realtà di un meridione ormai fuori dall’agenda politica del governo Prodi.

Disoccupati, precari, lavoratori in nero hanno bocciato nettamente il protocollo sul welfare, infatti hanno votato 109 persone, i no sono stati 93, 10 si, 3 schede bianche e 3 schede nulle.

Gli “invisibili”che hanno partecipato alla consultazione affermano che bisogna portare avanti soprattutto in un territorio come quello calabrese soffocato dalla ‘ndrangheta, non misure emergenziali, ma atti concreti come  il salario sociale che può rappresentate il primo passo per liberare i giovani calabresi dalle logiche clientelari e dalla subalternità verso il padrone di turno che spesso è il rappresentante legale delle organizzazioni criminali che opprimono la Calabria.

postato da: clandestino30 alle ore 13:02 | link | commenti
categorie: news
martedì, 09 ottobre 2007

INTERPELLANZA SU DEMAGISTRIS

demagistris

Interpellanza urgente al Ministro della Giustizia

 

Per sapere- premesso che:

In un momento così delicato come quello che il nostro Paese sta attraversando deve essere fatto ogni sforzo da parte del Governo per evitare che prenda corpo il sospetto che la richiesta di trasferimento del Sostituto procuratore Luigi De Magistris sia dettata dalla volontà di togliere dalle mani di un magistrato scomodo inchieste che coinvolgono politici, uomini di governo, industriali , magistrati e burocrati;

contro ogni sospetto l’unico antidoto è la massima trasparenza  di tutti gli atti compiuti dal Ministro per arrivare alla richiesta di trasferimento;

Se non ritenga opportuno:

 Rendere pubblica la relazione degli ispettori ministeriali;

Chiarire il senso della richiesta di trasferimento del Dott. Mariano Lombardi visto che tra tre mesi sarà collocato in pensione;

chiarire i motivi che hanno spinto il Ministro ad accogliere solo in parte le richieste di trasferimento degli ispettori

Quali sono i motivi di urgenza che hanno spinto il Ministro ad avanzare la proposta di un trasferimento cautelare

 

                                                                                                                                                                                                                                                                                On.Antonello Falomi 

 On.Gennaro Migliore

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domenica, 07 ottobre 2007

Welfare, Ferrero: o cambia o non lo voto



Assemblee calde, il No cresce tra gli operai

Nelle grandi fabbiche proteste e fischi contro il protocollo. I tre segretari di Cgil, Cisl e Uil prendono atto e annunciano: modifiche possibili. Il governo possibilista. Ma da Confindustria arriva il diktat: accordo intoccabile. Martedì il "Precary Day" una consultazione alternativa sugli accordi di luglio rivolta a precari e senza diritti

di Fabio Sebastianifoto1sfondo

Il muro attorno al protocollo di luglio comincia a sgretolarsi. I tre segretari di Cgil, Cisl e Uil Epifani, Bonanni e Angeletti hanno cominciato a far cadere qualche rigidità. Del resto, la pressione del fronte del "No" anche ieri si è fatta sentire. Nei luoghi di lavoro, a cominciare dalla Piaggio di Pontedera, il "fischiometro" è tornato su valori alti. Intanto, dal governo arrivano segnali positivi. Per il ministro Ferrero, se il testo rimane tale e quale «non ci sono le condizioni per votarlo». Gli fa eco il segretario del Prc Franco Giordano: «Il giudizio è negativo e con le altre forze della sinistra chiediamo modifiche sia sulla parte previdenziale sia sulla parte del lavoro». Anche il presidente del Consiglio Romano Prodi è incappato, in qualche modo, nella contestazione. E' accaduto a Torino dove un prete-operaio, don Gianni Oderda, delegato Fiom dell'Avio, gli ha consegnato il documento in cui il "Comitato Rsu per il no" ribadisce la sua contrarietà al protocollo sul welfare.

Usando un sindacalese stretto, il leader della Cgil ha detto che «se dal referendum dovesse arrivare un consenso largo all'ipotesi di accordo, si eviterà un peggioramento del testo in Parlamento e se si userà il buon senso potremo forse, però con il sì di coloro che l'hanno sottoscritto, vedere dove rendere ancora più efficace» l'accordo.


Sulla stessa linea Bonanni, secondo il quale, «se tutte le parti sociali, ma proprio tutte, sono d'accordo e lo ritengono conveniente, possono fare quello che vogliono». Il sottosegretario Letta annuisce e portavoce dei Ds Fassino indica nel Parlamento la sede per eventuali modifiche.


Il leader della Cisl lancia una puntatina polemica contro Cremaschi, che aveva ravvisato nel disgelo della Cisl «una ragione in più per votare no». «L'accordo non lo modificherà certo una minoranza rumorosa», dice Bonanni. Secondo Angeletti, «la cosa più importante è che il Governo porti in Parlamento solo il testo concordato o, eventualmente, modificato con le parti. Questo è l'unico atteggiamento coerente. Se invece nel Governo pensano di fare un supplemento di trattativa al proprio interno - avverte il numero uno della Uil - allora hanno capito male».


Confindustria non vuole sentir parlare di cambiamenti. La proposta, dice il direttore Maurizio Beretta, è «da respingere al mittente». Secondo l'associazione degli imprenditori, inoltre, «quando si parla di una modifica vogliamo capire come: se fosse lo scalone, anche noi saremmo interessati, ma se si tratta di capitoli delicati per la competitività delle imprese, allora credo che sia da respingere al mittente». Ovviamente si riferisce al mercato del lavoro e alla decontribuzione degli straordinari.


La giornata di ieri era cominciata con le ennesime contestazioni dell'accordo. Teatro del rumoroso dissenso, questa volta, la Piaggio di Pontedera dove in mille al primo turno hanno subissato di fischi la segretaria nazionale della Cgil Marigia Maulucci. Problemi grossi per il Sì ci sono stati anche alle acciaierie di Piombino , alla Fincantieri di Marghera , all' Alfa di Pomigliano e alla Sevel di Atessa . Al porto di Gioia Tauro , invece, il Coordinamento dei portuali, che aderisce al Sul (Sindacato unitario dei lavoratori), ha tenuto un'assemblea direttamente a favore del "No" che ha visto la partecipazione di circa 500 lavoratori. Anche l'assemblea dei lavoratori della sede nazionale dell' Arci ha dato il suo piccolo contributo respingendo all'unannimità l'accordo di luglio. «Sono riuscita a dire quello che dovevo - ha spiegato la Maulucci ai giornalisti (l'assemblea nella sala mensa della Piaggio è stata a porte chiuse).

La tensione saliva quando pronunciavo parole come scalone, giovani, coefficienti. Sì, ci sono stati fischi, non so dire di quanti. Ma è utile fare campagna: non contano i fischi ma il voto finale». David, rappresentante Fiom-Cgil nella Rsu Piaggio, a finei giornata fornisce i numeri: «Nelle due assemblee, dei 17 interventi dei lavoratori, soltanto uno è stato a favore dell'accordo». «I temi maggiormente criticati sono quelli dello scalone e della legge 30», anche se «la speranza è che il governo capisca i motivi del no e che riveda le sue posizioni, non che cada». L'accordo tra Cgil, Cisl e Uil e governo del 23 luglio su previdenza, lavoro e competitività sarà oggetto di consultazione anche da parte dei lavoratori precari. L'iniziativa, coinvolge - si legge in una nota - decine di centri sociali, ma i seggi saranno allestiti anche nelle sedi di alcune associazioni e nelle piazze di tutt'Italia. La consultazione - si precisa - si affianca, senza contrapporsi, a quella ufficiale indetta dai sindacati confederali. «La nostra intenzione - dicono gli organizzatori della consultazione, una rete di associazioni e movimenti che va dai centri sociali meridionali ai Giovani comunisti del Prc, da Action di Roma ai comitati dei precari - è dare voce ai senza voce, rendere visibili gli invisibili. A noi interessa far partecipare coloro i quali subiranno gli effetti nefasti del protocollo del 23 luglio: i giovani, i precari, i disoccupati, i senza casa, i non garantiti». Il 9 ottobre, inoltre, ci sarà il "precarity day": «Fino al 12 ottobre - annunciano - ci mobiliteremo e violeremo i santuari della precarietà: call center e centri commerciali, per farli diventare luoghi e punti di raccolta per la consultazione». Per la parlamentare di Sd Titti Di Salvo , «la cosa più importante, rispetto al protocollo, è il giudizio dei lavoratori, delle lavoratrici e dei pensionati». «Naturalmente questo non ci esime da una valutazione autonoma né, tantomeno, dall'immaginare un'azione realistica per migliorarlo. Al contrario siamo tutti esentati dal compiere qualsiasi azione che consenta ad altri di peggiorarlo». Il segretario generale Fiom Gianni Rinaldini, ha tenuto l'assemblea alla Sevel.


Il primo problema nel voto referendario, ha detto, è la partecipazione. sul protocollo d'intesa governo-sindacati in materia di welfare di luglio scorso. Giunto in Abruzzo, alla «Sevel» di Atessa (Chieti) - produttrice del furgone Ducato - per le assemblee, Rinaldini ha poi ribadito la necessità di un'informazione esatta su tutto l'accordo. «Ai lavoratori bisogna dare tutti gli strumenti per decidere, spiegandogli tutta la piattaforma, non solo la parte positiva o solo quella più discutibile, come pensioni, mercato del lavoro, competitività, straordinari, contratti a tempo determinato. Bisognava spiegargli bene tutte le parti, così saranno in grado di decidere se votare sì o no». «E' evidente, da questa assemblea Sevel, e tante altre, compresa Mirafiori, che c'è un disagio sociale evidente». «Non faccio propaganda e inviti ai lavoratori di votare no, solo illustrare e spiegare che Cgil, Cisl, Uil invitano a votare sì - ha concluso Rinaldini -, dopodichéi delegati esercitano un diritto democratico, quello di pronunciarsi rispetto al voto».



(Liberazione, 6 Ottobre 2007)

postato da: clandestino30 alle ore 12:08 | link | commenti
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giovedì, 04 ottobre 2007

CONSULTAZIONE PRECARIA A REGGIO CALABRIA

ECCO LE PRIME DATE DELLA CONSULTAZIONE PRECARIA A REGGIO CALABRIA

VENERDI 5 OTTOBRE ORE 11 - FACOLTA' ARCHITETTURA

SABATO 6 OTTOBRE ORE 17 - CORSO GARIBALDI PIAZZA CAMAGNA

DOMENICA 7 OTTOBRE ORE 11 - CORSO GARIBALDI PIAZZA CAMAGNA

volantino CLICCA PER VISUALIZZARE IL VOLANTINO DELL'INIZIATIVA

 Consultazione Precaria - appello per la consultazione precaria

                  Quest'estate il governo Prodi ed i sindacati (Cgil, Cisl e
                  Uil) hanno sottoscritto un accordo su pensioni e mercato del
                  lavoro che sottoporranno ai lavoratori, che lo dovranno
                  approvare in una consultazione nei posti di lavoro l'8-9-10
                  ottobre. L'accordo viene presentato da tutti, governo,
                  sindacati ed anche da Confindustria, come il migliore
                  possibile per garantire un futuro ai pensionati e soprattutto
                  ai giovani.
                  Tutto sembra procedere per il meglio, ma da subito emergono
                  non solo le perplessità di circostanza ma tutte le gravi
                  insufficienze dell'accordo: non cancella ma diluisce soltanto
                  lo «scalone» di Maroni, conferma sostanzialmente la Legge 30 e
                  quindi il futuro di precarietà per milioni di giovani (e meno
                  giovani). Non solo: penalizza le lavoratrici ed i lavoratori,
                  facendoli lavorare più a lungo, rende una beffa il miglior
                  trattamento per i lavori usuranti limitandolo a 5000
                  lavoratori l'anno, introduce una sorta di scala mobile al
                  contrario tagliando i coefficienti, riduce i contributi per
                  gli straordinari, permette che i contratti a termine durino
                  oltre i 36 mesi, rendendo il destino precario per milioni di
                  giovani per i quali, inoltre, il limite del 60% delle pensioni
                  più basse è solo un'ipotesi allo studio. Ma che bel futuro che
                  ci hanno disegnato!

                  Per questi motivi questo accordo è stato immediatamente
                  condannato da tutto il sindacalismo di base, dai centri
                  sociali e da tutti coloro che da anni si battono contro la
                  precarietà. Anche la discussione nella Cgil porta la Fiom ad
                  annunciare la propria contrarietà. Un no secco, che potrà
                  avere anche conseguenze sulla consultazione.
                  Da Montezemolo agli esponenti del partito democratico,
                  passando per i sindacati, un fiume di insulti e di accuse di
                  irresponsabilità per una componente sindacale, la Fiom
                  appunto, che si rifiuta semplicemente di sottoscrivere un
                  accordo che penalizza le lavoratrici e i lavoratori,
                  soprattutto quelli precari e precarie, i disoccupati, i
                  migranti e le migranti, gli studenti e tutti i nuovi
                  lavoratori della conoscenza, della cultura, dello spettacolo,
                  ma anche tutto il mondo della parasubordinazione che è
                  completamente escluso dalle misure previste dall'accordo.
                  Guarda caso infatti sono proprio questi i soggetti esclusi
                  dalla consultazione dei sindacati confederali a cui invece
                  possono per paradosso partecipare milioni di pensionati dal
                  futuro «garantito». Si legittima così l'accordo senza nulla
                  chiedere a quelli che ne sono più coinvolti. E' una ferita
                  alla democrazia e alla rappresentanza delle organizzazioni
                  sindacali, sociali e politiche. Una nuova frattura, dopo le
                  molte aperte in questo anno di governo, sulla base di Vicenza,
                  sulla guerra, i diritti civili per le persone glbtq, il tema
                  del securitarismo: troppe, per chi ancora una volta deve
                  sentirsi escluso dalla partecipazione democratica. Troppe per
                  chi pensa che nessuno ha il diritto di decidere escludendo e
                  recintando. Troppe per una generazione di studenti e precari a
                  cui è stato letteralmente rubato il futuro. Non ci vogliono
                  far contare ma non siamo dei fantasmi e vogliamo farci
                  sentire.
                  Siamo movimenti, sindacati di base, centri sociali, precari,
                  migranti, senza casa, studenti, lavavetri, writers e senza
                  diritti: dobbiamo trovare il coraggio di alzare la voce e di
                  unirci ai guastafeste della Fiom. Dovremmo farlo con
                  assemblee, azioni di denuncia della nostra condizione di
                  precarietà ma soprattutto urlando il nostro no nella
                  consultazione sull'accordo, e anche organizzandoci per andare
                  a votare e per far votare laddove veniamo sfruttati, nei
                  territori, nei Municipi, nei centri sociali, nelle scuole e
                  nelle università, per le strade.
                  Organizziamo questa partecipazione dal basso partendo da noi
                  ma con la capacita di parlare a tutti, associazioni,
                  cooperative, intellettuali, artisti e mondo della cultura in
                  genere, trasformando la sgrammaticata antipolitica in domanda
                  sociale autorganizzata.

                  Cobas, Action, M. Marcelli e G. Cremaschi (Rete 28 Aprile
                  Cgil), Csoa Corto Circuito, Factory Occupata, Csoa Spartaco,
                  Csoa La Strada, Spazio Sociale 32, Ass. Movimenti, Comitato
                  quartiere Alberone, Giovani Comunisti/e, Leoncavallo, Csa
                  Depistaggio, Csoa GrottaKapovolta, Ass. Duumchathu,
                  Laboratorio sociale Millepiani, Csoa la talpa e l'orologio


      Questo Articolo proviene da Consultazione Precaria
     
http://www.consultazioneprecaria.org

     

postato da: clandestino30 alle ore 17:34 | link | commenti
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martedì, 02 ottobre 2007

CONSULTAZIONE PRECARIA: VOTO NO ALLA PRECARIETA’!

CONSULTAZIONE PRECARIA

VOTO NO ALLA PRECARIETA’!

Siamo movimenti, sindacati di base, centro sociali, precari, migranti, senza casa, lavavetri,writers,  senza diritti, invisibili. Ci aspettavamo che questo governo cominciasse a fare ciò che aveva promesso: cancellare la precarietà, abrogare la legge 30 del governo Berlusconi, garantire tutele e nuovi diritti.

Ci aspettavamo che al centro della politica italiana venissero messe le vite precarie di chinon riesce ad arrivare alle fine del mese, non riesce a pagare l'affitto, fa tre lavori perpagarsi le tasse universitarie, viene discriminato da leggi omofobe, razziste, patriarcali.

Il 23 luglio scorso governo, sindacati confederali, confindustria hanno firmato un protocollo d'intesa su welfare e pensioni, Un accordo che non argina la precarietà dilagante ma che invece la alimenta favorendo mercato e imprese.foto1sfondo

PERCHE' L'ACCORDO NON VA BENE:

Sulle pensioni

 porta a 62 anni l’età pensionabile, diluendo lo scalone di Maroni nel tempo e di fatto non cancellandolo;

. rende una beffa l’esclusione dei lavori usuranti dall’innalzamento dell’età pensionabile istituendo un tetto di soli 5000 lavoratori;

. introduce una sorta di scala mobile al contrario tagliando i coefficenti;

. rimanda ad un ipotetico tavolo tecnico la copertura pubblica del 60% per le pensioni dei giovani lavoratori precari, in sostanza promette senza garantire;

Su mercato del lavoro e welfare:

. Conferma i contratti a termine, lo staff leasing, il lavoro interinale così come era nella legge 30, ribadendo l’assenza di causali per l’utilizzo di questi contratti e permettendo la loro proroga oltre i 36 mesi.

. Cancella la sovracontribuzione per il lavoro straordinario favorendo l’aumento dell’orario di lavoro e scoraggiando nuove assunzioni di giovani.

. Non istituisce una riforma efficace del welfare rivolta ai lavoratori precari e soprattutto esclude completamente tutto il mondo della parasubordinazione: per questo protocollo se il tuo lavoro è intermittente deve esserlo anche la tua vita.

 

I sindacati confederali chiederanno ai lavoratori in regola e ai pensionati di esprimersi su quest'accordo, votando. Noi lo renderemo possibile per tutti gli altri, per chi non è garantito, chi è in nero, chi è disoccupato, chi è invisibile.

Non solo votiamo NO alla consultazione dei sindacati confederali, ma daremo voce ai senza voce: dal 5 al 12 ottobre una consultazione precaria autogestita nelle città, nei Municipi, nei centri sociali, nelle scuole e nelle università, per le strade.

Partecipa anche tu, vieni a votare NO.

Cerca il seggio più vicino sul sito www.consultazioneprecaria.org

postato da: clandestino30 alle ore 13:49 | link | commenti
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Mirafiori fischia ancora



Ancora fischi a Mirafiori. Del resto le cose non sono molto cambiate dall’ultima assemblea nella quale furono fischiati i segretari confederali, nel dicembre 2006. Allora era una protesta contro una finanziaria che ha stangato i lavoratori varando contemporaneamente rincari di beni essenziali (sarebbe interessante sapere quanto è entrato nelle tasche dello Stato solo dal ticket sull’impegnativa tenuto in vigore circa un mese prima di essere abolito, o quanto dal ticket sul pronto soccorso), i cui effetti abbiamo potuto purtroppo toccare con mano nel corso di questo anno. Oggi però la situazione è più drammatica: un anno in cui  le condizioni di vita sono peggiorate, nuovi rincari proprio su luce e gas (rispettivamente+2,4% e + 2,8%), per non parlare dei generi alimentari (pane +7,3%, pasta +4,5%, frutta +5,6%, latte +3,4%)  o dei libri scolastici (+ 2,1%) e complessivamente dell’istruzione (+3%); un anno in cui ancora sono disattesi molti punti del programma sul quale si è votato (e i lettori di questo sito lo hanno testimoniato con le loro mail a ‘Ma non avevate detto che..), e nel frattempo un accordo governo-sindacati, quello del 23 luglio, raccontato dai sindacati confederali  per primi come una conquista mentre, come lo stesso ministro per la solidarietà sociale Paolo Ferrero afferma, va rivisto in molti punti.
Tute blu
Dunque i fischi di oggi sono ben più amari di quelli di un anno fa: fanno i conti con una realtà peggiorata anche rispetto alla reale rappresentanza delle esigenze e delle richieste dei lavoratori. Sul fronte sindacale, Angeletti liquida la protesta come un “mugugno fisiologico in un’assemblea di metalmeccanici”, e sul fronte governativo Prodi dichiara che “il protocollo è già un accordo con i sindacati, e quindi non va rimesso in discussione”. La sponda si assottiglia, e Mirafiori reagisce contestando gli interventi dei rappresentanti sindacali, persino quello di un delegato Fiom che si dichiarato “favorevole all’accordo”, mentre i delegati che si sono dichiarati contrari al documento hanno raccolto applausi. Ma questa è democrazia, e la possibilità di ridiscutere un accordo e di migliorarlo è nelle mani di chi crede nella democrazia e non smette di dare battaglia. Il punto è se veramente in questi giorni le assemblee che porteranno al voto sul protocollo welfare l’8, 9 e 10 ottobre saranno davvero un momento di democrazia reale. Se l’accordo sarà presentano per quello che è, e se sarà messo in relazione con le condizioni di vita reali, con gli aumenti, con i salari. Oppure la campagna che i sindacati confederali tendono a fare è quella di mettere in relazione l’accordo con la tenuta del governo.

E questo è esattamente quanto fa il segretario generale della Cgil Epifani nell’intervista rilasciata oggi a Repubblica. "Nelle mani dei lavoratori e dei pensionati c'è una grande responsabilità: con il loro sì al referendum si approverà il protocollo sul welfare e eviterà anche che salti il "banco”. La tenuta del governo insomma dipende da quanto i lavoratori sono disposti a svendere i loro diritti. Sono essi sotto ricatto, non si tratta di alzare il livello della battaglia e quindi la qualità di una democrazia.

Ma c’è di più. Al giornalista che gli chiede: “Tra una decina di giorni i lavoratori voteranno sul protocollo che la sinistra radicale vuole cambiare. Il referendum non rischia così di essere inutile? “ Epifani lancia il suo affondo: "No, non è inutile. Innanzitutto perché è una prova di democrazia unica: ci saranno quasi 50 mila assemblee e circa cinque milioni di votanti. In secondo luogo il voto per il sì è decisivo”. 50mila assemblee e 5 milioni di lavoratori che dicono ‘sì’ potranno far raccontare di un paese che ha perso i connotati di classe per essere “più moderno”. Ma questo lo sta già raccontando Epifani attraverso la sua idea di sindacato, e non è difficile credere che questi saranno i connotati del voto. Il dubbio che rimane è che se i lavoratori arrivano a votare contro se stessi perché gli si racconta che così si salva il governo, invece di salvarlo attraverso le battaglie, c’è davvero qualcosa che non sta funzionando. Ed è un bene coltivare il dubbio.

postato da: clandestino30 alle ore 09:16 | link | commenti (1)
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