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mercoledì, 23 maggio 2007

Report riunione del 20 maggio

acqua1REPORT RIUNIONE COORDINAMENTO REGIONALE CAMPAGNA “ACQUA PUBBLICA” DEL 20-05-2007

Il 5 giugno ci sarà Beppe Grillo a Catanzaro. Si è pensato a qualche iniziativa con lui. Se Grillo è presente la mattina si può pensare ad un sit-in sotto la Sorical o davanti alla Regione insieme a lui, altrimenti l’iniziativa con Grillo si potrebbe spostare a giorno 6. In ogni caso, Beppe Grillo, contattato da quelli di Cosenza, ha garantito uno spazio al coordinamento regionale. Resta da stabilire chi salirà sul palco a parlare. Si fa notare che bisogna sapere al più presto tutto per definire bene le cose, onde evitare di trovarci spiazzati. Ovviamente allo spettacolo dovrà essere presente un banchetto raccolta firme, che sarà organizzato dal gruppo di Catanzaro. • Giovanni di Leo ha proposto di portare uno striscione del coordinamento regionale nel corteo che si terrà il 19 giugno per lo sciopero generale. La proposta è parsa buona. Resta il problema di fare lo striscione. Va visto subito anche questo aspetto. • Il 20 giugno il coordinamento di Cosenza ha organizzato un incontro con Putrella e Lembo. Non è ancora stato stabilito il luogo dell’ incontro pubblico. Comunque la struttura definitiva e la sede saranno comunicate via mail alla mailing list regionale e nazionale. I comitati provinciali dovrebbero partecipare: sarà garantita loro la possibilità di intervenire. • Il 26-27 giugno ci saranno le carovane organizzate dal nazionale. Le tappe calabresi sono due: il 26 a Reggio (la carovana farà tappa sicuramente sotto il Consiglio Regionale, oltre che in altri punti della città) e il 27 a Cosenza.acqua2

Nella carovana ci dovrebbe essere Marco Bersani di Attac; ha pubblicato un libro e sarebbe disposto a fare la presentazione. Si potrebbe sfruttare questa cosa. E’ importante conoscere le disponibilità dei singoli coordinamenti sia a livello di appoggio logistico che di accompagnamento alla Carovana. Le carovane confluiranno a Roma dove il 2 luglio ci sarà la chiusura della campagna. • Proprio rispetto alla chiusura, si è pensato di optare per due opzioni: o andare a Roma alla chiusura nazionale, oppure pensare ad una o più iniziative di chiusura sul territorio regionale. Bisogna decidere la modalità. • Visto che siamo stati contattati dalla trasmissione di Rai 3 “Viva l’ Italia”, bisogna che ogni coordinamento provinciale prepari un report sulla situazione del proprio ATO. Questo report deve essere fatto circolare sulla mailing list regionale (h2o@inventati.org) e poi, una volta pronti tutti i report, verranno inviati a Rai 3. • Ricordiamo a tutti di agire con attenzione estrema nella raccolta delle firme, onde evitare che ci siano invalidazioni delle stesse. Inoltre è importante cominciare a mandare le firme certificate a Roma (l’indirizzo lo trovate sul sito nazionale) in modo che non si verifichino ingorghi: entro il 30 giugno bisogna spedire tutte le firme. E’ evidente che, visto che la campagna termina a luglio, se vengono prese firme dopo il 30 giugno sono anch’esse valide e potranno essere spedite. Tuttavia, quelle che sono già state raccolte devono essere spedite a Roma al più presto con i relativi certificati elettorali.

 

postato da: clandestino30 alle ore 13:36 | link | commenti
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martedì, 22 maggio 2007

PER UNA NUOVA SINISTRA

foto1sfondo

I temi politici di questi giorni chiamano tutti noi ad una seria riflessione a sinistra. In questi ultimi anni sono cambiate tante cose. Questo vale sia per le organizzazioni, partiti, sindacati, associazioni, ma anche per i singoli soggetti.

Il nascente Partito democratico si è autoattribuito il ruolo di guida della coalizione, la prima domanda che mi pongo è: a che titolo si sono dati questo ruolo?

Il Pd in realtà è un partito di centro, l’uscita dei vari Mussi, Angius, Salvi, per citare i nomi più noti, dimostra che il progetto di Fassino di costruire la sinistra all’interno del Pd è già fallito!

Al contrario, anche questa campagna elettorale ha dimostrato che c’è una forte volontà del "diffuso" popolo della sinistra di rideterminarsi. In ogni iniziativa, in questi giorni, c’era qualcuno dei Ds, dei Verdi, del Pdci, del Prc che chiedeva: che aspettate a tornare insieme? Ma questo cantiere della sinistra quando comincia?

Sono profondamente convinto che bisogna costruire un grande processo unitario a sinistra. Questo si costruisce con un rapporto di apertura al mondo del lavoro, alla società, ai movimenti, bisogna stare proprio nel vivo dei conflitti sociali, dentro le vertenze, è su queste battaglie che si può e si deve delineare un’alternativa di società.

Sicuramente oggi ci sono le condizioni per creare nella società una sinistra radicale ed unita, per fare questo si deve partire da due punti che mi sembrano irrinunciabili e che sintetizzano le battaglie che abbiamo condotto in questi anni: antiliberismo, pacifismo.

La contaminazione con il movimento dei movimenti è stata per tutti noi fondamentale. Dopo Seattle, era il 1999, è cresciuto un movimento globale, che è divenuto concreto anche in Italia, oltre ad ottenere importanti vittorie (Melfi, Scanzano, la tav, il ponte, solo per citarne alcune), ha cambiato in modo originale i rapporti anche a sinistra.

L’alternativa di società passa quindi attraverso la costruzione di una sinistra alternativa, questo non vuol dire che Rifondazione comunista o altri partiti si scioglieranno per dar vita ad un nuovo partito, ma al contrario sarà proprio la sinistra alternativa e radicale in modo unitario, mettendo assieme più soggetti: associazioni, sindacati, movimenti, a portare avanti temi importanti, come quello del risarcimento sociale o delle pensioni (vedi anche www.rifondareggio.splinder.com), per spostare a sinistra l’asse del governo che altrimenti è destinato a cadere.

In questo quadro ben delineato assume quindi grande rilievo l’assemblea nazionale della Sinistra europea che si terrà a Roma il 16 e 17 giugno, un iniziativa che concretizza un percorso lungo, cominciato a Genova nel 2001 e che intende parlare a tutta la sinistra. La Sinistra europea non rappresenta la sommatoria di chi non va nel partito democratico, ma è il processo unitario di chi si ritrova dentro i grandi temi della lotta al liberismo e per la pace.

È evidente che occorre investire su processi unitari anche nei nostri territori, si deve fare uno sforzo anche a Reggio Calabria, lo chiedono i nostri iscritti, i nostri simpatizzanti, i nostri elettori.

La recente candidatura alle primarie dell’Unione di Nuccio Barillà, e l’ottimo risultato ottenuto, ci dice che a sinistra del Partito democratico, anche a Reggio Calabria, c’è uno spazio politico lasciato vuoto dalla deriva moderata dei Ds che può essere occupato per ottenere maggiori consensi.

Tutto dipende da noi, è necessario ritrovarsi subito dopo il voto e discutere della sinistra di domani anche nella nostra città, sapendo che oggi siamo solo una piccola parte di ciò che potremo essere in futuro.

Per concretizzare la volontà unitaria a sinistra faccio una proposta: costituiamo gruppi politici unitari di tutti gli eletti di sinistra in consiglio comunale e nelle circoscrizioni. Un patto d’azione e di consultazione sui grandi temi che riguardano la città. Un tentativo che può servire a riportare la politica all’attenzione dei cittadini, fuori dai palazzi, perché senza il rapporto con il popolo no c’è possibilità di successo.

 

postato da: clandestino30 alle ore 21:24 | link | commenti
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lunedì, 21 maggio 2007

Rom ucciso dalla mafia: funerali deserti. Sindacati, partiti, istituzioni? Niente

images

Una storia tragica dalla Calabria sul senso di legalità e l’indifferenza per “l’altro”

di Gennaro Migliore - Capogruppo Prc-Se alla Camera dei Deputati

Lo scorso primo maggio i lavoratori di questa cooperativa non erano al corteo sindacale. Erano ad un funerale. Un funerale cui ha partecipato tutta la comunità rom di Reggio Calabria, in un dolore collettivo straziante e colorato, come sanno essere quelle comunità ferite e coese. Al funerale c’era tanta gente, ma non c’era nessuno delle istituzioni, dei sindacati, dei partiti. Solo qualche compagno: Nuccio Barillà, i volontari dell’Opera Nomadi, che rompevano l’isolamento dell’Occidente, italiano e razzista.

Del resto, perché presenziare al funerale di Cosimo Abruzzese? Perché un rom dovrebbe avere gli onori della cronaca? Il primo maggio, per giunta? Perché lo hanno ammazzato, con in dosso la tuta da lavoro, davanti al cancello della sua cooperativa, il 28 aprile. Perché ha lasciato quattro figli senza padre e una comunità intera nello sgomento. Perché è una vittima dell’intimidazione di mafia che sta dilagando in Calabria: due giorni prima l’incendio della cooperativa di Libera di Valle del Marro; due giorni fa l’incendio di venti alberi d’ulivo di un candidato di Seminara; e poi auto bruciate, bossoli di lupara all’associazione Don Milani di Gioiosa, minacce di morte al giovane candidato a sindaco di Rifondazione Comunista di Caulonia, Giovanni Maiolo. Perché qualcuno ha insinuato che era un “regolamento di conti” tra rom e che Cosimo Abruzzese aveva, addirittura(!), dei precedenti penali.

Perché le istituzioni non hanno inviato nessuno al funerale e nemmeno hanno spedito un telegramma alla famiglia e ai suoi compagni di lavoro. Perché era un uomo che non meritava di morire due volte: prima ammazzato, poi ignorato. Sicuramente non basta, ma questo dolore è anche nostro.

(Liberazione 12 maggio 2007)


postato da: clandestino30 alle ore 10:26 | link | commenti
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PER LA PENSIONE PUBBLICA

tfr

NO AL TFR NEI FONDI PRIVATI!!

Il sistema previdenziale italiano deve rispondere a quanto stabilito dall'articolo della Costituzione Repubblicana che garantisce ai lavoratori mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità, vecchiaia e disoccupazione involontaria.

Questo non può essere assicurato attraverso le forme incerte, aleatorie e rischiose del sistema di finanziamento a capitalizzazione proprio della cosiddetta previdenza complementare privata.

Le ipotetiche e niente affatto probabili speranze di alti rendimenti, che i fondi stessi cercano di attribuirsi nella speranza di attirare i lavoratori, sono legate alla capacità dei mercati finanziari di lucrare sullo sfruttamento degli stessi lavoratori e dei paesi poveri del mondo.

Affermare che bisogna tornare a tagliare le pensioni è ora, come lo era ieri, tanto suggestivo quanto infondato.

Garantire il soddisfacimento dei bisogni dei pensionati del futuro è cosa che riguarda il lavoro e niente affatto le disponibilità di denaro.

Ridurre la spesa previdenziale non è una necessità oggettiva, ma è un dictat imposto dalle politiche economiche neoliberiste, che in questi anni hanno trasferito gran parte del reddito dal lavoro alla speculazione finanziaria.

Su un tema come questo, come su qualunque altra questione che riguarda le condizioni di vita dei lavoratori, nessun accordo, patto o memorandum può essere sottoscritto senza la preventiva consultazione dei lavoratori stessi.

Consultazione che deve essere realizzata attraverso forme che garantiscano la democraticità della stessa, sia nell'informazione plurale fornita ai lavoratori e sia attraverso le procedure adottate, a partire dalla partecipazione delle diverse opzioni in campo al controllo e alla verifica delle operazioni di voto e di scrutinio.

Ciò premesso, il Comitato nazionale per la difesa della pensione pubblica e per il diritto dei lavoratori a disporre liberamente del proprio TFR, è promotore di una iniziativa per:

·  Esprimere il sonoro dissenso dei lavoratori al trasferimento del TFR nei fondi,

·  Ripristinare la pensione pubblica, finanziata con il sistema a ripartizione e calcolata con il metodo retributivo,

·  Agganciare le pensioni alle dinamiche salariali,

·  Separare la previdenza dall'assistenza, finanziando quest'ultima attraverso la fiscalità generale,

·  Prevedere forme di copertura previdenziale per i periodi di non lavoro dei lavoratori precari, finanziate attraverso una contribuzione aggiuntiva da porre a carico dei datori di lavoro che fanno ricorso a dette condizioni contrattuali,

·  Prevedere per il TFR, forma di risparmio gestito al pari del capitale versato nei fondi, lo stesso trattamento fiscale riconosciuto a quest'ultimo,

·  Incrementare il tasso di rivalutazione del TFR, quale reale forma di sostegno al reddito per i periodi di non lavoro,

·  Istituire presso l'INPS un fondo di riserva per le pensioni, di ausilio per eventuali, futuri problemi di bilancio dell'ente (sul modello adottato dalla Francia), finanziato, tra l'altro, con il disavanzo attivo delle gestioni previdenziali dei lavoratori dipendenti e da una tassa di scopo da istituire sulle rendite finanziarie.

A sostegno di questa piattaforma, il Comitato Nazionale è impegnato in una vasta iniziativa di informazione e di coinvolgimento delle lavoratrici e dei lavoratori, a sostegno di una richiesta alle strutture sindacali perchè si apra una vera vertenza nazionale in difesa della previdenza pubblica, per organizzare il diniego esplicito all'adesione ai fondi pensione, per avviare tutte le iniziative, anche legali, per contrastare il meccanismo del silenzio assenso ed il diritto delle lavoratrici e dei lavoratori a rientrare in possesso di tutto il loro salario (TFR compreso) in caso di recessione all'adesione ad un fondo integrativo.

postato da: clandestino30 alle ore 10:16 | link | commenti
categorie: news
giovedì, 17 maggio 2007

Il PRC lancia la campagna per il RISARCIMENTO SOCIALE

Facciamo il vostro gioco


Sanità, casa, salario e pensioni. Questi i temi su cui Rifondazione vorrebbe puntare 7,5 miliardi del "tesoretto".
Di seguito il testo del volantone:

E’ necessario che il Governo concordi quante riserve vanno a copertura del debito e quante per la crescita e l’equità sociale. Non bastano certo le cifre che ha dichiarato il Ministro dell’Economia. Per quanto riguarda il PRC, 7,5 miliardi di euro - dei dieci di extra gettito (il famoso “tesoretto”)- vanno dedicati al risarcimento sociale e 2,5 a copertura del debito.


FISCO

    - Nuove risorse possono venire dall’aumento delle aliquote sulle rendite finanziarie, dal 12,5% al 20%.

    - Chiediamo di applicare l’aumento delle aliquote, come previsto dal programma, con un aumento secco che valga per tutte le rendite indipendentemente dalla data e dalla quantità dei capitali investiti.

    - Per ridurre il peso fiscale sulle buste paga dei lavoratori è possibile defiscalizzare gli aumenti contrattuali nazionali. E’ da escludere la defiscalizzazione degli aumenti salariali dati dalla contrattazione aziendale, in quanto essa è praticata solo dal 30% dei lavoratori ed in secondo luogo si depotenzierebbe il Contratto Collettivo Nazionale.

    Da subito si può restituire il fiscal-drag come previsto dal programma dell’Unione per salari e pensioni, mentre per gli incapienti è ormai indispensabile dedicare risorse dirette visto che non possono agire attraverso operazioni di restituzione fiscale.



PENSIONI

Sulle pensioni vi sono 5 grandi capitoli:

    a) L’abolizione dello scalone Maroni per tornare ad un sistema flessibile a partire da 57 anni di età con 35 di contributi. Si possono eventualmente prevedere incentivi per chi rimane ma escludiamo qualsiasi disincentivo per chi facesse valere il diritto prima dei 60 anni. Si devono ripristinare  4 finestre di uscita.
    b) Siamo contrari ad abbassare la rendita pensionistica rivedendo i coefficienti. Si deve invece intervenire sulle rendite pensionistiche superiori ai 2500 euro netti al mese, sul vitalizio dei Parlamentari e sui dirigenti di azienda.
    c) Vanno rivalutate le pensioni minime e quelle basse.
    d) E’ necessario coprire i buchi contributivi e gli anni di studio universitari per i giovani che hanno un lavoro precario–intermittente.
    e) Per i lavoratori immigrati si deve prevedere la restituzione di quanto versato al sistema previdenziale qualora tornino nei Paesi di origine.

Le risorse per queste operazioni sono individuate nei seguenti capitoli:
    - Unificazione degli Enti Previdenziali-Assicurativi (compreso INAIL)
    - Recupero crediti già certificati pari a 38 miliardi di euro annui (già si possono fare delle stime     concrete della lotta al lavoro nero in edilizia che può essere estesa ad altri settori).
    - Regolarizzazione degli immigrati.
    - Lotta al lavoro nero (35 miliardi di euro di evasioni contributive).


TFR

    - Sulla base del programma dell’Unione e del contenuto della Finanziaria, intendiamo presentare una legge che permetta alle lavoratrici ed ai lavoratori di indicare l’Inps quale Ente per versare il proprio TFR. Tale fondo Inps può fungere da pensione integrativa.

    - In questi mesi, fino a Giugno, faremo conoscere alle lavoratrici ed ai lavoratori tutti i rischi e le opportunità di questo nuovo sistema, consigliando di lasciare in azienda il proprio TFR, pur riconoscendo ai fondi contrattuali maggiori garanzie, in attesa di conoscere il risultato della nostra azione.
Quindi molta prudenza, anche perché versare il TFR ad un fondo è oggi una scelta irreversibile mentre tenerlo in azienda permette sempre di fare altre scelte.

    - Nella nostra proposta di legge prevederemo anche la reversibilità della scelta relativa al TFR verso un fondo.


SANITA’

    - Nella finanziaria 2007, insieme a misure positive, sono stati introdotti una serie di Ticket. Abbiamo da subito criticato questa misura perché è ingiusto colpire i cittadini nel momento in cui sono più fragili, cioè quando si ammalano, e perché il finanziamento della sanità deve essere assicurato attraverso il fisco, in modo progressivo sul reddito. Dopo aver tolto il ticket sui codici verdi, ora, anche grazie alla nostra iniziativa, ci si appresta ad eliminare il ticket di 10 euro sulla specialistica.
    - Occorre diminuire i tempi di attesa delle visite e impedire la truffa che si realizza quando chi può pagare le prestazioni scavalca gli altri nelle liste.
    - E’indispensabile aumentare il Fondo per la non autosufficienza per garantire soprattutto molti anziani malati cronici e chi è colpito da gravi disabilità.

SALARIO

    Con il rinnovo dei contratti nazionali (ad esempio: Pubblico Impiego, metalmeccanici e artigiani) si apre la questione salariale in Italia.
Lavorare, in molti casi, non significa essere economicamente indipendenti. Il solo affitto, mezzi di trasporto e bollette, sono superiori allo stipendio di un lavoratore dipendente, tanto più per chi è precario.
    Il PRC considera il salario una emergenza nazionale e sosterrà il rinnovo dei contratti, meccanismi automatici di rivalutazione e forme di reddito per i giovani.


PRECARIETA’

    Riguarda innanzitutto le giovani generazioni, e chi con oltre 50 anni viene espulso dal lavoro e le donne.
    Il PRC (con altre forze politiche) ha presentato in Parlamento un’importante proposta di legge che ha al centro il lavoro a tempo indeterminato. Vogliamo nuovi diritti per chi lavora e comunque un intervento immediato per modificare le norme sul lavoro a tempo determinato, recuperando le tipologie, e la non ripetibilità di questi contratti.
Nello stesso tempo sosteniamo tutte quelle vertenze territoriali, in particolare verso le istituzioni pubbliche, per la trasformazione dei contratti precari a tempo indeterminato.


SUD

    Nel Mezzogiorno le parole “criminalità” e “precarietà” sono sinonimi dell’assenza di futuro, è necessario un intervento strutturale a partire dall’uso di 100 miliardi di euro di fondi nazionali e europei, che parli di un’idea alternativa di modello economico e sociale partecipato dalle persone a partire da:
    - un piano di politiche coordinate per il lavoro stabile, sicuro: che impedisca alle imprese la delocalizzazione del “prendi i soldi e scappa”, che abbia un serio sostegno al reddito per i disoccupati, che investa nella scuola pubblica accompagnando innovazione e ricerca.  
    - politiche pubbliche d’investimento che favoriscano nuovi modelli produttivi e di mobilità: dalle reti di telecomunicazione a quelle ferroviarie, fino ai porti.
    - una legislazione in grado di colpire i capitali finanziari della criminalità, l’attivazione di una agenzia nazionale per l’assegnazione dei beni confiscati alle mafie.
    - interventi di riqualificazione urbana e delle periferie che impediscano il consumo del territorio e promuovano i beni comuni e la ripubblicizzazione dell’acqua.


CASA

    - E’ necessario un piano nazionale, concordato con le Regioni e gli enti locali, per l’incremento dell’offerta di alloggi a canone sociale e/o calmierato per portare il comparto dell’edilizia pubblica e sociale italiana nella media europea. Presupposto di questo intervento è aprire un capitolo di bilancio per l’edilizia sociale, almeno un miliardo e mezzo di euro a partire dalla manovra finanziaria di questo anno.
    - E’ necessario incrementare il fondo sociale per l’affitto almeno fino a 500 milioni di euro per consentire di rispondere alle esigenze delle fasce sociali più in difficoltà.
    - Proponiamo di prevedere la possibilità di detrarre l’affitto dalla denuncia dei redditi per tutti gli inquilini con redditi fino a 40 mila euro l’anno. Condizione per ottenere il beneficio è riportare gli estremi della registrazione del contratto. Ciò permetterebbe, oltre a una evidente misura di equità sociale, anche una lotta efficace al canone nero e all’enorme evasione fiscale presente nel settore.
    - Attraverso interventi di riduzione graduale, giungere all’esonero dell’ICI sulla prima casa non di lusso per i redditi medio-bassi. Proponiamo l’elevazione dell’ICI sulle case sfitte.


INFORTUNI

    Gli infortuni denunciati all’INAIL raggiungono l’intollerabile cifra di un milione, 1300 morti all’anno, esclusi i lavoratori stranieri ed i lavoratori precari che, minacciati dalle imprese, non denunciano, pena il posto di lavoro. Alcuni passi sono stati fatti, ad esempio contro il lavoro nero ed il caporalato ma il testo unico licenziato dal Consiglio dei Ministri in materia di sicurezza  che verrà discusso a breve dal Senato ha molti limiti.
    Noi chiediamo che venga garantita alle organizzazioni sindacali di costituirsi parte civile nei processi, non solo perché questo deve essere un diritto, ma anche perché non esiste famiglia che possa reggere da sola procedimenti che si protraggono per anni. Chiediamo che gli RLS abbiano un reale potere d’intervento preventivo a partire dall’organizzazione del lavoro. Chiediamo che chi fa la gara d’appalto abbia la responsabilità civile e penale sugli appalti pubblici e privati, su la sicurezza sul lavoro e sul controllo sull’intera filiera appaltante. Chiediamo potenziamento e risorse per gli ispettori del lavoro.

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mercoledì, 16 maggio 2007

VERGOGNA!!

VERGOGNA! E’ questa l’unica parola che ci viene da gridare quando, sfogliando l’elenco dei candidati al comune, leggiamo il nome di Claudimiro Suraci tra le fila della fiamma tricolore.

Per chi non lo ricordasse lo scorso  fine Agosto questo signore ( 23 anni) nella notte tra il 24 ed il 25

È stato sorpreso ,in flagranza di reato, da una pattuglia in borghese mentre, bottiglia di benzina e accendino in mano , tentava di dare fuoco alla sezione Reggiosud di Rifondazione Comunista in via Sbarre centrali. Il Suraci fu trovato in possesso della tessera del partito della fiamma tricolore.

La cosa ebbe grande risonanza sui media locali e nazionali. Tutta la sinistra si mostrò indignata e allo stesso tempo solidale con chi aveva subito l’attentato. Tutti ne parlarono tranne che , come al solito, il Sindaco e l’amministrazione cittadina ( di centro destra) . Tutto cadde, da parte loro, nel silenzio come se fosse stato un atto normale. Già allora , da parte nostra, si disse che questo comportamento portava al peggio perché surriscaldava gli animi da entrambi i lati. In quella occasione si decise di dar vita ,insieme a tutte le realtà democratiche del territorio, alla “rete antifascista” per dare voce all’altra parte di Reggio che c’è e non tollera questi atti e questi comportamenti.

La candidatura di questo personaggio è ancora più grave in quanto recidivo.

Infatti, qualche anno prima aveva tentato la stessa azione ai danni della sezione Paolo Suraci del Partito dei Comunisti Italiani sempre nel quartiere di Sbarre. Per ben due volte aveva appiccato il fuoco alla saracinesca della Sezione dei Comunisti Italiani e solo per miracolo non ci sono stati gravi conseguenze allo stabile. Il giovane fascista è stato naturalmente denunciato e in un primo momento arrestato per poi passare agli arresti domiciliari. Ricordiamo che il processo a suo carico, per gli atti criminali da lui commessi, è ancora in corso.

Dopo le sue gesta criminali ce lo ritroviamo in lista candidato per un posto al consiglio comunale. Scandaloso! Forse questo è il premio per i suoi “atti eroici” da piccolo balilla?

Adesso è chiaro perché nessuno nel centro destra si è degnato di spendere una parola per condannare i fatti precedenti. Se adesso lo premiano con una candidatura ( perché almeno fino a prova contraria la candidatura viene data a chi ha dimostrato nel partito meriti “politici”) è come se approvassero di fatto i “vili attentati” che il Suraci ha fatto negli anni.

Ancora una volta il centro destra getta la maschera e dimostra la sua vera natura ( giacca , cravatta e manganello in tasca). Ci piace conoscere a tal proposito cosa ne pensa il Sindaco Scopelliti che di fatto ha avallato la candidatura di un soggetto pericoloso e sotto processo.

Diteci voi se questo non accresce ancora di più il clima già surriscaldato di questi giorni. E’ come dare il cattivo esempio a tanti ragazzi come dire: chi fa queste azioni invece di essere allontanato dalla politica viene invece difeso e premiato con candidature pubbliche. Siamo preoccupati,  non solo perché pensiamo cosa potrebbe succedere se, malaguratamente, personaggi come il Suraci  andassero a fare il consigliere comunale, ma soprattutto per questo clima che si è creato in città. Chiediamo , infine , a gran voce alla prefettura di Reggio Calabria che vi sia un controllo più severo sulle liste e sui nomi dei candidati affinché non si creino più situazioni nelle quali persone con precedenti penali abbiano libero accesso a cariche pubbliche. Chiediamo, inoltre, l’intervento del Prefetto affinché metta in atto , ancora una volta, un sistema di controllo capillare sul territorio per prevenire possibili atti vandalici che in questo clima rischiano di far degenerare una situazione già critica.

 

 

postato da: clandestino30 alle ore 15:06 | link | commenti
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venerdì, 11 maggio 2007

REPLICA ALLE DICHIARAZIONI DI ANTONIO FRANCO

Minacce di rappresaglia, toni da ventennio, ma una faccia che non fa paura a nessuno. Antonio Franco, già dirigente di Alleanza Nazionale e più volte trombato dall'elettorato reggino, ha nostalgie squadriste. Per tentare di assomigliare allo zio Ciccio Franco, campione di neofascismo, non trova di meglio che minacciare a freddo i Giovani Comunisti. Parole velate ma chiarissime: a chi nel settembre del 2004 coprì la stele dedicata ai moti del '70, con un innocuo ma eloquente sacco della spazzatura, Franco non le manda a dire. Afferma chiaramente che i fascisti reggini hanno le "scatole piene" e avverte e che sono pronti a farsi giustizia da soli. "Nulla resterà impunito", ammonisce. Sappia Antonio Franco, e sappiano i fascisti di cartone che la storia è una cosa seria, e che a volte si ripete. Non basteranno tentavi d'incendio e minacce a fermare l'antifascismo militante.
I Giovani Comunisti e del movimento non sono attratti dalle sirene dell'estremismo, lottano a viso scoperto dentro l'alveo democratico. A chi democratico non è, ricordiamo solo che l'antifascismo non si processa.

Per ascoltare le dichiarazioni di antonio franco vai su:

www.telereggiocalabria.it

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PRIME CONDANNE PER LA POLIZIA PER IL G8 DI GENOVA


La censura da parte dei media è stata ed è rigida ed assoluta: della sentenza di Genova non si deve parlare.

Alzi la mano chi ha saputo che qualche settiimana fa  a Genova c'è stata la prima condanna per i pestaggi della Polizia durante il G8 del 2001. Eppure la sentenza di Genova è un passaggio importante per la ricostruzione della verità e la giustizia di quello che successe nel capoluogo ligure oramai 6 anni fa. E ci spiega anche molto del disegno politico sotteso alla repressione.

Lo Stato è stato condannato a risarcire Marina Spaccini, 50 anni, pediatra triestina, volontaria per quattro anni in Africa, per il pestaggio che subì da parte della Polizia in via Assarotti, nel pomeriggio del 20 luglio 2001. Marina, come decine di migliaia di militanti cattolici della Rete Lilliput, era seduta, con le mani alzate dipinte di bianco, gridando non violenza, quando fu massacrata dalla Polizia.

 

DAL SITO WWW.VERITAGIUSTIZIA.IT

29.04.07

Prima condanna per le violenze delle forze dell´ordine

Prima condanna per le violenze delle forze dell´ordine contro i manifestanti: "Non furono iniziative isolate"
G8, condannato il Ministero

Missionaria picchiata, risarciti invalidità e danni morali

"Ho solo ottenuto quello che attendevo da 6 anni: giustizia"
MASSIMO CALANDRI


LA PRIMA condanna nei confronti del Ministero dell´Interno per le illecite e gratuite violenze dei suoi poliziotti è arrivata nei giorni scorsi, e cioè circa sei anni dopo la vergogna del G8 genovese. Ma le parole con cui il giudice istruttore Angela Latella ha motivato la sua decisione rinfrescano la memoria. Ricordando a tutti che quelle cariche sanguinarie, quelle teste rotte a manganellate, quei lacrimogeni sparati contro le persone inermi, non erano frutto dell´iniziativa isolata o dell´autonomo eccesso di qualche agente. Facevano invece parte di un più ampio disegno - così come le menzogne raccontate più tardi per coprire le nefandezze - che rappresenta una delle pagine più buie nella storia della Polizia di Stato.

Il tribunale del capoluogo ligure ha dato ragione a Marina Spaccini, pediatra cinquantenne di origine triestina, pacifista che per quattro anni ha lavorato in due ospedali missionari del Kenia. Alle due del pomeriggio del 20 luglio, era il 2001, venne pestata a sangue in via Assarotti. Partecipava alla manifestazione della Rete Lilliput, era tra quelli che alzava in alto le mani dipinte di bianco urlando: "Non violenza!". Gli agenti e i loro capi avrebbero poi raccontato che stavano dando la caccia ad un gruppo di Black Bloc, che c´era una gran confusione e qualcuno tirava contro di loro le molotov, che non era possibile distinguere tra "buoni" e "cattivi": bugie smascherate nel corso del processo, come sottolineato dal giudice. I cattivi c´erano per davvero, ed erano i poliziotti che a bastonate aprirono una vasta ferita sulla fronte della pediatra triestina. Dal momento che quegli agenti, come in buona parte degli episodi legati al vertice, non sono stati identificati, Angela Latella ha deciso di condannare il Ministero dell´Interno. La cifra che verrà pagata a Marina Spaccini non è certo clamorosa - cinquemila euro tra invalidità, danni morali ed esistenziali -, ma il punto è evidentemente un altro.

«Se risulta chiaramente che la Spaccini sia stata oggetto di un atto di violenza da parte di un appartenente alle forze di polizia - scrive il giudice - , non si può neppure porre in dubbio che non si sia trattato né di un´iniziativa isolata, di un qualche autonomo eccesso da parte di qualche agente, né di un fatale inconveniente durante una legittima operazione di polizia volta e riportare l´ordine pubblico gravemente messo in pericolo». Perché l´intervento della polizia non fu «legittimo», è ormai abbastanza chiaro. Lo hanno confermato i testimoni e in un certo senso gli stessi poliziotti e funzionari, con le loro contraddizioni: «Gli aggressori erano diverse decine; l´ordine era di caricarli, disperderli ed arrestarli», hanno detto, interrogati. Ma poi risulta che furono arrestati solo due ragazzi (non feriti), la cui posizione fu in seguito peraltro archiviata.
La pacifista era assistita dagli avvocati Alessandra Ballerini e Marco Vano. Il giudice ha sottolineato come fotografie e filmati portati in aula «siano stati illuminanti»: «Si vedono ammanettare persone vestite normalmente; più poliziotti colpire con i manganelli una persona a terra, inerme. La stessa Spaccini è una persona di cinquant´anni, di cui giustamente si sottolinea l´aspetto mite». E poi, le testimonianze come quella di una signora settantenne che parla di una «manifestazione assolutamente pacifica e allegra» e di aver quindi visto agenti «bastonare ferocemente persone con le mani alzate ed inermi come lei». Marina Spaccini ha accolto il giudizio con un sorriso: «Era semplicemente quello che attendevo da sei anni. Giustizia».

05.05.07

Secolo XIX L'ex questore inguaia un collega: fu lui a guidare il blitz alla Diaz

Secolo XIX


L'ex questore inguaia un collega: fu lui a guidare il blitz alla Diaz il processo per il g8

Francesco Colucci, nel 2001 al vertice della polizia genovese, non ha dubbi e accusa Lorenzo Murgolo, vicequestore di Bologna


04/05/2007
Genova. A coordinare l'irruzione dei poliziotti nella scuola Diaz, durante
il G8 del luglio 2001, fu Lorenzo Murgolo, all'epoca vicequestore vicario
di Bologna, indicato dallo stesso Ansoino Andreassi, vicecapo della
polizia, quale coordinatore e responsabile dell'ordine pubblico, con
funzioni anche di polizia giudiziaria. Andreassi era il dirigente di
polizia con il grado più alto in quei giorni a Genova, insieme al prefetto
Arnaldo La Barbera. La novitàè emersa ieri mattina, nel corso della
deposizione di Francesco Colucci, all'epoca dei fatti questore di Genova,
teste dell'accusa nel processo per i fatti accaduti nelle scuole
Diaz-Pascoli, in cui sono imputati 29 poliziotti.
Alla luce di questa rivelazione, che viene a distanza di sei anni da
quell'irruzione che portò a decine di arresti ma anche a un numero
impressionante di feriti, i difensori hanno commentato che «il processo è
acefalo, in quanto a rispondere di quei fatti sono funzionari e dirigenti
che non avevano la responsabilità dell'irruzione».
In realtà Colucci, che attualmente lavora presso il Cesis, la struttura di
coordinamento dei servizi segreti italiani, nel corso della sua
deposizione in commissione parlamentare, riferì di Murgolo «ma sulla cosa
- ha spiegato oggi - qualcuno decise di sorvolare». La posizione dell'ex
vicario della questura di Bologna, esaminata dagli inquirenti durante le
indagini sulla Diaz, è stata archiviata dal giudice per le indagini
preliminari Lucia Vignale, al termine dell'inchiesta insieme a quella di
altri funzionari e agenti di polizia, alcuni dei quali sono imputati per
altri reati nello stesso procedimento. Si tratta di Francesco Gratteri,
Giovanni Luperi, Gilberto Caldarozzi, Spartaco Mortola, Filippo Ferri,
Fabio Ciccimarra, Massimiliano Di Bernardini, Antonio Sbordone e Salvatore
Gava e degli ispettori di varie squadre mobili: Aniceto Leone, Massimo
Mazzoni, Davide Di Novi e Renzo Cerchi.
Sul ritrovamento delle due bottiglie incendiarie - secondo l'accusa
introdotte nella scuola dalla polizia come false prove a carico dei no
global arrestati - Colucci è caduto in alcune contraddizioni sostenendo
che a dargliene notizia furono Spartaco Mortola, allora dirigente della
Digos a Genova o Giovanni Luperi, vice capo Ucigos. Con l'ausilio dei
tabulati telefonici del cellulare del questore, l' avvocato Carlo Di
Bugno, difensore di Luperi, ha dimostrato che il primo poliziotto a
telefonare a Colucci fu Murgolo, poco dopo la mezzanotte, con una chiamata
durata 2 minuti e 32 secondi e che non ci furono telefonate di Mortola,
mentre Luperi lo chiamò solo all' 1,53 e per venti secondi.

05.05.07

Lavoro repubblica Processo G8: l´ex questore Colucci in grande difficolta'

Lavoro Repubblica

Udienza "calda" su uno degli episodi chiave del luglio 2001 con la
deposizione dell´alto funzionario
Scuola Diaz, la polizia si arrende
Processo G8: l´ex questore Colucci in grande difficolta'
A distanza di sei anni, quello che allora era il prefetto di Genova
Francesco Colucci, e' caduto ieri in una serie di contraddizioni ed amnesie
che hanno lasciato a bocca aperta i presenti all´interrogatorio sui giorni
del G8. Per sei ore Colucci ha risposto alle domande del pm Enrico Zucca,
smentendo in alcuni casi quando aveva dichiarato a verbale negli anni
precedenti e regalando un´informazione inedita. La notte dell´assalto alla
scuola Diaz, ha spiegato, il funzionario che doveva coordinare gli
interventi era il vice-questore Lorenzo Murgolo.

G8, l´ultima verita' sulla Diaz
L´ex questore Colucci confessa: " Mi sentivo inadeguato"

Sconcertante deposizione dell´alto funzionario sei anni dopo tra smentite
e "non ricordo piu'"

MASSIMO CALANDRI

L´IMBARAZZANTE interrogatorio di Francesco Colucci, che in quei giorni del
G8 era ancora il questore di Genova, ha dato ieri mattina la misura di
quanto difficile sia il compito di chi vuole fare chiarezza sulle
sciagurate giornate del luglio 2001. A distanza di sei anni, quello che
allora era la massima autorita' di pubblica sicurezza presente in citta'
(prefetto escluso) e' caduto in una serie di contraddizioni ed amnesie che
hanno lasciato a bocca aperta i presenti. «Non ricordo». «Forse ho
sbagliato nel parlare». «La mia affermazione forse e' stata un po´
sprovveduta, superficiale». «Non sono sicuro, lo giuro davanti a Dio e
allo Stato italiano». «Mi correggo, forse sono stato impreciso». Per sei
ore Colucci ha risposto alle domande del pm Enrico Zucca, smentendo in
alcuni casi quando aveva dichiarato a verbale negli anni precedenti e
regalando un´informazione inedita. La notte dell´assalto alla scuola Diaz,
il funzionario che doveva coordinare gli interventi era il vice-questore
Lorenzo Murgolo. Che per il massacro e l’arresto illegale dei 93
no-global, cosi' come per le prove fasulle, non e' imputato. «Murgolo era il
coordinatore. Ma c´erano La Barbera e Gratteri accanto a lui... «.
Affermazione che vuole dire tutto e niente, perché - come l´ex questore di
Genova ha poi ribadito - «non so a che punto poteva contare la scala
gerarchica».
In un´intera giornata passata in aula, Colucci non ha chiarito nulla.
Perche' si decise di intervenire nell’istituto di via Battisti? La versione,
quella del fantomatico attacco in serata alle pattuglie della polizia, e
di quei tipi sospetti - «Non gente gioiosa, gente allegra... ma facce
brutte, con atteggiamenti minacciosi, vestiti di scuro» - davanti alla
scuola. Lui avrebbe voluto lasciar perdere, ormai il G8 era finito, «ma
poi tutti quanti abbiamo deciso l’intervento: identificare gli aggressori
e trovare armi eventuali. Fare una perquisizione». Chi tra i
super-poliziotti spinse per il blitz? Colucci fa alcuni nomi, poi ci
ripensa, alla fine spiega che il prefetto La Barbera - che e' morto - era
d’accordo. «Io mi sentivo un po’ inadeguato», confessa quello che in quei
giorni era il questore di Genova. A suo tempo aveva detto che il capo
della polizia, Gianni Di Gennaro, gli aveva detto di telefonare al capo
dell’ufficio stampa, Roberto Sgalla: ieri ha detto che fu una sua
iniziativa. Lui restò in questura, chi lo avvertì del ritrovamento delle
molotov? Colucci fa almeno tre nomi, ma non ricorda. Ed e' in difficoltà
quando deve raccontare di quel poliziotto che gli disse di essere stato
colpito dalla coltellata fantasma di un altrettanto fantasma Black Bloc:
«Indossava un maglione di cotone... no... un giubbotto antiproiettile».
Per non parlare di quando spontaneamente confessa di aver saputo di un
equipaggio di una squadra mobile che era entrato per sbaglio nella scuola
di fronte alla Diaz: ma dimentica di aver inviato a Di Gennaro una
relazione in cui scriveva che quei poliziotti stavano facendo una
«verifica».
«Io so solo che quella notte dovevamo fare qualche cosa, dovevamo reagire
a quella cosa. Eravamo un pò pressati, eravamo condizionati. E decidemmo
di intervenire

04.05.07

Lavoro repubblica G8, tre ore di interrogatorio per il vice capo della Polizia

Lavoro repubblica

G8, tre ore di interrogatorio per il vice capo della Polizia
il processo

IL VICE-CAPO della Polizia di Stato, prefetto Antonio Manganelli, è il primo di una serie di alti funzionari chiamati a testimoniare durante il processo per l´assalto alla scuola Diaz del luglio 2001.
Manganelli è stato interrogato ieri per circa tre ore. Stamani toccherà a Francesco Colucci, che durante il G8 era il questore di Genova e che fu il primo - e l’unico - a pagare le conseguenze del disastro delle forze dell’ordine in termini di organizzazione ed immagine.
Fra una settimana sarà il turno di Gianni De Gennaro, che continua ad essere il capo della polizia italiana.
Dopo di lui, il prefetto Ansoino Andreassi, che sei anni fa era al posto di Manganelli.
Ieri il testimone ha ricordato le sue telefonate con Francesco Gratteri, già capo del Servizio centrale operativo e oggi dell’antiterrorismo, il più noto tra i 29 imputati del processo che si celebra a Genova.
Nei giorni degli scontri di piazza nel capoluogo ligure, Manganelli era in servizio in Puglia ma - essendo comunque coinvolto nella gestione della sicurezza dell´evento internazionale - restava in contatto con i super-poliziotti presenti a Genova.
«Ricordo di avere avuto delle perplessità, quando Gratteri mi disse che stavano per perquisire quella scuola, dove si sospettava fossero ospitati i Black Bloc.
Non mi convincevano l´orario e le modalità, e Gratteri era d´accordo con me.
Ma qualche minuto prima c´era stata una riunione collegiale in questura e quella era la decisione presa, anche per timore che il mattino seguente le Tute Nere potessero andare via».
Manganelli è sembrato cioè venire indirettamente in aiuto di Gratteri, spiegando che "altri" avevano voluto entrare alla Diaz.
E anche rispetto all´operatività dello Sco durante il G8, ha sottolineato che certi interventi fuori della Zona Rossa furono gestiti dalla squadra mobile genovese.
(m. cal.)

07.04.07

Mercantile Canterini inchiodato dai giovani del GSF

corriere mercantile

Canterini inchiodato dai giovani del GSF
Al processo nei confronti di Vincenzo Canterini, comandante del nucleo antisomossa del 1 reparto mobile id Roma, nei giorni del G8 2001, hanno testimoniato ieri i giovani contro cui l'ufficiale di polizia (ora e' questore) avrebbe spruzzato il gas urticante CS in via Casaregis il 20 luglio senza alcun motivo.
Canterini, difesa dall'avvocato Silvio Romanelli, e' imputato per lesioni personali.
I testimoni parti lese sono due avvocati che facevano parte dei "Giuristi democratici" gruppo di legali che aveva predisposto un coordinamento per l'assistenza ai manifestanti e un altro giovane.
In aula e' stato riprodotto il video di quegli avvenimenti e anche una sequenza fotografica.
I legali hanno riferito di essere stati raggiunti dallo spruzzo di gas urticante con conseguente grave arrossamento degli occhi e temporaneo accecamento.
Sono Gianluca Vitale e Marco Vano che il 20 luglio, poche ore prima della morte di Carlo Giuliani, si trovavano nella zona di corso Buenos Aires. L'avvocato Vitale ha spiegato che indossavano una maglietta gialla con il logo del GSF( Genova Social Forum) e un adesivo con il numero telefonico del centro legale della scuola Pascoli "Mi fu detto - ha affermato - che il nostro ruolo era noto anche alle forze dell'ordine."
Sia Vitale che Vano hanno riferito che si trovavano all'incrocio con via Casaregis mentre transitava un reparto di polizia
"Vedendo - ha detto Vano - che uno degli agenti, forse perchè un ragazzo aveva detto qualcosa di offensivo, aveva puntato contro di lui ad altezza uomo in oggetto (poi risultato una lancia granate per lacrimogeni), ci avvicinammo per chiedere cosa stavano facendo."
"Dallo schieramento - ha aggiunto - e' uscito un poliziotto in divisa che mi e' parso alto in grado. Ha indossato il casco e si e' avvicinato. Aveva in mano qualcosa e ha spruzzato, prima verso una persona a sinistra e poi nella nostra direzione. Lo spruzzo ha provocato un forte bruciore sugli occhi che si e' ripercosso anche nelle ore successive.

06.04.07

Lavoro repubblica: Diaz, il vicequestore accusa "Si, le molotov erano false"

Lavoro Repubblica

L´INCHIESTA
Testimonianza chiave al processo per il blitz nella scuola
Diaz, il vicequestore accusa "Si, le molotov erano false"

"Mi dissero di non scrivere nomi nel verbale, sarebbe stato meglio così"
MASSIMO CALANDRI

«HO acceso la televisione. Ho seguito il servizio sull’irruzione nella
scuola Diaz. La conferenza stampa dopo gli arresti dei no-global, le armi
sequestrate e mostrate alle telecamere. Ed ho riconosciuto le due molotov
che la polizia sosteneva di aver trovato nell’istituto. Le ho
riconosciute, proprio così. Perché erano - senza dubbio - le bottiglie
incendiarie che avevo raccolto in un’aiuola di corso Italia, sabato
pomeriggio. Le avevo raccolte e consegnate al generale Valerio Donnini».
La testimonianza del vice-questore Pasquale Guaglione ha permesso ieri
mattina di acquisire in aula un’inconfutabile prova a sostegno della tesi
della Procura. Le molotov furono falsamente attribuite ai no-global per
 «giustificare» gli arresti (e il pestaggio indiscriminato). Perché quelle
bottiglie le aveva la polizia, custodite nel furgone Magnum guidato da
Michele Burgio, l’agente che su ordine del vice-questore Pietro Troiani le
portò fino alla Diaz. E pazienza se nel frattempo la prova-regina - le
molotov, appunto - e' andata distrutta per «errore». La prova resta,
incontrovertibile. Poco importa se qualcuno ha colpevolmente pasticciato
in questura e per ciò è già finito nel registro degli indagati. A questo
proposito, l’europarlamentare Vittorio Agnoletto e Antonio Bruno, del
Comitato Verita' e Giustizia per Genova, hanno commentato la notizia
anticipata da Repubblica: «E´ il primo risarcimento verso quelle persone
che furono assalite nel sonno, massacrate e torturate nella caserma di
Bolzaneto».
Guaglione, oggi gravemente malato, sei anni fa era un funzionario fedele
al suo ruolo e al giuramento fatto prima di prendere servizio. «Fedelta' al
re e al popolo, per cosi' dire», ha ricordato ieri in video -conferenza. «Ma
quando ti rendi conto che il re non e' all’altezza, prevale il senso di
giustizia». In nome di quella giustizia Guaglione denunciò la vergognosa
bugia delle molotov alla Diaz, e ieri ha raccontato che quando redasse il
verbale di ritrovamento delle bottiglie, gli dissero di non scrivere il
nome del superiore cui le aveva consegnate. «Perché meno nomi si fanno, e
meglio é». Ha concluso: «Non rinnego nulla, anzi. La sola cosa che mi
dispiace e' che l’unica testa a cadere é stata la mia». Ricordiamo che
tutti i super-poliziotti imputati per questa pagina nera della storia
della Polizia di Stato sono stati nel frattempo promossi.

postato da: clandestino30 alle ore 12:58 | link | commenti
categorie: news