Fin qui tutto bene. I problemi nascono quando il Ministero della Giustizia stanzia 50 mila euro per l'operazione e le ditte che partecipano alla gara d'appalto chiedono ben 85 mila euro. Ciò avveniva nove mesi fa e da allora tutto tace; il tempo passa e la situazione comincia a divenire, per l'appunto, preoccupante.
La strage di Piazza Fontana ha segnato in modo indelebile la vita dell'Italia democratica. Il figlio del giudice Alessandrini la definisce il nostro 11 settembre e non senza qualche ragione. Da quel tragico attentato niente fu come prima, quella strage non è solo l'inizio di venti anni di sangue ma ne rappresenta anche una delle cause scatenanti.
Non è possibile, in questa sede, richiamare tutto quello che scaturì direttamente e indirettamente da Piazza Fontana. Ma ci preme rammentare che il primo processo per Piazza Fontana, da subito apparso come il più rilevante della storia repubblicana, fu spostato dalla sua sede naturale, Milano, ad altra sede, Catanzaro. E a Catanzaro l'Italia non incontrò la riproduzione periferica del porto delle nebbie, ma si imbattè in giudici attenti e preparati che seppero compiere qualche passo verso la verità e spazzarono definitivamente via le menzogne con cui si era tentato di incolpare della strage Pietro Valpreda e gli anarchici.
Con Piazza Fontana l'Italia perse l'innocenza residua e iniziò un lungo e tormentato viaggio nella scoperta della violenza, della paura, dei depistaggi, dei servizi segreti deviati e della fragilità della democrazia. Conservare memoria di quegli avvenimenti è un dovere delle istituzioni, come è un dovere delle istituzioni rendere fruibili quei dati che potrebbero un giorno servire a pronunciare finalmente una verità giudiziaria su quella strage. Per questo riteniamo che non spetti a privati cittadini o a singole associazioni raccogliere i soldi indispensabili perché non sparisca un pezzo della storia italiana, ma al contrario crediamo che sia compito primario ed ineludibile delle istituzioni pubbliche intervenire per evitare che ciò accada.
Con il processo di Piazza Fontana l'Italia scoprì Catanzaro e
RELAZIONE DIREZIONE INVESTIGATIVA ANTIMAFIA relativa al primo semestre del 2006
MINISTERO DELL’INTERNO
DIREZIONE INVESTIGATIVA ANTIMAFIA
ATTIVITA’ SVOLTA
E
RISULTATI CONSEGUITI
1° semestre 2006
1
PREMESSA
La presente relazione, riferita al periodo 1° gennaio - 30
giugno 2006 e redatta ai sensi dell’art. 5 del decreto
legge 29 ottobre 1991 n. 345, convertito, con
modificazioni, nella legge 30 dicembre 1991, n. 410, si
compone di due parti:
· la prima dedicata all’attività svolta ed ai risultati conseguiti dalla
DIA;
· la seconda riferita alle progettualità ed alla strategia operativa
futura della Direzione.
Alla luce del quadro normativo di riferimento1 la DIA ha svolto
investigazioni preventive, analisi su gruppi criminali autoctoni ed
allogeni, nonché indagini di polizia giudiziaria relative a delitti di
associazione di tipo mafioso o comunque ricollegabili alla previsione
di cui all’art. 416 bis del codice penale.
Avuto riguardo, poi, agli obiettivi strategici individuati dalla Direttiva
Generale per l’attività amministrativa e per la gestione relativa al
2006, emanata dal Ministro dell’Interno il 3 marzo 2006, il Capo della
Polizia - Direttore Generale della Pubblica Sicurezza, con decreto del
14 aprile 2006, fermo restando l’espletamento dell’attività
istituzionale ordinaria, ha assegnato alla DIA l’obiettivo operativo di
“Proseguire le attività di monitoraggio attribuite a livello centrale
alla D.I.A. per la prevenzione e repressione di tentativi di infiltrazione
mafiosa negli appalti relativi alle cd. “21 Grandi Opere””, nonché ha
chiamato la Struttura interforze a concorrere, tra l’altro, all’obiettivo
operativo - affidato alla Direzione Centrale della Polizia Criminale - di
1 Art.3 della legge n.410/91.
2
“Ottimizzare l’aggressione ai patrimoni illeciti attraverso la selezione
degli obiettivi, la condi visione delle informazioni ed il monitoraggio
dell’azione di contrasto”.
3
PARTE I
ATTIVITÀ SVOLTA E RISULTATI CONSEGUITI
4
1. Aggressione ai patrimoni mafiosi
Non vi è dubbio come, nell’azione di contrasto alla criminalità
organizzata, l’attività volta al sequestro ed alla confisca dei patrimoni
illecitamente accumulati costituisca, ormai, un punto fermo di sicura
rilevanza.
Proprio in questa ottica la DIA, nel corso del primo semestre del 2006,
ha profuso un intenso sforzo investigativo, avviando la realizzazione
di innovativi e specifici progetti nel settore delle misure di
prevenzione, i cui dettagli verranno illustrati nel prosieguo, che hanno
consentito, oltre una marcata implementazione della specifica attività
con riferimento al numero delle proposte inoltrate ai Tribunali, anche
il conseguimento di considerevoli risultati avuto riguardo alla
consistenza dei valori patrimoniali sottratti alla criminalità mafiosa.
In particolare, l’attività (cfr. infra la tabella riassuntiva) ha consentito,
nel primo semestre di quest’anno, di inoltrare 63 proposte di
applicazione di misure di prevenzione personali e patrimoniali di cui:
- 21 a firma del Direttore;
- 42 quale frutto del lavoro svolto su delega delle Direzioni
Distrettuali Antimafia.
I sequestri di beni, effettuati ai sensi della legge 31 maggio 1965, n.
575 e succ. mod. ed integrazioni, ammontano ad un valore
complessivo pari a 44.845.000 euro.
Le confische, effettuate in forza della predetta legislazione antimafia
ed ai sensi dell’art. 12 sexies del D.L. 306/1992, sono pari a
14.315.000 euro.
5
I sequestri preventivi, intervenuti nel corso delle indagini di poliz ia
giudiziaria, hanno colpito beni mobili ed immobili per un valore di
174.253.000 euro.
Ne consegue che il valore complessivo dei beni sottratti alle cosche è
di 233.413.000 euro circa.
2. Antiriciclaggio
Come noto, ai sensi del D.L. 3 maggio 1991, n.143, concernente
“Provvedimenti urgenti per limitare l’uso del contante e dei titoli al
portatore nelle transazioni finanziarie a scopo di riciclaggio”,
convertito nella legge 5 luglio 1991, n. 197, il dispositivo di
prevenzione è composto dalle Autorità di vigilanza del settore, da
soggetti terzi rispetto all’amministrazione statale chiamati ad una
collaborazione attiva con le autorità di vigilanza e da soggetti
interessati alla vigilanza a fini investigativi, quali la Direzione
Investigativa Antimafia, il Nucleo Speciale di Polizia Valutaria e la
Direzione Nazionale Antimafia.
Esso è disciplinato da disposizioni rigorose e dettagliate in materia di
antiriciclaggio, peraltro in fase evolutiva, come illustrato nella seconda
parte della relazione.
Le segnalazioni di operazioni sospette rappresentano, dunque, il fulcro
della prevenzione dell’utilizzo del sistema finanziario a scopo di
riciclaggio ed i previsti approfondimenti garantiscono un adeguato
carattere di sistematicità all’attività di controllo sancita dalla legge.
Nell’ambito dell’attività prevista ai sensi dell’art. 3 del D.L. 143/1991
prima richiamato, la DIA, nel 1° semestre di quest’anno, ha trattato
6
6.570 segnalazioni di operazioni sospette, pervenute dall’Ufficio
Italiano Cambi, di cui n. 147 sono state trattenute per i successivi
sviluppi investigativi.
Da un esame comparato con i dati relativi allo stesso periodo dello
scorso anno, si rileva un trend in ascesa, stante il fatto che le
segnalazioni pervenute nel corso del primo semestre 2005 erano state
3534.
Con riferimento, poi, al flusso delle segnalazioni, continua ad essere
prevalente la percentuale di quelle provenienti dagli istituti di credito
allocati nel Nord Italia mentre, con riferimento alla tipologia dei
soggetti segnalanti, gli intermediari non bancari si collocano nelle
ultime posizioni (cfr. infra la tabella riassuntiva).
3. Appalti pubblici
Con riguardo ai tentativi di penetrazione della criminalità organizzata
nei circuiti legali dell’economia, un ruolo di rilievo va, senz’altro,
assegnato ai tentativi di infiltrazione criminale negli appalti pubblici,
come evidenziato dalle esperienze investigative che hanno dimostrato
come il mercato delle commesse pubbliche possa costituire una fonte
privilegiata di approvvigionamento di ricchezza e di profitti illeciti per
i sodalizi mafiosi.
In tale contesto la DIA svolge un ruolo centrale nel sistema di
monitoraggio degli appalti pubblici relativi alle cc.dd. “ Grandi Opere”
per la prevenzione e la repressione dei tentativi di infiltrazione
mafiosa - come diffusamente sarà illustrato nella seconda parte della
7
presente relazione - mediante l’attivazione di una innovativa
metodologia operativa orientata:
- all’incentivazione degli accessi ispettivi presso i cantieri;
- al supporto dell’attività prefettizia sul territorio con i monitoraggi
delle imprese incaricate della realizzazione delle opere;
- all’addestramento del personale impegnato nel progetto operativo
di controllo.
Conseguentemente, anche nel 1° semestre dell’anno in corso,
l’Osservatorio Centrale sugli Appalti, istituito presso il I Reparto
“Investigazioni preventive” della DIA per effetto della circolare del 18
novembre 2003 del Capo della Polizia - Direttore Generale della
Pubblica Sicurezza, ha proseguito nell’attività di analisi e di
coordinamento, in un’ottica di positiva ed oramai collaudata osmosi
info-operativa con i Gruppi Interforze operanti presso le Prefetture-
UTG, come previsto dal dispositivo previsto dall’art. 5, comma 3, del
D.M. 14 marzo 2003 del Ministro dell’Interno.
In particolare, la DIA, nel corso dei primi sei mesi del 2006, ha
effettuato 21 monitoraggi di imprese impegnate nei grandi lavori
pubblici, che hanno riguardato anche 337 società collegate. I soggetti
controllati sono stati 1.301.
In parallelo alla prefata attività di monitoraggio, è stata incentivata
l’attività di accesso ispettivo nei cantieri, espressamente prevista dal
D.M. sopraccitato, la cui pratica attuazione è affidata ai Gruppi
Interforze. L’Osservatorio centrale sugli Appalti ha anche coordinato
18 interventi operativi presso i cantieri, disposti dall’Autorità
prefettizia e condotti dalla DIA, dalle Forze di polizia territoriali e da
8
altri Organi istituzionali (Ispettorati del Lavoro, Aziende Sanitarie)
all’uopo interessati (cfr. l’allegata tabella illustrativa).
Gli esiti degli accertamenti esperiti hanno consentito alla Direzione di
avviare articolate investigazioni giudiziarie coordinate dai competenti
Pubblici Ministeri, nonché l’attivazione - proprio sulla scorta delle
risultanze degli accessi ispettivi adeguatamente approfonditi in sede
centrale - dei poteri di intervento antimafia del Prefetto ai fini
dell’adozione da parte delle competenti Stazioni Appaltanti dei
provvedimenti di rigore nei confronti delle imprese risultate
controindicate (rescissione dei contratti o revoca delle autorizzazioni
dei subappalti).
Altri provvedimenti di polizia ed amministrativi, per i settori di
specifico interesse, sono stati poi adottati dagli altri Organismi che
hanno partecipano agli accessi.
4. Attività di analisi dei fenomeni macrocriminali
E’ proseguita, anche per il decorso semestre, l’attività di analisi
“tattica” in ordine alle varie situazioni criminali sviluppatesi sul
territorio, nell’intento di orientare opportunamente l’attività
investigativa delle dipendenti Articolazioni periferiche.
In particolare, in tale contesto, la Direzione ha curato l’elaborazione di
uno studio specifico sulle “Presenze macrocriminali nelle province
lombarde” che, realizzato con il prezioso contributo informativo delle
locali Forze di polizia, analizza, per singola provincia, sia le tematiche
socio-economiche più sensibili sia le realtà criminali presenti sul
territorio, di matrice nazionale ed estera.
9
Inoltre, nel quadro delle attività di monitoraggio e di analisi strategica
dei fenomeni macrocriminali avviate dalla Direzione, particolare
impulso è stato impresso anche all’elaborazione di specifici lavori
rispondenti, tra l’altro, a più generali esigenze di collaborazione e di
condivisione del patrimonio informativo in subiecta materia con le
Autorità Centrali delle Forze di polizia e con la Direzione Nazionale
Antimafia.
In tale prospettiva sono state elaborate specifiche attività di analisi
sulle devianze criminali associative di etnia albanese e cinese, volte a
delineare, anche sulla base delle risultanze statistiche, le caratteristiche
delle fenomenologie delittuose, nonché a ricostruire la struttura e
l’operatività dei gruppi criminali, con particolare riferimento
all’incidenza sul territorio.
I suddetti studi sono poi confluiti nel più ampio alveo dell’attività di
analisi e di “intelligence” attivata presso la Dire zione Centrale della
Polizia Criminale, che ha avviato un preciso “iter” progettuale infooperativo,
a valenza interforze, volto proprio al monitoraggio delle
presenze criminali straniere in Italia.
Si tratta, a ben vedere, di metodologie di analisi dotate di particolare
concretezza ed efficacia poiché, in un quadro di condivisione degli
obiettivi, di concertazione e di interazione delle informazioni
possedute, permettono di approfondire adeguatamente quei fenomeni
delinquenziali che determinano maggiore allarme sociale,
consentendo, altresì, di individuare mirate soluzioni di intervento.
10
La DIA, conseguentemente, è intenzionata – in proiezione futura – ad
incentivare siffatte metodologie di analisi, investendo ulteriori risorse.
5. Investigazioni giudiziarie
Generalità
Nel primo semestre del 2006 la DIA ha concluso 26 indagini di polizia
giudiziaria - alcune delle quali sono state avviate d’iniziativa, mentre
altre sono state delegate dalle competenti Autorità Giudiziarie - e
sviluppato 268 operazioni di polizia giudiziaria, ancora in corso, che
riguardano rispettivamente:
- 127 cosa nostra;
- 48 camorra;
- 34 ‘ndrangheta;
- 24 criminalità organizzata pugliese;
- 35 altre associazioni di tipo mafioso nazionali e straniere.
A coronamento delle indagini concluse, sono state eseguite misure
cautelari nei confronti di 211 soggetti, di cui:
Ø 15 affiliati a “Cosa nostra”;
Ø 115 della camorra;
Ø 45 delle cosche calabresi;
Ø 18 della delinquenza organizzata pugliese;
Ø 18 delle mafie straniere.
Nella presente sezione vengono illustrate le attività svolte ed i risultati
conseguiti, nel periodo di riferimento, nell’ambito delle investigazioni
giudiziarie relative alle associazioni di tipo mafioso, condotte dalle
Articolazioni periferiche della DIA con il raccordo e supporto di
quelle centrali.
11
Le risultanze operative, di cui si riportano quelle più significative,
sono precedute da una sintetica disamina degli aspetti concernenti sia
le tradizionali organizzazioni criminali autoctone sia quelle di matrice
straniera.
Criminalità organizzata autoctona
Cosa nostra
Nel periodo in esame non sono stati rilevati significativi mutamenti
nelle regole strutturali di cosa nostra2.
L’estensione territoriale dei mandamenti, una volta esattamente
individuabili con riferimento al territorio geografico, ha subito dei
cambiamenti poiché alcune famiglie mafiose hanno esteso la loro
influenza nei territori limitrofi.
Nella distribuzione delle zone di influenza hanno prevalso le
“famiglie” piccole ed esenti dal fenomeno del pentitismo, mentre
maggiore peso, anche nelle decisioni interne, hanno assunto i vertici
provinciali.
Permane il fenomeno delle estorsioni, da considerare una delle pietre
miliari del percorso criminale delle “famiglie” mafiose, nonché
primaria fonte di sostentamento e di proventi illeciti, che è praticato
attraverso gli atti delittuosi prodromici, quali danneggiamenti ed
intimidazioni3.
2 Cosa nostra si fonda sempre sulla “famiglia”, nel cui ambito assumono fondamentale importanza
i legami di sangue, intesi quali criteri concretamente praticabili nell’individuazione e nella scelta
dei capi e dei gregari e che, in pratica, dovrebbero formare una “barriera” contro qualsiasi
tentazione di collaborazione con la giustizia. E’ proprio attraverso i rapporti parentali che sempre
più spesso la predetta organizzazione tenta di assicurare stabilità agli assetti ormai consolidati e di
garantire l’impermeabilità della stessa struttura mafiosa.
3 Le attività di indagine, purtroppo, continuano ad evidenziare l’atteggiamento da parte dei soggetti
sottoposti alla pressione estorsiva di non denunciare, di non collaborare alle indagini o addirittura
di negare le vessazioni economiche subite, anche dopo l’azione delle Forze di polizia.
12
L’assenza di conflittualità tra le cosche nelle province, oltre ad essere
effetto di una precisa strategia adottata da cosa nostra in Sicilia,
potrebbe essere determinata soprattutto dal ruolo incontrastato assunto
dai leader all’interno della stessa organizzazione.
Queste considerazioni sono ritenute valide anche dopo l’arresto,
avvenuto nell’aprile 2006, di Bernardo PROVENZANO, che era
riuscito nell’opera di mediazione tra i boss reclusi nelle carceri, con
regime ex art. 41 bis dell’ordinamento penitenziario, e i capi
emergenti interessati alla gestione immediata delle attività illecite sul
territorio.
Considerati gli enormi interessi in gioco, non appare verosimile un
cambiamento di tale strategia. La non belligeranza tra le cosche,
nonché la volontà mafiosa di non contrapporsi violentemente allo
Stato, appaiono essere le linee guida ritenute indispensabili per la
sopravvivenza, il continuo ammodernamento e l’ulteriore
rafforzamento dell’organizzazione4.
Il contesto criminale della città di Palermo appare estremamente
eterogeneo, poiché operano numerosi sodalizi di tipo mafioso, ognuno
dei quali esercita la propria influenza su ambiti territoriali ben
distinti5.
Anche il territorio provinciale mantiene la suddivisione territoriale in
mandamenti, tra i quali assume particolare rilevanza quello di San
Giuseppe Jato6.
Anche se si registra una velata pax mafiosa, non vanno sottovalutati
alcuni fattori potenziali di instabilità e crisi, in particolare
nell’agrigentino, dove alcuni omicidi perpetrati nel territorio di
4 Lo scarso numero di omicidi perpetrati nei territori del palermitano e del trapanese potrebbe
contribuire ad attenuare l’attenzione dell’opinione pubblica nei riguardi del pericolo mafioso.
5 A Palermo è sentita l’influenza di Salvatore LO PICCOLO, latitante da oltre vent’anni, il quale
esercita la sua leadership nei quartieri San Lorenzo, Tommaso Natale, Partanna Mondello,
Pallavicino e Cardillo,
6 Il mandamento risulterebbe retto dal latitante di spicco Domenico RACCUGLIA.
13
Ravanusa sembrano costituire indice dell’esistenza di una accesa faida
per il controllo dei traffici illeciti7.
Pur in presenza di fatti delittuosi, cosa nostra agrigentina tende a
rispettare la regola dell’“inabissamento”, tentando di imporsi
attraverso la consumazione dei tipici delitti di mafia.
In provincia di Trapani, dopo l’arresto nel 2005 di Francesco PACE,
reggente del mandamento del capoluogo, la situazione sembrerebbe
rimasta pressoché immutata e nulla fa presupporre che la leadership, a
livello provinciale, del latitante Matteo MESSINA DENARO possa
essere messa in discussione.
Segnali di tentativi di infiltrazione mafiosa nella Pubblica
Amministrazione sono stati rilevati a Castellammare del Golfo8.
Nella Sicilia centrale non sono stati registrati significativi mutamenti.
Il dato appare confermato anche per la sostanziale assenza di fatti
delittuosi eclatanti, a fronte della costante presenza di atti estorsivi e di
reati ad essi connessi (incendi, danneggiamenti ed altro).
Nella provincia di Caltanissetta l’organizzazione di cosa nostra,
dominata dalla leadership del boss detenuto Giuseppe “Piddu”
MADONIA, risulta sempre più protesa all’infiltrazione nel settore dei
pubblici appalti, alla gestione di attività economiche di qualificata
redditività tramite prestanome, al traffico di sostanze stupefacenti ed
alle estorsioni.
Anche nel territorio gelese sono confermati gli equilibri di forza tra i
gruppi di cosa nostra e quelli della stidda9. Immutata risulta l’azione
delle cosche nei settori estorsivi e del traffico di droga.
7 Si fa riferimento all’uccisione, in data 1° giugno 2006, del pregiudicato Angelo LENTINI,
ritenuto organico alla famiglia di Ravanusa, fratello di Giuseppe LENTINI (ucciso con analoghe
modalità in quel territorio nel maggio 2005) e all’omicidio, avvenuto il 23 aprile 2006, di Vito
ZAGARRIO, pastore, pregiudicato, indicato quale persona di fiducia del capo famiglia Luigi
BONCORI, in atto detenuto.
8 Al riguardo si rammenta lo scioglimento per infiltrazione mafiosa, nel marzo 2006, del consiglio
comunale di Castellammare del Golfo, disposto a conclusione del lavoro svolto dagli ispettori
prefettizi.
14
In provincia di Enna appare confermata l’egemonia di cosa nostra e
del boss detenuto “Piddu” MADONIA. Nel territorio perdura la
pressione estorsiva ai danni di imprenditori e commercianti, aggravata
da frange criminali provenienti dalle province di Catania e Messina.
Il territorio provinciale di Ragusa è stato interessato dall’insediamento
di soggetti di estrazione palermitana, mediante l’acquisto di fondi
rustici e l’avvio di aziende agricole. Infatti, considerato che il settore
agricolo costituisce il volano dell’economia provinciale iblea, attorno
ad esso sembrerebbero gravitare i principali interessi illeciti della
criminalità locale.
Nella Sicilia orientale si conferma il mosaico eterogeneo di formazioni
operanti sul territorio: SANTAPAOLA e MAZZEI, quali espressioni
di cosa nostra; i gruppi LAUDANI, PILLERA - CAPPELLO e
SCIUTO, quali espressione di una criminalità organizzata esterna a
cosa nostra, un tempo coagulata intorno al potente clan dei
CURSOTI, poi soppiantato dal gruppo SANTAPAOLA al termine di
una violenta guerra per il predominio sulle attività illecite10.
La criminalità catanese agirebbe attualmente in maniera coordinata,
segnalandosi alcuni contrasti brevi e cruenti, che ritornano con fasi
cicliche, ma che permangono confinati all’interno delle singole
formazioni. I clan etnei avrebbero così eliminato situazioni conflittuali
per ripristinare gerarchie accettate e per tornare a gestire le attività
illegali in un contesto contrassegnato dalla “pace mafiosa” e dal
bilanciamento delle forze in campo11.
9 In particolare, nell’ambito di cosa nostra gelese risulta egemone la “famiglia” facente capo al
latitante Daniele Salvatore EMMANUELLO.
10 Gli odierni equilibri criminali costituiscono quindi il punto di arrivo di decenni di contrasti,
alleanze, spartizione di settori d’influenza tra gruppi diversi.
11 Gli antichi conflitti tra gruppi rivali sarebbero stati ormai sostituiti da una politica di
composizione pacifica delle controversie. La rinuncia a forme evidenti di conflittualità armata non
sarebbe stata la conseguenza di una libera scelta sul piano strategico, quanto piuttosto un’opzione
resasi necessaria dall’azione repressiva delle Forze di polizia, che ha portato alla sostanziale
disarticolazione di molti dei clan originari.
15
Non si può escludere, però, che tale situazione di “tregua” fra sodalizi
criminali rivali possa degenerare secondo le forme già conosciute in
passato nella provincia etnea. In tale direzione, un fattore di
destabilizzazione può essere rappresentato proprio dall’eccessiva
frammentazione dei gruppi criminali e dalla mancanza di capi
riconosciuti dagli affiliati.
La realizzazione di grandi opere pubbliche potrebbe attirare gli
appetiti mafiosi catanesi, viste le cospicue risorse finanziarie messe a
disposizione.
La malavita catanese ha da tempo esportato in provincia di Siracusa
un modello criminale di tipo verticistico, rendendo i clan siracusani
subalterni ai sodalizi mafiosi catanesi12. In provincia risultano presenti
i gruppi APARO - TRIGILA e NARDO, mentre a Siracusa i poli di
aggregazione criminale sono costituiti dai gruppi ATTANASIO e di
“Santa Panagia”. Nel capoluogo si sono registrati vari fatti di natura
estorsiva, come evidenziato dagli episodi di danneggiamento, in
prevalenza incendiari, che hanno colpito alcune attività economiche e
qualche professionista.
Per quanto concerne la provincia di Messina, le peculiarità
geografiche e territoriali hanno comportato che l’area peloritana
divenisse la cerniera ideale fra le zone di tradizionale operatività delle
potenti organizzazioni mafiose dei territori vicini (cosa nostra e
‘ndrangheta).
La strategia mafiosa ha condotto alla progressiva trasposizione di
quello che era originariamente un semplice "patto di non belligeranza"
in una vera e propria forma di "coesione trasversale" tra i diversi
gruppi criminali, che prevede una sorta di reciproco sostegno e forme
di collaborazione, salvaguardando le rispettive aree di influenza. In
12 Le infiltrazioni dei gruppi catanesi erano già state riscontrate sia nella parte settentrionale della
provincia, a diretto contatto con il territorio catanese (Lentini, Floridia, Solarino ed Augusta) sia
nell’estrema propaggine sud-orientale del territorio siracusano (Noto, Avola e Pachino).
16
questa nuova fase evolutiva, si è avuto anche modo di assistere ad una
maggiore concentrazione delle attività criminali in poche associazioni
mafiose, essendo venuta meno l'eccessiva parcellizzazione dei gruppi
riscontrata in passato.
I legami con la ‘ndrangheta hanno funzionato da collante per
determinare l’autonoma aggregazione su base locale di personaggi
provenienti da diverse località calabresi (Africo, Melito Porto Salvo,
Seminara e Vibo Valentia) al fine della costituzione di un nuovo
consorzio criminale capace di operare anche in modo autosufficiente
rispetto alle determinazioni dei gruppi di primitiva appartenenza di
cui, comunque, hanno mutuato struttura, metodi operativi e
condivisione di valori criminali. Particolarmente solidi sono i legami
con cosche della locride.
Le più recenti acquisizioni probatorie hanno confermato che, anche in
provincia di Messina, uno dei principali interessi della criminalità
organizzata è rappresentato dal settore degli appalti pubblici.
Operazione “Gransecco”
Il Centro Operativo DIA di Caltanissetta, nel febbraio 2006,
continuando le indagini ed i riscontri sulle attività criminali di un
avvocato del Foro locale, principale imputato del procedimento
instaurato a suo carico per associazione per delinquere di tipo ma fioso,
ha evidenziato le responsabilità dello stesso e di altri quattro soggetti -
tutti poi colpiti da misure cautelari detentive in carcere - in ordine
all’omicidio di Domenico CALCAGNO, avvenuto nel maggio 2003.
Sempre nell’ambito della medesima indagine, nel maggio 2006 sono
state notificate ulteriori quattro ordinanze di custodia cautelare in
carcere in ordine al reato di estorsione aggravata a soggetti già colpiti
nello stesso procedimento dall’imputazione di associazione mafiosa,
alcuni dei quali facenti parte della “famiglia” mafiosa di Catania.
17
I fatti sono relativi ad una ingente richiesta di denaro operata nei
confronti di una società operante nel settore edilizio.
‘Ndrangheta
Negli ultimi tempi è emerso chiaramente lo spessore e l’importanza
che questa realtà criminale ha assunto nel panorama della criminalità
organizzata internazionale e transnazionale, portandola ad operare in
una posizione di quasi assoluto monopolio in Europa nel campo del
traffico di sostanze stupefacenti, soprattutto del tipo cocaina.
L’analisi del fenomeno criminale ha permesso di constatare l’interesse
che le ‘ndrine manifestano sia per le opere pubbliche, visti i
consistenti stanziamenti destinati alla Regione, sia per le tipiche
attività illecite, quali estorsioni, usura, riciclaggio.
Inoltre, è emersa la tendenza alla centralizzazione delle “famiglie”
della ‘ndrangheta che, da microcosmi a struttura familiare e
localistica, sembrano assumere i caratteri di cellule interdipendenti e
collegate al vertice da strutture sovraordinate presenti essenzialmente
nella provincia di Reggio Calabria.
Nel semestre in esame sono state numerose le operazioni di polizia
che, se da un lato hanno efficacemente contrastato le attività della
‘ndrangheta, dall’altro hanno confermato quanto asserito13.
13 Tra le più importanti investigazioni di polizia si segnalano le seguenti: quella condotta a termine,
nel gennaio scorso, dalla Questura di Milano, con l’arresto di 54 persone ritenute appartenenti alla
cos ca “PESCE - BELLOCCO”; l’operazione “ZAPPA 2”, sempre del gennaio 2006, condotta dalla
Polizia di Stato, che ha portato all’arresto di appartenenti alle famiglie “MAESANO -
PAVIGLIANITI - PANGALLO”; l’indagine denominata “REVENGE”, conclusa nel gennaio
2006 dalla Polizia di Stato, con l’arresto di 44 presunti appartenenti alla famiglia dei
“GAGLIANESI”; l’operazione “TSUNAMI 2”, del decorso mese di marzo, condotta dai
Carabinieri, che ha portato all’arresto di soggetti ritenuti vicini alla cosca “MAZZAFERRO”.
Di rilevante interesse, inoltre, è stata l’operazione “ARCOBALENO”, condotta a termine dalla
Squadra Mobile di Reggio Calabria il 21 marzo, che ha portato all’arresto di Salvatore RITORTO,
Domenico AUDINO, Domenico NOVELLA Domenico e Carmelo DESSI’, ritenuti appartenere al
gruppo di fuoco che ha perpetrato l’omicidio dell’Onorevole Francesco FORTUGNO,
Vicepresidente del Consiglio Regionale della Calabria. Tale gruppo di fuoco risulterebbe essere
direttamente riconducibile alla cosca mafiosa “CORDÌ”.
Il successivo 21 giugno sono stati arrestati, da Polizia e Carabinieri, Alessandro MARCIANO’,
caposala dell’ospedale di Locri, ed il figlio Giuseppe, ritenuti i mandanti di tale omicidio, che
sarebbe maturato nell’ambito della guerra da tempo in atto tra i due schieramenti facenti capo alla
cosca “CORDÌ” e ai “CATALDO”. In tale contesto, il 28 aprile 2006 il Consiglio dei Ministri,
18
Altro ambito su cui sono orientati gli interessi delle ‘ndrine è quello
dell’accaparramento dei flussi di denaro pubblico, sotto forma di
erogazioni assistenziali e previdenziali o di contributi comunitari per
la produzione agricola. Le risultanze di pregresse attività investigative
inducono a ritenere che parte delle erogazioni affluisca nelle casse
delle cosche mafiose.
Al riguardo, meritano particolare attenzione le attività connesse ai
nuovi investimenti per il porto di Gioia Tauro, nonché il piano che
prevede l'insediamento di un grande impianto per la rigassificazione
del gas naturale liquefatto.
Operazione “Epizefiri”
Sul fronte dell’aggressione ai patrimoni delle cosche calabresi, proprio
per contrastare la pericolosità di alcune ‘ndrine, la DIA ha avviato,
con il coordinamento della Direzione Centrale della Polizia Criminale
ed unitamente agli Organismi di polizia che operano in Calabria, una
vasta attività finalizzata all’individuazione ed alla successiva
neutralizzazione dei patrimoni mafiosi attraverso l’impiego degli
strumenti offerti dal Legislatore in materia di misure di prevenzione
patrimoniali e facendo ricorso ai peculiari ed incisivi poteri attribuiti
al Direttore della DIA in ordine agli accertamenti economicofinanziari.
E’ da evidenziare, altresì, che nell’ambito delle misure predisposte a
seguito dell’omicidio del Vice Presidente del Consiglio Regionale
della Calabria, Francesco Fortugno, è stato istituito presso il Centro
Operativo DIA di Reggio Calabria, su precise direttive del Capo della
Polizia -Direttore Generale della P.S., un apposito Gruppo
investigativo in materia di accertamenti economico-patrimoniali.
sulla base delle risultanze della Commissione di accesso alla A.S.L. di Locri, ha proceduto allo
scioglimento degli organi di vertice della stessa, essendo state riscontrate ingerenze da parte della
criminalità organizzata.
19
L’attività di tale Gruppo, in raccordo con le competenti Autorità
giudiziarie, ha dato consistenti risultati, sia sul fronte delle misure di
prevenzione patrimoniali, sia sul versante delle iniziative di carattere
ablatorio ai sensi dell’art. 12 sexies del D.L. 306/1992.
Fino al 30 giugno 2006 sono state inoltrate quarantuno informative,
con le quali sono state avanzate, all’Autorità Giudiziaria delegante,
proposte di sequestro di beni nei confronti di altrettanti soggetti.
Al momento, sono già stati emessi provvedimenti di sequestro di beni
per un valore complessivo di 5.535.500 euro.
Operazione “Starlight”
A seguito delle investigazioni iniziate nell’aprile 2004, scaturite
dall’arresto di un latitante croato, il Centro Operativo DIA di Reggio
Calabria lo scorso 30 giugno ha eseguito un provvedimento restrittivo,
emesso dal GIP presso il Tribunale di Reggio Calabria, a carico di
trentaquattro individui, quattro dei quali resisi irreperibili, chiamati a
rispondere del reato di associazione per delinquere finalizzata alla
truffa, all’usura, al falso, alla ricettazione, alla contraffazione di sigilli
ed al riciclaggio di assegni rubati, il tutto con l’aggravante della
“mafiosità” di cui all’art. 7 della legge n. 203/91.
Camorra
In alcune aree della regione, caratterizzate da una realtà socioeconomica
degradata, l’impegno profuso dalle Forze di polizia
nell’attività di prevenzione e di repressione dei reati è stato orientato
verso due direttrici che spesso si intrecciano tra loro: la lotta alle
associazione criminali e il contrasto alle forme di illegalità diffusa.
Nel primo semestre del 2006 la conflittualità tra i vari gruppi appare
attenuata, come sembra indicare la diminuzione del numero degli
omicidi consumati rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente
20
(20 consumati nel 1° semestre 2006 a fronte dei 38 consumati del 1°
semestre 2005).
L’esistenza di numerose aggregazioni criminali, costituite da pochi
affiliati, disposte ad allearsi con il sodalizio al momento vincente, se
da un lato determina un inasprimento delle tensioni tra clan, dall’altro
ne accentua la capacità di sopravvivenza in ragione della loro capillare
presenza nei quartieri cittadini.
Le indagini condotte confermano la capacità imprenditoriale della
camorra, sempre più attiva nella gestione di attività economiche e
finanziarie finalizzate al riciclaggio dei proventi illeciti, soprattutto nel
settore immobiliare ed edilizio, nonché nella produzione e
commercializzazione di prodotti industriali contraffatti.
La camorra, imponendosi con gli strumenti tipici dell’associazione
mafiosa, tenta di controllare, direttamente o attraverso imprenditori
che prestano le loro strutture societarie ai clan, porzioni di “mercato”
che vanno dal parcheggio abusivo al calcestruzzo, dalla vendita
ambulante al commercio della carne, dal mercato dei fiori alla
produzione e vendita di capi di abbigliamento falsi.
La spiccata propensione imprenditoriale della camorra ha consentito
ad alcuni sodalizi (tra i quali si citano i clan napoletani “DI LAURO”,
“MAZZARELLA”, “MISSO”, “LICCIARDI”, il gruppo casertano
“ZAGARIA”, il clan “PANELLA - D’AGOSTINO” di Salerno) di
raggiungere posizioni di egemonia che, in alcuni casi, hanno
travalicato i confini nazionali. Anche all’estero, infatti, è stato
accertato che i clan campani sono in grado di commercializzare i loro
prodotti servendosi di una capillare rete di punti di vendita.
Gli interessi della camorra spaziano in tutti i settori dell’illecito, ma in
alcuni campi si assiste, rispetto al passato, ad una modifica del modus
operandi, come è avvenuto per le estorsioni ed il contrabbando di t.l.e.
Le prime sono oggi praticate, non più attraverso la richiesta a poche
21
vittime di consistenti somme di denaro ma, secondo un sistema
analogo a quello praticato in Sicilia, attraverso la sistematica richiesta
di somme meno ingenti a numerosi operatori economici. Il
contrabbando di t.l.e., invece, è gestito dai clan facendo del nostro
Paese la base operativa e di transito delle sigarette per altre nazioni
europee.
Anche nel ciclo dell’illecito smaltimento dei rifiuti sono forti gli
interessi della camorra che, frequentemente, vede coinvolti sia i
produttori dei rifiuti - che in tal modo realizzano ingenti risparmi
rispetto ai costi che comporterebbe l’osservanza delle norme poste a
tutela dell’ambiente - sia i titolari dei siti di destinazione finale,
discarica o centri di recupero ambientale.
La conferma che si tratti di un’attività che vede la partecipazione
anche di soggetti estranei alla criminalità organizzata è venuta, da
ultimo, dall’indagine denominata “Green”, conclusa dalla DIA di
Napoli nel gennaio 2006, che ha confermato i collegamenti tra
esponenti criminali e taluni esponenti politici locali.
Le aree campane maggiormente colpite da reati ambientali sono la
zona compresa tra i comuni di Giugliano, Qualiano e Villaricca, per la
provincia di Napoli e, per la provincia di Caserta, l’area compresa tra i
comuni di Casal di Principe, Villa Literno, Castelvolturno, Santa
Maria la Fossa.
Per quanto concerne l’immigrazione clandestina, la situazione risulta
immutata, essendosi rilevata la prevalente presenza di soggetti nordafricani,
cinesi ed albanesi, i cui rapporti con la criminalità locale si
sono naturalmente stratificati.
Per quanto concerne la realtà criminale partenopea, si è constatato che
i due cartelli “MISSO -MAZZARELLA - SARNO” e la cd.
“ALLEANZA di SECONDIGLIANO” si sono divisi buona parte dei
traffici illeciti della città e della provincia, dopo aver superato i
22
conflitti del passato ed imposto la pax mafiosa anche ai gruppi
satelliti.
Tra i fautori di questo assetto si colloca Ciro MAZZARELLA, alias
“‘O Scellone”, uno dei capi storici della camorra partenopea che
avrebbe stretto accordi con la famiglia “LICCIARDI” ed i gruppi ad
essa collegati.
Una zona ancora ad alta tensione è l’area controllata dal clan “DI
LAURO”, come attestano gli omicidi consumati nel semestre corrente
in pregiudizio di quattro affiliati al clan “DI LAURO” e di un affiliato
al gruppo degli “SCISSIONISTI”.
Qualche ripercussione potrà avere la scarcerazione, avvenuta il 6
giugno, di Vincenzo DI LAURO, figlio del capo clan Paolo e suo alter
ego, avvenuta per un vizio di forma dell’ordinanza di custodia
cautelare. La latitanza del DI LAURO potrebbe aiutare l’omonimo
sodalizio a riorganizzarsi, anche se la maggior parte degli affiliati sono
transitati nel gruppo degli “SCISSIONISTI”.
Tensioni si sono registrate nella zona centrale del capoluogo campano,
dove è proseguita una guerra interna al clan “MISSO” del rione
Sanità, causata da una frangia di scissionisti facenti capo a Salvatore
TORINO, detto “’O gassusaro”, iniziata alla fine del 2005 con 5
omicidi in soli quindici giorni e continuata nei primi mesi del 2006
con l’assassinio di altri 4 scissionisti. La faida si è interrotta con
l’arresto, avvenuto il 17 marzo, di 20 pregiudicati tra cui il capo degli
scissionisti Salvatore TORINO.
Mentre sono stabili gli assetti criminali nella provincia di Napoli, in
quella di Caserta permane il predominio del clan dei “CASALESI”.
A Salerno sono presenti due contrapposte organizzazioni criminali
nate dalla scissione dello storico clan “PANELLA - D’AGOSTINO”,
dedite principalmente alle estorsioni, all’usura, alla gestione delle
scommesse clandestine ed all’installazione di slot machine.
23
Gli affiliati ai citati clan sono stati destinatari di provvedimenti
restrittivi e conseguenti sequestri preventivi di numerosi beni mobili
ed immobili, frutto delle illecite attività, che hanno evidenziato la loro
spiccata connotazione imprenditoriale nel reinvestire in esercizi
commerciali situati anche in altre località della penisola.
Ad Avellino e Benevento la cattura avvenuta nei primi mesi del
corrente anno di elementi di spicco degli omonimi clan, PAGNOZZI
Gennaro, PAGNOZZI Domenico e CAVA Antonio, hanno favorito il
mantenimento di una situazione della pax mafiosa.
Operazione “Dioscuri”
Il 24 maggio 2006 il Centro Operativo di Napoli, con la
collaborazione degli organismi territoriali delle Forze di polizia, ha
dato esecuzione a 28 ordinanze di custodia cautelare in carcere,
emesse dal locale GIP, a carico di altrettanti soggetti, chiamati a
rispondere a vario titolo dei reati di cui agli artt. 648 c.p, 648 bis c.p.,
648 ter c.p. e 12 quinquies del decreto legge n. 306/92, convertito,
con modificazioni, nella legge n. 356/92, tutti commessi con
l’aggravante di cui all’art. 7 del decreto legge n. 152/91, convertito,
con modificazioni, nella legge n. 203/91.
Tra i soggetti colpiti dal provvedimento restrittivo figurano due
personaggi di spicco dell’organizzazione camorristica dei
“CASALESI”, ambedue già detenuti, nonché un noto boss della
malavita romana ed i suoi tre figli.
L’indagine ha svelato le nuove metodologie utilizzate dalla predetta
organizzazione camorristica per riciclare e reimpiegare le ingenti
somme di danaro, frutto delle molteplici attività illegali gestite dalla
cosca mafiosa.
24
Operazione “Finale”
Il 5 gennaio 2006, personale dell’articolazione DIA di Napoli ha tratto
in arresto un affiliato al noto clan FABBROCINO14, risultato essere il
“custode” di un arsenale, nella disponibilità del predetto gruppo
criminoso, costituito da un consistente numero di armi e munizioni,
rinvenute e sequestrate in un terreno sito in località Terzigno (NA).
Nel prosieguo delle attività, nel maggio 2006, veniva data esecuzione
a 9 misure cautelari detentive nei confronti di altrettanti soggetti,
affiliati al menzionato sodalizio criminale, ritenuti responsabili di
associazione di tipo mafioso, estorsione, ricettazione, usura e fittizia
intestazione di beni. Tra i soggetti raggiunti dal provvedimento figura
lo stesso capo clan, Mario FABBROCINO, già tratto in arresto dalla
DIA il 14 agosto 2005.
Operazione “Green”
La vasta investigazione giudiziaria, finalizzata a reprimere l’ingerenza
della criminalità organizzata campana nel sistema di smaltimento dei
rifiuti tossici, ha permesso al Centro Operativo DIA di Napoli, lo
scorso 4 gennaio, di dare esecuzione ad una misura cautelare di natura
detentiva a carico di un imprenditore operante nel settore dello
smaltimento dei rifiuti urbani e tossici, chiamato a rispondere di
associazione di tipo mafioso, estorsione, truffa aggravata ai danni
dello Stato, falsità ideologica e materiale ed altro.
Successivamente, la DIA, in collaborazione con le Forze di polizia
territoriali, ha dato esecuzione ad ulteriori 16 provvedimenti, emessi
dal medesimo GIP, nei confronti di altrettanti soggetti chiamati a
rispondere di analoghi illeciti penali, nonché - per due di essi - di
corruzione e falsità ideologica, per una vicenda relativa ad irregolarità
14 Il gruppo camorristico “FABBROCINO” in passato, com’è noto, è stato oggetto di molteplici e
tecnologicamente avanzate indagini di polizia giudiziaria esperite, con successo, dalla DIA anche
in contesti internazionali.
25
riguardanti la costituzione della commissione di collaudo
nell’impianto di produzione del combustibile derivato dai rifiuti
(CDR) della Regione Campania.
In tale contesto operativo, inoltre, sono stati complessivamente
sottoposti a sequestro preventivo beni mobili ed immobili per un
valore di circa 80 milioni di euro.
Operazione “Spartacus 3”
A seguito di un’articolata indagine riferita ad una serie di delitti di
mafia consumati nel territorio regionale campano, il 22 giugno scorso
personale della DIA ha dato esecuzione ad una misura cautelare
detentiva, disposta dal GIP di Napoli, nei confronti di un personaggio
di primo piano di un’associazione di tipo mafioso.
Operazione “Faretra”
L’indagine, relativa ad un clan della camorra attivo in Campania, ha
permesso al Centro Operativo DIA partenopeo, il 26 giugno 2006, di
eseguire un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal GIP
di Napoli, nei confronti di un affiliato ad un clan sottoposto ad
indagini di polizia giudiziaria, ritenuto responsabile di omicidio ed
altro.
Operazione “Gusto”
Il 28 giugno 2006, la DIA di Napoli ha localizzato e tratto in arresto, a
Torre Annunziata (NA), il latitante Antonio GIUGLIANO, alias “O’
Savariello”, capo dell’omonimo clan della camorra, colpito da un
ordine di esecuzione per espiazione pena a seguito di condanna per
associazione di tipo mafioso.
Nel medesimo contesto operativo, oltre ad essere stato arrestato anche
un altro individuo per favoreggiamento aggravato, sono state
26
sequestrate armi, munizioni, apparati radio-trasmettitori, rilevatori
scanner, documenti d’identità falsi, vari beni mobili di valore, valuta e
diversa documentazione utile ai fini investigativi.
L’attività scaturisce da indagini sul gruppo mafioso GIUGLIANO,
attivo nei territori di Poggiomarino, Boscoreale, Scafati ed aree
limitrofe, quale articolazione del sodalizio camorristico capeggiato da
boss Mario FABBROCINO.
Operazione “Spore”
Il 9 marzo 2006 la Sezione Operativa DIA di Salerno ha dato
esecuzione a 32 ordinanze di custodia cautelare in carcere emesse dal
GIP presso il locale Tribunale, nei confronti di altrettanti soggetti
chiamati a rispondere dei reati di associazione di tipo mafioso,
estorsione, gioco d’azzardo, traffico di stupefacenti, detenzione e
porto illegale di armi, tentato omicidio ed altro.
L’attività investigativa, incentrata sulle attività criminali poste in
essere in Salerno da esponenti dei clan camorristici PANELLA -
D’AGOSTINO, ha portato, anche, al sequestro preventivo di numerosi
beni mobili e immobili.
Criminalità organizzata pugliese
I clan presenti sul territorio pugliese, nonostante le numerose ed
incessanti operazioni di polizia giudiziaria, continuano a
contraddistinguersi principalmente per la rigenerazione e
riorganizzazione delle proprie strutture criminali. Infatti, tali sodalizi
possono contare sulla particolare presenza di numerosi “aggregati
criminali” cui attingere per la sostituzione degli affiliati detenuti.
La situazione della criminalità pugliese, anche nel periodo di
riferimento, appare altamente complessa a causa dei conflitti in seno
alle consorterie, dei tentativi di accaparramento dei finanziamenti
27
pubblici, dell’attiva e persistente partecipazione alle attività dei clan
da parte della componente femminile (soprattutto nel barese), nonché
dei perduranti collegamenti tra criminali detenuti ed affiliati in libertà.
Per le organizzazioni criminali pugliesi, le principali fonti di guadagno
continuano ad essere rappresentate dalla gestione del racket delle
estorsioni e del traffico di sostanze stupefacenti, con una specifica
attenzione al gioco d’azzardo. Le scommesse clandestine, infatti,
collegate alle corse di cavalli e, in particolare, alla gestione di
videopoker, nel semestre in esame hanno rappresentato una delle
attività privilegiate dalle consorterie, soprattutto di quelle baresi e
foggiane.
Nel periodo di riferimento i consistenti sequestri patrimoniali
effettuati ai sensi della legislazione antimafia, oltre a privare di introiti
illeciti gli appartenenti ai vari sodalizi, hanno evidenziato la loro
propensione agli investimenti, sia in attività illecite (in particolare
società legate ai c.d. videopoker) sia in attività di copertura (immobili
e quote societarie).
Particolare attenzione merita il fenomeno degli illeciti nella Pubblica
Amministrazione che, avendo raggiunto particolari connotazioni
negative, ha indotto la Procura della Repubblica di Foggia a costituire
un apposito pool investigativo.
Nel capoluogo, i clan “storici” dei “CAPRIATI - RIZZO -
LORUSSO”, “STRISCIUGLIO - DE FELICE - CALDAROLA”, “DI
COSOLA”, “TELEGRAFO - MONTANI” ed i “DIOMEDE -
MERCANTE” hanno dimostrato quella capacità di rigenerarsi, di cui
si è fatto cenno, nonostante i colpi inferti dalle numerose inchieste
giudiziarie.
Il sodalizio “PARISI”, stante la lunga detenzione del capo clan,
attraverso frange criminali contigue ai suoi luogotenenti, continua a
28
gestire le attività illecite, prima fra tutte il traffico di sostanze
stupefacenti, nei quartieri Japigia e Madonnella.
Il clan “CAPRIATI”, unitamente all’emergente frangia criminale
costituita dal gruppo “RIZZO - LORUSSO”, seguiterebbe a
contrastare l’espansionismo della consorteria “STRISCIUGLIO - DE
FELICE-CALDAROLA”, per il controllo delle attività illecite in
alcuni quartieri del capoluogo.
Nel quartiere San Paolo i gruppi rivali “TELEGRAFO - MONTANI”
e “DIOMEDE - MERCANTE”, artefici già dal 2002 di una lunga
disputa armata, hanno ripreso a fronteggiarsi con l’intento di assumere
il controllo delle attività illecite nel quartiere.
Da sottolineare, infine, che nel sud barese non si segnalano gruppi di
tipo mafioso. La maggior parte dei reati perpetrati appaiono, infatti,
ascrivibili alla c.d. “criminalità diffusa”, opera di nuove leve spesso
incensurate.
Nell’area di Barletta - Andria - Trani l’interesse delle organizzazioni
criminali è analogo a quello che si registra nella provincia di Bari.
Alcune inchieste giudiziarie hanno, inoltre, evidenziato collegamenti
tra clan della provincia ofantina e personaggi di spicco operanti nel
foggiano. Le principali attività sono lo spaccio ed il traffico di
stupefacenti, nonché i delitti contro il patrimonio; sono altresì emerse,
perpetrate sempre da appartenenti ai clan, alcune attività illecite
finalizzate all’accaparramento di finanziamenti pubblici per il tramite
di finte cooperative agricole e commerciali.
Nel capoluogo dauno la situazione risulta apparentemente calma,
anche se vengono registrati segnali di riorganizzazione delle due
consorterie presenti sul territorio foggiano: le c.d. “batterie” criminali
dei “SINESI” e dei “TRISCIUOGLIO - PRENCIPE - MANSUETO”.
Nel Salento alcune importanti attività investigative hanno
ridimensionato l’operatività delle vecchie strutture criminali, decimate
29
da numerosissimi arresti e dalle defezioni di alcuni esponenti di spicco
che hanno iniziato a collaborare con la giustizia. I vari sodalizi
sembrerebbero attraversare una fase particolarmente delicata sotto
l’aspetto associativo/organizzativo. Infatti, si è registrato un clima di
“incertezza” tra coloro che sono scampati ai provvedimenti e quelli
scarcerati, che ha dato luogo ad una progressiva frammentazione.
Oltre alla recrudescenza del fenomeno estorsivo, i clan sono dediti al
traffico e allo spaccio di stupefacenti, che vede coinvolto un numero
crescente di incensurati e minorenni. Per l’approvvigionamento
dall’estero si confermano i contatti operativi tra albanesi e gruppi
criminali salentini: questi ultimi avrebbero assunto un ruolo di
collegamento tra trafficanti albanesi e rappresentanti di alcune ‘ndrine
calabresi.
Particolare atte nzione meritano gli attentati incendiari perpetrati ai
danni di alcune cooperative di agricoltori che hanno in gestione i
terreni sequestrati alle organizzazioni mafiose.
Nella città di Lecce, gli appartenenti ai vecchi gruppi criminali
sembrano mirare alla riorganizzazione dello sgominato clan
“CERFEDA”, al fine di monopolizzare la gestione del traffico e dello
spaccio degli stupefacenti in città. Forte è il rischio che detta fazione
possa entrare in contrasto con un altro gruppo criminale che opera
nello stesso settore in città. Un particolare clima di conflittualità si
sarebbe creato nel basso Salento tra gruppi criminali in formazione e
vecchi affiliati dell’ex sodalizio dei “GIANNELLI”.
La città di Brindisi è stata colpita da alcuni episodi delittuosi, da
inquadrarsi come “regolamenti di conti” tra clan nell’ambito dello
spaccio di stupefacenti. Si è, inoltre, verificata una recrudescenza, in
particolare nel capoluogo, di attentati dinamitardi ed incendiari in
danno di numerosi operatori commerciali. Tali avvenimenti
potrebbero essere diretta conseguenza dei tentativi di un sodalizio
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criminale emergente, composto da pregiudicati e giovani incensurati,
intenzionato ad egemonizzare le varie attività illecite del territorio
brindisino.
La criminalità tarantina, privata degli elementi di vertice, conferma
uno scenario frammentario e disorganico, favorendo l’operatività
autonoma di piccoli gruppi in più ristrette aree di influenza.
Operazione “Dolmen”
Il 28 gennaio 2006, personale della DIA di Bari ha eseguito 12 misure
cautelari in carcere, emesse dalla Corte di Assise di Trani nei confronti
di un sodalizio di stampo mafioso operante nel nord barese e diretto
dal noto collaboratore di giustizia Salvatore ANNACONDIA.
Il successivo 9 giugno si è costituito, presso gli uffici DIA del
capoluogo pugliese, un latitante colpito da ordinanza di custodia
cautelare in carcere emessa il 28 gennaio 2006 dalla Corte d’Assise di
Trani.
Criminalità organizzata allogena
Generalità
La fenomenologia delittuosa di tipo associativo espressa dai devianti
extracomunitari, nel corso dei primi sei mesi del 2006, appare, come
in passato, incentrata sul traffico di stupefacenti e di esseri umani
finalizzato allo sfruttamento della prostituzione e del lavoro nero,
nonché sui reati contro il patrimonio.
A fianco delle tipiche attività delittuose, ne risultano altre meno
appariscenti ma sicuramente degne di attenzione per la possibile
portata criminogena dei comportamenti. Ci si riferisce, in particolare,
agli illeciti connessi ai flussi finanziari, sia in entrata che in uscita, che
celano talora attività di riciclaggio.
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Criminalità albanese
Chiari riscontri al fenomeno di un associazionismo in forma stabile
vengono dall’esame delle numerose attività di polizia giudiziaria
condotte avverso le compagini albanesi, che arrivano a fronteggiarsi
per il dominio degli illeciti affari. Esse continuano ad avere un ruolo
determinante nel traffico degli esseri umani finalizzato allo
sfruttamento sessuale, in quello di ingenti quantitativi di stupefacenti,
a cui risulta complementare quello di armi (in genere piccole
forniture), ed infine nei reati contro il patrimonio.
Grazie al particolare radicamento nel “Vecchio Continente”, i vertici
dell’organizzazione preferiscono rimanere in madrepatria dove
possono gestire più facilmente i rientri dei capitali illecitamente
acquisiti.
Criminalità cinese
Il monitoraggio di una serie di eventi delittuosi e delle conseguenti
attività di contrasto consente di delineare una realtà associativa
criminale “immanente” alla realtà comunitaria cinese nella nostra
Penisola, avvalorato peraltro nel corso degli anni da diversi assunti
giudiziari anche nei termini previsti dall’art. 416 bis del codice penale.
In passato quel sistema criminale rimaneva circoscritto al gruppo
sociale di origine, peraltro fortemente settoriale, ed era incentrato su
una aggressione che si esplicitava essenzialmente al suo interno,
essendo dedito alle estorsioni, alla gestione del gioco d’azzardo,
dell’immigrazione clandestina e dei conseguenti sequestri di persona a
scopo di estorsione.
Parallelamente alla disponibilità di manodopera clandestina è cresciuta
anche la contraffazione dei marchi, la commercializzazione di prodotti
- alimentari, medicali ed elettronici - non conformi alla normativa
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comunitaria, in parte prodotti sul territorio italiano, ma soprattutto
importati dalla madrepatria e riversati sul mercato nazionale, talvolta
dopo le manomissioni finali dei marchi da parte di ditte collegate a ciò
specializzate.
Dalle analisi sulle più recenti attività di polizia giudiziaria emerge
anche l’orientamento della criminalità cinese ad occupare settori in cui
tendenzialmente operano altri gruppi malavitosi, in particolare quello
del traffico di droghe sintetiche.
Criminalità magrebina
Gli approfondimenti investigativi confermano che i malavitosi
originari del Maghreb sono essenzialmente dediti ai reati inerenti agli
stupefacenti ed a quelli contro il patrimonio. La maggiore interazione
con altri gruppi criminali autoctoni ed etnici (in particolare, come già
riportato, albanesi) nella gestione della droga li ha spinti verso il
controllo di flussi di stupefacenti più consistenti, che provengono dalla
madrepatria, dalla Spagna e dai Paesi Bassi.
Criminalità nigeriana
Le compagini criminali composte da cittadini nigeriani risultano
“parti” di un sistema criminale organizzato, che permette ai singoli
componenti delle consorterie di muoversi con facilità sul territorio
nazionale ed europeo, potendo contare sull’appoggio di una rete di
complicità.
Le associazioni malavitose nigeriane presenti sul nostro territorio
hanno sempre pervaso la propria attività di ritualità magiche e
fideistiche, attraverso i riti voodoo, al fine di costringere le giovani
donne vittime, dello sfruttamento sessuale.
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Illuminante per la suddetta ricostruzione analitica è stata l’operazione
convenzionalmente denominata “Mylord”15, che ha fatto luce sulla
presenza di due associazioni – alle quali è stata contestata la mafiosità
– che erano dedite al traffico di stupefacenti, allo sfruttamen to della
prostituzione ed alla consumazione di delitti contro il patrimonio.
Criminalità sudamericana
Il traffico di cocaina rimane il settore privilegiato della criminalità
sudamericana, come dimostrano, anche nel semestre in esame, i
frequenti arresti di corrieri effettuati negli aeroporti intercontinentali
della Penisola.
Di estrema attualità, specialmente in alcune città dell’Italia
settentrionale, risulta essere la problematica relativa alla presenza di
gang di giovani sudamericani che appaiono essere “filiazioni” di
bande formatesi nei Paesi di prima emigrazione dell’America del
Nord16.
L’attività delinquenziale delle predette gang si concretizza nella
perpetrazione di una molteplicità di delitti che spaziano dalle
estorsioni alle rapine, ai furti, alle risse, alle lesioni personali, ai
sequestri di persona ed alle violenze sessuali ai danni delle donne dei
gruppi avversari17.
15 L’investigazione giudiziaria è stata condotta nel gennaio 2006 dai Carabinieri e dalla Guardia di
Finanza di Torino.
16 Le bande più numerose e meglio organizzate sono quelle dei Latin King e dei Comando, la
prima formata principalmente da ecuadoriani e la seconda da peruviani, anche se la distinzione
etnica non rappresenta un dato ineludibile. La banda dei Latin King milanese è strettamente
collegata alle filiali liguri di Genova e Chiavari, luoghi ove operano altri esponenti di spicco di
quella che potrebbe essere definita la propaggine italiana di tale gruppo criminale, fondato alla fine
degli anni ’40 a Chicago da cittadini portoricani con l’obiettivo di trasformare il mondo in una
nazione latina.
17 Come rilevato da un’indagine giudiziaria condotta dalla Questura di Milano, che nel maggio
2006 ha eseguito n. 27 o.c.c.c. a carico di giovani ecuadoriani e peruviani.
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Criminalità turca
Oltre agli ormai consu eti traffici di eroina, quasi sempre cospicui,
transitanti attraverso il porto di Trieste e diretti nella maggior parte dei
casi in Germania, sembra consolidarsi la tendenza delle organizzazioni
turche ad operare anche nel settore della cocaina da destinare a Paesi
medio-orientali, come dimostrato, tra l’altro, dall’arresto all’aeroporto
di Malpensa, nel febbraio scorso, di un turco in compagnia di un
cittadino della Repubblica Dominicana, provenienti da Caracas e
diretti ad Instanbul, in possesso di quattordici chilogrammi di cocaina
nascosta nelle valigie.
Criminalità rumena
Oltre ai più volte comprovati rapporti con la malavita autoctona,
finalizzati alla gestione del traffico di badanti, e con quella di etnia
alb anese per lo sfruttamento delle giovani donne dell’Europa dell’est -
che i malavitosi romeni provvedono a far arrivare non solo dalla
madrepatria ma sempre più spesso dalla vicina Repubblica Moldava
nonché dall’Ucraina - tale criminalità si conferma dedita, talvolta
anche in forme organizzate, ad attività illecite che vanno dalla
clonazione delle carte di credito e di bancomat alle rapine in ville.
Operazione “Alleanza”
Nel febbraio 2006, a Firenze è stato rintracciato e tratto in arresto un
soggetto di etnia cinese, resosi latitante a seguito di una misura
cautelare in carcere emessa nell’ambito di una vasta inchiesta nei
confronti di personaggi legati alla criminalità organizzata cinese.
All’interno dell’appartamento del latitante sono stati, altresì, sorpresi e
arrestati altri tre cittadini cinesi per detenzione di droga ed armi.
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Operazione “Fier”
L’indagine, avviata nell’ottobre 2002, riguarda un pericoloso clan
criminale albanese dedito al traffico internazionale di droga
dall’Olanda verso l'Italia centrale e settentrionale.
La DIA toscana, in data 9 gennaio 2006, ha eseguito una misura
cautelare in carcere, emessa dal GIP presso il Tribunale di Firenze, per
i reati di cui agli artt. 73 del DPR n. 309/90, 81 e 110 c.p., nei
confronti un cittadino albanese.
Operazione “Skampa”
L’investigazione diretta a disarticolare alcuni clan albanesi attivi
nell’Italia centrale, lo scorso 12 marzo, ha permesso alla DIA di
Firenze di eseguire 4 provvedimenti di fermo di indiziato di delitto,
emessi dalla Procura della Repubblica - DDA di Firenze, nei confronti
di altrettanti cittadini albanesi, ritenuti responsabili dei reati di
associazione per delinquere finalizzata alla riduzione in schiavitù e di
favoreggiamento all’immigrazione clandestina.
Operazione “Flower 2004”
L’investigazione giudiziaria riguarda una vasta associazione criminale
di etnia albanese, operante in Piemonte, dedita principalmente al
traffico internazionale di sostanze stupefacenti.
Il 15 marzo 2006, la DIA di Torino ha eseguito 2 ordinanze di
custodia cautelare in carcere emesse dal locale GIP, nei confronti di
altrettanti soggetti ritenuti responsabili di violazioni agli artt. 73 ed 81
del D.P.R. 309/90.
36
Operazioni di contrasto al riciclaggio
Operazione “Terra nuova 2”
La DIA di Caltanissetta, su delega della locale DDA, ha condotto
un’investigazione giudiziaria nei confronti di numerosi soggetti
appartenenti a cosa nostra (cosche RINZIVILLO e EMANUELLO) e
alla stidda (cosche COSENZA e FIORISI), cointeressati, a vario
titolo, in diverse e rilevanti attività economiche. Le indagini, che
hanno consentito di individuare società e beni immobili formalmente
intestati a soggetti prestanome ma in realtà riconducibili alle citate
organizzazioni mafiose, hanno permesso di operare il sequestro, ai
sensi dell’art. 321 c.p.p., di beni immobili e società per un valore
complessivo superiore a 60 milioni di euro.
Nello stesso ambito, il Pubblico Ministero ha emesso informazione di
garanzia nei confronti di 47 persone, indagate per intestazione fittizia
di beni e quote societarie (art. 12 quinquies della legge n. 356/92), con
l’aggravante specifica di mafiosità ai sensi dell’art. 7 della legge n.
203/91.
Operazione “Summit”
Avviata nel 2004, l’indagine di polizia giudiziaria costituisce lo
sviluppo, sotto l’aspetto economico-patrimoniale, dell’operazione
“Alta mafia” condotta dalla Questura di Agrigento18. Recentemente,
l’attività investigativa ha consentito al Tribunale di Agrigento di
disporre il sequestro di terreni, fabbricati e società per un importo
stimato di quasi 8 milioni di euro.
Operazione “Vento”
18 La Polizia di Stato di Agrigento, il 29 marzo 2004, nell’ambito del proc. pen. 15681/00 D.D.A.
di Palermo, ha tratto in arresto quarantadue soggetti (quasi tutti originari di Canicattì), indagati per
associazione di tipo mafioso ed altri reati, colpiti da o.c.c.c. emessa dal GIP presso il Tribunale di
Palermo il 18 marzo 2004.
37
Negli ultimi mesi del 2005 la DIA di Milano ha avviato un’indagine
sul conto di Marco Rodolfo DEL VENTO, da tempo latitante,
soggetto collegato alla malavita organizzata attiva in Lombardia,
Lazio, Abruzzo e Marche.
Al termine delle investigazioni, il 27 aprile scorso, personale della
Direzione, con la collaborazione dei Carabinieri e della Polizia
spagnola, ha tratto in arresto il DEL VENTO a Palma di Majorca.
L’attività investigativa ha permesso, inoltre, di sequestrare, in sede
preventiva ai sensi dell’art. 321 c.p.p., al citato Del VENTO beni
mobili ed immobili per un valore complessivo di circa 8 milioni di
euro.
Sviluppo segnalazioni di operazioni finanziarie sospette
In tale settore d’intervento si evidenziano 2 operazioni scaturite dallo
sviluppo operativo di alcune segnalazioni pervenute dall’Ufficio
Italia no Cambi ai sensi dell’art. 3 della legge n. 197/91 e successive
modificazioni.
La prima, condotta dalla DIA di Bari, ha permesso di eseguire un
sequestro preventivo di beni mobili ed immobili per un valore di oltre
700.000 euro nei confronti di un soggetto, facente parte di
un’organizzazione criminale dedita alla produzione ed al traffico di
sostanze stupefacenti, nonché alla commissione di reati di sequestro di
persona e rapine.
La seconda ha permesso al GIP presso il Tribunale di Vicenza di
emettere 13 misure cautelari in carcere, per i reati di associazione per
delinquere finalizzata alla truffa aggravata e alla bancarotta
fraudolenta, nei confronti di altrettanti soggetti.
38
Nel medesimo contesto investigativo, che ha consentito di deferire
anche 15 persone in stato di libertà, sono stati sottoposti a sequestro
preventivo quattro edifici.
6. Relazioni internazionali
Premessa
Le attività svolte dalla DIA sono state indirizzate, oltre che al
consolidamento dei rapporti di collaborazione con gli omologhi
Organismi di polizia stranieri, anche all’espletamento delle attività
tecnico-giuridiche necessarie per le investigazioni, sia preventive che
giudiziarie, aventi proiezioni esterne ai confini nazionali.
Cooperazione multilaterale
Generalità
E’ proseguito, anche nel 1° semestre dell’anno in corso, l’impegno nel
campo della cooperazione multilaterale presso gli Organismi, le
Agenzie sovranazionali e le Istituzioni comunitarie, ove la DIA è stata
chiamata a fornire il proprio contributo specialistico.
Al riguardo, si riporta il quadro sinottico degli eventi occorsi nel
semestre attinenti alla cooperazione multilaterale.
Incontri
Ambito
In Italia Estero
Tot.
G8 – Lyon Group 2 2
Commissione Europea 4 3 7
Consiglio UE 1 1 2
Consiglio d’Europa 1 1
Interpol (Progetto Millennium) 1 1 2
Europol - 1 1
GAFI/FATF 2 2
Totale 7 10 17
39
Unione europea
Le attività svolte sono state indirizzate a sviluppare e consolidare il
quadro relazionale con i Paesi dell’Unione europea e, soprattutto, ai
“Piani di azione” adottati nell’ambito del Consiglio UE - Giustizia ed
Affari Interni, nonché alle attività dell’Ufficio Europeo di polizia –
EUROPOL.
Si è, pertanto, provveduto:
- ad assicurare un qualificato sostegno ad iniziative bilaterali e
multilaterali, anche di carattere seminariale, in materia di lotta
alla criminalità organizzata transnazionale, di riciclaggio di
capitali e di sistemi giudiziari europei;
- alla realizzazione di visite di studio di magistrati e funzionari dei
collaterali Organismi di polizia finalizzate, principalmente,
all’acquisizione di metodologie d’inda gine per la lotta al crimine
organizzato.
Commissione europea
La DIA ha partecipato al forum organizzato dalla Commissione
Europea e dal Ministero dell’Interno olandese sulla prevenzione del
crimine organizzato, tenutosi a Bruxelles il 2 febbraio 2006.
Inoltre, nei giorni 6 - 8 febbraio 2006 a Roma, la DIA è stata presente
agli incontri di studio, organizzati nell’ambito del Programma “AGIS”
dal Consiglio Superiore della Magistratura (CSM) sul tema: “Il
traffico di esseri umani: una nuova frontiera della cooperazione
giudiziaria europea per la lotta alla criminalità organizzata
transnazionale”.
Il 23 marzo 2006, a Bruxelles, alcuni funzionari della DIA hanno
partecipato alla successiva sessione del citato forum, focalizzato sulla
individuazione dei “Centri di eccellenza” per la formazione
professionale in tema di indagini finanziarie.
40
Nei giorni 10 - 12 aprile 2006, a Roma, personale della DIA ha
partecipato all’incontro di studio sulla “Protezione comunitaria
dell’ambiente attraverso il diritto penale”, programmato dal Consiglio
Superiore della Magistratura, sempre nell’ambito del Programma
“AGIS”.
Il 14 marzo 2006, nell’ambito del Programma “PHARE” e nel quadro
di un progetto della Direzione Nazionale Antimafia, la DIA ha
ospitato una delegazione di alti magistrati della Repubblica Slovacca
per una visita di studio.
Il 18 maggio 2006, personale della Direzione ha partecipato, a Parigi,
presso la Gendarmerie Nazionale, al Forum dell’Unione europea sul
crimine organizzato “Promozione dell’indagine finanziaria come
tecnica di polizia negli Stati Membri attraverso standard di formazione
minimi comuni”, finalizzato all’approfondimento dei temi
fondamentali del progetto della Commissione, quali le modalità di
finanziamento dei “Centri di eccellenza” e la ripartizione dei loro
compiti.
Il 30 maggio 2006, infine, alcuni rappresentanti della DIA sono
intervenuti alla riunione di coordinamento, tenutasi presso la Scuola di
Perfezionamento per le Forze di Polizia del Dipartimento della P.S.,
sugli esiti dei lavori svolti a Parigi il 19 maggio nel corso del forum
della Commissione Europea sulla promozione delle indagini
finanziarie.
Consiglio dell’Unione europea
E’ stato fornito un contributo all’Accademia Europea di Polizia
(CEPOL) sulla materia dei “Report on the Common Curricula”,
concernente l’elaborazione di moduli di formazione che, in termini
omogenei per i Paesi membri su determinate aree di materie, sono
41
finalizzati alla costituzione di uno standard formativo comune e
diversificato per l’approfondimento delle specifiche materie.
Funzionari della Direzione hanno partecipato, fornendo un contributo
alle attività di COSPOL (Comprehensive Operational Strategic Plan
for the Police), all’incontro del 7 marzo scorso sulla criminalità
organizzata albanese.
Dal 29 al 31 maggio 2006 personale della DIA ha presenziato alla
Conferenza “Future Trends on Crime”, organizzata a Helsinki e
Stoccolma dall’Accademia Europea di Polizia CEPOL.
La Direzione ha fornito il suo contributo alle attività del Ministero
dell’Economia e delle Finanze - Dipartimento del Tesoro, correlate
all’attuazione della Direttiva 2005/60/CE del Parlamento Europeo e
del Consiglio, relativa alla prevenzione dell’uso del sistema
finanziario a scopo di riciclaggio dei proventi di attività criminose e di
finanziamento del terrorismo.
Europol
Nell’ambito delle attività dell’Unità Nazionale Europol (UNE) alla
DIA è assegnato il ruolo di referente per le indagini correlate alla
criminalità di tipo mafioso.
La Direzione, che da tempo ha aderito agli “archivi di lavoro per fini
di analisi” aperti nel settore istituzionale di interesse, ha continuato a
fornire sostegno ai seguenti AWF:
- “COPPER”, su i sodalizi criminali di origine albanese, mediante
lo scambio di informazioni e con la partecipazione al meeting
tenutosi a L’Aja il 31 maggio 2006;
- “EE-OC TOP 100”, sulle organizzazioni criminali dell’Europa
orientale;
- “SUSTRANS”, in materia di ricic laggio di capitali e segnalazioni
di operazioni finanziarie sospette (Progetto “SATURN”).
42
La Direzione ha, altresì, fornito risposta alle attivazioni provenienti
dai desk dei Paesi membri, comunicando le informazioni desunte da
proprie attività investigative. Nella tabella successiva si riassumono i
dati d’interesse:
ATTIVAZIONI EUROPOL PERVENUTE
- 1° semestre 2006 -
Tipologia criminosa Numero Connessione con
criminalità organizzata
Stupefacenti 36 /
Armi/esplosivi 4 /
Riciclaggio 14 /
Tratta di esseri umani 3 /
Immigrazione clandestina 10 /
Frode e truffa 11 /
Crimine ambientale / /
Contrabbando 7 /
Altro 41 1
Totale 126 1
Consiglio d’Europa
Nel quadro di un progetto di assistenza tecnica in favore della
Repubblica di Macedonia adottato dal Consiglio ed a richiesta
dell’Ufficio Italiano dei Cambi, la Direzione ha ospitato una
delegazione di funzionari della FIU macedone - Money Laundering
Prevention Directorate , per una visita di studio sulle tematiche
relative al contrasto del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo.
Gruppo di azione finanziaria (GAFI - FATF)
Nel corso del semestre in argomento personale della DIA ha
continuato a partecipare nell’ambito della delegazione italiana
all’attività del GAFI/FATF - Gruppo di Azione Finanziaria
43
internazionale per la lotta al riciclaggio - con il quale collabora dal
1998.
Un funzionario della Direzione ha proseguito la propria attiv ità nel
rappresentare la Direzione quale Presidente del Gruppo di Lavoro
“Americhe, Europa e Africa/Medio Oriente” per l’individuazione dei
Paesi non cooperanti, sul piano internazionale, nella lotta al riciclaggio
di proventi di attività illecite.
In qualità di Presidente del Gruppo, il citato funzionario ha guidato
una delegazione del GAFI nella visita ispettiva in Nigeria per
verificare l’allineamento agli standard internazionali antiriciclaggio e
il rafforzamento delle azioni di prevenzione e lotta alla corruzione del
Paese africano, secondo le direttive del GAFI.
L’ufficiale ha, inoltre, partecipato alla sessione invernale dei lavori del
GAFI, tenutasi in febbraio a Città del Capo, sotto la Presidenza del
Sud Africa.
In particolare, nel corso dell’Assemblea Plenaria è stato
definitivamente approvato il rapporto di valutazione sull’Italia, redatto
dal Fondo Monetario Internazionale a seguito della visita ispettiva in
Italia, svoltasi nell’aprile 2005, presso gli Organismi e le Strutture
operative, ivi compresa la DIA, impegnate nella prevenzione e nel
contrasto al riciclaggio di denaro e al finanziamento del terrorismo.
G8 - Lyon Group, Sottogruppo “Progetti di Polizia”
In un’ottica di particolare interesse, dovuta alla prima Presidenza G8
da parte della Federazione Russa, si sono tenute a Mosca, nel febbraio
ed aprile 2006, due riunioni congiunte dei Gruppi di lavoro per la lotta
alla criminalità transnazionale (c.d. “Lyon Group”) e degli “Esperti
antiterrorismo” (denominato “ Roma Group”).
Nel corso dei lavori del Sottogruppo “Progetti di Polizia”, inserito nel
primo dei citati fora di cooperazione, sono state esaminate molteplici
44
progettualità orientate, in gran parte, al contrasto della minaccia
terroristica internazionale, specie quella di matrice fondamentalista
islamica.
Per quanto di specifico interesse DIA, è stato completato il Progetto
sui “Servizi alternativi, ad alto rischio, di trasferimento di denaro”
(c.d. money transfer), utilizzati dalla criminalità organizzata o dal
terrorismo, per il finanziamento delle rispettive attività.
Infine, è stata ratificata la versione definitiva dell’analisi espletata sul
Progetto di intelligence relativo ai collegamenti tra criminalità
organizzata e terrorismo, redatta anche con il contributo della DIA.
Progetto “Millenium”
L’iniziativa, proposta dal foro di collaborazione G8, si sviluppa in
seno al Segretariato Generale Interpol ed è orientata princip almente
all’analisi di fenomenologie criminali di matrice est-europea, il cui
fine è la predisposizione di documenti d’intelligence elaborati sulla
base di informazioni provenienti dai Paesi aderenti all’iniziativa.
I referenti Interpol, responsabili del progetto, hanno organizzato, nella
prima decade di marzo 2006, una riunione a Lione, allo scopo di dare
nuovo impulso al Progetto, unanimemente ritenuto di grande
importanza in ragione del valore aggiunto che è in grado di offrire
all’attività investigativa. All’incontro, preceduto da un preliminare
confronto interdirezionale tenutosi presso il Servizio di Cooperazione
Internazionale di Polizia della Direzione Centrale della Polizia
Criminale, nella sua veste di “punto nazionale di contatto”, ha preso
parte, nella Delegazione italiana, anche un funzionario della DIA.
45
Cooperazione bilaterale
Generalità
Si è proceduto all’approfondimento dei rapporti bilaterali, con gli
omologhi Organismi di polizia, allo scopo di procedere
all’individuazione ed all’elaborazione congiunta di strategie
investigative comuni.
Nelle relazioni bilaterali particolare rilievo è stato attribuito alle
attività di contrasto ai fenomeni criminali nazionali e stranieri
d’interesse per la DIA. Sono stati tenuti, quindi, incontri con
delegazioni straniere nell’ottica di consolidare i rapporti di
collaborazione esistenti ovvero di crearne di nuovi.
Paesi dell’Unione europea
Francia
Sono proseguiti, in collaborazione con il Tracfin (FIU francese -
Financial Investigation Unit), gli scambi per il monitoraggio delle
operazioni finanziarie sospette.
Germania
La proficua collaborazione posta in essere tra i due Paesi ha permesso
di approfondire, sotto il profilo preventivo, una intensa attività di
interscambio informativo in relazione alla posizione di presunti
appartenenti alla ‘ndrangheta, alla camorra, alla criminalità
organizzata pugliese ed a cosa nostra residenti in Germania.
Spagna
Grazie al lavoro coordinato con le Autorità di polizia iberiche, è stato
catturato un latitante mafioso dedito alla commissione di delitti in
materia di riciclaggio ed altro. Inoltre, è proseguita la collaborazione
46
in ordine ad un gruppo criminale composto da soggetti di origine
calabrese dedito al traffico di stupefacenti ed usura.
Regno Unito
Sono continuati gli scambi informativi riferiti ad alcune operazioni di
polizia nei confronti di cittadini italiani residenti in quel Paese, quali
presunti responsabili di attività malavitose sviluppate a livello
internazionale e transnazionale.
Sul versante preventivo sono stati intensificati gli scambi con il
Custom and Excise, tendenti ad implementare l’interscambio
informativo in materia di ric iclaggio dei proventi delittuosi.
Paesi del continente americano
Canada
Negli ultimi anni, DIA e Royal Canadian Mounted Police (RCMP)
hanno instaurato continui e proficui scambi informativi che, avviati
con un’indagine comune su un gruppo criminale organizzato italocanadese,
si sono estesi anche riguardo a varie fattispecie criminose
perpetrate in Italia da referenti del citato gruppo malavitoso.
Inoltre, sono stati organizzati numerosi incontri e riunioni presso la
DIA con i rappresentanti dell’Ufficio di collegamento RCMP in Italia.
Stati Uniti d’America
Numerosi sono stati i contatti con le principali Agenzie investigative
statunitensi come il Federal Bureau of Investigation (FBI), la Drug
Enforcement Administration (DEA) e la Polizia dell’Immigrazione e
delle Dogane (ICE - Immigration and Customs Enforcement), con
incontri info-operativi che hanno consentito di approfondire tematiche
di indagini in atto e di porre le premesse per lo svolgimento di
47
congiunte attività finalizzate al contrasto del riciclaggio di proventi
illeciti.
Nell’ambito del Comitato tecnico bilaterale Italia – USA, si è tenuto, a
Reggio Calabria lo scorso mese di febbraio, un importante incontro
info-operativo sulla realtà della mafia calabrese in Italia ed all’estero,
con particolare riguardo alla gestione del narcotraffico ed alle
operazioni di money laundering.
Altri paesi
Israele
Con l’omologo Organo di polizia israeliano è proseguito il rapporto di
collaborazione concernente un interscambio informativo sulla
criminalità russa presente in quel Paese e su una sospetta attività di
riciclaggio di proventi illeciti, posta in essere da soggetti di nazionalità
israeliana e italiana.
Russia
La Direzione ha avviato contatti con il neo-costituito “Dipartimento
per la lotta al crimine organizzato e terrorismo” russo, in ordine ad un
gruppo criminale internazionale dedito al riciclaggio di proventi
illeciti.
Inoltre, è proseguito l’interscambio informativo sul conto di esponenti
della criminalità organizzata russa sospettati di essere dediti al
riciclaggio di capitali illeciti.
Svizzera
E’ stato intensificato il rapporto investigativo con il collaterale
Organismo elvetico, finalizzato a contrastare l’attività dei soggetti
collegati con la criminalità di tipo mafioso operanti in quel territorio.
48
Serbia
Nell’ambito della cooperazione bilaterale di polizia tra l’Italia e la
Serbia, personale della DIA ha partecipato, nei mesi di aprile e maggio
di quest’anno, ad alcuni incontri finalizzati a definire gli aspetti
organizzativi di uno stage formativo, a favore di funzionari di polizia
serbi, in materia di contrasto al traffico internazionale di stupefacenti
ed alla lotta alle organizzazioni criminali transnazionali.
Altre attività di cooperazione
Il 10 maggio 2006 la DIA ha accolto una delegazione di Paesi
centroasiatici (Kazakhstan, Kyrgyzstan, Tajikistan Turkmenistan ed
Uzbekistan), nell’ambito del programma di cooperazione BOMCA -
CADAP (Border Management and Drug Action Programme in
Central Asia), finanziato dall’Unione europea ed attuato dall’UNDCP
e dall’UNDP (United Nations Development Programme). Nel corso
dell’incontro è stato fornito agli ospiti un quadro conoscitivo
d’insieme sulla struttura e sulle attività della Direzione, con particolare
riferimento al contrasto al riciclaggio di danaro sporco.
L’11 maggio 2006, su richiesta della Procura Nazionale Antimafia, è
stata accolta in visita una delegazione composta da magistrati della
Bolivia, Colombia, Ecuador e Perù, nell’ambito di uno stage
trimestrale di aggiornamento professionale promosso dall’UNICRI
(United Nations Interregional Crime and Justice Research Institute).
7. Altre attività svolte
7.1Detenzione carceraria e gratuito patrocinio
Il contributo informativo fornito dalla DIA, nel 1° semestre di
quest’anno, al Ministero della Giustizia ha riguardato l’elaborazione di
49
rapporti informativi trasmessi al Dipartimento dell’Amministrazione
Penitenziaria (DAP), a seguito delle specifiche disposizioni impartite
dalla magistratura in materia di limitazione della libertà personale.
La Direzione ha, quindi, trattato:
· 107 informative relative al regime detentivo speciale di cui
all’art. 41 bis della legge 354/75;
· 73 rapporti riferiti alla detenzione ordinaria.
Infine, nel rispetto delle previsioni di cui all’art. 96, comma 3, del
D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, recante "Testo unico delle
disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di
giustizia”19, la DIA ha trattato 1505 richieste di informative ai fini
dell’ammissione al patrocinio a spese dello Stato.
7.2 Altre attività
Nel corso dei primi sei mesi del 2006, qualificati funzionari della DIA
hanno partecipato ai seguenti Comitati e Gruppi di lavoro
investigativi:
· Comitato di Coordinamento per l’Alta Sorveglianza delle Grandi
Opere, istituito pre sso il Gabinetto del Ministro dell’Interno ai
sensi del decreto ministeriale 14 marzo 200320;
· Gruppo istituito presso l’Ufficio Centrale Interforze per la
Sicurezza Personale21;
19 Il magistrato, quando procede per uno dei delitti ex art. 51, comma 3 bis, del codice di rito,
ovvero nei confronti di persona proposta o sottoposta a misura di prevenzione, chiede
preventivamente anche alla DIA le informazioni necessarie e utili relative a tenore di vita,
condizioni personali e familiari e alle attività economiche eventualmente svolte dai soggetti
richiedenti, che potranno essere acquisite anche a mezzo di accertamenti della Guardia di Finanza.
20 In tema di realizzazione delle infrastrutture e degli insediamenti produttivi strategici e di
interesse nazionale, il decreto legislativo 20 agosto 2002, n. 190, in attuazione della legge 21
dicembre 2001, n. 443 (c.d. legge obiettivo), ha previsto, all’art. 15, che con decreto del Ministro
dell’Interno, di concerto con i Ministri delle Infrastrutture e della Giustizia, siano individuate “le
procedure per il monitoraggio delle infrastrutture e degli insediamenti industriali per la
prevenzione e repressione di tentativi di infiltrazione mafiosa”. In esecuzione del predetto dettato
normativo è stato elaborato, d’intesa con i rappresentanti delle Amministrazioni concertanti, il
decreto ministeriale 14 marzo 2003.
50
· Gruppo interforze sui rischi di infiltrazione eversiva nel mondo
del lavoro22;
· Comitato di Sicurezza Finanziaria (CSF) allo scopo di prevenire
qualsiasi forma di sostegno economico alle organizzazioni
terroristiche23;
· Gruppo integrato interforze per la ricerca dei trenta latitanti più
pericolosi,operante presso il Ministero dell’Interno;
· Tavolo di lavoro per la razionalizzazione degli accertamenti
bancari24;
· Gruppo di lavoro per l’adozione del Testo unico al fine di
prevenire l’utilizzo del sistema finanziario a scopo di
riciclaggio25.
· “Progetti integrati interforze e desk dedicati”, coordinati dalla
Direzione Centrale della Polizia Criminale, per prevenire ed
21 Il Gruppo è stato reso operativo dal decreto del Ministro dell’Interno 28 maggio 2003 e dalla
circolare del Dipartimento della Pubblica Sicurezza dell’11 giugno 2003, in attuazione dell’art. 1,
comma 1, del decreto legge 6 maggio 2002, n. 83, recante “Disposizioni urgenti in materia di
sicurezza personale ed ulteriori misure per assicurare la funzionalità degli uffici
dell'Amministrazione dell'interno", convertito, con modificazioni, nella legge 2 luglio 2002, n.133,
che ha rimesso all’Autorità nazionale di pubblica sicurezza il compito di adottare i provvedimenti
ed impartire le direttive per la tutela e la protezione delle persone esposte a particolari situazioni di
rischio.
22 Istituito presso il Comitato Esecutivo per i Servizi di Informazione e di Sicurezza per analizzare,
anche a fini previsionali, notizie e/o informazioni, comunque collegate, ovvero interconnesse tra
loro, possedute dai diversi organismi in materia d’infiltrazione criminale nel comparto produttivo
nazionale.
23 Il Comitato di Sicurezza Finanziaria è stato istituito presso il Ministero dell’Economia dal
decreto legge n. 369 del 2001, convertito, con modificazioni, nella legge n. 431 dello stesso anno.
Il Comitato, presieduto dal Direttore generale del Tesoro, o da un suo delegato, ha il compito di
monitorare il funzionamento del sistema di prevenzione e repressione nei confronti del
finanziamento del terrorismo, nonché quello di formare le liste dei nominativi da sottoporre agli
Organi comunitari od al Comitato sanzioni ONU per la formazione degli elenchi dei soggetti cui
congelare le risorse patrimoniali e finanziarie. Il CSF è composto da membri nominati dal Ministro
dell’Economia e delle Finanze sulla base delle designazioni effettuate, rispettivamente, dal
Ministro dell’Interno, dal Ministro della Giustizia, dal Ministro degli Affari Esteri, dalla Banca
d’Italia e dall’Ufficio Italiano dei Cambi. La legge n. 431/01, di conversone del D.L. n.369/01, ha
previsto la partecipazione al CSF del Procuratore Nazionale Antimafia, del Comandante Generale
dell’Arma dei Carabinieri, del Direttore della D.I.A. e del Presidente della Commissione Nazionale
per le Società e la Borsa. Nel corso del 2005 si è evidenziata la necessità di un potenziamento del
CSF, sicché è stata creata la cosiddetta “rete di esperti”, un gruppo ristretto di soggetti interni allo
stesso Comitato che si riunisce ratione materiae allorquando necessario. La D.I.A. è presente in
questa rete.
24 Si riunisce presso l’Associazione Bancaria Italiana (ABI).
25 Istituito presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri.
51
analizzare, anche a fini repressivi, le manifestazioni delittuose
della criminalità organizzata;
· Programma Operativo Nazionale “Sicurezza per lo sviluppo del
Mezzogiorno d’Italia (PON);
· Commissione tecnica di cui all’art. 8 della legge n. 121/81 e
successive modificazioni;
· Gruppo tecnico permanente ai sensi dell’art. 5 del protocollo
d’intesa in materia di appalti pubblici tra Ministero dell’Interno
ed Autorità per la vigilanza sui lavori pubblici;
· “Progetto integrato di sicurezza per le regioni del cosiddetto
“Obiettivo 1” Abruzzo e Molise.
52
8. Tabelle riassuntive
Si riportano, di seguito, le tabelle con i risultati conseguiti dalla DIA
nel primo semestre 2006.
Proposte di misure di prevenzione avanzate nei confronti di
appartenenti a:
- cosa nostra - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - 22
- camorra - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - -- 7
- ‘ndrangheta - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - -- 5
- criminalità organizzata pugliese - - - - - - - - - - - - - - - 9
- altre organizzazioni criminali - - -- - - - - - - - - - - - - - 20
totale 63
a firma del Direttore della DIA
a firma dei Procuratori della Repubblica
(a seguito di accertamenti della DIA)
21
42
Confisca di beni (l. 575/65) operata nei confronti di
appartenenti a:
- cosa nostra - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - 2.265.000,00
- camorra - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - 5.720.000,00
- ‘ndrangheta - - - - - - - - - - - - - - - - -- - - - - - - - - - - 5.680.000,00
- criminalità organizzata pugliese - - - - - - - - - - - - - - - 150.000,00
- altre organizzazioni criminali - - - - - - - - - - - - - - - - 500.000,00
totale* 14.315.000,00
Sequestro di beni (l. 575/65) operato nei confronti di
appartenenti a:
- cosa nostra - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - 38.783.000,00
- camorra - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - 1.641.000,00
- ‘ndrangheta - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - 3.448.000,00
- criminalità organizzata pugliese- - - - - - - - - - - - - - - 973.000,00
- altre organizzazioni criminali- - - - - - - - - - - - - - - - - 0
totale 44.845.000,00
Sequestro di beni (art.321 c.p.p.) operato nei confronti di
appartenenti a:
- cosa nostra - - - - - - - - - - - - - - -- - - - - - - - -- - - - - - 60.204.000,00
- camorra - - - - - - - - - - - - - - - - -- - - - - - - - -- - - - -- 105.486.000,00
- ‘ndrangheta - - - - - - - - - - - - - -- - - - - - - - - - - - - -- 5.536.000,00
- criminalità organizzata pugliese - - - - - - - - - - - - - - - 1.000.000,00
- altre organizzazioni criminali- -- - - - - - - - - -- - - - - - 2.027.000,00
totale** 174.253.000,00
Totale sequestri di beni (l. 575/65 e art.. 321 c.p.p.) operati nei
confronti di appartenenti a:
- cosa nostra - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - 98.987.000,00
- camorra - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - 107.127.000,00
- ‘ndrangheta - - - - - - - - - - - - - - - - - - - -- - - - - - - - 8.984.000,00
- criminalità organizzata pugliese- - - - - - - - - - - - - - - 1.973.000,00
- altre organizzazioni criminali- - - - - - - - - - - - - - - - - 2.027.000,00
totale** 219.098.000,00
Segnalazioni di operazioni sospette esaminate 6.570
Appalti pubblici:
- società monitorate--------------------------
- società collegate -----------------------
- soggetti monitorati --------------------
- accessi ai cantieri ---------------------
21
337
1.301
18
Applicazione del regime detentivo speciale (’art. 41 bis legge
nr. 354/75).
107
53
Arresto di latitanti 3
Arresti in flagranza, fermi, esecuzioni pena e ordinanze di
custodia cautelare emesse dall’Autorità giudiziaria, a seguito
di attività della Dia, nei confronti di appartenenti a:
- cosa nostra - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - 15
- camorra - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - -- 115
- ‘ndrangheta - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - -- 45
- criminalità organizzata pugliese - - - - - - - - - - - - - - 18
- altre mafie - - - - - - - - - - - - - - ---- - - - - - - - - - - - -
totale
18
211
Operazioni concluse 26
Operazioni in corso 268
* Di cui euro 3.610.000,00 confiscati ai sensi dell’art.12 sexies D.L. n.306/92
** Di cui euro 184.000,00 sono riferiti a sequestri di p.g., ai sensi di altra normativa
Ripartizione per
Aree Geografiche delle
Segnalazioni pervenute
(01/01/2006-30/06/2006)
54
PARTE II
PROGETTUALITÀ E STRATEGIA OPERATIVA
55
Questa seconda parte della relazione è volta ad illustrare le linee
progettuali della DIA che, muovendosi nel solco tracciato dai principi
generali contenuti nella legge istitutiva del 1991, tendono verso
l’incentivazione delle attività di investigazione preventiva ed, in tale
contesto, delle iniziative dirette a depauperare le cosche.
Dall’analisi strategica delle dinamiche dei clan criminali endogeni e
transnazionali, si evince infatti con chiarezza l’importanza
dell’aggressione ai patrimoni mafiosi nell’azione di contrasto alle
cosche.
Si intende perseguire tale finalità attraverso il consolidamento di un
vasto spettro di attività, riassumibili nei seguenti interventi “chiave”:
- incentivazione dell’azione antiriciclaggio;
- incremento dell’attività propositiva in materia di misure di
prevenzione personali e patrimoniali;
- ottimizzazione del sistema di prevenzione dei tentativi di
infiltrazione criminale nel comparto degli appalti per la
realizzazione delle Grandi Opere pubbliche;
- adeguato sviluppo delle necessarie “leve tecnologiche” di supporto
ai settori operativi interessati, con speciale riferimento
all’integrazione delle piattaforme informatiche per l’analisi
criminale.
Con riferimento al quadro normativo in tema di antiriciclaggio, appare
doveroso esporre talune considerazioni alla luce delle norme
recentemente approvate in materia (decreti del Ministro
dell’Economia e Finanze nn. 141, 142 e 143 del 3 febbraio 2006) le
quali impongono nuovi obblighi antiriciclaggio ai professionisti
giuridico-contabili di cui al D.Lgs n. 56 del 2004.
56
Le novità discendono, come noto, dal recepimento della Direttiva
comunitaria 2001/97/CE (la cosiddetta seconda Direttiva comunitaria
antiriciclaggio) ad opera del citato decreto legislativo, il cui
regolamento attuativo ha segnato l’obbligo per i professionisti di
“identificare” la clientela, “registrare” le transazioni e di “segnalare”
le operazioni sospette. Peraltro, è in via di recepimento anche la terza
Direttiva comunitaria antiriciclaggio (n. 2005/60/CE), per la quale è
stata inserita nel testo delle legge comunitaria per il 2005 (n. 29/2006)
un’articolata delega al Governo che apporterà una significativa
riformulazione del sistema antiriciclaggio.
La citata novella, evidentemente, richiede concrete risposte operative
volte ad un più efficace funzionamento del sistema preventivo
antiriciclaggio.
Innanzitutto, vista la fondamentale previsione dell’ampliamento della
platea dei soggetti obbligati alla collaborazione attiva con le Autorità
di vigilanza, si ipotizza, in prospettiva, un rilevante aumento del
numero delle segnalazioni. Al riguardo, pertanto, la DIA sta
predisponendo tutte quelle misure ritenute necessarie per far fronte al
previsto incremento delle stesse.
In proposito, inoltre, appaiono assai utili le indicazioni emerse
nell’ambito dell’apposito Gruppo di lavoro attivo presso il CNEL sino
al 2004, che rispondono all’esigenza di superare i “lati deboli” del
sistema.
Si fa riferimento, in particolare, all’obiettivo di:
- varare un Testo Unico antiriciclaggio;
- avviare il funzionamento dell’anagrafe dei conti e dei depositi;
57
- affinare il funzionamento del sistema preventivo di contrasto
attivo integrato, composto da UIC e Forze di polizia competenti.
Delle citate proposte, la DIA ritiene prioritario l’avvio del
funzionamento dell’anagrafe dei conti e dei depositi nonché
l’affinamento del sistema preventivo di contrasto, ritenendoli efficaci
strumenti per l’attività operativa nel settore.
In effetti, l’utilizzo dell’anagrafe dei conti e dei depositi consentirebbe
un’incisiva e rapida valutazione del peso “effettivo”, sotto il profilo
criminale, delle segnalazioni di operazioni sospette, agevolando anche
l’utilizzo da parte del Direttore della DIA, ai sensi della legge
726/1982, del potere di accesso e d’accertamento presso banche,
istituti di credito e ogni altro ente che eserciti l’intermediazione
finanziaria.
Per altro verso, l’affinamento del sistema preventivo di contrasto al
riciclaggio, mediante la realizzazione di un “raccordo informatico
dedicato” tra gli Organismi attivi nel sistema nazionale di prevenzione
antiriciclaggio (Ufficio Italiano Cambi, DIA e Nucleo Speciale Polizia
Valutaria), consentirebbe un’“istruttoria contestuale” dell’operazione
sospetta, permettendo di ridurre i tempi di segnalazione delle
operazioni in questione.
Altro precipuo strumento di contrasto, la cui efficacia è stata
recentemente riscontrata soprattutto nelle zone del Paese
maggiormente interessate dalla presenza mafiosa, è rappresentato,
come noto, dalle misure di prevenzione personali e patrimoniali
contemplate dalla legislazione antimafia.
58
In questo contesto la DIA si propone, mediante una sempre maggiore
attivazione del potere propositivo attribuito al Direttore, di esaltare
l’aggressione dei patrimoni riconducibili ai grossi “cartelli” della
criminalità organizzata, anche mediante l’attuazione di innovative e
più raffinate metodologie investigative che, recentemente, l’hanno
vista protagonista nel valorizzare le sinergie con le Forze di polizia sul
territorio.
Ci si riferisce, come anticipato nella prima parte del documento, sia
all’istituzione, presso il Centro Operativo DIA di Reggio Calabria, di
un apposito Gruppo investigativo composto da specialisti negli
accertamenti patrimoniali, sia al ruolo svolto dalla Direzione, con il
coordinamento del Vice Direttore Generale della P.S.-Direttore
Centrale della Polizia Criminale, nell’adozione di un nuovo approccio
metodologico che consente di raccordare i contributi informativi e le
specifiche professionalità delle Forze di polizia verso l’obiettivo
comune del depauperamento delle cosche.
Tale metodologia, oltre a permettere un utilissimo raccordo
informativo, ha consentito alla DIA di uniformare e indirizzare le
iniziative investigative degli Organismi territoriali delle Forze di
polizia verso una piattaforma conoscitiva condivisa e secondo
direttrici preventivamente concordate.
Il risultato - pienamente rispondente alle previsioni di cui all’art. 3,
comma 1 della legge n.410 del 1991, che attribuisce alla Direzione “il
compito di assicurare lo svolgimento, in forma coordinata, delle
attività di investigazione preventiva attinenti alla criminalità
organizzata” - si è reso possibile anche grazie alla costituzione di un
database , contenente gli esiti investigativi dell’attività preventiva
59
condotta nei confronti dei clan, che ha permesso di conseguire
apprezzabili risultati, soprattutto in termini di provvedimenti ablatori.
Altro fondamentale settore d’interesse strategico della DIA è il
contrasto ai tentativi di infiltrazione mafiosa negli appalti delle opere
pubbliche in generale ed, in particolare, delle c.d. Grandi Opere sia
con riguardo ai profili repressivi che a quelli preventivi.
Infatti, in virtù del decreto ministeriale 14 marzo 200326 - che ha
stabilito che “le attività di monitoraggio di competenza del Ministero
dell’Interno sono, a livello centrale, attribuite alla Direzione
Investigativa” - la DIA ha assunto un ruolo centrale nel sistema di
monitoraggio, orientando le connesse metodologie operative in
termini di contrasto preventivo, attraverso uno controllo stringente
sulle realtà economiche interessate alle opere.
Il dispositivo realizzato è - come detto - imperniato sulla compiuta
“integrazione” dei controlli effettuati sul territorio con il
coordinamento dei Gruppi interforze istituiti presso le Prefetture-
UTG, con il monitoraggio sviluppato a livello centrale
dall’Osservatorio costituito presso la DIA. E’ così possibile sviluppare
sinergicamente gli accertamenti svolti in loco e l’attività di analisi
svolta in ambito nazionale, nonché intercettare, a “monte” ed a “valle”
della realizzazione dell’infrastrutture, i tentativi di infiltrazione delle
organizzazioni mafiose.
26 In tema di realizzazione delle infrastrutture e degli insediamenti produttivi strategici e di
interesse nazionale, il decreto legislativo 20 agosto 2002, n. 190 ha previsto, all’art. 15, che con
decreto del Ministro dell’Interno, di concerto con i Ministri delle Infrastrutture e della Giustizia,
siano individuate “le procedure per il monitoraggio delle infrastrutture e degli insediamenti
industriali per la prevenzione e repressione di tentativi di infiltrazione mafiosa”. In esecuzione del
predetto dettato normativo è stato elaborato, d’intesa con i rappresentanti delle Amministrazioni
concertanti, il decreto ministeriale 14 marzo 2003.
60
In sintesi, l’innovata attività di investigazione preventiva “sul campo”
è, oggi, incentrata sul costante monitoraggio delle infrastrutture
strategiche secondo una “logica operativa” puntualmente delineata
dall’art. 1 del D.M. del 14 marzo 2003 che ha, di fatto, ampliato il
tradizionale “perimetro” degli accertamenti e delle verifiche antimafia,
non più limitato ai soli controlli ai sensi del D.P.R. 258/98 sulle
imprese aggiudicatarie.
Questa attività di “anticipazione delle verifiche antimafia” e di
screening, fortemente voluta dal Comitato di Coordinamento per
l’Alta Sorveglianza delle Grandi Opere, di cui al citato D.M. 14
marzo 2003, ha trovato recentemente un’ulteriore espressione nelle
iniziative assunte dalla DIA per prevenire i tentativi di infiltrazione
della criminalità organizzata nelle “provviste finanziarie” destinate
all’alimentazione delle “Grandi Opere”.
Il citato Comitato ha infatti affidato alla DIA - quale componente del
Comitato stesso e deputata istituzionalmente all’analisi dei fenomeni
del riciclaggio ed al loro contrasto - lo studio e la concreta
elaborazione di una procedura operativa volta a garantire le suesposte
esigenze di sicurezza, in un contesto di certa e definita “tracciabilità”
di tutte le transazioni finanziarie concernenti l’opera.
In esito a tale mandato, la Direzione ha prefigurato un sistema di
monitoraggio finanziario fondato sui seguenti presupposti:
- apertura obbligatoria di “conti dedicati”, a cura della
Committenza e di tutte le imprese realizzatrici a qualsiasi titolo
dell’opera, attraverso i quali dovranno transitare i relativi flussi
finanziari;
61
- divieto dell’uso del contante per i pagamenti, riguardanti la
realizzazione dell’opera, con conseguente obbligo di utilizzare
assegni bancari con la clausola di non trasferibilità;
- obbligo di annotare, per ogni transazione finanziaria, causali
precodificate dalla DIA così da consentire specifiche attività di
analisi e di indagine;
- previsione di uno stringente sistema sanzionatorio;
- realizzazione di una banca dati, allocata presso la Concessionaria
volta a:
§ registrare tutte le transazioni effettuate e far emergere le
eventuali anomalie, individuate sulla base di appositi
marcatori precodificati dalla DIA di comune accordo con la
Concessionaria;
§ consentire, mediante l’accesso della DIA e dei Gruppi
Interforze, l’innesco delle conseguenti attività investigative;
§ permettere l’avvio di specifiche attività di analisi, sulla base
del rilevamento delle causali attribuite a ciascuna transazione
finanziaria.
Siffatta innovativa metodologia, avviata già per la costruzione del
Ponte sullo Stretto di Messina, quale modello di “tutela avanzata” dal
rischio di infiltrazione mafiosa nel ciclo finanziario, potrà ovviamente
essere estesa alle altri Grandi Opere per le quali vengono stanziate
rilevanti risorse finanziarie .
A tal fine, recentemente sono stati avviati proficui contatti tra
qualificati funzionari di questo Organismo e rappresentati della
“Roma Metropolitana S.p.a.”, concessionaria per la realizzazione della
linea metropolitana “C” nella Capitale, opera per la quale è previsto un
impegno finanziario superiore ai 3 miliardi di euro.
62
Connesso all’attività di contrasto ai tentativi di infiltrazione mafiosa
nei pubblici appalti è lo sviluppo delle relative progettualità
informatiche di supporto, che sono state affidate alla DIA per la
realizzazione dei seguenti sistemi di supporto alle decisioni (DSS –
Decision Support System) per le Prefetture – UTG:
· Programma Polifunzionale Appalti – PPA, finanziato nell’ambito
del Programma Operativo Nazionale “Sicurezza per lo sviluppo
del Mezzogiorno d’Italia”;
· Monitoraggio Grandi Opere – MGO, finanziato dal CIPE.
In termini complessivi, l’impiego delle applicazioni rilasciate, nel
dicembre 2005 con il progetto PON e di quelle che saranno realizzate
entro la fine del corrente anno con il progetto CIPE, perseguono
l’obiettivo di elevare i livelli di sorveglianza e gli indici di sicurezza
nell’ambito degli appalti pubblici sia sviluppati direttamente dalle
stazioni appaltanti, sia da esse affidati, per la realizzazione, ai general
contractor.
In particolare:
Progetto DSS – PPA
Il progetto in questione è finalizzato alla