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lunedì, 27 novembre 2006

Appello Piazza Fontana

Il 7 Novembre del 2006, il Corriere della Sera ha lanciato un preoccupato allarme sulla sorte degli atti del processo di Piazza Fontana. Questi atti, che contengono le istruttorie, centinaia di fotografie, gli interrogatori, le deposizioni di tanti protagonisti e ogni altra carta rilevante (di cui rappresentano l'originale e l'unica copia esistente), rischiano di deteriorarsi, di finire prima o poi al macero, di divenire più probabilmente inservibili. Per tali ragioni, il Tribunale di Catanzaro ne ha deciso la digitalizzazione, oltre che un riordino logico e cronologico che sopperisca alla confusione in cui versa la loro attuale conservazione.
Fin qui tutto bene. I problemi nascono quando il Ministero della Giustizia stanzia 50 mila euro per l'operazione e le ditte che partecipano alla gara d'appalto chiedono ben 85 mila euro. Ciò avveniva nove mesi fa e da allora tutto tace; il tempo passa e la situazione comincia a divenire, per l'appunto, preoccupante.
La strage di Piazza Fontana ha segnato in modo indelebile la vita dell'Italia democratica. Il figlio del giudice Alessandrini la definisce il nostro 11 settembre e non senza qualche ragione. Da quel tragico attentato niente fu come prima, quella strage non è solo l'inizio di venti anni di sangue ma ne rappresenta anche una delle cause scatenanti.


Non è possibile, in questa sede, richiamare tutto quello che scaturì direttamente e indirettamente da Piazza Fontana. Ma ci preme rammentare che il primo processo per Piazza Fontana, da subito apparso come il più rilevante della storia repubblicana, fu spostato dalla sua sede naturale, Milano, ad altra sede, Catanzaro. E a Catanzaro l'Italia non incontrò la riproduzione periferica del porto delle nebbie, ma si imbattè in giudici attenti e preparati che seppero compiere qualche passo verso la verità e spazzarono definitivamente via le menzogne con cui si era tentato di incolpare della strage Pietro Valpreda e gli anarchici.
Con Piazza Fontana l'Italia perse l'innocenza residua e iniziò un lungo e tormentato viaggio nella scoperta della violenza, della paura, dei depistaggi, dei servizi segreti deviati e della fragilità della democrazia. Conservare memoria di quegli avvenimenti è un dovere delle istituzioni, come è un dovere delle istituzioni rendere fruibili quei dati che potrebbero un giorno servire a pronunciare finalmente una verità giudiziaria su quella strage. Per questo riteniamo che non spetti a privati cittadini o a singole associazioni raccogliere i soldi indispensabili perché non sparisca un pezzo della storia italiana, ma al contrario crediamo che sia compito primario ed ineludibile delle istituzioni pubbliche intervenire per evitare che ciò accada.
Con il processo di Piazza Fontana l'Italia scoprì Catanzaro e
la Calabria. Le immagini in bianco e nero di quei vecchi telegiornali servirono a portare Catanzaro al centro della vita nazionale e resero per sempre chiaro il contributo che i luoghi più periferici potevano dare allo sviluppo del Paese se adeguatamente coinvolti. Per questo crediamo che il compito di salvare la memoria di quel processo ricada principalmente sulle istituzioni calabresi. Il Comune di Catanzaro, la Provincia di Catanzaro e la Regione Calabria hanno l'occasione storica di dimostrare la propria sensibilità democratica e la loro capacità di perseguire direttamente e autonomamente l'interesse pubblico. Una occasione storica che costa solo dodicimila euro a testa.

 
Servono trentacinquemila euro per salvare la dignità di un Paese e conservare la memoria. La nostra e quella delle istituzioni pubbliche. E senza dignità e senza memoria non c'è nessuna società possibile, non c'è nessun valore da condividere, non c'è nessun progetto da costruire.
Si deve intervenire e si deve farlo subito. Altracatanzaro chiede che a farlo siano il Comune di Catanzaro,
la Provincia di Catanzaro e la Regione Calabria
e chiede che il Ministero della Giustizia proceda il più rapidamente possibile a predisporre un nuovo bando ove questo, come crediamo, fosse necessario.
Chiunque voglia aderire a questo appello può farlo scrivendo
info@altracatanzaro.it
postato da: clandestino30 alle ore 12:12 | link | commenti
categorie: news
giovedì, 23 novembre 2006

Relazione DIA

RELAZIONE DIREZIONE INVESTIGATIVA ANTIMAFIA relativa al primo semestre del 2006

MINISTERO DELL’INTERNO

DIREZIONE INVESTIGATIVA ANTIMAFIA

ATTIVITA’ SVOLTA

E

RISULTATI CONSEGUITI

1° semestre 2006

1

PREMESSA

La presente relazione, riferita al periodo 1° gennaio - 30

giugno 2006 e redatta ai sensi dell’art. 5 del decreto

legge 29 ottobre 1991 n. 345, convertito, con

modificazioni, nella legge 30 dicembre 1991, n. 410, si

compone di due parti:

·  la prima dedicata all’attività svolta ed ai risultati conseguiti dalla

DIA;

·  la seconda riferita alle progettualità ed alla strategia operativa

futura della Direzione.

Alla luce del quadro normativo di riferimento1 la DIA ha svolto

investigazioni preventive, analisi su gruppi criminali autoctoni ed

allogeni, nonché indagini di polizia giudiziaria relative a delitti di

associazione di tipo mafioso o comunque ricollegabili alla previsione

di cui all’art. 416 bis del codice penale.

Avuto riguardo, poi, agli obiettivi strategici individuati dalla Direttiva

Generale per l’attività amministrativa e per la gestione relativa al

2006, emanata dal Ministro dell’Interno il 3 marzo 2006, il Capo della

Polizia - Direttore Generale della Pubblica Sicurezza, con decreto del

14 aprile 2006, fermo restando l’espletamento dell’attività

istituzionale ordinaria, ha assegnato alla DIA l’obiettivo operativo di

Proseguire le attività di monitoraggio attribuite a livello centrale

alla D.I.A. per la prevenzione e repressione di tentativi di infiltrazione

mafiosa negli appalti relativi alle cd. “21 Grandi Opere””, nonché ha

chiamato la Struttura interforze a concorrere, tra l’altro, all’obiettivo

operativo - affidato alla Direzione Centrale della Polizia Criminale - di

1 Art.3 della legge n.410/91.

2

Ottimizzare l’aggressione ai patrimoni illeciti attraverso la selezione

degli obiettivi, la condi visione delle informazioni ed il monitoraggio

dell’azione di contrasto”.

3

PARTE I

ATTIVITÀ SVOLTA E RISULTATI CONSEGUITI

4

1. Aggressione ai patrimoni mafiosi

Non vi è dubbio come, nell’azione di contrasto alla criminalità

organizzata, l’attività volta al sequestro ed alla confisca dei patrimoni

illecitamente accumulati costituisca, ormai, un punto fermo di sicura

rilevanza.

Proprio in questa ottica la DIA, nel corso del primo semestre del 2006,

ha profuso un intenso sforzo investigativo, avviando la realizzazione

di innovativi e specifici progetti nel settore delle misure di

prevenzione, i cui dettagli verranno illustrati nel prosieguo, che hanno

consentito, oltre una marcata implementazione della specifica attività

con riferimento al numero delle proposte inoltrate ai Tribunali, anche

il conseguimento di considerevoli risultati avuto riguardo alla

consistenza dei valori patrimoniali sottratti alla criminalità mafiosa.

In particolare, l’attività (cfr. infra la tabella riassuntiva) ha consentito,

nel primo semestre di quest’anno, di inoltrare 63 proposte di

applicazione di misure di prevenzione personali e patrimoniali di cui:

- 21 a firma del Direttore;

- 42 quale frutto del lavoro svolto su delega delle Direzioni

Distrettuali Antimafia.

I sequestri di beni, effettuati ai sensi della legge 31 maggio 1965, n.

575 e succ. mod. ed integrazioni, ammontano ad un valore

complessivo pari a 44.845.000 euro.

Le confische, effettuate in forza della predetta legislazione antimafia

ed ai sensi dell’art. 12 sexies del D.L. 306/1992, sono pari a

14.315.000 euro.

5

I sequestri preventivi, intervenuti nel corso delle indagini di poliz ia

giudiziaria, hanno colpito beni mobili ed immobili per un valore di

174.253.000 euro.

Ne consegue che il valore complessivo dei beni sottratti alle cosche è

di 233.413.000 euro circa.

2. Antiriciclaggio

Come noto, ai sensi del D.L. 3 maggio 1991, n.143, concernente

“Provvedimenti urgenti per limitare l’uso del contante e dei titoli al

portatore nelle transazioni finanziarie a scopo di riciclaggio”,

convertito nella legge 5 luglio 1991, n. 197, il dispositivo di

prevenzione è composto dalle Autorità di vigilanza del settore, da

soggetti terzi rispetto all’amministrazione statale chiamati ad una

collaborazione attiva con le autorità di vigilanza e da soggetti

interessati alla vigilanza a fini investigativi, quali la Direzione

Investigativa Antimafia, il Nucleo Speciale di Polizia Valutaria e la

Direzione Nazionale Antimafia.

Esso è disciplinato da disposizioni rigorose e dettagliate in materia di

antiriciclaggio, peraltro in fase evolutiva, come illustrato nella seconda

parte della relazione.

Le segnalazioni di operazioni sospette rappresentano, dunque, il fulcro

della prevenzione dell’utilizzo del sistema finanziario a scopo di

riciclaggio ed i previsti approfondimenti garantiscono un adeguato

carattere di sistematicità all’attività di controllo sancita dalla legge.

Nell’ambito dell’attività prevista ai sensi dell’art. 3 del D.L. 143/1991

prima richiamato, la DIA, nel 1° semestre di quest’anno, ha trattato

6

6.570 segnalazioni di operazioni sospette, pervenute dall’Ufficio

Italiano Cambi, di cui n. 147 sono state trattenute per i successivi

sviluppi investigativi.

Da un esame comparato con i dati relativi allo stesso periodo dello

scorso anno, si rileva un trend in ascesa, stante il fatto che le

segnalazioni pervenute nel corso del primo semestre 2005 erano state

3534.

Con riferimento, poi, al flusso delle segnalazioni, continua ad essere

prevalente la percentuale di quelle provenienti dagli istituti di credito

allocati nel Nord Italia mentre, con riferimento alla tipologia dei

soggetti segnalanti, gli intermediari non bancari si collocano nelle

ultime posizioni (cfr. infra la tabella riassuntiva).

3. Appalti pubblici

Con riguardo ai tentativi di penetrazione della criminalità organizzata

nei circuiti legali dell’economia, un ruolo di rilievo va, senz’altro,

assegnato ai tentativi di infiltrazione criminale negli appalti pubblici,

come evidenziato dalle esperienze investigative che hanno dimostrato

come il mercato delle commesse pubbliche possa costituire una fonte

privilegiata di approvvigionamento di ricchezza e di profitti illeciti per

i sodalizi mafiosi.

In tale contesto la DIA svolge un ruolo centrale nel sistema di

monitoraggio degli appalti pubblici relativi alle cc.dd. “ Grandi Opere”

per la prevenzione e la repressione dei tentativi di infiltrazione

mafiosa - come diffusamente sarà illustrato nella seconda parte della

7

presente relazione - mediante l’attivazione di una innovativa

metodologia operativa orientata:

- all’incentivazione degli accessi ispettivi presso i cantieri;

- al supporto dell’attività prefettizia sul territorio con i monitoraggi

delle imprese incaricate della realizzazione delle opere;

- all’addestramento del personale impegnato nel progetto operativo

di controllo.

Conseguentemente, anche nel 1° semestre dell’anno in corso,

l’Osservatorio Centrale sugli Appalti, istituito presso il I Reparto

“Investigazioni preventive” della DIA per effetto della circolare del 18

novembre 2003 del Capo della Polizia - Direttore Generale della

Pubblica Sicurezza, ha proseguito nell’attività di analisi e di

coordinamento, in un’ottica di positiva ed oramai collaudata osmosi

info-operativa con i Gruppi Interforze operanti presso le Prefetture-

UTG, come previsto dal dispositivo previsto dall’art. 5, comma 3, del

D.M. 14 marzo 2003 del Ministro dell’Interno.

In particolare, la DIA, nel corso dei primi sei mesi del 2006, ha

effettuato 21 monitoraggi di imprese impegnate nei grandi lavori

pubblici, che hanno riguardato anche 337 società collegate. I soggetti

controllati sono stati 1.301.

In parallelo alla prefata attività di monitoraggio, è stata incentivata

l’attività di accesso ispettivo nei cantieri, espressamente prevista dal

D.M. sopraccitato, la cui pratica attuazione è affidata ai Gruppi

Interforze. L’Osservatorio centrale sugli Appalti ha anche coordinato

18 interventi operativi presso i cantieri, disposti dall’Autorità

prefettizia e condotti dalla DIA, dalle Forze di polizia territoriali e da

8

altri Organi istituzionali (Ispettorati del Lavoro, Aziende Sanitarie)

all’uopo interessati (cfr. l’allegata tabella illustrativa).

Gli esiti degli accertamenti esperiti hanno consentito alla Direzione di

avviare articolate investigazioni giudiziarie coordinate dai competenti

Pubblici Ministeri, nonché l’attivazione - proprio sulla scorta delle

risultanze degli accessi ispettivi adeguatamente approfonditi in sede

centrale - dei poteri di intervento antimafia del Prefetto ai fini

dell’adozione da parte delle competenti Stazioni Appaltanti dei

provvedimenti di rigore nei confronti delle imprese risultate

controindicate (rescissione dei contratti o revoca delle autorizzazioni

dei subappalti).

Altri provvedimenti di polizia ed amministrativi, per i settori di

specifico interesse, sono stati poi adottati dagli altri Organismi che

hanno partecipano agli accessi.

4. Attività di analisi dei fenomeni macrocriminali

E’ proseguita, anche per il decorso semestre, l’attività di analisi

“tattica” in ordine alle varie situazioni criminali sviluppatesi sul

territorio, nell’intento di orientare opportunamente l’attività

investigativa delle dipendenti Articolazioni periferiche.

In particolare, in tale contesto, la Direzione ha curato l’elaborazione di

uno studio specifico sulle “Presenze macrocriminali nelle province

lombarde” che, realizzato con il prezioso contributo informativo delle

locali Forze di polizia, analizza, per singola provincia, sia le tematiche

socio-economiche più sensibili sia le realtà criminali presenti sul

territorio, di matrice nazionale ed estera.

9

Inoltre, nel quadro delle attività di monitoraggio e di analisi strategica

dei fenomeni macrocriminali avviate dalla Direzione, particolare

impulso è stato impresso anche all’elaborazione di specifici lavori

rispondenti, tra l’altro, a più generali esigenze di collaborazione e di

condivisione del patrimonio informativo in subiecta materia con le

Autorità Centrali delle Forze di polizia e con la Direzione Nazionale

Antimafia.

In tale prospettiva sono state elaborate specifiche attività di analisi

sulle devianze criminali associative di etnia albanese e cinese, volte a

delineare, anche sulla base delle risultanze statistiche, le caratteristiche

delle fenomenologie delittuose, nonché a ricostruire la struttura e

l’operatività dei gruppi criminali, con particolare riferimento

all’incidenza sul territorio.

I suddetti studi sono poi confluiti nel più ampio alveo dell’attività di

analisi e di “intelligence” attivata presso la Dire zione Centrale della

Polizia Criminale, che ha avviato un preciso “iter” progettuale infooperativo,

a valenza interforze, volto proprio al monitoraggio delle

presenze criminali straniere in Italia.

Si tratta, a ben vedere, di metodologie di analisi dotate di particolare

concretezza ed efficacia poiché, in un quadro di condivisione degli

obiettivi, di concertazione e di interazione delle informazioni

possedute, permettono di approfondire adeguatamente quei fenomeni

delinquenziali che determinano maggiore allarme sociale,

consentendo, altresì, di individuare mirate soluzioni di intervento.

10

La DIA, conseguentemente, è intenzionata – in proiezione futura – ad

incentivare siffatte metodologie di analisi, investendo ulteriori risorse.

5. Investigazioni giudiziarie

Generalità

Nel primo semestre del 2006 la DIA ha concluso 26 indagini di polizia

giudiziaria - alcune delle quali sono state avviate d’iniziativa, mentre

altre sono state delegate dalle competenti Autorità Giudiziarie - e

sviluppato 268 operazioni di polizia giudiziaria, ancora in corso, che

riguardano rispettivamente:

- 127 cosa nostra;

- 48 camorra;

- 34 ‘ndrangheta;

- 24 criminalità organizzata pugliese;

- 35 altre associazioni di tipo mafioso nazionali e straniere.

A coronamento delle indagini concluse, sono state eseguite misure

cautelari nei confronti di 211 soggetti, di cui:

Ø 15 affiliati a “Cosa nostra”;

Ø 115 della camorra;

Ø 45 delle cosche calabresi;

Ø 18 della delinquenza organizzata pugliese;

Ø 18 delle mafie straniere.

Nella presente sezione vengono illustrate le attività svolte ed i risultati

conseguiti, nel periodo di riferimento, nell’ambito delle investigazioni

giudiziarie relative alle associazioni di tipo mafioso, condotte dalle

Articolazioni periferiche della DIA con il raccordo e supporto di

quelle centrali.

11

Le risultanze operative, di cui si riportano quelle più significative,

sono precedute da una sintetica disamina degli aspetti concernenti sia

le tradizionali organizzazioni criminali autoctone sia quelle di matrice

straniera.

Criminalità organizzata autoctona

Cosa nostra

Nel periodo in esame non sono stati rilevati significativi mutamenti

nelle regole strutturali di cosa nostra2.

L’estensione territoriale dei mandamenti, una volta esattamente

individuabili con riferimento al territorio geografico, ha subito dei

cambiamenti poiché alcune famiglie mafiose hanno esteso la loro

influenza nei territori limitrofi.

Nella distribuzione delle zone di influenza hanno prevalso le

“famiglie” piccole ed esenti dal fenomeno del pentitismo, mentre

maggiore peso, anche nelle decisioni interne, hanno assunto i vertici

provinciali.

Permane il fenomeno delle estorsioni, da considerare una delle pietre

miliari del percorso criminale delle “famiglie” mafiose, nonché

primaria fonte di sostentamento e di proventi illeciti, che è praticato

attraverso gli atti delittuosi prodromici, quali danneggiamenti ed

intimidazioni3.

2 Cosa nostra si fonda sempre sulla “famiglia”, nel cui ambito assumono fondamentale importanza

i legami di sangue, intesi quali criteri concretamente praticabili nell’individuazione e nella scelta

dei capi e dei gregari e che, in pratica, dovrebbero formare una “barriera” contro qualsiasi

tentazione di collaborazione con la giustizia. E’ proprio attraverso i rapporti parentali che sempre

più spesso la predetta organizzazione tenta di assicurare stabilità agli assetti ormai consolidati e di

garantire l’impermeabilità della stessa struttura mafiosa.

3 Le attività di indagine, purtroppo, continuano ad evidenziare l’atteggiamento da parte dei soggetti

sottoposti alla pressione estorsiva di non denunciare, di non collaborare alle indagini o addirittura

di negare le vessazioni economiche subite, anche dopo l’azione delle Forze di polizia.

12

L’assenza di conflittualità tra le cosche nelle province, oltre ad essere

effetto di una precisa strategia adottata da cosa nostra in Sicilia,

potrebbe essere determinata soprattutto dal ruolo incontrastato assunto

dai leader all’interno della stessa organizzazione.

Queste considerazioni sono ritenute valide anche dopo l’arresto,

avvenuto nell’aprile 2006, di Bernardo PROVENZANO, che era

riuscito nell’opera di mediazione tra i boss reclusi nelle carceri, con

regime ex art. 41 bis dell’ordinamento penitenziario, e i capi

emergenti interessati alla gestione immediata delle attività illecite sul

territorio.

Considerati gli enormi interessi in gioco, non appare verosimile un

cambiamento di tale strategia. La non belligeranza tra le cosche,

nonché la volontà mafiosa di non contrapporsi violentemente allo

Stato, appaiono essere le linee guida ritenute indispensabili per la

sopravvivenza, il continuo ammodernamento e l’ulteriore

rafforzamento dell’organizzazione4.

Il contesto criminale della città di Palermo appare estremamente

eterogeneo, poiché operano numerosi sodalizi di tipo mafioso, ognuno

dei quali esercita la propria influenza su ambiti territoriali ben

distinti5.

Anche il territorio provinciale mantiene la suddivisione territoriale in

mandamenti, tra i quali assume particolare rilevanza quello di San

Giuseppe Jato6.

Anche se si registra una velata pax mafiosa, non vanno sottovalutati

alcuni fattori potenziali di instabilità e crisi, in particolare

nell’agrigentino, dove alcuni omicidi perpetrati nel territorio di

4 Lo scarso numero di omicidi perpetrati nei territori del palermitano e del trapanese potrebbe

contribuire ad attenuare l’attenzione dell’opinione pubblica nei riguardi del pericolo mafioso.

5 A Palermo è sentita l’influenza di Salvatore LO PICCOLO, latitante da oltre vent’anni, il quale

esercita la sua leadership nei quartieri San Lorenzo, Tommaso Natale, Partanna Mondello,

Pallavicino e Cardillo,

6 Il mandamento risulterebbe retto dal latitante di spicco Domenico RACCUGLIA.

13

Ravanusa sembrano costituire indice dell’esistenza di una accesa faida

per il controllo dei traffici illeciti7.

Pur in presenza di fatti delittuosi, cosa nostra agrigentina tende a

rispettare la regola dell’“inabissamento”, tentando di imporsi

attraverso la consumazione dei tipici delitti di mafia.

In provincia di Trapani, dopo l’arresto nel 2005 di Francesco PACE,

reggente del mandamento del capoluogo, la situazione sembrerebbe

rimasta pressoché immutata e nulla fa presupporre che la leadership, a

livello provinciale, del latitante Matteo MESSINA DENARO possa

essere messa in discussione.

Segnali di tentativi di infiltrazione mafiosa nella Pubblica

Amministrazione sono stati rilevati a Castellammare del Golfo8.

Nella Sicilia centrale non sono stati registrati significativi mutamenti.

Il dato appare confermato anche per la sostanziale assenza di fatti

delittuosi eclatanti, a fronte della costante presenza di atti estorsivi e di

reati ad essi connessi (incendi, danneggiamenti ed altro).

Nella provincia di Caltanissetta l’organizzazione di cosa nostra,

dominata dalla leadership del boss detenuto Giuseppe “Piddu”

MADONIA, risulta sempre più protesa all’infiltrazione nel settore dei

pubblici appalti, alla gestione di attività economiche di qualificata

redditività tramite prestanome, al traffico di sostanze stupefacenti ed

alle estorsioni.

Anche nel territorio gelese sono confermati gli equilibri di forza tra i

gruppi di cosa nostra e quelli della stidda9. Immutata risulta l’azione

delle cosche nei settori estorsivi e del traffico di droga.

7 Si fa riferimento all’uccisione, in data 1° giugno 2006, del pregiudicato Angelo LENTINI,

ritenuto organico alla famiglia di Ravanusa, fratello di Giuseppe LENTINI (ucciso con analoghe

modalità in quel territorio nel maggio 2005) e all’omicidio, avvenuto il 23 aprile 2006, di Vito

ZAGARRIO, pastore, pregiudicato, indicato quale persona di fiducia del capo famiglia Luigi

BONCORI, in atto detenuto.

8 Al riguardo si rammenta lo scioglimento per infiltrazione mafiosa, nel marzo 2006, del consiglio

comunale di Castellammare del Golfo, disposto a conclusione del lavoro svolto dagli ispettori

prefettizi.

14

In provincia di Enna appare confermata l’egemonia di cosa nostra e

del boss detenuto “Piddu” MADONIA. Nel territorio perdura la

pressione estorsiva ai danni di imprenditori e commercianti, aggravata

da frange criminali provenienti dalle province di Catania e Messina.

Il territorio provinciale di Ragusa è stato interessato dall’insediamento

di soggetti di estrazione palermitana, mediante l’acquisto di fondi

rustici e l’avvio di aziende agricole. Infatti, considerato che il settore

agricolo costituisce il volano dell’economia provinciale iblea, attorno

ad esso sembrerebbero gravitare i principali interessi illeciti della

criminalità locale.

Nella Sicilia orientale si conferma il mosaico eterogeneo di formazioni

operanti sul territorio: SANTAPAOLA e MAZZEI, quali espressioni

di cosa nostra; i gruppi LAUDANI, PILLERA - CAPPELLO e

SCIUTO, quali espressione di una criminalità organizzata esterna a

cosa nostra, un tempo coagulata intorno al potente clan dei

CURSOTI, poi soppiantato dal gruppo SANTAPAOLA al termine di

una violenta guerra per il predominio sulle attività illecite10.

La criminalità catanese agirebbe attualmente in maniera coordinata,

segnalandosi alcuni contrasti brevi e cruenti, che ritornano con fasi

cicliche, ma che permangono confinati all’interno delle singole

formazioni. I clan etnei avrebbero così eliminato situazioni conflittuali

per ripristinare gerarchie accettate e per tornare a gestire le attività

illegali in un contesto contrassegnato dalla “pace mafiosa” e dal

bilanciamento delle forze in campo11.

9 In particolare, nell’ambito di cosa nostra gelese risulta egemone la “famiglia” facente capo al

latitante Daniele Salvatore EMMANUELLO.

10 Gli odierni equilibri criminali costituiscono quindi il punto di arrivo di decenni di contrasti,

alleanze, spartizione di settori d’influenza tra gruppi diversi.

11 Gli antichi conflitti tra gruppi rivali sarebbero stati ormai sostituiti da una politica di

composizione pacifica delle controversie. La rinuncia a forme evidenti di conflittualità armata non

sarebbe stata la conseguenza di una libera scelta sul piano strategico, quanto piuttosto un’opzione

resasi necessaria dall’azione repressiva delle Forze di polizia, che ha portato alla sostanziale

disarticolazione di molti dei clan originari.

15

Non si può escludere, però, che tale situazione di “tregua” fra sodalizi

criminali rivali possa degenerare secondo le forme già conosciute in

passato nella provincia etnea. In tale direzione, un fattore di

destabilizzazione può essere rappresentato proprio dall’eccessiva

frammentazione dei gruppi criminali e dalla mancanza di capi

riconosciuti dagli affiliati.

La realizzazione di grandi opere pubbliche potrebbe attirare gli

appetiti mafiosi catanesi, viste le cospicue risorse finanziarie messe a

disposizione.

La malavita catanese ha da tempo esportato in provincia di Siracusa

un modello criminale di tipo verticistico, rendendo i clan siracusani

subalterni ai sodalizi mafiosi catanesi12. In provincia risultano presenti

i gruppi APARO - TRIGILA e NARDO, mentre a Siracusa i poli di

aggregazione criminale sono costituiti dai gruppi ATTANASIO e di

“Santa Panagia”. Nel capoluogo si sono registrati vari fatti di natura

estorsiva, come evidenziato dagli episodi di danneggiamento, in

prevalenza incendiari, che hanno colpito alcune attività economiche e

qualche professionista.

Per quanto concerne la provincia di Messina, le peculiarità

geografiche e territoriali hanno comportato che l’area peloritana

divenisse la cerniera ideale fra le zone di tradizionale operatività delle

potenti organizzazioni mafiose dei territori vicini (cosa nostra e

‘ndrangheta).

La strategia mafiosa ha condotto alla progressiva trasposizione di

quello che era originariamente un semplice "patto di non belligeranza"

in una vera e propria forma di "coesione trasversale" tra i diversi

gruppi criminali, che prevede una sorta di reciproco sostegno e forme

di collaborazione, salvaguardando le rispettive aree di influenza. In

12 Le infiltrazioni dei gruppi catanesi erano già state riscontrate sia nella parte settentrionale della

provincia, a diretto contatto con il territorio catanese (Lentini, Floridia, Solarino ed Augusta) sia

nell’estrema propaggine sud-orientale del territorio siracusano (Noto, Avola e Pachino).

16

questa nuova fase evolutiva, si è avuto anche modo di assistere ad una

maggiore concentrazione delle attività criminali in poche associazioni

mafiose, essendo venuta meno l'eccessiva parcellizzazione dei gruppi

riscontrata in passato.

I legami con la ‘ndrangheta hanno funzionato da collante per

determinare l’autonoma aggregazione su base locale di personaggi

provenienti da diverse località calabresi (Africo, Melito Porto Salvo,

Seminara e Vibo Valentia) al fine della costituzione di un nuovo

consorzio criminale capace di operare anche in modo autosufficiente

rispetto alle determinazioni dei gruppi di primitiva appartenenza di

cui, comunque, hanno mutuato struttura, metodi operativi e

condivisione di valori criminali. Particolarmente solidi sono i legami

con cosche della locride.

Le più recenti acquisizioni probatorie hanno confermato che, anche in

provincia di Messina, uno dei principali interessi della criminalità

organizzata è rappresentato dal settore degli appalti pubblici.

Operazione “Gransecco”

Il Centro Operativo DIA di Caltanissetta, nel febbraio 2006,

continuando le indagini ed i riscontri sulle attività criminali di un

avvocato del Foro locale, principale imputato del procedimento

instaurato a suo carico per associazione per delinquere di tipo ma fioso,

ha evidenziato le responsabilità dello stesso e di altri quattro soggetti -

tutti poi colpiti da misure cautelari detentive in carcere - in ordine

all’omicidio di Domenico CALCAGNO, avvenuto nel maggio 2003.

Sempre nell’ambito della medesima indagine, nel maggio 2006 sono

state notificate ulteriori quattro ordinanze di custodia cautelare in

carcere in ordine al reato di estorsione aggravata a soggetti già colpiti

nello stesso procedimento dall’imputazione di associazione mafiosa,

alcuni dei quali facenti parte della “famiglia” mafiosa di Catania.

17

I fatti sono relativi ad una ingente richiesta di denaro operata nei

confronti di una società operante nel settore edilizio.

‘Ndrangheta

Negli ultimi tempi è emerso chiaramente lo spessore e l’importanza

che questa realtà criminale ha assunto nel panorama della criminalità

organizzata internazionale e transnazionale, portandola ad operare in

una posizione di quasi assoluto monopolio in Europa nel campo del

traffico di sostanze stupefacenti, soprattutto del tipo cocaina.

L’analisi del fenomeno criminale ha permesso di constatare l’interesse

che le ‘ndrine manifestano sia per le opere pubbliche, visti i

consistenti stanziamenti destinati alla Regione, sia per le tipiche

attività illecite, quali estorsioni, usura, riciclaggio.

Inoltre, è emersa la tendenza alla centralizzazione delle “famiglie”

della ‘ndrangheta che, da microcosmi a struttura familiare e

localistica, sembrano assumere i caratteri di cellule interdipendenti e

collegate al vertice da strutture sovraordinate presenti essenzialmente

nella provincia di Reggio Calabria.

Nel semestre in esame sono state numerose le operazioni di polizia

che, se da un lato hanno efficacemente contrastato le attività della

‘ndrangheta, dall’altro hanno confermato quanto asserito13.

13 Tra le più importanti investigazioni di polizia si segnalano le seguenti: quella condotta a termine,

nel gennaio scorso, dalla Questura di Milano, con l’arresto di 54 persone ritenute appartenenti alla

cos ca “PESCE - BELLOCCO”; l’operazione “ZAPPA 2”, sempre del gennaio 2006, condotta dalla

Polizia di Stato, che ha portato all’arresto di appartenenti alle famiglie “MAESANO -

PAVIGLIANITI - PANGALLO”; l’indagine denominata “REVENGE”, conclusa nel gennaio

2006 dalla Polizia di Stato, con l’arresto di 44 presunti appartenenti alla famiglia dei

“GAGLIANESI”; l’operazione “TSUNAMI 2”, del decorso mese di marzo, condotta dai

Carabinieri, che ha portato all’arresto di soggetti ritenuti vicini alla cosca “MAZZAFERRO”.

Di rilevante interesse, inoltre, è stata l’operazione “ARCOBALENO”, condotta a termine dalla

Squadra Mobile di Reggio Calabria il 21 marzo, che ha portato all’arresto di Salvatore RITORTO,

Domenico AUDINO, Domenico NOVELLA Domenico e Carmelo DESSI’, ritenuti appartenere al

gruppo di fuoco che ha perpetrato l’omicidio dell’Onorevole Francesco FORTUGNO,

Vicepresidente del Consiglio Regionale della Calabria. Tale gruppo di fuoco risulterebbe essere

direttamente riconducibile alla cosca mafiosa “CORDÌ”.

Il successivo 21 giugno sono stati arrestati, da Polizia e Carabinieri, Alessandro MARCIANO’,

caposala dell’ospedale di Locri, ed il figlio Giuseppe, ritenuti i mandanti di tale omicidio, che

sarebbe maturato nell’ambito della guerra da tempo in atto tra i due schieramenti facenti capo alla

cosca “CORDÌ” e ai “CATALDO”. In tale contesto, il 28 aprile 2006 il Consiglio dei Ministri,

18

Altro ambito su cui sono orientati gli interessi delle ‘ndrine è quello

dell’accaparramento dei flussi di denaro pubblico, sotto forma di

erogazioni assistenziali e previdenziali o di contributi comunitari per

la produzione agricola. Le risultanze di pregresse attività investigative

inducono a ritenere che parte delle erogazioni affluisca nelle casse

delle cosche mafiose.

Al riguardo, meritano particolare attenzione le attività connesse ai

nuovi investimenti per il porto di Gioia Tauro, nonché il piano che

prevede l'insediamento di un grande impianto per la rigassificazione

del gas naturale liquefatto.

Operazione “Epizefiri”

Sul fronte dell’aggressione ai patrimoni delle cosche calabresi, proprio

per contrastare la pericolosità di alcune ‘ndrine, la DIA ha avviato,

con il coordinamento della Direzione Centrale della Polizia Criminale

ed unitamente agli Organismi di polizia che operano in Calabria, una

vasta attività finalizzata all’individuazione ed alla successiva

neutralizzazione dei patrimoni mafiosi attraverso l’impiego degli

strumenti offerti dal Legislatore in materia di misure di prevenzione

patrimoniali e facendo ricorso ai peculiari ed incisivi poteri attribuiti

al Direttore della DIA in ordine agli accertamenti economicofinanziari.

E’ da evidenziare, altresì, che nell’ambito delle misure predisposte a

seguito dell’omicidio del Vice Presidente del Consiglio Regionale

della Calabria, Francesco Fortugno, è stato istituito presso il Centro

Operativo DIA di Reggio Calabria, su precise direttive del Capo della

Polizia -Direttore Generale della P.S., un apposito Gruppo

investigativo in materia di accertamenti economico-patrimoniali.

sulla base delle risultanze della Commissione di accesso alla A.S.L. di Locri, ha proceduto allo

scioglimento degli organi di vertice della stessa, essendo state riscontrate ingerenze da parte della

criminalità organizzata.

19

L’attività di tale Gruppo, in raccordo con le competenti Autorità

giudiziarie, ha dato consistenti risultati, sia sul fronte delle misure di

prevenzione patrimoniali, sia sul versante delle iniziative di carattere

ablatorio ai sensi dell’art. 12 sexies del D.L. 306/1992.

Fino al 30 giugno 2006 sono state inoltrate quarantuno informative,

con le quali sono state avanzate, all’Autorità Giudiziaria delegante,

proposte di sequestro di beni nei confronti di altrettanti soggetti.

Al momento, sono già stati emessi provvedimenti di sequestro di beni

per un valore complessivo di 5.535.500 euro.

Operazione “Starlight”

A seguito delle investigazioni iniziate nell’aprile 2004, scaturite

dall’arresto di un latitante croato, il Centro Operativo DIA di Reggio

Calabria lo scorso 30 giugno ha eseguito un provvedimento restrittivo,

emesso dal GIP presso il Tribunale di Reggio Calabria, a carico di

trentaquattro individui, quattro dei quali resisi irreperibili, chiamati a

rispondere del reato di associazione per delinquere finalizzata alla

truffa, all’usura, al falso, alla ricettazione, alla contraffazione di sigilli

ed al riciclaggio di assegni rubati, il tutto con l’aggravante della

“mafiosità” di cui all’art. 7 della legge n. 203/91.

Camorra

In alcune aree della regione, caratterizzate da una realtà socioeconomica

degradata, l’impegno profuso dalle Forze di polizia

nell’attività di prevenzione e di repressione dei reati è stato orientato

verso due direttrici che spesso si intrecciano tra loro: la lotta alle

associazione criminali e il contrasto alle forme di illegalità diffusa.

Nel primo semestre del 2006 la conflittualità tra i vari gruppi appare

attenuata, come sembra indicare la diminuzione del numero degli

omicidi consumati rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente

20

(20 consumati nel 1° semestre 2006 a fronte dei 38 consumati del 1°

semestre 2005).

L’esistenza di numerose aggregazioni criminali, costituite da pochi

affiliati, disposte ad allearsi con il sodalizio al momento vincente, se

da un lato determina un inasprimento delle tensioni tra clan, dall’altro

ne accentua la capacità di sopravvivenza in ragione della loro capillare

presenza nei quartieri cittadini.

Le indagini condotte confermano la capacità imprenditoriale della

camorra, sempre più attiva nella gestione di attività economiche e

finanziarie finalizzate al riciclaggio dei proventi illeciti, soprattutto nel

settore immobiliare ed edilizio, nonché nella produzione e

commercializzazione di prodotti industriali contraffatti.

La camorra, imponendosi con gli strumenti tipici dell’associazione

mafiosa, tenta di controllare, direttamente o attraverso imprenditori

che prestano le loro strutture societarie ai clan, porzioni di “mercato”

che vanno dal parcheggio abusivo al calcestruzzo, dalla vendita

ambulante al commercio della carne, dal mercato dei fiori alla

produzione e vendita di capi di abbigliamento falsi.

La spiccata propensione imprenditoriale della camorra ha consentito

ad alcuni sodalizi (tra i quali si citano i clan napoletani “DI LAURO”,

“MAZZARELLA”, “MISSO”, “LICCIARDI”, il gruppo casertano

“ZAGARIA”, il clan “PANELLA - D’AGOSTINO” di Salerno) di

raggiungere posizioni di egemonia che, in alcuni casi, hanno

travalicato i confini nazionali. Anche all’estero, infatti, è stato

accertato che i clan campani sono in grado di commercializzare i loro

prodotti servendosi di una capillare rete di punti di vendita.

Gli interessi della camorra spaziano in tutti i settori dell’illecito, ma in

alcuni campi si assiste, rispetto al passato, ad una modifica del modus

operandi, come è avvenuto per le estorsioni ed il contrabbando di t.l.e.

Le prime sono oggi praticate, non più attraverso la richiesta a poche

21

vittime di consistenti somme di denaro ma, secondo un sistema

analogo a quello praticato in Sicilia, attraverso la sistematica richiesta

di somme meno ingenti a numerosi operatori economici. Il

contrabbando di t.l.e., invece, è gestito dai clan facendo del nostro

Paese la base operativa e di transito delle sigarette per altre nazioni

europee.

Anche nel ciclo dell’illecito smaltimento dei rifiuti sono forti gli

interessi della camorra che, frequentemente, vede coinvolti sia i

produttori dei rifiuti - che in tal modo realizzano ingenti risparmi

rispetto ai costi che comporterebbe l’osservanza delle norme poste a

tutela dell’ambiente - sia i titolari dei siti di destinazione finale,

discarica o centri di recupero ambientale.

La conferma che si tratti di un’attività che vede la partecipazione

anche di soggetti estranei alla criminalità organizzata è venuta, da

ultimo, dall’indagine denominata “Green”, conclusa dalla DIA di

Napoli nel gennaio 2006, che ha confermato i collegamenti tra

esponenti criminali e taluni esponenti politici locali.

Le aree campane maggiormente colpite da reati ambientali sono la

zona compresa tra i comuni di Giugliano, Qualiano e Villaricca, per la

provincia di Napoli e, per la provincia di Caserta, l’area compresa tra i

comuni di Casal di Principe, Villa Literno, Castelvolturno, Santa

Maria la Fossa.

Per quanto concerne l’immigrazione clandestina, la situazione risulta

immutata, essendosi rilevata la prevalente presenza di soggetti nordafricani,

cinesi ed albanesi, i cui rapporti con la criminalità locale si

sono naturalmente stratificati.

Per quanto concerne la realtà criminale partenopea, si è constatato che

i due cartelli “MISSO -MAZZARELLA - SARNO” e la cd.

“ALLEANZA di SECONDIGLIANO” si sono divisi buona parte dei

traffici illeciti della città e della provincia, dopo aver superato i

22

conflitti del passato ed imposto la pax mafiosa anche ai gruppi

satelliti.

Tra i fautori di questo assetto si colloca Ciro MAZZARELLA, alias

“‘O Scellone”, uno dei capi storici della camorra partenopea che

avrebbe stretto accordi con la famiglia “LICCIARDI” ed i gruppi ad

essa collegati.

Una zona ancora ad alta tensione è l’area controllata dal clan “DI

LAURO”, come attestano gli omicidi consumati nel semestre corrente

in pregiudizio di quattro affiliati al clan “DI LAURO” e di un affiliato

al gruppo degli “SCISSIONISTI”.

Qualche ripercussione potrà avere la scarcerazione, avvenuta il 6

giugno, di Vincenzo DI LAURO, figlio del capo clan Paolo e suo alter

ego, avvenuta per un vizio di forma dell’ordinanza di custodia

cautelare. La latitanza del DI LAURO potrebbe aiutare l’omonimo

sodalizio a riorganizzarsi, anche se la maggior parte degli affiliati sono

transitati nel gruppo degli “SCISSIONISTI”.

Tensioni si sono registrate nella zona centrale del capoluogo campano,

dove è proseguita una guerra interna al clan “MISSO” del rione

Sanità, causata da una frangia di scissionisti facenti capo a Salvatore

TORINO, detto “’O gassusaro”, iniziata alla fine del 2005 con 5

omicidi in soli quindici giorni e continuata nei primi mesi del 2006

con l’assassinio di altri 4 scissionisti. La faida si è interrotta con

l’arresto, avvenuto il 17 marzo, di 20 pregiudicati tra cui il capo degli

scissionisti Salvatore TORINO.

Mentre sono stabili gli assetti criminali nella provincia di Napoli, in

quella di Caserta permane il predominio del clan dei “CASALESI”.

A Salerno sono presenti due contrapposte organizzazioni criminali

nate dalla scissione dello storico clan “PANELLA - D’AGOSTINO”,

dedite principalmente alle estorsioni, all’usura, alla gestione delle

scommesse clandestine ed all’installazione di slot machine.

23

Gli affiliati ai citati clan sono stati destinatari di provvedimenti

restrittivi e conseguenti sequestri preventivi di numerosi beni mobili

ed immobili, frutto delle illecite attività, che hanno evidenziato la loro

spiccata connotazione imprenditoriale nel reinvestire in esercizi

commerciali situati anche in altre località della penisola.

Ad Avellino e Benevento la cattura avvenuta nei primi mesi del

corrente anno di elementi di spicco degli omonimi clan, PAGNOZZI

Gennaro, PAGNOZZI Domenico e CAVA Antonio, hanno favorito il

mantenimento di una situazione della pax mafiosa.

Operazione “Dioscuri”

Il 24 maggio 2006 il Centro Operativo di Napoli, con la

collaborazione degli organismi territoriali delle Forze di polizia, ha

dato esecuzione a 28 ordinanze di custodia cautelare in carcere,

emesse dal locale GIP, a carico di altrettanti soggetti, chiamati a

rispondere a vario titolo dei reati di cui agli artt. 648 c.p, 648 bis c.p.,

648 ter c.p. e 12 quinquies del decreto legge n. 306/92, convertito,

con modificazioni, nella legge n. 356/92, tutti commessi con

l’aggravante di cui all’art. 7 del decreto legge n. 152/91, convertito,

con modificazioni, nella legge n. 203/91.

Tra i soggetti colpiti dal provvedimento restrittivo figurano due

personaggi di spicco dell’organizzazione camorristica dei

“CASALESI”, ambedue già detenuti, nonché un noto boss della

malavita romana ed i suoi tre figli.

L’indagine ha svelato le nuove metodologie utilizzate dalla predetta

organizzazione camorristica per riciclare e reimpiegare le ingenti

somme di danaro, frutto delle molteplici attività illegali gestite dalla

cosca mafiosa.

24

Operazione “Finale”

Il 5 gennaio 2006, personale dell’articolazione DIA di Napoli ha tratto

in arresto un affiliato al noto clan FABBROCINO14, risultato essere il

“custode” di un arsenale, nella disponibilità del predetto gruppo

criminoso, costituito da un consistente numero di armi e munizioni,

rinvenute e sequestrate in un terreno sito in località Terzigno (NA).

Nel prosieguo delle attività, nel maggio 2006, veniva data esecuzione

a 9 misure cautelari detentive nei confronti di altrettanti soggetti,

affiliati al menzionato sodalizio criminale, ritenuti responsabili di

associazione di tipo mafioso, estorsione, ricettazione, usura e fittizia

intestazione di beni. Tra i soggetti raggiunti dal provvedimento figura

lo stesso capo clan, Mario FABBROCINO, già tratto in arresto dalla

DIA il 14 agosto 2005.

Operazione “Green”

La vasta investigazione giudiziaria, finalizzata a reprimere l’ingerenza

della criminalità organizzata campana nel sistema di smaltimento dei

rifiuti tossici, ha permesso al Centro Operativo DIA di Napoli, lo

scorso 4 gennaio, di dare esecuzione ad una misura cautelare di natura

detentiva a carico di un imprenditore operante nel settore dello

smaltimento dei rifiuti urbani e tossici, chiamato a rispondere di

associazione di tipo mafioso, estorsione, truffa aggravata ai danni

dello Stato, falsità ideologica e materiale ed altro.

Successivamente, la DIA, in collaborazione con le Forze di polizia

territoriali, ha dato esecuzione ad ulteriori 16 provvedimenti, emessi

dal medesimo GIP, nei confronti di altrettanti soggetti chiamati a

rispondere di analoghi illeciti penali, nonché - per due di essi - di

corruzione e falsità ideologica, per una vicenda relativa ad irregolarità

14 Il gruppo camorristico “FABBROCINO” in passato, com’è noto, è stato oggetto di molteplici e

tecnologicamente avanzate indagini di polizia giudiziaria esperite, con successo, dalla DIA anche

in contesti internazionali.

25

riguardanti la costituzione della commissione di collaudo

nell’impianto di produzione del combustibile derivato dai rifiuti

(CDR) della Regione Campania.

In tale contesto operativo, inoltre, sono stati complessivamente

sottoposti a sequestro preventivo beni mobili ed immobili per un

valore di circa 80 milioni di euro.

Operazione “Spartacus 3”

A seguito di un’articolata indagine riferita ad una serie di delitti di

mafia consumati nel territorio regionale campano, il 22 giugno scorso

personale della DIA ha dato esecuzione ad una misura cautelare

detentiva, disposta dal GIP di Napoli, nei confronti di un personaggio

di primo piano di un’associazione di tipo mafioso.

Operazione “Faretra”

L’indagine, relativa ad un clan della camorra attivo in Campania, ha

permesso al Centro Operativo DIA partenopeo, il 26 giugno 2006, di

eseguire un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal GIP

di Napoli, nei confronti di un affiliato ad un clan sottoposto ad

indagini di polizia giudiziaria, ritenuto responsabile di omicidio ed

altro.

Operazione “Gusto”

Il 28 giugno 2006, la DIA di Napoli ha localizzato e tratto in arresto, a

Torre Annunziata (NA), il latitante Antonio GIUGLIANO, alias “O’

Savariello”, capo dell’omonimo clan della camorra, colpito da un

ordine di esecuzione per espiazione pena a seguito di condanna per

associazione di tipo mafioso.

Nel medesimo contesto operativo, oltre ad essere stato arrestato anche

un altro individuo per favoreggiamento aggravato, sono state

26

sequestrate armi, munizioni, apparati radio-trasmettitori, rilevatori

scanner, documenti d’identità falsi, vari beni mobili di valore, valuta e

diversa documentazione utile ai fini investigativi.

L’attività scaturisce da indagini sul gruppo mafioso GIUGLIANO,

attivo nei territori di Poggiomarino, Boscoreale, Scafati ed aree

limitrofe, quale articolazione del sodalizio camorristico capeggiato da

boss Mario FABBROCINO.

Operazione “Spore”

Il 9 marzo 2006 la Sezione Operativa DIA di Salerno ha dato

esecuzione a 32 ordinanze di custodia cautelare in carcere emesse dal

GIP presso il locale Tribunale, nei confronti di altrettanti soggetti

chiamati a rispondere dei reati di associazione di tipo mafioso,

estorsione, gioco d’azzardo, traffico di stupefacenti, detenzione e

porto illegale di armi, tentato omicidio ed altro.

L’attività investigativa, incentrata sulle attività criminali poste in

essere in Salerno da esponenti dei clan camorristici PANELLA -

D’AGOSTINO, ha portato, anche, al sequestro preventivo di numerosi

beni mobili e immobili.

Criminalità organizzata pugliese

I clan presenti sul territorio pugliese, nonostante le numerose ed

incessanti operazioni di polizia giudiziaria, continuano a

contraddistinguersi principalmente per la rigenerazione e

riorganizzazione delle proprie strutture criminali. Infatti, tali sodalizi

possono contare sulla particolare presenza di numerosi “aggregati

criminali” cui attingere per la sostituzione degli affiliati detenuti.

La situazione della criminalità pugliese, anche nel periodo di

riferimento, appare altamente complessa a causa dei conflitti in seno

alle consorterie, dei tentativi di accaparramento dei finanziamenti

27

pubblici, dell’attiva e persistente partecipazione alle attività dei clan

da parte della componente femminile (soprattutto nel barese), nonché

dei perduranti collegamenti tra criminali detenuti ed affiliati in libertà.

Per le organizzazioni criminali pugliesi, le principali fonti di guadagno

continuano ad essere rappresentate dalla gestione del racket delle

estorsioni e del traffico di sostanze stupefacenti, con una specifica

attenzione al gioco d’azzardo. Le scommesse clandestine, infatti,

collegate alle corse di cavalli e, in particolare, alla gestione di

videopoker, nel semestre in esame hanno rappresentato una delle

attività privilegiate dalle consorterie, soprattutto di quelle baresi e

foggiane.

Nel periodo di riferimento i consistenti sequestri patrimoniali

effettuati ai sensi della legislazione antimafia, oltre a privare di introiti

illeciti gli appartenenti ai vari sodalizi, hanno evidenziato la loro

propensione agli investimenti, sia in attività illecite (in particolare

società legate ai c.d. videopoker) sia in attività di copertura (immobili

e quote societarie).

Particolare attenzione merita il fenomeno degli illeciti nella Pubblica

Amministrazione che, avendo raggiunto particolari connotazioni

negative, ha indotto la Procura della Repubblica di Foggia a costituire

un apposito pool investigativo.

Nel capoluogo, i clan “storici” dei “CAPRIATI - RIZZO -

LORUSSO”, “STRISCIUGLIO - DE FELICE - CALDAROLA”, “DI

COSOLA”, “TELEGRAFO - MONTANI” ed i “DIOMEDE -

MERCANTE” hanno dimostrato quella capacità di rigenerarsi, di cui

si è fatto cenno, nonostante i colpi inferti dalle numerose inchieste

giudiziarie.

Il sodalizio “PARISI”, stante la lunga detenzione del capo clan,

attraverso frange criminali contigue ai suoi luogotenenti, continua a

28

gestire le attività illecite, prima fra tutte il traffico di sostanze

stupefacenti, nei quartieri Japigia e Madonnella.

Il clan “CAPRIATI”, unitamente all’emergente frangia criminale

costituita dal gruppo “RIZZO - LORUSSO”, seguiterebbe a

contrastare l’espansionismo della consorteria “STRISCIUGLIO - DE

FELICE-CALDAROLA”, per il controllo delle attività illecite in

alcuni quartieri del capoluogo.

Nel quartiere San Paolo i gruppi rivali “TELEGRAFO - MONTANI”

e “DIOMEDE - MERCANTE”, artefici già dal 2002 di una lunga

disputa armata, hanno ripreso a fronteggiarsi con l’intento di assumere

il controllo delle attività illecite nel quartiere.

Da sottolineare, infine, che nel sud barese non si segnalano gruppi di

tipo mafioso. La maggior parte dei reati perpetrati appaiono, infatti,

ascrivibili alla c.d. “criminalità diffusa”, opera di nuove leve spesso

incensurate.

Nell’area di Barletta - Andria - Trani l’interesse delle organizzazioni

criminali è analogo a quello che si registra nella provincia di Bari.

Alcune inchieste giudiziarie hanno, inoltre, evidenziato collegamenti

tra clan della provincia ofantina e personaggi di spicco operanti nel

foggiano. Le principali attività sono lo spaccio ed il traffico di

stupefacenti, nonché i delitti contro il patrimonio; sono altresì emerse,

perpetrate sempre da appartenenti ai clan, alcune attività illecite

finalizzate all’accaparramento di finanziamenti pubblici per il tramite

di finte cooperative agricole e commerciali.

Nel capoluogo dauno la situazione risulta apparentemente calma,

anche se vengono registrati segnali di riorganizzazione delle due

consorterie presenti sul territorio foggiano: le c.d. “batterie” criminali

dei “SINESI” e dei “TRISCIUOGLIO - PRENCIPE - MANSUETO”.

Nel Salento alcune importanti attività investigative hanno

ridimensionato l’operatività delle vecchie strutture criminali, decimate

29

da numerosissimi arresti e dalle defezioni di alcuni esponenti di spicco

che hanno iniziato a collaborare con la giustizia. I vari sodalizi

sembrerebbero attraversare una fase particolarmente delicata sotto

l’aspetto associativo/organizzativo. Infatti, si è registrato un clima di

“incertezza” tra coloro che sono scampati ai provvedimenti e quelli

scarcerati, che ha dato luogo ad una progressiva frammentazione.

Oltre alla recrudescenza del fenomeno estorsivo, i clan sono dediti al

traffico e allo spaccio di stupefacenti, che vede coinvolto un numero

crescente di incensurati e minorenni. Per l’approvvigionamento

dall’estero si confermano i contatti operativi tra albanesi e gruppi

criminali salentini: questi ultimi avrebbero assunto un ruolo di

collegamento tra trafficanti albanesi e rappresentanti di alcune ‘ndrine

calabresi.

Particolare atte nzione meritano gli attentati incendiari perpetrati ai

danni di alcune cooperative di agricoltori che hanno in gestione i

terreni sequestrati alle organizzazioni mafiose.

Nella città di Lecce, gli appartenenti ai vecchi gruppi criminali

sembrano mirare alla riorganizzazione dello sgominato clan

“CERFEDA”, al fine di monopolizzare la gestione del traffico e dello

spaccio degli stupefacenti in città. Forte è il rischio che detta fazione

possa entrare in contrasto con un altro gruppo criminale che opera

nello stesso settore in città. Un particolare clima di conflittualità si

sarebbe creato nel basso Salento tra gruppi criminali in formazione e

vecchi affiliati dell’ex sodalizio dei “GIANNELLI”.

La città di Brindisi è stata colpita da alcuni episodi delittuosi, da

inquadrarsi come “regolamenti di conti” tra clan nell’ambito dello

spaccio di stupefacenti. Si è, inoltre, verificata una recrudescenza, in

particolare nel capoluogo, di attentati dinamitardi ed incendiari in

danno di numerosi operatori commerciali. Tali avvenimenti

potrebbero essere diretta conseguenza dei tentativi di un sodalizio

30

criminale emergente, composto da pregiudicati e giovani incensurati,

intenzionato ad egemonizzare le varie attività illecite del territorio

brindisino.

La criminalità tarantina, privata degli elementi di vertice, conferma

uno scenario frammentario e disorganico, favorendo l’operatività

autonoma di piccoli gruppi in più ristrette aree di influenza.

Operazione “Dolmen”

Il 28 gennaio 2006, personale della DIA di Bari ha eseguito 12 misure

cautelari in carcere, emesse dalla Corte di Assise di Trani nei confronti

di un sodalizio di stampo mafioso operante nel nord barese e diretto

dal noto collaboratore di giustizia Salvatore ANNACONDIA.

Il successivo 9 giugno si è costituito, presso gli uffici DIA del

capoluogo pugliese, un latitante colpito da ordinanza di custodia

cautelare in carcere emessa il 28 gennaio 2006 dalla Corte d’Assise di

Trani.

Criminalità organizzata allogena

Generalità

La fenomenologia delittuosa di tipo associativo espressa dai devianti

extracomunitari, nel corso dei primi sei mesi del 2006, appare, come

in passato, incentrata sul traffico di stupefacenti e di esseri umani

finalizzato allo sfruttamento della prostituzione e del lavoro nero,

nonché sui reati contro il patrimonio.

A fianco delle tipiche attività delittuose, ne risultano altre meno

appariscenti ma sicuramente degne di attenzione per la possibile

portata criminogena dei comportamenti. Ci si riferisce, in particolare,

agli illeciti connessi ai flussi finanziari, sia in entrata che in uscita, che

celano talora attività di riciclaggio.

31

Criminalità albanese

Chiari riscontri al fenomeno di un associazionismo in forma stabile

vengono dall’esame delle numerose attività di polizia giudiziaria

condotte avverso le compagini albanesi, che arrivano a fronteggiarsi

per il dominio degli illeciti affari. Esse continuano ad avere un ruolo

determinante nel traffico degli esseri umani finalizzato allo

sfruttamento sessuale, in quello di ingenti quantitativi di stupefacenti,

a cui risulta complementare quello di armi (in genere piccole

forniture), ed infine nei reati contro il patrimonio.

Grazie al particolare radicamento nel “Vecchio Continente”, i vertici

dell’organizzazione preferiscono rimanere in madrepatria dove

possono gestire più facilmente i rientri dei capitali illecitamente

acquisiti.

Criminalità cinese

Il monitoraggio di una serie di eventi delittuosi e delle conseguenti

attività di contrasto consente di delineare una realtà associativa

criminale “immanente” alla realtà comunitaria cinese nella nostra

Penisola, avvalorato peraltro nel corso degli anni da diversi assunti

giudiziari anche nei termini previsti dall’art. 416 bis del codice penale.

In passato quel sistema criminale rimaneva circoscritto al gruppo

sociale di origine, peraltro fortemente settoriale, ed era incentrato su

una aggressione che si esplicitava essenzialmente al suo interno,

essendo dedito alle estorsioni, alla gestione del gioco d’azzardo,

dell’immigrazione clandestina e dei conseguenti sequestri di persona a

scopo di estorsione.

Parallelamente alla disponibilità di manodopera clandestina è cresciuta

anche la contraffazione dei marchi, la commercializzazione di prodotti

- alimentari, medicali ed elettronici - non conformi alla normativa

32

comunitaria, in parte prodotti sul territorio italiano, ma soprattutto

importati dalla madrepatria e riversati sul mercato nazionale, talvolta

dopo le manomissioni finali dei marchi da parte di ditte collegate a ciò

specializzate.

Dalle analisi sulle più recenti attività di polizia giudiziaria emerge

anche l’orientamento della criminalità cinese ad occupare settori in cui

tendenzialmente operano altri gruppi malavitosi, in particolare quello

del traffico di droghe sintetiche.

Criminalità magrebina

Gli approfondimenti investigativi confermano che i malavitosi

originari del Maghreb sono essenzialmente dediti ai reati inerenti agli

stupefacenti ed a quelli contro il patrimonio. La maggiore interazione

con altri gruppi criminali autoctoni ed etnici (in particolare, come già

riportato, albanesi) nella gestione della droga li ha spinti verso il

controllo di flussi di stupefacenti più consistenti, che provengono dalla

madrepatria, dalla Spagna e dai Paesi Bassi.

Criminalità nigeriana

Le compagini criminali composte da cittadini nigeriani risultano

“parti” di un sistema criminale organizzato, che permette ai singoli

componenti delle consorterie di muoversi con facilità sul territorio

nazionale ed europeo, potendo contare sull’appoggio di una rete di

complicità.

Le associazioni malavitose nigeriane presenti sul nostro territorio

hanno sempre pervaso la propria attività di ritualità magiche e

fideistiche, attraverso i riti voodoo, al fine di costringere le giovani

donne vittime, dello sfruttamento sessuale.

33

Illuminante per la suddetta ricostruzione analitica è stata l’operazione

convenzionalmente denominata “Mylord”15, che ha fatto luce sulla

presenza di due associazioni – alle quali è stata contestata la mafiosità

– che erano dedite al traffico di stupefacenti, allo sfruttamen to della

prostituzione ed alla consumazione di delitti contro il patrimonio.

Criminalità sudamericana

Il traffico di cocaina rimane il settore privilegiato della criminalità

sudamericana, come dimostrano, anche nel semestre in esame, i

frequenti arresti di corrieri effettuati negli aeroporti intercontinentali

della Penisola.

Di estrema attualità, specialmente in alcune città dell’Italia

settentrionale, risulta essere la problematica relativa alla presenza di

gang di giovani sudamericani che appaiono essere “filiazioni” di

bande formatesi nei Paesi di prima emigrazione dell’America del

Nord16.

L’attività delinquenziale delle predette gang si concretizza nella

perpetrazione di una molteplicità di delitti che spaziano dalle

estorsioni alle rapine, ai furti, alle risse, alle lesioni personali, ai

sequestri di persona ed alle violenze sessuali ai danni delle donne dei

gruppi avversari17.

15 L’investigazione giudiziaria è stata condotta nel gennaio 2006 dai Carabinieri e dalla Guardia di

Finanza di Torino.

16 Le bande più numerose e meglio organizzate sono quelle dei Latin King e dei Comando, la

prima formata principalmente da ecuadoriani e la seconda da peruviani, anche se la distinzione

etnica non rappresenta un dato ineludibile. La banda dei Latin King milanese è strettamente

collegata alle filiali liguri di Genova e Chiavari, luoghi ove operano altri esponenti di spicco di

quella che potrebbe essere definita la propaggine italiana di tale gruppo criminale, fondato alla fine

degli anni ’40 a Chicago da cittadini portoricani con l’obiettivo di trasformare il mondo in una

nazione latina.

17 Come rilevato da un’indagine giudiziaria condotta dalla Questura di Milano, che nel maggio

2006 ha eseguito n. 27 o.c.c.c. a carico di giovani ecuadoriani e peruviani.

34

Criminalità turca

Oltre agli ormai consu eti traffici di eroina, quasi sempre cospicui,

transitanti attraverso il porto di Trieste e diretti nella maggior parte dei

casi in Germania, sembra consolidarsi la tendenza delle organizzazioni

turche ad operare anche nel settore della cocaina da destinare a Paesi

medio-orientali, come dimostrato, tra l’altro, dall’arresto all’aeroporto

di Malpensa, nel febbraio scorso, di un turco in compagnia di un

cittadino della Repubblica Dominicana, provenienti da Caracas e

diretti ad Instanbul, in possesso di quattordici chilogrammi di cocaina

nascosta nelle valigie.

Criminalità rumena

Oltre ai più volte comprovati rapporti con la malavita autoctona,

finalizzati alla gestione del traffico di badanti, e con quella di etnia

alb anese per lo sfruttamento delle giovani donne dell’Europa dell’est -

che i malavitosi romeni provvedono a far arrivare non solo dalla

madrepatria ma sempre più spesso dalla vicina Repubblica Moldava

nonché dall’Ucraina - tale criminalità si conferma dedita, talvolta

anche in forme organizzate, ad attività illecite che vanno dalla

clonazione delle carte di credito e di bancomat alle rapine in ville.

Operazione “Alleanza”

Nel febbraio 2006, a Firenze è stato rintracciato e tratto in arresto un

soggetto di etnia cinese, resosi latitante a seguito di una misura

cautelare in carcere emessa nell’ambito di una vasta inchiesta nei

confronti di personaggi legati alla criminalità organizzata cinese.

All’interno dell’appartamento del latitante sono stati, altresì, sorpresi e

arrestati altri tre cittadini cinesi per detenzione di droga ed armi.

35

Operazione “Fier”

L’indagine, avviata nell’ottobre 2002, riguarda un pericoloso clan

criminale albanese dedito al traffico internazionale di droga

dall’Olanda verso l'Italia centrale e settentrionale.

La DIA toscana, in data 9 gennaio 2006, ha eseguito una misura

cautelare in carcere, emessa dal GIP presso il Tribunale di Firenze, per

i reati di cui agli artt. 73 del DPR n. 309/90, 81 e 110 c.p., nei

confronti un cittadino albanese.

Operazione “Skampa”

L’investigazione diretta a disarticolare alcuni clan albanesi attivi

nell’Italia centrale, lo scorso 12 marzo, ha permesso alla DIA di

Firenze di eseguire 4 provvedimenti di fermo di indiziato di delitto,

emessi dalla Procura della Repubblica - DDA di Firenze, nei confronti

di altrettanti cittadini albanesi, ritenuti responsabili dei reati di

associazione per delinquere finalizzata alla riduzione in schiavitù e di

favoreggiamento all’immigrazione clandestina.

Operazione “Flower 2004”

L’investigazione giudiziaria riguarda una vasta associazione criminale

di etnia albanese, operante in Piemonte, dedita principalmente al

traffico internazionale di sostanze stupefacenti.

Il 15 marzo 2006, la DIA di Torino ha eseguito 2 ordinanze di

custodia cautelare in carcere emesse dal locale GIP, nei confronti di

altrettanti soggetti ritenuti responsabili di violazioni agli artt. 73 ed 81

del D.P.R. 309/90.

36

Operazioni di contrasto al riciclaggio

Operazione “Terra nuova 2”

La DIA di Caltanissetta, su delega della locale DDA, ha condotto

un’investigazione giudiziaria nei confronti di numerosi soggetti

appartenenti a cosa nostra (cosche RINZIVILLO e EMANUELLO) e

alla stidda (cosche COSENZA e FIORISI), cointeressati, a vario

titolo, in diverse e rilevanti attività economiche. Le indagini, che

hanno consentito di individuare società e beni immobili formalmente

intestati a soggetti prestanome ma in realtà riconducibili alle citate

organizzazioni mafiose, hanno permesso di operare il sequestro, ai

sensi dell’art. 321 c.p.p., di beni immobili e società per un valore

complessivo superiore a 60 milioni di euro.

Nello stesso ambito, il Pubblico Ministero ha emesso informazione di

garanzia nei confronti di 47 persone, indagate per intestazione fittizia

di beni e quote societarie (art. 12 quinquies della legge n. 356/92), con

l’aggravante specifica di mafiosità ai sensi dell’art. 7 della legge n.

203/91.

Operazione “Summit”

Avviata nel 2004, l’indagine di polizia giudiziaria costituisce lo

sviluppo, sotto l’aspetto economico-patrimoniale, dell’operazione

“Alta mafia” condotta dalla Questura di Agrigento18. Recentemente,

l’attività investigativa ha consentito al Tribunale di Agrigento di

disporre il sequestro di terreni, fabbricati e società per un importo

stimato di quasi 8 milioni di euro.

Operazione “Vento”

18 La Polizia di Stato di Agrigento, il 29 marzo 2004, nell’ambito del proc. pen. 15681/00 D.D.A.

di Palermo, ha tratto in arresto quarantadue soggetti (quasi tutti originari di Canicattì), indagati per

associazione di tipo mafioso ed altri reati, colpiti da o.c.c.c. emessa dal GIP presso il Tribunale di

Palermo il 18 marzo 2004.

37

Negli ultimi mesi del 2005 la DIA di Milano ha avviato un’indagine

sul conto di Marco Rodolfo DEL VENTO, da tempo latitante,

soggetto collegato alla malavita organizzata attiva in Lombardia,

Lazio, Abruzzo e Marche.

Al termine delle investigazioni, il 27 aprile scorso, personale della

Direzione, con la collaborazione dei Carabinieri e della Polizia

spagnola, ha tratto in arresto il DEL VENTO a Palma di Majorca.

L’attività investigativa ha permesso, inoltre, di sequestrare, in sede

preventiva ai sensi dell’art. 321 c.p.p., al citato Del VENTO beni

mobili ed immobili per un valore complessivo di circa 8 milioni di

euro.

Sviluppo segnalazioni di operazioni finanziarie sospette

In tale settore d’intervento si evidenziano 2 operazioni scaturite dallo

sviluppo operativo di alcune segnalazioni pervenute dall’Ufficio

Italia no Cambi ai sensi dell’art. 3 della legge n. 197/91 e successive

modificazioni.

La prima, condotta dalla DIA di Bari, ha permesso di eseguire un

sequestro preventivo di beni mobili ed immobili per un valore di oltre

700.000 euro nei confronti di un soggetto, facente parte di

un’organizzazione criminale dedita alla produzione ed al traffico di

sostanze stupefacenti, nonché alla commissione di reati di sequestro di

persona e rapine.

La seconda ha permesso al GIP presso il Tribunale di Vicenza di

emettere 13 misure cautelari in carcere, per i reati di associazione per

delinquere finalizzata alla truffa aggravata e alla bancarotta

fraudolenta, nei confronti di altrettanti soggetti.

38

Nel medesimo contesto investigativo, che ha consentito di deferire

anche 15 persone in stato di libertà, sono stati sottoposti a sequestro

preventivo quattro edifici.

6. Relazioni internazionali

Premessa

Le attività svolte dalla DIA sono state indirizzate, oltre che al

consolidamento dei rapporti di collaborazione con gli omologhi

Organismi di polizia stranieri, anche all’espletamento delle attività

tecnico-giuridiche necessarie per le investigazioni, sia preventive che

giudiziarie, aventi proiezioni esterne ai confini nazionali.

Cooperazione multilaterale

Generalità

E’ proseguito, anche nel 1° semestre dell’anno in corso, l’impegno nel

campo della cooperazione multilaterale presso gli Organismi, le

Agenzie sovranazionali e le Istituzioni comunitarie, ove la DIA è stata

chiamata a fornire il proprio contributo specialistico.

Al riguardo, si riporta il quadro sinottico degli eventi occorsi nel

semestre attinenti alla cooperazione multilaterale.

Incontri

Ambito

In Italia Estero

Tot.

G8 – Lyon Group 2 2

Commissione Europea 4 3 7

Consiglio UE 1 1 2

Consiglio d’Europa 1 1

Interpol (Progetto Millennium) 1 1 2

Europol - 1 1

GAFI/FATF 2 2

Totale 7 10 17

39

Unione europea

Le attività svolte sono state indirizzate a sviluppare e consolidare il

quadro relazionale con i Paesi dell’Unione europea e, soprattutto, ai

“Piani di azione” adottati nell’ambito del Consiglio UE - Giustizia ed

Affari Interni, nonché alle attività dell’Ufficio Europeo di polizia –

EUROPOL.

Si è, pertanto, provveduto:

- ad assicurare un qualificato sostegno ad iniziative bilaterali e

multilaterali, anche di carattere seminariale, in materia di lotta

alla criminalità organizzata transnazionale, di riciclaggio di

capitali e di sistemi giudiziari europei;

- alla realizzazione di visite di studio di magistrati e funzionari dei

collaterali Organismi di polizia finalizzate, principalmente,

all’acquisizione di metodologie d’inda gine per la lotta al crimine

organizzato.

Commissione europea

La DIA ha partecipato al forum organizzato dalla Commissione

Europea e dal Ministero dell’Interno olandese sulla prevenzione del

crimine organizzato, tenutosi a Bruxelles il 2 febbraio 2006.

Inoltre, nei giorni 6 - 8 febbraio 2006 a Roma, la DIA è stata presente

agli incontri di studio, organizzati nell’ambito del Programma “AGIS”

dal Consiglio Superiore della Magistratura (CSM) sul tema: “Il

traffico di esseri umani: una nuova frontiera della cooperazione

giudiziaria europea per la lotta alla criminalità organizzata

transnazionale”.

Il 23 marzo 2006, a Bruxelles, alcuni funzionari della DIA hanno

partecipato alla successiva sessione del citato forum, focalizzato sulla

individuazione dei “Centri di eccellenza” per la formazione

professionale in tema di indagini finanziarie.

40

Nei giorni 10 - 12 aprile 2006, a Roma, personale della DIA ha

partecipato all’incontro di studio sulla “Protezione comunitaria

dell’ambiente attraverso il diritto penale”, programmato dal Consiglio

Superiore della Magistratura, sempre nell’ambito del Programma

“AGIS”.

Il 14 marzo 2006, nell’ambito del Programma “PHARE” e nel quadro

di un progetto della Direzione Nazionale Antimafia, la DIA ha

ospitato una delegazione di alti magistrati della Repubblica Slovacca

per una visita di studio.

Il 18 maggio 2006, personale della Direzione ha partecipato, a Parigi,

presso la Gendarmerie Nazionale, al Forum dell’Unione europea sul

crimine organizzato “Promozione dell’indagine finanziaria come

tecnica di polizia negli Stati Membri attraverso standard di formazione

minimi comuni”, finalizzato all’approfondimento dei temi

fondamentali del progetto della Commissione, quali le modalità di

finanziamento dei “Centri di eccellenza” e la ripartizione dei loro

compiti.

Il 30 maggio 2006, infine, alcuni rappresentanti della DIA sono

intervenuti alla riunione di coordinamento, tenutasi presso la Scuola di

Perfezionamento per le Forze di Polizia del Dipartimento della P.S.,

sugli esiti dei lavori svolti a Parigi il 19 maggio nel corso del forum

della Commissione Europea sulla promozione delle indagini

finanziarie.

Consiglio dell’Unione europea

E’ stato fornito un contributo all’Accademia Europea di Polizia

(CEPOL) sulla materia dei “Report on the Common Curricula”,

concernente l’elaborazione di moduli di formazione che, in termini

omogenei per i Paesi membri su determinate aree di materie, sono

41

finalizzati alla costituzione di uno standard formativo comune e

diversificato per l’approfondimento delle specifiche materie.

Funzionari della Direzione hanno partecipato, fornendo un contributo

alle attività di COSPOL (Comprehensive Operational Strategic Plan

for the Police), all’incontro del 7 marzo scorso sulla criminalità

organizzata albanese.

Dal 29 al 31 maggio 2006 personale della DIA ha presenziato alla

Conferenza “Future Trends on Crime”, organizzata a Helsinki e

Stoccolma dall’Accademia Europea di Polizia CEPOL.

La Direzione ha fornito il suo contributo alle attività del Ministero

dell’Economia e delle Finanze - Dipartimento del Tesoro, correlate

all’attuazione della Direttiva 2005/60/CE del Parlamento Europeo e

del Consiglio, relativa alla prevenzione dell’uso del sistema

finanziario a scopo di riciclaggio dei proventi di attività criminose e di

finanziamento del terrorismo.

Europol

Nell’ambito delle attività dell’Unità Nazionale Europol (UNE) alla

DIA è assegnato il ruolo di referente per le indagini correlate alla

criminalità di tipo mafioso.

La Direzione, che da tempo ha aderito agli “archivi di lavoro per fini

di analisi” aperti nel settore istituzionale di interesse, ha continuato a

fornire sostegno ai seguenti AWF:

- “COPPER”, su i sodalizi criminali di origine albanese, mediante

lo scambio di informazioni e con la partecipazione al meeting

tenutosi a L’Aja il 31 maggio 2006;

- “EE-OC TOP 100”, sulle organizzazioni criminali dell’Europa

orientale;

- “SUSTRANS”, in materia di ricic laggio di capitali e segnalazioni

di operazioni finanziarie sospette (Progetto “SATURN”).

42

La Direzione ha, altresì, fornito risposta alle attivazioni provenienti

dai desk dei Paesi membri, comunicando le informazioni desunte da

proprie attività investigative. Nella tabella successiva si riassumono i

dati d’interesse:

ATTIVAZIONI EUROPOL PERVENUTE

- 1° semestre 2006 -

Tipologia criminosa Numero Connessione con

criminalità organizzata

Stupefacenti 36 /

Armi/esplosivi 4 /

Riciclaggio 14 /

Tratta di esseri umani 3 /

Immigrazione clandestina 10 /

Frode e truffa 11 /

Crimine ambientale / /

Contrabbando 7 /

Altro 41 1

Totale 126 1

Consiglio d’Europa

Nel quadro di un progetto di assistenza tecnica in favore della

Repubblica di Macedonia adottato dal Consiglio ed a richiesta

dell’Ufficio Italiano dei Cambi, la Direzione ha ospitato una

delegazione di funzionari della FIU macedone - Money Laundering

Prevention Directorate , per una visita di studio sulle tematiche

relative al contrasto del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo.

Gruppo di azione finanziaria (GAFI - FATF)

Nel corso del semestre in argomento personale della DIA ha

continuato a partecipare nell’ambito della delegazione italiana

all’attività del GAFI/FATF - Gruppo di Azione Finanziaria

43

internazionale per la lotta al riciclaggio - con il quale collabora dal

1998.

Un funzionario della Direzione ha proseguito la propria attiv ità nel

rappresentare la Direzione quale Presidente del Gruppo di Lavoro

“Americhe, Europa e Africa/Medio Oriente” per l’individuazione dei

Paesi non cooperanti, sul piano internazionale, nella lotta al riciclaggio

di proventi di attività illecite.

In qualità di Presidente del Gruppo, il citato funzionario ha guidato

una delegazione del GAFI nella visita ispettiva in Nigeria per

verificare l’allineamento agli standard internazionali antiriciclaggio e

il rafforzamento delle azioni di prevenzione e lotta alla corruzione del

Paese africano, secondo le direttive del GAFI.

L’ufficiale ha, inoltre, partecipato alla sessione invernale dei lavori del

GAFI, tenutasi in febbraio a Città del Capo, sotto la Presidenza del

Sud Africa.

In particolare, nel corso dell’Assemblea Plenaria è stato

definitivamente approvato il rapporto di valutazione sull’Italia, redatto

dal Fondo Monetario Internazionale a seguito della visita ispettiva in

Italia, svoltasi nell’aprile 2005, presso gli Organismi e le Strutture

operative, ivi compresa la DIA, impegnate nella prevenzione e nel

contrasto al riciclaggio di denaro e al finanziamento del terrorismo.

G8 - Lyon Group, Sottogruppo “Progetti di Polizia”

In un’ottica di particolare interesse, dovuta alla prima Presidenza G8

da parte della Federazione Russa, si sono tenute a Mosca, nel febbraio

ed aprile 2006, due riunioni congiunte dei Gruppi di lavoro per la lotta

alla criminalità transnazionale (c.d. “Lyon Group”) e degli “Esperti

antiterrorismo” (denominato “ Roma Group”).

Nel corso dei lavori del Sottogruppo “Progetti di Polizia”, inserito nel

primo dei citati fora di cooperazione, sono state esaminate molteplici

44

progettualità orientate, in gran parte, al contrasto della minaccia

terroristica internazionale, specie quella di matrice fondamentalista

islamica.

Per quanto di specifico interesse DIA, è stato completato il Progetto

sui “Servizi alternativi, ad alto rischio, di trasferimento di denaro”

(c.d. money transfer), utilizzati dalla criminalità organizzata o dal

terrorismo, per il finanziamento delle rispettive attività.

Infine, è stata ratificata la versione definitiva dell’analisi espletata sul

Progetto di intelligence relativo ai collegamenti tra criminalità

organizzata e terrorismo, redatta anche con il contributo della DIA.

Progetto “Millenium”

L’iniziativa, proposta dal foro di collaborazione G8, si sviluppa in

seno al Segretariato Generale Interpol ed è orientata princip almente

all’analisi di fenomenologie criminali di matrice est-europea, il cui

fine è la predisposizione di documenti d’intelligence elaborati sulla

base di informazioni provenienti dai Paesi aderenti all’iniziativa.

I referenti Interpol, responsabili del progetto, hanno organizzato, nella

prima decade di marzo 2006, una riunione a Lione, allo scopo di dare

nuovo impulso al Progetto, unanimemente ritenuto di grande

importanza in ragione del valore aggiunto che è in grado di offrire

all’attività investigativa. All’incontro, preceduto da un preliminare

confronto interdirezionale tenutosi presso il Servizio di Cooperazione

Internazionale di Polizia della Direzione Centrale della Polizia

Criminale, nella sua veste di “punto nazionale di contatto”, ha preso

parte, nella Delegazione italiana, anche un funzionario della DIA.

45

Cooperazione bilaterale

Generalità

Si è proceduto all’approfondimento dei rapporti bilaterali, con gli

omologhi Organismi di polizia, allo scopo di procedere

all’individuazione ed all’elaborazione congiunta di strategie

investigative comuni.

Nelle relazioni bilaterali particolare rilievo è stato attribuito alle

attività di contrasto ai fenomeni criminali nazionali e stranieri

d’interesse per la DIA. Sono stati tenuti, quindi, incontri con

delegazioni straniere nell’ottica di consolidare i rapporti di

collaborazione esistenti ovvero di crearne di nuovi.

Paesi dell’Unione europea

Francia

Sono proseguiti, in collaborazione con il Tracfin (FIU francese -

Financial Investigation Unit), gli scambi per il monitoraggio delle

operazioni finanziarie sospette.

Germania

La proficua collaborazione posta in essere tra i due Paesi ha permesso

di approfondire, sotto il profilo preventivo, una intensa attività di

interscambio informativo in relazione alla posizione di presunti

appartenenti alla ‘ndrangheta, alla camorra, alla criminalità

organizzata pugliese ed a cosa nostra residenti in Germania.

Spagna

Grazie al lavoro coordinato con le Autorità di polizia iberiche, è stato

catturato un latitante mafioso dedito alla commissione di delitti in

materia di riciclaggio ed altro. Inoltre, è proseguita la collaborazione

46

in ordine ad un gruppo criminale composto da soggetti di origine

calabrese dedito al traffico di stupefacenti ed usura.

Regno Unito

Sono continuati gli scambi informativi riferiti ad alcune operazioni di

polizia nei confronti di cittadini italiani residenti in quel Paese, quali

presunti responsabili di attività malavitose sviluppate a livello

internazionale e transnazionale.

Sul versante preventivo sono stati intensificati gli scambi con il

Custom and Excise, tendenti ad implementare l’interscambio

informativo in materia di ric iclaggio dei proventi delittuosi.

Paesi del continente americano

Canada

Negli ultimi anni, DIA e Royal Canadian Mounted Police (RCMP)

hanno instaurato continui e proficui scambi informativi che, avviati

con un’indagine comune su un gruppo criminale organizzato italocanadese,

si sono estesi anche riguardo a varie fattispecie criminose

perpetrate in Italia da referenti del citato gruppo malavitoso.

Inoltre, sono stati organizzati numerosi incontri e riunioni presso la

DIA con i rappresentanti dell’Ufficio di collegamento RCMP in Italia.

Stati Uniti d’America

Numerosi sono stati i contatti con le principali Agenzie investigative

statunitensi come il Federal Bureau of Investigation (FBI), la Drug

Enforcement Administration (DEA) e la Polizia dell’Immigrazione e

delle Dogane (ICE - Immigration and Customs Enforcement), con

incontri info-operativi che hanno consentito di approfondire tematiche

di indagini in atto e di porre le premesse per lo svolgimento di

47

congiunte attività finalizzate al contrasto del riciclaggio di proventi

illeciti.

Nell’ambito del Comitato tecnico bilaterale Italia – USA, si è tenuto, a

Reggio Calabria lo scorso mese di febbraio, un importante incontro

info-operativo sulla realtà della mafia calabrese in Italia ed all’estero,

con particolare riguardo alla gestione del narcotraffico ed alle

operazioni di money laundering.

Altri paesi

Israele

Con l’omologo Organo di polizia israeliano è proseguito il rapporto di

collaborazione concernente un interscambio informativo sulla

criminalità russa presente in quel Paese e su una sospetta attività di

riciclaggio di proventi illeciti, posta in essere da soggetti di nazionalità

israeliana e italiana.

Russia

La Direzione ha avviato contatti con il neo-costituito “Dipartimento

per la lotta al crimine organizzato e terrorismo” russo, in ordine ad un

gruppo criminale internazionale dedito al riciclaggio di proventi

illeciti.

Inoltre, è proseguito l’interscambio informativo sul conto di esponenti

della criminalità organizzata russa sospettati di essere dediti al

riciclaggio di capitali illeciti.

Svizzera

E’ stato intensificato il rapporto investigativo con il collaterale

Organismo elvetico, finalizzato a contrastare l’attività dei soggetti

collegati con la criminalità di tipo mafioso operanti in quel territorio.

48

Serbia

Nell’ambito della cooperazione bilaterale di polizia tra l’Italia e la

Serbia, personale della DIA ha partecipato, nei mesi di aprile e maggio

di quest’anno, ad alcuni incontri finalizzati a definire gli aspetti

organizzativi di uno stage formativo, a favore di funzionari di polizia

serbi, in materia di contrasto al traffico internazionale di stupefacenti

ed alla lotta alle organizzazioni criminali transnazionali.

Altre attività di cooperazione

Il 10 maggio 2006 la DIA ha accolto una delegazione di Paesi

centroasiatici (Kazakhstan, Kyrgyzstan, Tajikistan Turkmenistan ed

Uzbekistan), nell’ambito del programma di cooperazione BOMCA -

CADAP (Border Management and Drug Action Programme in

Central Asia), finanziato dall’Unione europea ed attuato dall’UNDCP

e dall’UNDP (United Nations Development Programme). Nel corso

dell’incontro è stato fornito agli ospiti un quadro conoscitivo

d’insieme sulla struttura e sulle attività della Direzione, con particolare

riferimento al contrasto al riciclaggio di danaro sporco.

L’11 maggio 2006, su richiesta della Procura Nazionale Antimafia, è

stata accolta in visita una delegazione composta da magistrati della

Bolivia, Colombia, Ecuador e Perù, nell’ambito di uno stage

trimestrale di aggiornamento professionale promosso dall’UNICRI

(United Nations Interregional Crime and Justice Research Institute).

7. Altre attività svolte

7.1Detenzione carceraria e gratuito patrocinio

Il contributo informativo fornito dalla DIA, nel 1° semestre di

quest’anno, al Ministero della Giustizia ha riguardato l’elaborazione di

49

rapporti informativi trasmessi al Dipartimento dell’Amministrazione

Penitenziaria (DAP), a seguito delle specifiche disposizioni impartite

dalla magistratura in materia di limitazione della libertà personale.

La Direzione ha, quindi, trattato:

·  107 informative relative al regime detentivo speciale di cui

all’art. 41 bis della legge 354/75;

·  73 rapporti riferiti alla detenzione ordinaria.

Infine, nel rispetto delle previsioni di cui all’art. 96, comma 3, del

D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, recante "Testo unico delle

disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di

giustizia”19, la DIA ha trattato 1505 richieste di informative ai fini

dell’ammissione al patrocinio a spese dello Stato.

7.2 Altre attività

Nel corso dei primi sei mesi del 2006, qualificati funzionari della DIA

hanno partecipato ai seguenti Comitati e Gruppi di lavoro

investigativi:

·  Comitato di Coordinamento per l’Alta Sorveglianza delle Grandi

Opere, istituito pre sso il Gabinetto del Ministro dell’Interno ai

sensi del decreto ministeriale 14 marzo 200320;

·  Gruppo istituito presso l’Ufficio Centrale Interforze per la

Sicurezza Personale21;

19 Il magistrato, quando procede per uno dei delitti ex art. 51, comma 3 bis, del codice di rito,

ovvero nei confronti di persona proposta o sottoposta a misura di prevenzione, chiede

preventivamente anche alla DIA le informazioni necessarie e utili relative a tenore di vita,

condizioni personali e familiari e alle attività economiche eventualmente svolte dai soggetti

richiedenti, che potranno essere acquisite anche a mezzo di accertamenti della Guardia di Finanza.

20 In tema di realizzazione delle infrastrutture e degli insediamenti produttivi strategici e di

interesse nazionale, il decreto legislativo 20 agosto 2002, n. 190, in attuazione della legge 21

dicembre 2001, n. 443 (c.d. legge obiettivo), ha previsto, all’art. 15, che con decreto del Ministro

dell’Interno, di concerto con i Ministri delle Infrastrutture e della Giustizia, siano individuate “le

procedure per il monitoraggio delle infrastrutture e degli insediamenti industriali per la

prevenzione e repressione di tentativi di infiltrazione mafiosa”. In esecuzione del predetto dettato

normativo è stato elaborato, d’intesa con i rappresentanti delle Amministrazioni concertanti, il

decreto ministeriale 14 marzo 2003.

50

·  Gruppo interforze sui rischi di infiltrazione eversiva nel mondo

del lavoro22;

·  Comitato di Sicurezza Finanziaria (CSF) allo scopo di prevenire

qualsiasi forma di sostegno economico alle organizzazioni

terroristiche23;

·  Gruppo integrato interforze per la ricerca dei trenta latitanti più

pericolosi,operante presso il Ministero dell’Interno;

·  Tavolo di lavoro per la razionalizzazione degli accertamenti

bancari24;

·  Gruppo di lavoro per l’adozione del Testo unico al fine di

prevenire l’utilizzo del sistema finanziario a scopo di

riciclaggio25.

·  “Progetti integrati interforze e desk dedicati”, coordinati dalla

Direzione Centrale della Polizia Criminale, per prevenire ed

21 Il Gruppo è stato reso operativo dal decreto del Ministro dell’Interno 28 maggio 2003 e dalla

circolare del Dipartimento della Pubblica Sicurezza dell’11 giugno 2003, in attuazione dell’art. 1,

comma 1, del decreto legge 6 maggio 2002, n. 83, recante “Disposizioni urgenti in materia di

sicurezza personale ed ulteriori misure per assicurare la funzionalità degli uffici

dell'Amministrazione dell'interno", convertito, con modificazioni, nella legge 2 luglio 2002, n.133,

che ha rimesso all’Autorità nazionale di pubblica sicurezza il compito di adottare i provvedimenti

ed impartire le direttive per la tutela e la protezione delle persone esposte a particolari situazioni di

rischio.

22 Istituito presso il Comitato Esecutivo per i Servizi di Informazione e di Sicurezza per analizzare,

anche a fini previsionali, notizie e/o informazioni, comunque collegate, ovvero interconnesse tra

loro, possedute dai diversi organismi in materia d’infiltrazione criminale nel comparto produttivo

nazionale.

23 Il Comitato di Sicurezza Finanziaria è stato istituito presso il Ministero dell’Economia dal

decreto legge n. 369 del 2001, convertito, con modificazioni, nella legge n. 431 dello stesso anno.

Il Comitato, presieduto dal Direttore generale del Tesoro, o da un suo delegato, ha il compito di

monitorare il funzionamento del sistema di prevenzione e repressione nei confronti del

finanziamento del terrorismo, nonché quello di formare le liste dei nominativi da sottoporre agli

Organi comunitari od al Comitato sanzioni ONU per la formazione degli elenchi dei soggetti cui

congelare le risorse patrimoniali e finanziarie. Il CSF è composto da membri nominati dal Ministro

dell’Economia e delle Finanze sulla base delle designazioni effettuate, rispettivamente, dal

Ministro dell’Interno, dal Ministro della Giustizia, dal Ministro degli Affari Esteri, dalla Banca

d’Italia e dall’Ufficio Italiano dei Cambi. La legge n. 431/01, di conversone del D.L. n.369/01, ha

previsto la partecipazione al CSF del Procuratore Nazionale Antimafia, del Comandante Generale

dell’Arma dei Carabinieri, del Direttore della D.I.A. e del Presidente della Commissione Nazionale

per le Società e la Borsa. Nel corso del 2005 si è evidenziata la necessità di un potenziamento del

CSF, sicché è stata creata la cosiddetta “rete di esperti”, un gruppo ristretto di soggetti interni allo

stesso Comitato che si riunisce ratione materiae allorquando necessario. La D.I.A. è presente in

questa rete.

24 Si riunisce presso l’Associazione Bancaria Italiana (ABI).

25 Istituito presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri.

51

analizzare, anche a fini repressivi, le manifestazioni delittuose

della criminalità organizzata;

·  Programma Operativo Nazionale “Sicurezza per lo sviluppo del

Mezzogiorno d’Italia (PON);

·  Commissione tecnica di cui all’art. 8 della legge n. 121/81 e

successive modificazioni;

·  Gruppo tecnico permanente ai sensi dell’art. 5 del protocollo

d’intesa in materia di appalti pubblici tra Ministero dell’Interno

ed Autorità per la vigilanza sui lavori pubblici;

·  “Progetto integrato di sicurezza per le regioni del cosiddetto

“Obiettivo 1” Abruzzo e Molise.

52

8. Tabelle riassuntive

Si riportano, di seguito, le tabelle con i risultati conseguiti dalla DIA

nel primo semestre 2006.

Proposte di misure di prevenzione avanzate nei confronti di

appartenenti a:

- cosa nostra - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - 22

- camorra - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - -- 7

- ‘ndrangheta - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - -- 5

- criminalità organizzata pugliese - - - - - - - - - - - - - - - 9

- altre organizzazioni criminali - - -- - - - - - - - - - - - - - 20

totale 63

a firma del Direttore della DIA

a firma dei Procuratori della Repubblica

(a seguito di accertamenti della DIA)

21

42

Confisca di beni (l. 575/65) operata nei confronti di

appartenenti a:

- cosa nostra - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - 2.265.000,00

- camorra - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - 5.720.000,00

- ‘ndrangheta - - - - - - - - - - - - - - - - -- - - - - - - - - - - 5.680.000,00

- criminalità organizzata pugliese - - - - - - - - - - - - - - - 150.000,00

- altre organizzazioni criminali - - - - - - - - - - - - - - - - 500.000,00

totale* 14.315.000,00

Sequestro di beni (l. 575/65) operato nei confronti di

appartenenti a:

- cosa nostra - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - 38.783.000,00

- camorra - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - 1.641.000,00

- ‘ndrangheta - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - 3.448.000,00

- criminalità organizzata pugliese- - - - - - - - - - - - - - - 973.000,00

- altre organizzazioni criminali- - - - - - - - - - - - - - - - - 0

totale 44.845.000,00

Sequestro di beni (art.321 c.p.p.) operato nei confronti di

appartenenti a:

- cosa nostra - - - - - - - - - - - - - - -- - - - - - - - -- - - - - - 60.204.000,00

- camorra - - - - - - - - - - - - - - - - -- - - - - - - - -- - - - -- 105.486.000,00

- ‘ndrangheta - - - - - - - - - - - - - -- - - - - - - - - - - - - -- 5.536.000,00

- criminalità organizzata pugliese - - - - - - - - - - - - - - - 1.000.000,00

- altre organizzazioni criminali- -- - - - - - - - - -- - - - - - 2.027.000,00

totale** 174.253.000,00

Totale sequestri di beni (l. 575/65 e art.. 321 c.p.p.) operati nei

confronti di appartenenti a:

- cosa nostra - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - 98.987.000,00

- camorra - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - 107.127.000,00

- ‘ndrangheta - - - - - - - - - - - - - - - - - - - -- - - - - - - - 8.984.000,00

- criminalità organizzata pugliese- - - - - - - - - - - - - - - 1.973.000,00

- altre organizzazioni criminali- - - - - - - - - - - - - - - - - 2.027.000,00

totale** 219.098.000,00

Segnalazioni di operazioni sospette esaminate 6.570

Appalti pubblici:

- società monitorate--------------------------

- società collegate -----------------------

- soggetti monitorati --------------------

- accessi ai cantieri ---------------------

21

337

1.301

18

Applicazione del regime detentivo speciale (’art. 41 bis legge

nr. 354/75).

107

53

Arresto di latitanti 3

Arresti in flagranza, fermi, esecuzioni pena e ordinanze di

custodia cautelare emesse dall’Autorità giudiziaria, a seguito

di attività della Dia, nei confronti di appartenenti a:

- cosa nostra - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - 15

- camorra - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - -- 115

- ‘ndrangheta - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - -- 45

- criminalità organizzata pugliese - - - - - - - - - - - - - - 18

- altre mafie - - - - - - - - - - - - - - ---- - - - - - - - - - - - -

totale

18

211

Operazioni concluse 26

Operazioni in corso 268

* Di cui euro 3.610.000,00 confiscati ai sensi dell’art.12 sexies D.L. n.306/92

** Di cui euro 184.000,00 sono riferiti a sequestri di p.g., ai sensi di altra normativa

 

Ripartizione per

Aree Geografiche delle

Segnalazioni pervenute

(01/01/2006-30/06/2006)

54

PARTE II

PROGETTUALITÀ E STRATEGIA OPERATIVA

55

Questa seconda parte della relazione è volta ad illustrare le linee

progettuali della DIA che, muovendosi nel solco tracciato dai principi

generali contenuti nella legge istitutiva del 1991, tendono verso

l’incentivazione delle attività di investigazione preventiva ed, in tale

contesto, delle iniziative dirette a depauperare le cosche.

Dall’analisi strategica delle dinamiche dei clan criminali endogeni e

transnazionali, si evince infatti con chiarezza l’importanza

dell’aggressione ai patrimoni mafiosi nell’azione di contrasto alle

cosche.

Si intende perseguire tale finalità attraverso il consolidamento di un

vasto spettro di attività, riassumibili nei seguenti interventi “chiave”:

- incentivazione dell’azione antiriciclaggio;

- incremento dell’attività propositiva in materia di misure di

prevenzione personali e patrimoniali;

- ottimizzazione del sistema di prevenzione dei tentativi di

infiltrazione criminale nel comparto degli appalti per la

realizzazione delle Grandi Opere pubbliche;

- adeguato sviluppo delle necessarie “leve tecnologiche” di supporto

ai settori operativi interessati, con speciale riferimento

all’integrazione delle piattaforme informatiche per l’analisi

criminale.

Con riferimento al quadro normativo in tema di antiriciclaggio, appare

doveroso esporre talune considerazioni alla luce delle norme

recentemente approvate in materia (decreti del Ministro

dell’Economia e Finanze nn. 141, 142 e 143 del 3 febbraio 2006) le

quali impongono nuovi obblighi antiriciclaggio ai professionisti

giuridico-contabili di cui al D.Lgs n. 56 del 2004.

56

Le novità discendono, come noto, dal recepimento della Direttiva

comunitaria 2001/97/CE (la cosiddetta seconda Direttiva comunitaria

antiriciclaggio) ad opera del citato decreto legislativo, il cui

regolamento attuativo ha segnato l’obbligo per i professionisti di

“identificare” la clientela, “registrare” le transazioni e di “segnalare”

le operazioni sospette. Peraltro, è in via di recepimento anche la terza

Direttiva comunitaria antiriciclaggio (n. 2005/60/CE), per la quale è

stata inserita nel testo delle legge comunitaria per il 2005 (n. 29/2006)

un’articolata delega al Governo che apporterà una significativa

riformulazione del sistema antiriciclaggio.

La citata novella, evidentemente, richiede concrete risposte operative

volte ad un più efficace funzionamento del sistema preventivo

antiriciclaggio.

Innanzitutto, vista la fondamentale previsione dell’ampliamento della

platea dei soggetti obbligati alla collaborazione attiva con le Autorità

di vigilanza, si ipotizza, in prospettiva, un rilevante aumento del

numero delle segnalazioni. Al riguardo, pertanto, la DIA sta

predisponendo tutte quelle misure ritenute necessarie per far fronte al

previsto incremento delle stesse.

In proposito, inoltre, appaiono assai utili le indicazioni emerse

nell’ambito dell’apposito Gruppo di lavoro attivo presso il CNEL sino

al 2004, che rispondono all’esigenza di superare i “lati deboli” del

sistema.

Si fa riferimento, in particolare, all’obiettivo di:

-  varare un Testo Unico antiriciclaggio;

-  avviare il funzionamento dell’anagrafe dei conti e dei depositi;

57

-  affinare il funzionamento del sistema preventivo di contrasto

attivo integrato, composto da UIC e Forze di polizia competenti.

Delle citate proposte, la DIA ritiene prioritario l’avvio del

funzionamento dell’anagrafe dei conti e dei depositi nonché

l’affinamento del sistema preventivo di contrasto, ritenendoli efficaci

strumenti per l’attività operativa nel settore.

In effetti, l’utilizzo dell’anagrafe dei conti e dei depositi consentirebbe

un’incisiva e rapida valutazione del peso “effettivo”, sotto il profilo

criminale, delle segnalazioni di operazioni sospette, agevolando anche

l’utilizzo da parte del Direttore della DIA, ai sensi della legge

726/1982, del potere di accesso e d’accertamento presso banche,

istituti di credito e ogni altro ente che eserciti l’intermediazione

finanziaria.

Per altro verso, l’affinamento del sistema preventivo di contrasto al

riciclaggio, mediante la realizzazione di un “raccordo informatico

dedicato” tra gli Organismi attivi nel sistema nazionale di prevenzione

antiriciclaggio (Ufficio Italiano Cambi, DIA e Nucleo Speciale Polizia

Valutaria), consentirebbe un’“istruttoria contestuale” dell’operazione

sospetta, permettendo di ridurre i tempi di segnalazione delle

operazioni in questione.

Altro precipuo strumento di contrasto, la cui efficacia è stata

recentemente riscontrata soprattutto nelle zone del Paese

maggiormente interessate dalla presenza mafiosa, è rappresentato,

come noto, dalle misure di prevenzione personali e patrimoniali

contemplate dalla legislazione antimafia.

58

In questo contesto la DIA si propone, mediante una sempre maggiore

attivazione del potere propositivo attribuito al Direttore, di esaltare

l’aggressione dei patrimoni riconducibili ai grossi “cartelli” della

criminalità organizzata, anche mediante l’attuazione di innovative e

più raffinate metodologie investigative che, recentemente, l’hanno

vista protagonista nel valorizzare le sinergie con le Forze di polizia sul

territorio.

Ci si riferisce, come anticipato nella prima parte del documento, sia

all’istituzione, presso il Centro Operativo DIA di Reggio Calabria, di

un apposito Gruppo investigativo composto da specialisti negli

accertamenti patrimoniali, sia al ruolo svolto dalla Direzione, con il

coordinamento del Vice Direttore Generale della P.S.-Direttore

Centrale della Polizia Criminale, nell’adozione di un nuovo approccio

metodologico che consente di raccordare i contributi informativi e le

specifiche professionalità delle Forze di polizia verso l’obiettivo

comune del depauperamento delle cosche.

Tale metodologia, oltre a permettere un utilissimo raccordo

informativo, ha consentito alla DIA di uniformare e indirizzare le

iniziative investigative degli Organismi territoriali delle Forze di

polizia verso una piattaforma conoscitiva condivisa e secondo

direttrici preventivamente concordate.

Il risultato - pienamente rispondente alle previsioni di cui all’art. 3,

comma 1 della legge n.410 del 1991, che attribuisce alla Direzione “il

compito di assicurare lo svolgimento, in forma coordinata, delle

attività di investigazione preventiva attinenti alla criminalità

organizzata” - si è reso possibile anche grazie alla costituzione di un

database , contenente gli esiti investigativi dell’attività preventiva

59

condotta nei confronti dei clan, che ha permesso di conseguire

apprezzabili risultati, soprattutto in termini di provvedimenti ablatori.

Altro fondamentale settore d’interesse strategico della DIA è il

contrasto ai tentativi di infiltrazione mafiosa negli appalti delle opere

pubbliche in generale ed, in particolare, delle c.d. Grandi Opere sia

con riguardo ai profili repressivi che a quelli preventivi.

Infatti, in virtù del decreto ministeriale 14 marzo 200326 - che ha

stabilito che “le attività di monitoraggio di competenza del Ministero

dell’Interno sono, a livello centrale, attribuite alla Direzione

Investigativa” - la DIA ha assunto un ruolo centrale nel sistema di

monitoraggio, orientando le connesse metodologie operative in

termini di contrasto preventivo, attraverso uno controllo stringente

sulle realtà economiche interessate alle opere.

Il dispositivo realizzato è - come detto - imperniato sulla compiuta

“integrazione” dei controlli effettuati sul territorio con il

coordinamento dei Gruppi interforze istituiti presso le Prefetture-

UTG, con il monitoraggio sviluppato a livello centrale

dall’Osservatorio costituito presso la DIA. E’ così possibile sviluppare

sinergicamente gli accertamenti svolti in loco e l’attività di analisi

svolta in ambito nazionale, nonché intercettare, a “monte” ed a “valle”

della realizzazione dell’infrastrutture, i tentativi di infiltrazione delle

organizzazioni mafiose.

26 In tema di realizzazione delle infrastrutture e degli insediamenti produttivi strategici e di

interesse nazionale, il decreto legislativo 20 agosto 2002, n. 190 ha previsto, all’art. 15, che con

decreto del Ministro dell’Interno, di concerto con i Ministri delle Infrastrutture e della Giustizia,

siano individuate “le procedure per il monitoraggio delle infrastrutture e degli insediamenti

industriali per la prevenzione e repressione di tentativi di infiltrazione mafiosa”. In esecuzione del

predetto dettato normativo è stato elaborato, d’intesa con i rappresentanti delle Amministrazioni

concertanti, il decreto ministeriale 14 marzo 2003.

60

In sintesi, l’innovata attività di investigazione preventiva “sul campo”

è, oggi, incentrata sul costante monitoraggio delle infrastrutture

strategiche secondo una “logica operativa” puntualmente delineata

dall’art. 1 del D.M. del 14 marzo 2003 che ha, di fatto, ampliato il

tradizionale “perimetro” degli accertamenti e delle verifiche antimafia,

non più limitato ai soli controlli ai sensi del D.P.R. 258/98 sulle

imprese aggiudicatarie.

Questa attività di “anticipazione delle verifiche antimafia” e di

screening, fortemente voluta dal Comitato di Coordinamento per

l’Alta Sorveglianza delle Grandi Opere, di cui al citato D.M. 14

marzo 2003, ha trovato recentemente un’ulteriore espressione nelle

iniziative assunte dalla DIA per prevenire i tentativi di infiltrazione

della criminalità organizzata nelle “provviste finanziarie” destinate

all’alimentazione delle “Grandi Opere”.

Il citato Comitato ha infatti affidato alla DIA - quale componente del

Comitato stesso e deputata istituzionalmente all’analisi dei fenomeni

del riciclaggio ed al loro contrasto - lo studio e la concreta

elaborazione di una procedura operativa volta a garantire le suesposte

esigenze di sicurezza, in un contesto di certa e definita “tracciabilità”

di tutte le transazioni finanziarie concernenti l’opera.

In esito a tale mandato, la Direzione ha prefigurato un sistema di

monitoraggio finanziario fondato sui seguenti presupposti:

- apertura obbligatoria di “conti dedicati”, a cura della

Committenza e di tutte le imprese realizzatrici a qualsiasi titolo

dell’opera, attraverso i quali dovranno transitare i relativi flussi

finanziari;

61

- divieto dell’uso del contante per i pagamenti, riguardanti la

realizzazione dell’opera, con conseguente obbligo di utilizzare

assegni bancari con la clausola di non trasferibilità;

- obbligo di annotare, per ogni transazione finanziaria, causali

precodificate dalla DIA così da consentire specifiche attività di

analisi e di indagine;

- previsione di uno stringente sistema sanzionatorio;

- realizzazione di una banca dati, allocata presso la Concessionaria

volta a:

§  registrare tutte le transazioni effettuate e far emergere le

eventuali anomalie, individuate sulla base di appositi

marcatori precodificati dalla DIA di comune accordo con la

Concessionaria;

§  consentire, mediante l’accesso della DIA e dei Gruppi

Interforze, l’innesco delle conseguenti attività investigative;

§  permettere l’avvio di specifiche attività di analisi, sulla base

del rilevamento delle causali attribuite a ciascuna transazione

finanziaria.

Siffatta innovativa metodologia, avviata già per la costruzione del

Ponte sullo Stretto di Messina, quale modello di “tutela avanzata” dal

rischio di infiltrazione mafiosa nel ciclo finanziario, potrà ovviamente

essere estesa alle altri Grandi Opere per le quali vengono stanziate

rilevanti risorse finanziarie .

A tal fine, recentemente sono stati avviati proficui contatti tra

qualificati funzionari di questo Organismo e rappresentati della

“Roma Metropolitana S.p.a.”, concessionaria per la realizzazione della

linea metropolitana “C” nella Capitale, opera per la quale è previsto un

impegno finanziario superiore ai 3 miliardi di euro.

62

Connesso all’attività di contrasto ai tentativi di infiltrazione mafiosa

nei pubblici appalti è lo sviluppo delle relative progettualità

informatiche di supporto, che sono state affidate alla DIA per la

realizzazione dei seguenti sistemi di supporto alle decisioni (DSS –

Decision Support System) per le Prefetture – UTG:

·  Programma Polifunzionale Appalti – PPA, finanziato nell’ambito

del Programma Operativo Nazionale “Sicurezza per lo sviluppo

del Mezzogiorno d’Italia”;

·  Monitoraggio Grandi Opere – MGO, finanziato dal CIPE.

In termini complessivi, l’impiego delle applicazioni rilasciate, nel

dicembre 2005 con il progetto PON e di quelle che saranno realizzate

entro la fine del corrente anno con il progetto CIPE, perseguono

l’obiettivo di elevare i livelli di sorveglianza e gli indici di sicurezza

nell’ambito degli appalti pubblici sia sviluppati direttamente dalle

stazioni appaltanti, sia da esse affidati, per la realizzazione, ai general

contractor.

In particolare:

Progetto DSS – PPA

Il progetto in questione è finalizzato alla