Ricevo e pubblico dai compagni di base
Riflessioni sul dopo elezioni .
Come ricostruire un discorso ed una
pratica di opposizione per la difesa della democrazia.
sabato 10 maggio assemblea pubblica
presso libreria Happy place via Zecca 11 reggio calabria .
sono invitati tutti coloro che credono nell'importanza dei valori e degli ideali del movimento dei lavoratori.
Reggio Calabria: qual'è il confine tra legalita ed illegalità?
Operazioni di valutazione delle candidature: "l'amministrazione ha fatto autogol, altro che operazione verità! Dai verbali che sono stati consegnati a chi è riuscito ad accedere agli atti, si evince che la commissione di valutazione ha dedicato circa 30 ore, su 36 complessive verbalizzate, per valutare le 11.000 candidature.
Ci chiediamo se il presidente della Provincia, che intende rasserenare gli animi mettendo a disposizione lo sportello informativo, abbia letto i verbali e cosa ne pensi di tutto ciò. 
Se il Presidente Morabito non ha avuto ancora tempo di farlo, gli suggeriamo quanto prima di leggerli.
Ai candidati, inoltre, sono state consegnate delle superficiali tabelle che la commissione ha utilizzato per escludere o ammettere i candidati dove c'è scritto, nero su bianco, che i criteri sono difformi da quanto stabilito sul bando e sono stati adottati arbitrariamente dai tre componenti della commissione, in barba al bando che loro stessi dovevano rispettare.
Inoltre non vi è specificato il motivo per cui corsi e Master non siano stati ritenuti idonei, e quindi non considerati ai fini della valutazione.
Ribadiamo ulteriormente il concetto che, per la Provincia, l’unica cosa sensata da fare, per mettere fine a questa umiliazione delle nostre intelligenze che sta perseverando ormai da giorni, è annullare questo bando e riassumere gli ex collaboratori.
Gli ex collaboratori della Provincia di Reggio Calabria
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8a Million Marijuana March |
3 Maggio 2008 - Roma
DEDICATA AD ALDO BIANZINO http://veritaperaldo.noblogs.org ORE 16.00 PIAZZA ESEDRA La million marijuana march è un'iniziativa mondiale lanciata nel 1999 dal sito statunitense http://www.cures-not-wars.org. Sbarcò nel nostro paese il 5 maggio 2001 con la campagna di autodenuncia di massa "Signor giudice ho piantato un seme" (info alla pag http://www.ilmanifesto.it/piantailseme/campagna2001.htm) che raccolse circa 1100autodenunce tra Palermo, Milano e Roma dove il 05-05-01 furono consegnate 645 autodenunce assieme ad alcune piantine di cannabis alla caserma dei carabinieri di piazza Venezia da una delegazione di nove persone al termine di una street antiprò partita da piazza della Repubblica e aperta da una delegazione di indiani Lakota. Il giudice per le indagini preliminari prosciolse i nove in istruttoria preliminare stabilendo che non vi era reato e la vicenda si concluse quindi senza conseguenze penali oltre che per la delegazione anche per tutti gli autodenunciati nei confronti dei quali non fù mai iniziata nessuna azione legale. Da allora ogni anno il primo fine settimana di maggio l'Italia partecipa con Roma all'iniziativa mondiale che partita dalle poche decine di città del 1999, coinvolge ormai più di 220 città su tre punti rivendicativi da sempre uguali in tutto il mondo: 1) fine delle persecuzioni per i consumatori. 2) diritto all'uso terapeutico della Cannabis per i Pazienti 3) diritto a coltivare liberamente una pianta che è parte del patrimonio botanico del Pianeta. La ultime edizioni, sabato 6 Maggio 2006 e sabato 5 Maggio 2007 hanno attraversato Roma da Piazza della Repubblica a Piazza Bocca della Verità con una partecipazione di alcune decine di migliaia di consumatori e consumatrici danzanti dietro ai camion sound. Per la prossima edizione, sabato 3 Maggio 2008 (la ottava italiana a Roma e la decima per il resto del mondo) ci aspettiamo una partecipazione ancora maggiore dato il carattere esponenziale dell'iniziativa mondiale. In questa ottava edizione la Million avrà inizio alle ore 16.00 a P.zza della Repubblica e terminerà improrogabilmente entro le ore 23,30 a P.zza Bocca della Verità. Per quanti volessero partecipare con carri sound è necessario leggere e accettare il codice d'autoregolamentazione 2008 e inviare una mail a:
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PUBBLICO PERCHE' LO CONDIVIDO L'INTERVENTO DI RAMON MANTOVANI USCITO DOMENICA SUL MANIFESTO.
RIFONDIAMO RIFONDAZIONE!!
Quella di Nichi Vendola, nell'intervista di venerdì scorso al manifesto, mi sembra un'operazione che nasconde i veri problemi e sposta la discussione su un terreno ideologico, in un'auspicata contesa innovatori contro conservatori.
Insistere nel dire che ci sarebbe stata un resa dei conti e che la proposta del congresso a tesi sarebbe una furbizia, non è un bel modo per discutere. Chi non era d'accordo con la realizzazione degli annunci di Bertinotti, di Giordano e dello stesso Vendola, mai discussi prima nel partito, che avrebbero reso irreversibile il processo di dissoluzione del Prc, l'ha impedito con un voto e con una posizione limpida. Lo abbiamo fatto per restituire, prima che fosse troppo tardi, la parola agli iscritti e a quanti, nella sinistra, sono interessati a una discussione di prospettiva. Sarebbe interessante discutere della prospettiva piuttosto che di golpe o di contraddizioni tra i golpisti.
Come Nichi sa io mi sono opposto, fin dall'anno scorso, alla scorciatoia politicista dell'unità dall'alto. Mi sembrava e mi sembra un fuggire dal problema del governo in compagnia di forze che hanno sempre fatto della collocazione di governo il loro orizzonte strategico. Su questo Nichi non dice nulla e insiste, invece, a proporre di «ricostruire il campo della sinistra» con l'idea, curiosa, che si sa dove si comincia e non si deve sapere dove si finisce, anche nella relazione con il Pd.
Io non sono appassionato alle formulette organizzative. Mi interessa riprendere il cammino del «fare società» e dello stare «nei» movimenti, da dove è stato interrotto per l'esperienza di governo. Vorrei che l'idea dell'unità alla base della Sinistra Arcobaleno fosse completamente rovesciata. Non il «mettiamoci insieme», sorvolando su questioni strategiche come il governo, per poi vedere cosa viene fuori, bensì il ripartiamo dalle lotte, dal nostro insediamento sociale, che c'è ancora, da contenuti chiari, e su queste basi costruiamo l'unità. Per questo il patrimonio del Prc non deve essere disperso. L'innovazione che ci ha contraddistinti in questi anni non va perduta perché è indispensabile per affrontare il nostro tempo. E' l'averla ridotta a litania ripetuta, ma non praticata, a fiore all'occhiello da esibire per guadagnare l'apprezzamento di alcuni salotti buoni, che l'ha messa a rischio.
Il congresso su tesi emendabili dall'alto e dal basso, con la chiarezza del voto su opzioni politiche riguardanti il partito e la sinistra, e con una discussione libera su molte altre cose, comprese le culture politiche che sono un campo di ricerca e non uno strumento al servizio di questa o quella scelta immediata, è una proposta unitaria, non una furbizia. Sostenere che chi è per la non violenza deve per forza essere per la costituente e che chi vuole mantenere in vita il partito lo vuol fare cancellando la nonviolenza, questo sì è una furbizia. Possiamo davvero fare un congresso utile a noi e a tutta la sinistra proprio se, dopo una catastrofe di queste dimensioni, siamo capaci di rimetterci in discussione anche parlando, dolorosamente, degli errori commessi e di che cosa ci divide e di che cosa ci unisce, piuttosto che cercare una finta unità del gruppo dirigente, alla ricerca di un'autoassoluzione. Bisogna bandire le doppie verità, quelle per il gruppo dirigente e quelle per i militanti, quelle per la tv e quelle per i congressi, quelle per gli amici e quelle per i nemici. E bisogna parlare di politica e non di leader.
So bene quanto l'idea del leader salvifico, capace di comunicare in tv e di parlare suscitando emozioni, sia penetrata in un corpo politico confuso e reso impotente, proprio perché espropriato del diritto di decidere del proprio destino. Ma una discussione personalizzata fino al parossismo produrrebbe solo divisioni insanabili e un esodo di proporzioni ancor più grandi di quelle che abbiamo conosciuto nella nostra vita politica. Non si tratta di lapidare nessuno, caro Nichi, e comunque sono i mujaheddin del popolo a essere lapidati e impiccati dai seguaci dell'ayatollah che incarna l'unità indissolubile della cultura religiosa e della politica di stato.

Gli stessi che hanno sperperato oltre tre milioni di euro, sbandierando all’intero paese, una formidabile operazione antiterrorismo, curata nei minimi dettagli e pronta a smantellare la pericolosa nascente cellula sovversiva. Tutto questo, mentre in città si consumavano ben altri misfatti.
Ma ora, sentenza in mano, abbiamo il diritto di sapere: perché questa inchiesta, sebbene scartata da svariate procure, è stata accettata proprio a Cosenza? Quali oscure trame hanno tessuto questo canovaccio? Quali loschi interessi da coprire? Ma soprattutto, abbiamo ragione di pretendere le dimissioni dei vertici inquirenti che hanno guidato questa inchiesta? Che questo “castello” non stava in piedi, la città lo aveva capito da subito e lo aveva ampiamente affermato con calorosa partecipazione alle diverse mobilitazioni costruite nel corso di questi lunghi sette anni, assolvendo di fatto tutti gli imputati e bocciando l’operato della Fiordalisi&Co.
Agli interrogativi sulle reali motivazioni che hanno portato all’apertura di questa inchiesta, ognuno si sarà dato delle risposte, rimane sicuramente il tentativo di criminalizzare un intero movimento con accuse infondate e infamanti, volte a coprire le vere vergogne di Genova: la morte di Carlo Giuliani, i pestaggi e le torture delle forze dell’ordine comandate dai vertici militari e politici. E ancora, di deviare l’attenzione generale dai veri allarmi sociali di cui questa città soffre.
Questa assoluzione giunge a riprova del fatto che la storia di chi rifiuta le logiche neoliberiste e produce conflitto sociale non può essere scritta dentro un’aula di tribunale. E se ce ne fosse ancora bisogno, ribadisce che la libertà di espressione e di opinione devono essere garantite in nome di quelle libertà conquistate il 25 aprile del 1945 e che ancora dobbiamo difendere.
Anche l’associazione Ottominuti sarà presente al presidio indetto per domani 24 aprile alle ore 9:30 presso il Tribunale di Cosenza.
In occasione della sentenza di primo grado, prevista per domani 24 aprile, contro i 13 attivisti della rete “Sud ribelle”, accusati di cospirazione politica volta a sovvertire l’ordine economico dello Stato, anche l’associazione Ottominuti sarà presente al presidio presso il tribunale di Cosenza.
Adesso più di prima dobbiamo impegnarci per rilanciare una conflittualità radicale nei nostri territori e per impedire la criminalizzazione del dissenso politico e sociale.
Ci vogliono tutti uguali e silenziosi, è questa la logica del pensiero unico capeggiato da Veltrusconi che già fa vedere le prime avvisaglie.
Infatti, ieri, a meno di 10 giorni dalla sconfitta elettorale, il Pd getta la maschera e le gravi dichiarazioni dell’ex prefetto ora senatore Desena favorevole assieme a Veltroni alla realizzazione del ponte sullo stretto lasciano intendere quale futuro ci attende.
Noi invece intendiamo rilanciare l’idea che il ponte sullo stretto è un opera inutile e dannosa, che non serve né alla Calabria, né alla Sicilia.
Faremo di tutto per rilanciare questa vertenza in modo che la lotta contro il ponte diventi come il No-Tav e il No dal Molin una vertenza nazionale, bisogna contestare l’apertura dei cantieri in modo che da questa vertenza possa crescere un sentimento di ribellismo che porti ad una nuova stagione di riscatto per tutto il meridione.
Reggio Calabria 23 aprile ’08
8minuti@gmail.com
Un buco nelle casse della Regione da 900 milioni di euro ("una previsione di difetto") e una serie impressionante di leggi.
Un buco nelle casse della Regione da 900 milioni di euro ("una previsione di difetto") e una serie impressionante di leggi violate. Così le cifre economiche nel dossier sulla sanità calabrese redatto dalla commissione d'indagine guidata dal Prefetto Silvana Riccio (subentrata ad Achille Serra) e già inviato ai ministeri dell'Interno, della Salute e dell'Economia. 
Dalla relazione risaltano questi dati: spese esorbitanti a favore della sanità privata (30% di posti letto accreditati in più rispetto alla media italiana); una sanità che occupa una quota di Pil (8,77%) maggiore a tutte le altre regioni italiane; l'ultimo posto in Italia per ricavi da attività intra moenia; bilanci delle aziende sanitarie scarsamente veritieri. Tra le "chicche" riscontrate dalla commissione, il costo di dieci religiosi che lavorano in convenzione con l'Asp di Catanzaro:924 mila euro all'anno. Per quanto riguarda, invece, i drammi accaduti nel 2007 con le morti evitabili di almeno tre giovani vite, nella relazione si legge che "la Commissione è addivenuta alla conclusione che questi eventi si siano verificati per il concorso di specifici comportamenti di negligenza e imperizia adottati da parte degli operatori". (Apcom)
Documento approvato dal Comitato Politico Nazionale del Partito della
Rifondazione Comunista.
19/20 aprile 2008
La sconfitta elettorale che abbiamo subito nelle elezioni del 13 e 14
aprile ha dimensioni storiche. Per la prima volta nell'Italia
repubblicana la sinistra non è rappresentata in Parlamento. Tutto
questo mentre la destra populista di Berlusconi vince con grande
consenso popolare e al suo interno una forza xenofoba come la Lega
raddoppia i suoi consensi cambiando ulteriormente il panorama politico
del nord Italia.
Le cause della nostra sconfitta vanno indagate a fondo perché
riguardano l'essenziale, cioè il nostro rapporto con la società,
con i
mutamenti sociali di fondo. Non si esce dalla situazione in cui siamo
senza un approfondito lavoro di inchiesta, di lettura partecipata
delle dinamiche sociali. Questo lavoro dovrà caratterizzare il nostro
impegno politico nella prossima fase. Riteniamo infatti che il punto
centrale che ha pesato sul negativo risultato elettorale è il fatto
che nel concreto contesto politico, istituzionale e sociale, non è
stata riconosciuto l'utilità sociale della sinistra.
E' quindi sulla nostra utilità sociale, sul ruolo che la sinistra
ha
nella società che occorre riflettere e proporre per rientrare in
gioco.
Nell'immediato non si può non vedere come abbia pesato
negativamente
la nostra incapacità di utilizzare la presenza in maggioranza e la
partecipazione al governo per dare una risposta ai principali problemi
sociali del paese. La risicata vittoria del 2006 non chiedeva solo,
per avere un senso, la sconfitta di Berlusconi, ma anche la sconfitta
delle politiche berlusconiane. Il governo e la maggioranza nel loro
operare concreto non hanno risposto a questa esigenza e si sono al
contrario piegati alle esigenze dei poteri forti su tutte le
principali questioni sociali: redistribuzione del reddito, lotta alla
precarietà, tassazione delle rendite, laicità dello stato per non fare
che alcuni esempi. La nostra azione politica si è mostrata inefficace
e in questo contesto è maturata la non percezione dell'utilità
sociale
della sinistra. Si è così consumata una crisi, la cui profondità non
abbiamo saputo vedere, del nostro rapporto con il paese reale e in
particolare con i movimenti e con le lotte. L'utilità
dell'esperienza
di governo come possibilità per invertire le politiche degli ultimi
quindici anni si è rivelata, alla luce dei fatti, impossibile da
realizzare e la nostra permanenza nel governo si è trasformata in un
problema sia per noi che per i movimenti.
A questo si è sommato il sistema elettorale bipolare e la campagna
mediatica sul voto utile portata avanti non solo dai PD e PdL ma dal
complesso dei mezzi di comunicazione di massa. Le elezioni sono state
cioè un punto di passaggio per la costruzione di quel bipolarismo tra
simili che è l'obiettivo delle classi dominanti di questo paese da
almeno un quindicennio. Rendere le istituzioni impermeabili al
conflitto sociale e rendere la politica uno strumento inservibile per
l'emancipazione degli strati subalterni è l'obiettivo di questo
bipolarismo che ha agito pesantemente nella campagna elettorale.
E' evidente inoltre che il modo in cui ci siamo presentati alle
elezioni non ha funzionato. Di questo mancato funzionamento si danno
letture tra di loro diverse e persino diametralmente opposte, ma il
punto politico fondamentale è che comunque l'operazione è fallita, e
che agli occhi di tutti è risultata una operazione politicista che non
ha intercettato la crisi sociale.
Il complesso di questi elementi, l'incapacità a trasmettere
l'utilità
sociale di una nostra affermazione, ha fatto si che noi abbiamo perso
voti in tutte le direzioni: verso il non voto da parte di chi pensa
che "siete tutti uguali".
Verso il PD da parte di chi, pur condividendo i nostri contenuti, ha
ritenuto quello un voto più utile per battere Berlusconi.
Addirittura verso la Lega da parte di ceti proletari che sentendosi
non difesi dalla sinistra hanno pensato che visto che non si riescono
a cambiare con un'azione generale le cose più importanti, almeno si
migliorano le cose "a casa propria".
Ripartire dal sociale
Questa sconfitta storica non è avvenuta in una fase di
stabilizzazione economica e sociale. Noi non siamo dentro un ciclo di
crescita economica che riduce le contraddizioni sociali. Al contrario
siamo in una fase di crisi, con una insicurezza sociale e personale
che sfiora l'angoscia. In quel sentirsi soli di fronte al pericolo
è
stato sconfitto il nostro progetto e la destra ha vinto le elezioni.
Il punto è però che queste contraddizioni nella prossima fase sono
destinate ad aumentare. Problemi di salario, precarietà, casa,
ristrutturazione mercantile del welfare, aggressione del territorio e
sua militarizzazione, sono destinati ad aumentare. Il nodo è se di
fronte a questo inasprirsi della crisi sociale sarà la destra
populista a farla da padrona con la proposta della guerra tra i poveri
e la costruzione di capri espiatori, oppure se saremo in grado di
ricostruire forme di solidarietà, di conflitto, di movimento, capaci
di ricostruire una identità e una utilità sociale della sinistra.
A partire da questo punto di fondo occorre definire attraverso quali
strumenti si riorganizza il campo politico della sinistra. E'
infatti
evidente che il rischio che stiamo correndo è che, dopo la sconfitta
nella società, ci sia la disgregazione del tessuto militante e l'
evaporazione della sinistra politica in una babele di linguaggi e di
proposte.
Il punto non è quindi l'accelerazione non si sa bene vero che cosa,
ma la definizione di percorsi concreti, che ridiano un senso di
appartenenza ad una comunità e che siano efficaci socialmente.
1 - In primo luogo occorre rilanciare il PRC come corpo collettivo.
Il tema della rifondazione comunista non sta dietro di noi ma dinnanzi
a noi nella sua dimensione di progetto politico, culturale, sociale e
nella sua dimensione comunitaria. Riattivare il Partito della
Rifondazione Comunista come progetto politico necessario alla sinistra
in Italia per l'oggi e per il domani è un punto decisivo da cui non
si
può prescindere, in tutti i suoi aspetti, dal tesseramento
all'iniziativa sociale, politica e culturale. Riattivare il Partito
della Rifondazione Comunista dando certezze alle donne e agli uomini
che hanno scelto di appartenere a questa comunità e dunque sgombrando
il campo dalle ipotesi di dissolvenza e superamento, che hanno
connotato la fase che abbiamo alle spalle, si sono esplicitate
durante la campagna elettorale, contribuendo al disorientamento e alla
demotivazione.
Riattivare Rifondazione Comunista, riaffermando un'etica della
politica, nella coerenza tra ciò che si enuncia e ciò che si pratica
come nel quotidiano esercizio e rafforzamento della democrazia
interna, rilanciando il percorso di Carrara. Riattivare il conflitto
di genere dentro il partito, perché diventi realmente un soggetto
sessuato in cui le donne non siano né fiori all'occhiello, né quote.
Un partito che assuma il femminismo come punto di vista da cui
rileggere il mondo e si faccia attraversare quotidianamente dalla
critica delle donne alla politica. Occorre sapere con precisione che
il PRC è strumento indispensabile ma non sufficiente per la
ricostruzione di una ampia sinistra anticapitalista in questo paese.
Indispensabile e non sufficiente: i due termini non delineano uno
spazio geometrico ma una cultura politica da cui siano banditi tanto
il settarismo quanto il liquidazionismo.
2 - Contemporaneamente occorre porsi il compito di riaggregare il
campo della sinistra. La domanda di unità che è emersa nel corso della
campagna elettorale e che emerge oggi va raccolta perché è una grande
risorsa per uscire dalla sconfitta. Il PRC è indispensabile ma non
sufficiente, sia perché la sinistra politica è più ampia dei soli
comunisti, sia perché le forme concrete di impegno a sinistra vanno
ben oltre quelle codificate dall'appartenenza ad un partito.
Movimenti, comitati, collettivi, associazioni, militanza sindacale,
vertenze territoriali ed ambientali: mille sono i modi in cui si fa
politica oggi a sinistra. Pensiamo solo a cos'è il No Dal Molin a
Vicenza o il No TAV in Val di Susa.
Aggregare quindi il campo della sinistra a partire dalla
valorizzazione di ciò che, a tutti i livelli, esiste e delle
esperienze innovative che in questi anni ci sono state: basti pensare
alla Sinistra Europea che proprio su questa idea è nata e ha fatto i
suoi primi passi in questi anni.
Ripartire dalla costruzione di spazi comuni della sinistra, di forme
concrete di lavoro di inchiesta, di lavoro politico sociale e
culturale sul territorio per costruire un percorso, non fagocitato da
scadenze elettorali, che punti alla costruzione. dell'unità
possibile
di tutte le forze disponibili sulla base di contenuti, obiettivi,
pratiche realmente condivisi. Un percorso unitario rivolto a tutti
coloro che hanno sostenuto la Sinistra Arcobaleno e non solo. Un
processo di aggregazione unitario che eviti la spaccatura tra chi
propone la costituente della sinistra e chi propone la costituente
comunista. Sono due proposte che frammenterebbero ulteriormente la
sinistra, avrebbero effetti disgregatori nello stesso corpo di
Rifondazione, il cui progetto politico è per noi prioritario
rilanciare, dividerebbero la nostra gente sulla base di riferimenti
ideologici privi di una consistente base politica. Due proposte che
non affrontano il nodo principale: come ricostruire l'utilità
sociale
della sinistra.
Occorre partire subito con un percorso di riaggregazione, le cui
forme e modalità saranno riconsegnate alla libera discussione di tutte
e di tutti nel percorso congressuale, che non commetta gli errori di
politicismo e di verticismo che abbiamo avuto nella fase precedente.
La sinistra può nascere solo come strumento di partecipazione, solo se
le sue organizzazioni sono guidate dai principi democratici e dalla
trasparenza, senza il predominio degli apparati, con le loro logiche
di cooptazione. Per questo indichiamo la costruzione di una
discussione, sia interna al partito che coinvolgente tutta l'area
della sinistra arcobaleno, come priorità politica delle prossime
settimane. Occorre riprendere la discussione.
Indichiamo parimenti la partecipazione a tutte le manifestazioni del
25 aprile e del 1° maggio presenti sul territorio con u messaggio
chiaro:
La destra populista cresce sui bassi salari, sulla precarietà, sulla
mancanza di case e di servizi.
Costruiamo l'opposizione sociale al governo Berlusconi.
Imma Barbarossa, Roberta Fantozzi, Loredana Fraleone, Fabio Amato, Ugo
Boghetta, Bianca Bracci Torsi, Stefania Brai, Alberto Burgio, Maria
Campese, Giovanna Capelli, Guido Cappelloni, Carlo Cartocci, Bruno
Casati, Aurelio Crippa, Paolo Ferrero, Eleonora Forenza, Claudio
Grassi, Ramon Mantovani, Laura Marchetti, Citto Maselli, Giovanni
Russo Spena, Bruno Steri, Luigi Vinci
Questo articolo fotografa perfettamente la situazione del partito!!
IL MANIFESTO 16 aprile 08
di Sara Menafra
LA SINISTRA, LA CALABRIA, LE ELEZIONI
di Danilo Barreca
Più guardo i risultati elettorali e più sono stupito, non sembrano esserlo invece i dirigenti del mio partito che, ancora in queste ore, davanti ad una sconfitta senza precedenti per la sinistra e i comunisti, hanno il coraggio di riproporre il soggetto unitario e plurale.
Credo invece che questo sia il momento per guardare in faccia la realtà e ripartire velocemente perché è dopo i disastri che si deve ricostruire.
Guardare in faccia la realtà vuol dire prendere atto che i nostri elettori non ci hanno votato, perdiamo in totale tre milioni di voti e per intenderci
In modo schematico provo ad elencare alcune le ragioni:
1) la presenza nel governo ha messo in crisi il rapporto che in questi anni avevamo costruito con i movimenti e con quell’eccedenza di donne e uomini che da Genova in aveva creduto in Rifondazione comunista vedendo in noi uno strumento per arginare la globalizzazione capitalistica e un mezzo per costruire un alternativa di società. Il punto di non ritorno è il voto favorevole dato in parlamento al protocollo sul welfare;
2) la costruzione della Sinistra arcobaleno è avvenuta in modo verticistico e in netta subalternità al Partito democratico. Inoltre chi lo ha portato avanti lo ha fatto sottovalutando l’intelligenza del nostro elettorat , con l’unico obiettivo di conservare il posto in Parlamento, anche imponendo candidature del tutto sconosciute alla base del partito; 
3) per quanto riguarda il mio territorio, Calabria, paghiamo una perdita di credibilità che è da imputare totalmente ai gruppi dirigenti nazionali, come ad esempio il sostegno a Latorre, poi confluito nel Pd alle primarie farsa del novembre 2005 o la nomina di Masella ad assessore regionale, poi confluito in Forza Italia.
Invece di costruire un nuovo gruppo dirigente che rompesse gli schemi del passato, come era stato stabilito al congresso di Venezia si è preferita la via delle scelte forzate e la logica del signor si a tutti i costi.
Si è guardato in questi anni alla Calabria come ad un serbatoio di voti utile nei congressi e nelle elezioni, chi non ha condiviso le scelte suicide proposte da Roma, come il sottoscritto, ha pagato personalmente.
Ora è il momento che chi ha ruoli di direzione politica si assuma le proprie responsabilità: si dimetta Giordano e tutto il gruppo dirigente, si dia la parola agli iscritti del Prc con la convocazione di un congresso straordinario.
Per quanto mi riguarda con chi lo vorrà faro di tutto per rilanciare l’idea che la sinistra, i comunisti possono possono avere un ruolo in questa società indipendentemente dalla presenza nelle istituzioni o nei governi, ma per fare questo dobbiamo subito riconnetterci con quelle moltitudini di uomini e donne che assieme a noi hanno fatto un percorso perché credevano e vedevano Rifondazione comunista diversa dagli altri, per me è quella la strada da percorre già dai prossimi giorni.